martedì 31 maggio 2011

Tutti per uno: i bambini che, tra biscotti e patatine, cambiarono il mondo


Blaise, Milana, Alì, Claudio e Youssef sono una piccola banda. Ragazzini di dieci e undici anni, inseparabili amici per la pelle che a scuola, a Parigi, ne combinano di tutti i colori. Ma la Francia del 2010 va a caccia dei clandestini, per rimpatriarli. E dopo che Youssef e la sua famiglia sono scoperti e mandati via, Blaise, piccolo leader della banda, decide che è tempo di prendere provvedimenti per impedire che la polizia rimpatri Milana, bambina cecena che vive con la madre e i cugini, immigrati irregolari.
Idea: stando con Blaise e famiglia, la polizia non dovrebbe fare caso a lei e fermarla. E così Milana diventa ospite di Blaise e della sua famiglia, composta da mamma Valeria Bruni Tedeschi, permissiva e giocherellona, papà burbero e sorellina birichina. Addirittura la mamma di Blaise la inviterà, assieme agli amichetti, a passare le vacanze nelle campagne della Borgogna. Milana si trova a vivere una dimensione tutta nuova, fatta di giochi, spensieratezza, dispetti e meravigliose avventure nella natura. Quando la vacanza finirà e tornerà l'incubo del rimpatrio dei sans-papier, i bambini organizzeranno una piccola rivoluzione sconvolgendo la comunità ma riuscendo, come racconta la stessa Milana adulta, a "cambiare il mondo".


Tutti per uno, di Romain Goulip (che recita nel ruolo del padre di Blaise), esce domani nelle sale italiane: andate a vederlo! I protagonisti indiscussi sono i bambini, tra l'altro bravissimi, molto naturali e teneri, ma il film non si limita a raccontare una storia sui ragazzi. Riesce piuttosto a farci vedere il mondo con i loro occhi, ammantando ogni inquadratura di entusiasmo, ingenuità e poesia, e al tempo stesso non dimentica di farci ridere. Il tutto sullo sfondo di una critica alla politica francese verso gli immigrati clandestini, improntata alla paura del diverso.
Davvero ben delineato il rapporto tra Blaise, indomito capetto della banda, e Milana, la ragazzina dolce e matura della quale lui è innamorato, senza esserne consapevole; c'è una scena bellissima in cui i due giocano a rincorrere con il dito i rivoli di pioggia sui vetri: immaginano di essere le gocce che percorrono la finestra e che a un tratto si uniscono. Chi non lo ha fatto, da bambino? 
Unica pecca del film, la voce della Bruni Tedeschi, che ha recitato in francese e si è ri-doppiata, con buona pace del sincrono: una sensazione un po' strana, al primo ascolto, ma poi ci si abitua. Certo anche i bambini probabilmente sono molto più efficaci nella loro lingua, se sapete il francese provate a cercarlo in versione originale..


E la cucina? Beh in vacanza i nostri amici pescano al fiume dei giganteschi granchi e altri piccoli crostacei, e li preparano per cena, bolliti... Perdonate, ma non avevo la possibilità di prepararvi dei bei granchi freschi! In compenso, durante la loro fuga, si nutrono per 4 giorni solo di biscotti, patatine e ketchup... Voi, se doveste barricarvi per giorni, che patatine scegliereste? Io normalmente rifuggo le chips per ovvie ragioni caloriche e di salute, ma devo ammettere che con una birretta, per l'aperitivo, sono davvero insostituibili; io amo le patatine rustiche, quelle spesse, rigate. Ma non disdegno Pringles ai vari gusti, tortillas messicane e nemmeno le classicone... scegliete pure!

Le classiche
Le rustiche
Le tortillas chips
Le inconfondibili... Pringles
Alla paprika

venerdì 27 maggio 2011

Un buongiorno... dietetico!

Ciao a tutti, non mi dilungherò oggi, voglio solo dirvi che in questi giorni non sto postando grandi ricettine per il semplice fatto che sono a dieta... spero di riuscire a proporvi dei piattini light ma altrettanto sfiziosi, magari in versione finger food, nel frattempo sappiate che non sono morta, semplicemente resisto e la notte sogno montagne di dolci e pizze fumanti... chi tra voi è stato a dieta almeno una volta sa bene di cosa parlo. Ve lo dico perché, se tra qualche giorno dovessi arrivare con una mousse di cioccolato o una pasta panna prosciutto e piselli, avete il permesso di rimettermi in riga!
Intanto vi lascio una piccola vignetta che ho fatto ieri sera e che descrive bene la situazione... Se vi piace, d'ora in poi cercherò di postarne altre e magari di creare una rubrica-fumetto... devo ancora pensare bene come, sono aperta a suggerimenti! 


Per concludere, condivido con voi la schiscetta che mi aspetta per pranzo... un riso con tonno e cime di rapa (o cime di rapa con contorno di riso e tonno, forse :-))


Non scherziamo, non vi lascio la ricetta. Sono 50 gr di riso integrale, cime di rapa a volontà, 50 gr di tonno, un cucchiaino d'olio, sale, pepe. Non va neanche tanto male. A presto (con qualcosa di più gustoso, prometto!)

martedì 24 maggio 2011

Tree of Life, il complicato menu della vita


All'uscita dal cinema, domenica sera, io e la mia amica F. ci siamo scrutate per leggere negli occhi dell'altra la risposta a un'unica domanda. "Com'è, sto film? Ci è piaciuto?". L'unica cosa che abbiamo decifrato sulla faccia altrui, però, era un bel punto interrogativo
"Boh.... Mah.... Sì, cioè, intenso, belle le immagini, eh, ma.... insomma, ci devo pensare", abbiamo decretato. E così io ci ho pensato. Ho letto recensioni altrui, per capire quello che forse mi sfuggiva. Ne ho lette di ogni, alcune osannanti, altre molto critiche (ne trovate interessanti stralci qui, raccolte da Cineblog). 
Devo dire che mi trovo in difficoltà a spiegare in modo lineare perché questo film mi ha convinto solo a tratti. Forse perché il film stesso lineare non è per nulla. Anzi, spazia dalla dimensione della realtà presente a quella passata di una famiglia americana degli anni 50, attraverso una immaginifica ricostruzione della nascita della Terra e della vita nel mondo, e culmina in una visione di armonia e serenità, disseminata di simboli che puntano a mostrarci l'accettazione della morte e il rapporto con il divino. 



Questo è uno di quei film che piacerà a chi ama ritrovare nelle pellicole omaggi e citazioni a registi di culto, come Fellini e Kubrik (due nomi che si sa, quando un film "è un capolavoro", prima o poi, saltan fuori), a coloro che vedono il cinema come atto di creazione individuale, e non tanto come una storia da raccontare. 
Perché il film di Malick non è altro che la realizzazione della sua personalissima ed estrema visione del mondo, della famiglia, dell'amore, della lotta tra Grazia e Natura che trovano espressione nelle figure complementari della madre (Jessica Chastain) e del padre (Brad Pitt), dell'accettazione della morte come parte di una vita che si ripete uguale dal momento della creazione a oggi. E poco importano le epoche storiche, lo sfondo di una villetta con giardino in un sobborgo dell'America degli anni 50 o i grattacieli di New York, il cerchio della vita si apre e si chiude senza mai spezzarsi e va accettato, accolto, compreso.
Malick non è nuovo a questo approccio poetico, impalpabile, fatto di momenti simbolo e inquadrature studiate nei minimi dettagli, che ti fanno sentire dentro la scena ma allo stesso tempo la lanciano in una dimensione ricercata, del tutto cinematografica, lontana anni luce dall'imperfezione della vita vera. Se ne La sottile linea rossa la riflessione sulla vita, sulla morte, sul senso dei nostri destini era suggerita dagli orrori della guerra, che rivelano la caducità dell'uomo e la sua follia, qui tutto è molto più sottile e anche più difficile da decifrare



Qui uno Sean Penn praticamente muto, che sappiamo vicino alla morte ma che non dice una parola al riguardo, cerca l'accettazione della fine tornando con la mente la sua infanzia in un lungo flashback. Perchè? Per comprendere le cose mai capite? Per guardarsi dentro con sincerità prima di morire? Vediamo un bambino che diventa ragazzo, che scopre in sè la cattiveria e la perdita dell'innocenza, vediamo la sua lotta con il padre ma anche, in seguito, con la madre. E la lotta con se stesso, perché non sopporta la bontà del fratello, perché ha paura, perché è attratto da ciò che non si fa.
La parte del film sulla cosmogonia, sinceramente, mi ha terribilmente annoiato. A un certo punto dalle lingue di fuoco del sole e gli anelli di saturno, si passa all'acqua, alle amebe e alle meduse e sembra di guardare un documentario del National Geographic, solo più pretenzioso. Poi spuntano i dinosauri e a quel punto ti chiedi: ma che è, Jurassic Park??? E ho sinceramente pensato di aver buttato i soldi del biglietto.



Per fortuna la parte sull'infanzia recupera. Ma rimane lenta, prolissa. Se avessi deciso di guardare questo film a casa, forse non l'avrei terminato. E il finale, devo dire che è piuttosto criptico. Visionario e criptico: non entro in dettaglio, forse sarò io che con i simbolismi non me la cavo troppo bene. Insomma, se vado al ristorante preferisco trovare un menu che recita "lasagna alla bolognese" piuttosto che una reinterpretazione tipo "fagottino cremoso con ragout di vitella profumato al pomodoro e riccioli croccanti di basilico". Non so se mi spiego. Ecco questo film m'è sembrato come quei menu di ristorante dove non capisci fino in fondo cosa stai ordinando e quando arriva il piatto dici "ah, ma è così?"


Forse tutto sta nella cultura, nella frequentazione, nell'abitudine. Se mangiassi al Principe di Savoia tutti i giorni saprei decifrare quel genere di menu con scioltezza. E se guardassi tutti i giorni film "d'autore" vi direi che questo Tree of Life, la Palm d'Or se l'è davvero meritata. 
Invece, putroppo, ho solo un metodo per me infallibile per capire se un film mi è piaciuto sul serio. Se lo vedo la sera e la mattina appena sveglia ripenso a qualche concetto, immagine, domanda che lo riguarda, se i personaggi, i luoghi e le immagini mi ronzano ancora in testa, allora vuol dire che il film mi è davvero piaciuto. Stavolta non è accaduto niente di tutto questo: fate vobis!

sabato 21 maggio 2011

Ciambella morbidissima... cotta e mangiata



Ogni niente cinema, accendiamo la tv! Che rapporto avete con i programmi di cucina? Ognuna avrà i propri preferiti, da La prova del cuoco a Cuochi e Fiamme, da Chef per un giorno agli educational di Jamie Olivier fino ai reality di Gordon Ramsey, Hell's Kitchen e quant'altro. Io personalmente non disdegno niente, sono sempre curiosa nei confronti del cibo e di quello che ci gira attorno, per cui mi soffermo volentieri praticamente su tutte le trasmissioni (sono arrivata a segnarmi le ricette di Guerrino il cuoco di Telelombardia.. ricordo un risotto limone e rosmarino niente male, prima o poi lo posterò!). Ho un debole per Chef per un giorno e rimango sempre a bocca aperta davanti ai dolci di Sal Di Riso alla Prova del cuoco... Cotto e mangiato, invece, ammetto di non averlo mai seguito. Un po' per l'orario e la collocazione all'interno di StudioAperto, un po' perché, a pelle, la Parodi non è che mi ispiri troppo.

Il libro però è stato un successone così sono andata a sbirciare il canale di Mediaset dedicato alle ricette e ai suoi video e ho capito che il suo "segreto" è semplice: proporre ricette da tutti i giorni che chiunque può seguire, sfruttando al massimo l'aiuto della tecnologia (mixer, frullatori, impastatrici etc), ma senza fare la schizzinosa in merito agli ingredienti (la Benedetta non disdegna surgelati, semilavorati & co, che alla fine quasi tutti teniamo in casa)  e, soprattutto, senza essere troppo ligia a sottigliezze alle quali uno chef non rinuncerebbe mai, ma sulle quali, se devi preparare la cena in un'ora, sei ben felice di soprassedere. 
Insomma, la Parodi in cucina è "una di noi" e una folla di donne (e uomini?) in cerca di ispirazioni quotidiane l'ha eletta nuovo guru della cucina. Forse un po' esagerando, ma  che dire, tanto di cappello, cara Benny... certo, il cognome l'ha aiutata....
Per la prima volta ho seguito una sua ricetta, un ciambellone semplice che si prepara davvero in 10 minuti e con impegno minimo! Risultato soddisfacente, con una bella tazza di latte è perfetto per la colazione. E vuoi vedere che è quello che trionfa proprio sulla copertina del suo libro? Ovviamente non ho resistito e ho modificato un paio di cose ;-). Via con la ricetta:




Ciambella morbidissima di Cotto e Mangiato
300 di farina (io Farina che lievita di Molino Spadoni, quindi poi non ho messo il lievito)
1 bustina di lievito
150 gr di burro 
300 gr di zucchero  (io 230gr... mi sembrava veramente troppo!)
3 uova
200 ml di latte
una presa di sale
io: liquore di anice per aromatizzare 

La ricetta dice di "mettere tutti gli ingredienti nel mixer, senza un ordine preciso" e azionare per un minuto. Difficile, eh? :-) Io ho semplicemente unito gli ingredienti in una grande terrina e mescolato a mano con una frusta fino a ottenere un composto liscio e omogeneo. Personalmente ho messo prima gli ingredienti liquidi (uova, burro fuso e latte) e poi ho unito farina e zucchero setacciati insieme. Infine  ho aggiunto l'anice per aromatizzare un pochino. Va cotta in forno per 35-40 minuti, a 180 gradi. Io l'ho cotta nella teglia a cerniera Morgane di Guardini (si può usare con la base per torta normale o per ciambella, molto comoda!). Una volta fredda, spolverizzare di zucchero a velo.
E la colazione è servita..

lunedì 16 maggio 2011

Fusilli cremosi al salmone, pane e... tulipani!

Capita anche a voi di cambiare idea in cucina? A me succede sempre. Tranne quando si tratta di pizza e gelati, ovviamente. "Oggi minestrone, assolutamente". E poi invece via di toast davanti alla tv. L'ultima? "Tolgo il filetto di salmone dal freezer, così stasera lo mangio alla piastra con contorno di bietoline". E sì perché dovete sapere che nel 90% i miei cambi di idea sono deviazioni da menu altamente salutistici. Che mi costringo a mangiare a pranzo, portandomi la schiscietta, ma che la sera non sempre sono in vena di rispettare. Così, ecco che mi trovo a combattere tra la mia voglia improvvisa di pasta e il filettino di salmone che giace in frigo, ormai scongelato. E che problema c'è! Userò il salmone per una bella pastasciutta delicata...



Fusilli cremosi al salmone (per 2)
160 gr di fusilli 
1 panetto di Philadelphia (80 gr)
1 filetto di salmone (circa 150 gr)
olio evo
sale
pepe

In una padella antiaderente cuocere il filetto di salmone con un goccio d'olio, a fiamma dolce e coperto, per 10 minuti, rigirandolo su entrambi i lati. Intanto fate bollire l'acqua e lessatevi i fusilli. Una volta cotto il pesce, toglietegli la pelle e spezzettatelo con un cucchiaio di legno. Io ho anche buttato via l'unto, ma vedete voi se volete lasciarlo. Aggiungete al pesce un panetto di Philadelphia, che andrà sciolto con un po' di acqua di cottura fino a formare una crema. Lessate la pasta al dente e passatela in padella, aggiustate di sale, pepate per bene e servite, magari con un bicchiere di vino bianco fresco. 



Il cambiamento -di un'idea, se non di una vita intera- è un tema trattato molto spesso dal cinema. Un film che mi piacque molto su questo tema fu Pane e Tulipani, di Silvio Soldini e con Bruno Ganz e Licia Maglietta. Una donna di mezza età del centro Italia conduce una vita normale, anzi un po' spenta, ripetitiva e noiosa e ha una famiglia che, come capita nel 90% dei casi, la dà ampiamente per scontata e non si preoccupa dei suoi bisogni. Lei sembra accettare tutto ciò come il corso naturale delle cose, finché non succede l'impensabile. Marito e figlio la dimenticano in un Autogrill durante una sosta. Dentro di lei scatta qualcosa. Andrà a Venezia e lì, invece di organizzarsi per tornare a casa, comincerà un po' per caso e un po' per curiosità, una nuova vita, fatta di personaggi singolari, musica, fiori... e amore! Se non l'avete già visto ve lo consiglio. Buona serata a tutti voi, vi lascio con il trailer!

sabato 14 maggio 2011

Finger food... sulla Croisette


Immaginate: il mare della Cote d'Azur, le palme, il vento. Dive celebri in abiti splendidi delle più grandi maison, cineasti celebrati in tutto il mondo, un lungo tappeto rosso che dalla fine della Croisette si arrampica fino alla scalinata del Palais du Festival. Un esercito di fotografi, giornalisti e semplici curiosi in cerca di autografi. E poi, ovviamente, film, film, tanti film. Questo è il Festival del cinema di Cannes, quest'anno cominciato l'11 maggio. In questi giorni la cittadina francese vive di proiezioni, incontri, aperitivi e party danzanti sulle spiagge degli hotel più chic, uno fra tutti il Carlton. Festeggiamenti esclusivi dove le star e pochi fortunati condividono l'open bar e la corsa verso il buffet. E cosa c'è di meglio, in queste occasioni, dei finger food? risolvono brillantemente il problema della "gestione" dei piattini, non ingombrano, sono monoporzione e sono pure molto belli da vedere... Così, per aiutare anche voi a sentirvi un po' come dei divi di Hollywood, ho pensato di proporvi un fresco dolcino in bicchiere perfetto da preparare per una festa. Se volete cimentarvi,  vi invito a visitare il blog di Atmosfera Italiana, che organizza un gioco dedicato proprio ai piccoli bocconcini da passeggio. Io ho usato proprio i loro bicchieri.



Mini yogurt cake alla frutta
Per 4 bicchierini
200 gr di panna da montare
125 gr di yogurt agli agrumi
1 cucchiaio di miele
2 kiwi
marmellata di limoni Rigoni di Asiago
6-8 biscotti (io ho usato un tipo Oswego)
40 gr di burro

Sbriciolate i biscotti e fondete a fiamma dolce il burro. Preparate le basi dei bicchierini inserendo un po' del composto ottenuto con i biscotti sbriciolati e il burro fuso. Montate non troppo ferma la panna, unite lo yogurt e il miele. Tagliate i kiwi a fettine sottili. Versate un cucchiaio abbondante di crema sopra la base di biscotto, inserite una fettina di kiwi e poi un altro cucchiaio di crema. Livellate. Stemperate un po' di marmellata di limone con un po' d'acqua, mettetene un cucchiaino sopra la crema e completata con un'altra fettina di kiwi. Mettete in frigo per un'ora o due, ma ricordatevi di toglierle almeno 10 minuti prima di gustarle o sarà difficile scalfire con il cucchiaino la base di biscotto. Bon appetit!

E visto che ho parlato di Cannes, non posso che segnalarvi questa gallery di LeiWeb dove potete trovare i film segnalati come "da non perdere" tra quelli in concorso.... ecco il LINK
Tra questi La Piel que Habito di Almodovar, Habemus Papam di Moretti, We need to talk about Kevin di Lynne Ramsey, Sleeping Beauty di Julia Leigh, The tree of Life di Terence Malick, Midnight in Paris di Woody Allen e tanti altri... la to watch list è bella lunga!
Fuori concorso, presentato oggi, il quarto episodio de I pirati dei caraibi con l'ormai collaudato Johnny Deep_ Jack Sparrow e la new entry Penelope Cruz piratessa.. Eccoli oggi a Cannes...


martedì 10 maggio 2011

Twilight, banale eppure sfizioso... come i cocchini!


Premessa: non ho letto neanche uno dei vari libri di Stephenie Meyer e ho visto solo il primo film della "Twilight saga", prima che uscisse il secondo capitolo, Eclipse, perciò non sono un'esperta e non me ne voglia chi invece lo è. Lo stanno dando su Italia1 proprio questa sera e quindi mi è venuto in mente di parlarne. La storia di Twilight è di una disarmante banalità: si nutre di vecchi archetipi e pesca a man bassa dalla letteratura rosa e dai racconti sui vampiri, presentandoci una protagonista dalla situazione famigliare problematica, Bella (Kirsten Stewart), che si innamora di Edward (Robert Pattinson), un ragazzo belloccio e dannato che, purtroppo per lei, è anche un vampiro. Certo, un vampiro buono che ha deciso di non mangiare più gli umani e che però non può arrischiarsi a toccarla troppo o rischia di lasciarsi trasportare e succhiarle via tutto il sangue. Dicono che la Meyer abbia usato l'impossibilità di consumare fisicamente l'amore tra i due come metafora della pericolosità dei rapporti sessuali prematrimoniali... Non so se sia vero (lei è mormona quindi po' esse...) sta di fatto che le adolescenti di tutto il mondo sono impazzite per questa tormentata e impossibile storia d'amore. Perché? Beh, non ho trovato nulla di eclatante o particolarmente geniale nello svolgimento del primo episodio.  Il film è girato con filtri che rendono le pelli bianchissime -quasi verdastre- e i colori freddi, dal verde delle foreste al blu delle luci al neon e delle nebbie. E' un po' ridicolo come lei scopre che lui è vampiro (una googlata e via..), quasi divertente il momento del baseball a velocità supersonica tra vampiri, sulle note dei Muse, ma abbastanza piatto il modo in cui Bella finisce in pericolo e ha bisogno dell'intervento di Edward. Non brutto, non troppo noioso, ma niente di che... Il segreto, quindi, deve stare in una verità inconfutabile: l'attrazione universale per le grandi storie d'amore. Vere o presunte, con un tocco di sangue o di spionaggio, di azione, di avventura che sia... le storie d'amore con la A maiuscola, per quanto banali, muovono montagne e commuovono milioni di persone. E fanno guadagnare milioni, almeno alla Meyer e ai produttori della versione cinematografica della saga
A volte insomma, anche se una cosa è banale, può darci soddisfazione. Un esempio culinario? Queste palline di cocco e ricotta che ho preparato sabato. Banali ma non per questo meno sfiziose. Certo, vanno prese a piccole dosi, o possono nauseare: esattamente come Twilight & Co....




Cocchini
200 gr di cocco disidratato
100 gr di zucchero bianco
150 g r di ricotta di mucca
1 cucchiaio di liquore all'anice

In una terrina mescolare il cocco con lo zucchero, unire anche la ricotta e lavorare bene il tutto, unendo il liquore di anice. Formare delle palline con le mani, passarle in un po' di cocco disidratato e mettere in frigo a riposare: la compattezza giusta la raggiungono dopo almeno un paio d'ore! Un ottimo dopo-pasto o uno sfizioso intermezzo.. deliziosi anche ricoperti di cioccolato fondente, come dei mini bounty!
Nella foto i due cocchini sono inseriti in due coppette per finger food di Atmosfera Italiana.

sabato 7 maggio 2011

Cucina e tv, fast & easy

Quando non sono in forma (come in questi giorni) scanso anche la cucina perché, pur essendo un'attività che mi rilassa e mi diverte, richiede un certo grado di impegno fisico e mentale. D'altra parte cucinare è anche un ottimo metodo per combattere la noia, così ho deciso che qualcosa per cena l'avrei preparato. Eccovi quindi due cosine facili e veloci nonché perfette per finire alcuni avanzi di formaggio che giacciono in frigo: non ho la pretesa che vi segniate la ricetta, potete prepararle al volo andando a occhio nelle dosi e cambiando/togliendo/ingredienti come più vi aggrada... 



Torta post-pasqualina
Pasta sfoglia tonda pronta
8 cubetti di spinaci in foglia surgelati
100 gr di ricotta
altro formaggio a scelta: (io ho messo della scamorza affumicata e un pezzo di Belpaese per finirlo, non ci piaceva per niente e da solo non riuscivamo a mangiarlo)

Visto che a Pasqua non l'abbiamo fatta... :) non è proprio una pasqualina, c'è meno ricotta e poi mancano le uova. Lessare gli spinaci in acqua salata, scolarli e strizzarli per bene. Incorporare la ricotta e poi il formaggio a dadini. Stendere la sfoglia pronta in una teglia, aggiungere il ripieno e infornare per mezz'ora a 200 gradi. Ma che ve lo dico a ffà??




Cuore di melanzane
2 melanzane a fette
125 gr di mozzarella
1 pezzo di scamorza affumicata
passata di pomodoro
2 spicchi d'aglio 
olio evo
origano
sale

Questa potrebbe essere considerata una versione light e fast della parmigiana. Tagliate a fette le melanzane e bollitele per 10 minuti in acqua salata. Scolatele bene, lasciatele raffreddare un po' e asciugatele con un panno o con dello scottex. Nel frattempo preparate un sughetto con olio, aglio, passata di pomodoro, origano, sale e un pizzico di zucchero. Tagliate la mozzarella a dadini e un pezzo di scamorza a fettine sottili. Prendete una teglia o una pirofila, io ho usato quella di Guardini a forma di cuore: ungetela con un goccio d'olio, versate le melanzane e poi il sugo, mescolate, aggiungete la mozzarella e mescolate di nuovo. Livellate e completate con le fettine di scamorza. Infornate per mezz'ora a 200 gradi.


Questa è stata la mia cena, sforzo poco, risultato direi soddisfacente. E per finire c'era anche un dolcino, di cui però vi parlo domani. Stasera va così, si prende quel che c'è, anche cinematograficamente parlando. Infatti ho appena finito di vedere Tutte le cose che non sai di lui. Una commedia amara ma carina, con Jennyfer Garner e Timothy Olyphant (un bel vedere). 
Il fidanzato di Grey (Garner) muore in un incidente di canoa a qualche giorno dal loro matrimonio. La ragazza, dopo sei anni insieme, si trova quindi a dover affrontare un funerale e la scoperta che il suo promesso sposo era padre di un figlio, avuto da una donna sexy ma svampita (Juliette Lewis) con cui intratteneva una sporadica relazione durante le sue trasferte lavorative a Los Angeles. Gli amici di Grey cercheranno di confortarla e aiutarla ad affrontare la perdita e la consapevolezza che la sua metà le nascondeva una vita segreta... Lei, a sua volta, capirà che c'erano parti di lei che non aveva mai condiviso con l'amato. L'amico del fidanzato (Olyphant), che Grey inizialmente non sopporta, si rivelerà invece la chance di una nuova vita: ma lei sarà capace di coglierla?
Non un capolavoro ma un film che scorre leggero attraverso il dramma condendolo con un po' di umorismo e personaggi ben caratterizzati: approvato, per una serata easy, in cucina e in anche in tv.
Buona notte!

lunedì 2 maggio 2011

La rivincita delle... blondies


C'è una parola, in inglese, che identifica la bionda un po' oca: bimbo. Una "bimbo" è una bella ragazza, con i capelli biondi, che siano naturali o per scelta, ma comunque sempre in piega; è generalmente svampita e persa nel suo mondo rosa di nuvole, vestiti, scarpe, shopping e gossip. Insomma avete presente Paris Hilton o le californiane miliardarie di The Hills? Quel genere là. Capita però che questa apparenza tutto zucchero filato in realtà nasconda qualcosa di più... concreto! E' il caso di Elle Woods, la celebre protagonista della commedia Legally Blonde, La rivincita delle bionde, che oltre a essere ex reginetta di bellezza del ballo del liceo e cheerleader, esperta di moda e padrona di un chiwaua da borsetta, è anche una coraggiosa mente brillante che scopre un'insospettabile vocazione per la legge e si dimostra un genio d'avvocato.  Il film è vecchiotto, del 2001 per la precisione, e ha avuto parecchio successo, tanto da meritare un seguito (che però non ho visto), una trasposizione in musical e una specie di spin off con un film in dvd, Legally Blondes, dove le protagoniste sono due gemelle biondissime, cugine di Elle, che si troveranno a mettere sottosopra un serioso college inglese. 
Motivi per vedersi il film? Uno, la protagonista è Reese Witherspoon, che ha proprio la giusta carica della bionda sexy e piena di vita ma nient'affatto cretina. Due, il film è semplicemente spassoso. Gustatevi questo assaggio: Elle decide di creare una presentazione "speciale" per entrare alla facoltà di legge di Harward....


E tutto questo parlar di bionde, per cosa se non per proporvi un bel dolcetto a tema? Sto parlando dei blondies, la versione con cioccolato bianco dei cugini più famosi, i brownies. Da quando li avevo sbirciati sul blog di Nena, ero molto curiosa di assaggiarli. Così le ho copiato la ricetta (con un paio di varianti, dettate dal caso- barra- necessità) e li ho sfornati ieri pomeriggio... potete immaginare un momento di relax migliore di quello immortalato in questa (pessima) foto? Té, blondies e un inutile numero di Vanity Fair (inutile perché l'intervista di punta della settimana è a Melissa Satta che, basita e incredula, ci racconta che Bobo Vieri l'ha mollata con un comunicato stampa... non possiamo che condividere il suo sbigottimento e passare all'oroscopo e ai consigli del grande Glenn).

Merenda: blondies, tè e Vanity!
Devo dire però che, per quanto io preferisca le bionde (solo perché lo sono io stessa, potrei mai parteggiare per le avversarie?!), sui dolcetti continuo a preferire il profumo intenso e godurioso del cioccolato fondente dei classici brownies. Meritano anche questi, comunque... In realtà da biondi io li ho resi quasi castani perché ci ho messo dentro anche dei pezzetti di cioccolato al latte.. ma andiamo con ordine, ecco la ricetta e accanto le mie aggiunte.

Blondies
150 gr. di cioccolato bianco (io 100 gr, Venchi)
125 gr. di burro (io margarina: avevo da finire quella usata per la pastiera pasquale!)
2 uova
1 bustina di vanillina (io non ce l'avevo)
100 gr. di zucchero
200 gr. di farina
120 gr. di noci a pezzetti
50 gr di cioccolato al latte a pezzetti (mia aggiunta, sempre Venchi)

Ricetta di Nena:
Mettere il cioccolato spezzettato e il burro in un pentolino e farli sciogliere insieme, a fuoco molto dolce. Togliere dal calore e aggiungere lo zucchero e la vanillina, mescolando bene. Quindi unire le uova e la farina, mescolando lentamente con una frusta a mano, perché non si formino grumi.
Incorporare le noci, mescolare di nuovo e versare l'impasto in una tortiera rettangolare, con il fondo coperto da un foglio di carta da forno.
cuocere nel forno già caldo a 170 gradi per 35 minuti.
lasciar raffreddare, cospargere di zucchero a velo e tagliare in 12 quadrotti.

I blondies in teglia, prima del taglio
Le mie varianti sono state: versare l'impasto in una teglia a cuore di cui mi ha gentilmente omaggiato Guardini, molto carina! Niente zucchero a velo (ero senza) e poi alla fine, quando ho aggiunto le noci, ho unito anche il cioccolato al latte a pezzetti. Ho quindi dato una sfumatura biondo scuro, a questi blondies :-)
Unico difetto della ricetta, a mio avviso, la quantità delle noci: 1hg e 20 per una teglia sono tante, e quindi predominano nel sapore, rendendo difficile percepire il gusto del cioccolato. Se vi piacciono molto seguite la dose se no scendete pure a 80 grammi, ma questo è un mio parere personale! 
Voi di che partito siete, bionde o more, blondies o brownies?? 

venerdì 29 aprile 2011

Sindrome cinese.. o cucina cinese?

Ciao a tutti, torno dopo qualche giorno di assenza dal mio e dai vostri blog per un piccolo intervento, niente di che, ma non ho avuto voglia e forze per mettermi ai fornelli e scorrazzare come al solito per il web. In compenso mi sono spalmata sul divano a vedere tv, film, e telegiornali. Seguendo per esempio la questione della moratoria sull'energia nucleare che di fatto impedirà di includere il quesito sulle centrali nei referendum del 12 giugno e al tempo stesso, come ha confessato candidamente Berlusconi, farà sì che "fra un anno o due si possa tornare a discuterne con un'opinione pubblica consapevole". Perché, sempre secondo il premier, il nucleare è "una scelta ineluttabile, l'energia più sicura". Inutile dire che trovo assurdo questo raggiro che impedirà agli italiani di esprimere la loro opinione su un quesito referendario per cui a tempo debito sono state raccolte 1 milione di firme. Oltre a questo, si riapre la questione della validità del nucleare come fonte energetica.
Come la penso ve lo dissi già qui. Oggi, per riflettere sul tema vi invito a vedere un film del 1979 che vi stupirà: è più attuale che mai. Sto parlando di Sindrome cinese, con Jane Fonda, Michael Douglas e Jack Lemmon


Una telecronista (Fonda) e il suo operatore (Douglas) fanno visita a una centrale nucleare nella città di Ventana, in California, per realizzare un servizio. Mentre sono lì succede un imprevisto: un incidente, che manda nel panico i tecnici nella sala di controllo, capitanati da Lemmon. Per fortuna l'emergenza rientra, ma Douglas ha filmato di nascosto la crisi e i due reporter vorrebbero mandare in onda il filmato. Ma l'emittente ha paura: ci sono troppi interessi in ballo, l'azienda proprietaria della centrale sta aspettando le concessioni per aprirne un'altra... I due decidono di indagare più a fondo su quanto accaduto e dovranno stare molto attenti.
Il film, diretto da James Bridges, fu al tempo accusato di inutile allarmismo, ma si è rivelato invece piuttosto lungimirante e profetico. Ma a cosa si riferisce il titolo, sindrome cinese? Si tratta di un'immagine iperbolica che spiega il timore di cosa sarebbe successo nel caso in cui fosse avvenuta la fusione del nocciolo nel reattore: niente avrebbe potuto fermarlo, avrebbe fuso la base della centrale, perforando la crosta terrestre e arrivando fino all'altro capo del mondo, in questo caso fino alla Cina. Nel film in realtà si dice che tale teoria è inesatta, perché nel caso in cui nocciolo fuso avesse raggiunto una falda acquifera, si sarebbe verificata un'esplosione nell'atmosfera, creando una nuvola radioattiva killer
Nella realtà, a Cernobyl dove la fusione del nocciolo è avvenuta, non si verificò fusione del pavimento della centrale né discesa del materiale radioattivo nel sottosuolo fino a falde acquifere. Fortunatamente, viste le già gravissime e terribili conseguenze dell'incidente che ancora oggi impediscono di avvicinarsi alla città, ridotta a un fantasma. 
Insomma anche se forse una vera e propria sindrome cinese non esiste, il film vale comunque la pena guardarselo. Zero colonna sonora, Jane Fonda con capelli rossi e cotonati e pantaloni a zampa d'elefante, Douglas con barba e capelli fluenti e piglio battagliero e Jack Lemmon fantastico, per un'interpretazione che gli valse nomination agli Oscar e ai Golden Globe e una Palma come miglior attore a Cannes.
Convinti?



E ora se vogliamo parlare di cinese, meglio concentrarsi sulla cucina... ecco qualche grande classico...
E voi, cosa amate di più della cucina con gli occhi a mandorla??

I classici involtini primavera!

Ravioli al vapore.. con carne o gamberi!
Pollo al limone
Zongzi, foglie di bambù con ripieno di riso, maiale, arachidi e uova di  anatra
Zuppa cinese con pollo, verdura e noodles di soja
Riso alla cantonese

lunedì 25 aprile 2011

L'Oro di Napoli... La Pastiera



Ebbene sì, anch'io mi sono voluta cimentare in una preparazione dolciaria che in questi giorni trionfa su moltissimi blog: la pastiera! Un dolce piuttosto lontano dalla tradizione delle mie zone: immaginerete anche voi che una brianzola con origini venete abbia conosciuto la pastiera solo pochi anni fa, quando ha avuto modo di provare qualche pizzeria e ristorante partenopeo insediato a Milano. Per anni avevo sentito parlare di questo bijoux, la vedevo anche in pasticceria, ma non l'avevo mai ordinata. Inutile dire che me è stato amore al primo assaggio. Con la pastiera è così, c'è chi la ama e chi la odia. Un po' come Napoli, no? Eh già, la mamma della pastiera e di tante altre ghiottonerie (adoro la cucina napoletana... i fritti, i sughi, gli scialatielli, la pizza... yum!) anche in questi giorni è agli onori delle cronache per il solito problema spazzatura, che spero risolvano al più presto.
Nel frattempo, vi spiego come ho preparato a pastiera... La ricetta proviene dal blog Io porto il dolce di Pamirilla, una pasticcera coi fiocchi. L'ho seguita... facendo un paio di piccole varianti, o non sarei io!

La pastiera

Per la frolla
400 gr di farina
200 gr di zucchero
200 gr di burro
1 uovo intero
1 tuorlo
un pizzico di sale
una grattata di scorza di limone

Per la farcia

400 gr di grano precotto per pastiera
200 ml di latte
1 noce di burro
1 cucchiaio di zucchero
scorza di limone

500 gr di ricotta
400 gr di zucchero 
5 uova (5 tuorli e 3 albumi; io ne ho usate solo 4)
essenza di fiori di arancio
scorza di limone
cedro, arancia e zucca canditi (io non li ho messi)


Preparare la pasta frolla con il solito procedimento. La ricetta tradizionale napoletana, da ciò che ho letto, prevede l'uso dello strutto, io l'ho sostituito con il classico burro. Mentre la frolla riposa in frigo, procedete a preparare la crema di grano: mettete il contenuto di una latta a scaldare con 200 ml di latte, la scorza di un limone che poi toglierete, una noce di burro e un cucchiaio di zucchero. Lasciate cuocere per circa 20 minuti, mescolando spesso. Spegnete e lasciate raffreddare.

In un'ampia terrina setacciate la ricotta (io ho usato quella di mucca, alcune ricette suggeriscono quella di pecora), amalgamatela allo zucchero e mescolate fino a creare una crema molto soffice. Aggiungete i quattro (o 5, come da ricetta originale) tuorli, uno alla volta, per amalgarli al meglio. A parte montate a neve 3 dei 5 albumi. Unite alla crema di ricotta una grattugiata di scorza di limone, la crema di grano, versate l'essenza di fiori d'arancio (io avevo una boccetta da 85 ml e ne ho versata metà, ed era ok), se volete i canditi e infine incorporate gli albumi montati a neve. 

Stendete la pasta frolla, foderate una teglia per crostate (io ho usato questa, anche se ci vorrebbe una teglia apposita) e poi versate il ripieno. Per la teglia da crostata queste dosi di ripieno sono un po' eccessive: la pastiera mi è venuta un po' troppo alta e infatti durante spostamenti e taglio delle fette si sono formate alcune crepe. Io quindi suggerisco di trovare la teglia giusta o ridurre leggermente le dosi
Coprite il ripieno con strisce di pasta frolla che devono essere piuttosto larghe

Infornate a 180 gradi per 20 minuti e poi abbassate la temperatura a 150 gradi per un'altra ora e venti.
Seguendo il consiglio di Pamirilla, ho preparato il dolce la sera del giovedì santo, per lasciare agli ingredienti e ai sapori il tempo di amalgamarsi e di fondersi insieme in un'unicum delizioso. E nonostante le crepe che hanno un po' rovinato l'aspetto della torta, devo dire che l'esperimento è riuscito!



Come vedete la pastiera richiede una certa dose di dedizione, calma, pazienza. E proprio la pazienza è il tema conduttore di un film di Vittorio De Sica dedicato a Napoli e alla sua umanità e alle sue mille risorse. Si tratta de L'Oro di Napoli, del 1954, una pellicola che attraverso 5 episodi ci mostra le vite di altrettanti protagonisti interpretati nientemeno da Totò, Sophia Loren, Silvana Mangano, Eduardo De Filippo e lo stesso De Sica. Secondo il dizionario del cinema Morandini "L'Oro di Napoli è la pazienza, la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta, una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza". Nobili decaduti, pizzaioli, prostitute, pazzarielli... una carrellata tutta da scoprire. Senza dimenticare una fetta di pastiera!

Chi ben comincia... il mio parere sui film visti tra fine e inzio anno

Il tempo per scrivere dei film che guardo scarseggia sempre, così ho deciso di fare un post riepilogativo dei tioli visti nell'ultimo p...