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mercoledì 5 dicembre 2018

Quella pizza di Bohemian Rhapsody (e no, non è una critica)



Ammettiamolo, tra Netflix e gli altri servizi on demand a disposizione e il gelo invernale, abbandonare il divano e andare al cinema a vedere un film non è sempre l'opzione più allettante. Si sta tanto bene rannicchiati sotto la coperta, tisana a portata di mano, nessuno sconosciuto che ti mastica popcorn vicino all'orecchio o inonda la sala con la torcia del cellulare.
Ci sono film, però, che vanno rigorosamente visti in sala, su uno schermo gigante e con il Dolby sorround che fa vibrare tutto: Bohemian Rhapsody è sicuramente uno di questi. 
Se n'è parlato tanto e il film è stato criticato, anche aspramente, per le divergenze tra la realtà dei fatti e la storia che si è scelto di raccontare nella pellicola. 

martedì 23 giugno 2015

Testament of Youth. Di poesia, guerra, amore e scones alla marmellata di fragole


Scones - Cooking Movies
Scones all'inglese per Testament of Youth
Il cinema in costume esercita sempre un certo fascino su di me e i film ambientati durante le guerre mondiali mi toccano profondamente (quando ben realizzati). Sarà che mi colpisce pensare che quei massacri e i terribili scontri tra le nazioni europee risalgano a una manciata di anni fa anche se a noi generazioni cresciute nel consumismo dagli anni 80 in poi,sembrano epoche lontane anni luce (ma come sappiamo in altre parti del mondo i conflitti non mancano e i profughi che arrivano nelle nostre città ne sono la dimostrazione).
Testament of Youth racconta la Grande Guerra attraverso gli occhi, il cuore e i sentimenti della britannica Vera Brittain, che all'epoca dello scoppio del conflitto aveva solo 20 anni e che in seguito divenne una celebre scrittrice pubblicando le memorie di quegli anni dolorosi. Il film mi è piaciuto perché è in grado di muoversi su più livelli e non si riduce al semplice racconto di un amore romantico rovinato dalla guerra. Testament of Youth racconta innanzitutto di una giovane donna alla ricerca dell'affermazione personale attraverso lo studio (Vera vuole a tutti i costi frequentare Oxford e convince suo padre a lasciarle sostenere l'esame di ammissione). Racconta poi...

domenica 15 marzo 2015

The Imitation game e l'arte dei tramezzini inglesi (che Turing non amava)

Tramezzini al cetriolo - Elisa Pavan -Cooking Movies

Se c'è una realtà con la quale ogni italiano in viaggio, lungo o breve, nel Regno Unito dovrà confrontarsi, è la dittatura culinaria del sandwich. Sandwich protagonista dei "packed lunch" casalinghi avvolti nella pellicola con quattro giri, oppure confezionati in quei triangoli di plastica attraverso cui è difficile persino intuire gli ingredienti del ripieno. Sandwich per l'ora del té, sandwich come spuntino o merenda, sandwich come alternativa volante per cena. Di solito in gusti che, ai palati di noi inconsapevoli gastronomi italici, fanno rizzare i peli sulle braccia.

domenica 8 marzo 2015

La teoria del tutto: la vita di Hawking tra patate (relatività) e piselli (fisica quantistica)



Stephen Hawking è probabilmente il più famoso scienziato al mondo: fisico, matematico e cosmologo, è celebre soprattutto per i suoi studi sui buchi neri e sull'origine dell'universo, ma anche per la condizione di immobilità a cui è condannato da moltissimi anni a causa di una malattia dei motoneuroni, l'atrofia muscolare progressiva.
La Teoria del tutto racconta la sua vita attraverso la storia con Jane, la moglie conosciuta ai tempi di Cambridge, che nonostante la diagnosi della malattia e la breve prospettiva di vita di Stephen sceglierà di sposarlo e costruire una famiglia con lui.

mercoledì 21 maggio 2014

Brownies Supercalifragilistichespiralidosi (con gli M&M'S) - Saving Mr Banks

Brownies Supercalifragilistichespiralidosi con M&M's

Cosa c'è di più meravigliosamente Disney del film Mary Poppins? Non la pensava così l'autrice dei libri da cui è stato tratto il film, Pamela Lyndon Travers, che fece sudare a Walt Disney la concessione dei diritti sui suoi romanzi per la realizzazione del film per ben 20 anni. 

martedì 18 marzo 2014

The Young Victoria: romantico come una Victoria Sponge


Siete amanti delle storie che hanno per protagoniste principesse, re e regine? Avete sempre sognato di fare le attrici solo per girare un film in costume e indossare meravigliosi abiti regali? Allora non potete perdervi The Young Victoria. E la buonissima torta ispirata alla regina Victoria, che vedete qui sopra, la mitica Victoria Sponge.

mercoledì 20 marzo 2013

Milk... addio!

Sto forse parlando del film di Gus Van Sant del 2008, con Sean Penn nei panni di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto a una carica politica negli USA? No.



Quando parlo di milk intendo proprio il latte, quello bianco che si beve a colazione.



Ho scoperto di essere intollerante al latte e ai derivati.
Io, che inizio la giornata con una tazza di latte e caffè.
Io, che come merenda mangio lo yogurt.
Io, che quando in un dolce ci vuole il burro, ci vuole il burro.
Io, che ho un amore per i formaggi che manco i topi.
O forse proprio per tutti questi motivi.
Sta di fatto che, dopo aver constatato che la mia allergia alla polvere è tornata a livelli acuti, ho voluto fare un test anche per controllare che non ci fossero problemi alimentari a darle man forte, facendomi sentire più stanca, gonfia e soggetta a dermatite. E ho scoperto questo e magari il latte fa la sua parte. Allora da oggi in poi inizierò un percorso di "svezzamento" per tornare a tollerare i latticini. Il che significa che potrò mangiare alimenti contenenti latte o derivati solo 2 giorni, non consecutivi a settimana.
Insomma ciao ciao tazza di latte, ciao ciao yogurt greco colato con miele e frutta. E che problema c'è, direte voi, sembra facile: ma il latte è dentro in una marea di alimenti confezionati che manco ve li immaginate. Crackers conditi, wafer e biscotti, cioccolato, salumi cotti come wurstel e mortadella ma anche nel salame.
E poi per colazione di certo non posso mangiare i cereali nel tè, quindi urge provare ricette di torte semplici e biscotti senza latte e senza burro, per fare colazione. Le uova sì, posso mangiarle, ma non è che mi posso preparare il pan di spagna per colazione (in realtà non è una cattiva idea forse?) o mangiare amaretti o savoiardi alle 7 di mattina (come indica l'elenco di alimenti OK).
Ok, c'è il latte vegetale, lo proverò.. ma l'ho già preso qualche volta e non mi piace. Cioè, ok al latte di riso nel ciambellone, mica tanto ok alla tazza di latte di riso da sorseggiare... o comunque non spesso!  Attendo quindi le vostre ricette, mi salveranno la vita!



Nel frattempo, se siete incuriositi dall'altro Milk, quello di Sean Penn e non l'avete visto, vi consiglio di recuperarlo. Il film è stato candidato a ben otto statuette nel 2009, portandosi a casa l'Oscar a Penn come miglior attore protagonista e quello per miglior sceneggiatura originale.
Il film racconta gli otto anni, tra il 1970 e il 1978, della vita politica di Harvey Milk, primo omosessuale dichiarato a diventare consigliere della città di San Francisco. Milk si batté per i diritti dei gay, prima di essere assassinato assieme al sindaco della città George Moscone da un ex consigliere omofobo. Il film si snoda tra l'impegno pubblico e civile di Milk e la sua vita privata, piuttosto movimentata e fatta di storie più o meno felici, come quella con il grande amore Scott Smith, interpretato da James Franco.




Nel film ci sono anche parecchie effusioni tra i due e devo ammettere che fanno un po' strano.. soprattutto considerato che entrambi sono considerati attori sex symbol! Perlomeno Franco, perché per me Penn con quella faccia da Pinocchietto invecchiato ha la sensualità di un merluzzo. Comunque, considerazioni sul fascino degli attori a parte, troverete un bel biopic su un personaggio positivo che si batteva per diritti che ancora oggi non sono del tutto conquistati!

E tornando al latte, vi saluto con questa canzone dei Blur che ha per protagonista.. un cartone di milk! Aspetto ricette...

giovedì 20 settembre 2012

...Qu'ils mangent de la brioche!

"Se non hanno pane, che mangino brioche!" Questa frase, famosa quanto falsa, è stata attribuita alla regina Maria Antonietta di Francia, che avrebbe così commentato la notizia dei tumulti scaturiti tra il popolo affamato. In realtà si tratta di una leggenda metropolitana fatta circolare da alcuni detrattori della regina, tra cui lo scrittore Jean Jacques Rousseau. 
Anche Sofia Coppola, nella sua personalissima versione della vita della principessa che è Marie Antoinette, ci tiene a sfatare questo mito e fa dire a Kirsten Dunst di non aver mai affermato una cosa del genere. 



Una cosa, però, è sicura: il profumo fragrante e delicato di una brioche appena sfornata, è qualcosa a cui è davvero difficile resistere. E anche la sovrana francese, per sopportare la noia della vita di corte, amava coccolarsi con dolci, dolcetti e, ovviamente, brioche.



Oggi vi voglio proporre non il classico cornetto, ma una brioche con lievito di birra, una versione che ho letto da Cranberry e che mi ha subito conquistato: sono brioche intrecciate, ideali  per la prima colazione. Facili facili, anche se a vederle potrebbe sembrare il contrario. Ma con le foto passo passo, non potete sbagliare! Vi lascio di seguito la sua ricetta. 




Ingredienti
12, 5 gr di lievito di birra (mezzo cubetto)
500 g di farina (250 manitoba, 250 farina 00)
100 g di zucchero semolato
2 uova
125 gr di burro (io ne ho usato 90 gr)
150 ml di latte
1 pizzico di sale ( 5 g)
buccia grattugiata di limone

Per spennellare
albume d’uovo
granella di zucchero

Nella planetaria sciogliete il lievito di birra nel latte appena tiepido. Aggiungete le farine setacciate, lo zucchero e la buccia di limone grattugiata. Azionate e lasciate impastare a bassa velocità per un paio di minuti. Aggiungete poi un uovo alla volta, aspettando che il primo sia ben assorbito prima di mettere il secondo. Unire il burro a piccoli pezzi, aspettando l'assorbimento prima di aggiungerne altro. Lasciate incordare l’impasto fino a quando non si stacca dalle pareti della ciotola. Quando l’impasto è incordato toglietelo dalla ciotola, formate una palla e lasciatelo lievitare in luogo caldo per circa due ore e mezza, fin quando non raddoppia di volume. Passato il tempo di lievitazione riprendete l’impasto e su dividetelo in piccole palline da circa 70 g l’una e stendetele in rotolini. E ora, l'intreccio!

1) Prendete un'estremità del filoncino e fate un cerchio fino ad un terzo della lunghezza. 


2) Attorcigliate l'altro capo intorno al cerchio, portando l'estremità destra del rotolino verso l'interno.



3) Proseguite attorcigliando la pasta attorno al buco (riuscirete a fare uno-due giri ancora).



4) Et voilà. Le briochine sono attorcigliate (alcune più, altre meno bene!). A me sono uscite circa una dozzina di brioche. Lasciatele riposare un'altra mezz'ora e al momento di infornarle spennellatele con dell'albume d'uovo.


5) Aggiungete la granella di zucchero. Io ho messo anche un po' di zucchero a velo stemperato in acqua per fare una piccola glassa. 


6) Infornate a 180 gradi per circa 15-20 minuti, finché non saranno dorate in superficie. Lasciate raffreddare, se riuscite, e poi.. addentate la fragranza!



Ai cinefili all'ascolto, ovviamente consiglio di recuperare la versione coppoliana della storia di Maria Antonietta. E' piena zeppa di errori storici, distorsioni di personaggi reali, tocchi di colori improbabili... ma è davvero una festa per gli occhi, con vestiti da favola, scarpette gioiello, pettinature a impalcatura e sullo sfondo la -oggettivamente meravigliosa- reggia di Versailles. Ed è anche una gioia per le orecchie, con una colonna sonora rock da urlo, totalmente fuori contesto ma proprio per questo modernissima e perfetta. E poi ci mostra il lato umano di  Marie Antoinette, raccontandocela non come una regina supponente e snob, ma semplicemente come una fragile, malinconica, un po' ingenua, semplice, ragazza.


giovedì 5 luglio 2012

Una colazione alternativa: tutti i pazzi per i pancakes!

Oggi vi propongo la ricetta per una colazione made in Usa: i pancakes!
Non sono deliziosi questi incroci tra fritelle e crepes, da gustare rigorosamente inondati di sciroppo d'acero canadese? La ricetta proviene dal blog di Caia, che seguo sempre perché propone favolosi dolci presentanti in modo semplice e chiaro. Insomma niente fronzoli e tanta sostanza. 
Il procedimento di questa creatura ibrida ideale per la colazione o, come va di moda ultimamente, per il bruch è molto semplice. Io ho dimezzato le quantità proposte da lei perché eravamo solo in due. Caia indica le sue dosi come sufficienti per una ventina di pancake, io probabilmente li ho fatti più grandi dei suoi perché con metà dose me ne sono venuti sei (e non dieci).




Pancakes
(per 2 persone)

100 gr farina
1 cucchiaio e 1/2 di zucchero
1 cucchiaino di lievito
pizzico di sale
130 gr latte
1 cucchiaio di burro
1 uovo
1/2 bustina di vanillina (Caia usa estratto di vaniglia)

Mescolare gli ingredienti solidi in una scodella, i liquidi in un'altra (burro fuso, latte, uovo sbattuto). Unire i liquidi ai solidi e lavorare l'impasto finché non sarà liscio e omogeneo.
Scaldare una padella antiaderente, preferibilmente unta di burro e iniziare a produrre pancake: versare due cucchiaiate di pastella, attendere finché non si saranno formate delle bollicine, girare il pancake e ultimare la cottura dall'altro lato. Appena pronti impilateli uno sull'altro per mantenerli caldi.
Irrorate a piacere di sciroppo d'acero o, se siete senza e non avete tempo di andare da Esselunga a spendere la bellezza di 7 euro per una bottiglietta di maple syrup, potete provare con marmellata o miele (anche se forse la consistenza di quest'ultimo non è l'ideale). Un caffè lungo, una spremuta d'arancia e il vostro American brunch è fatto!



I pancakes sono stati più di una volta protagonisti anche al cinema e nei cartoni animati.
In Io e zio Buck il superciccio John Candy era lo zio scapolo e strampalato che accudiva tre fratelli durante una vacanza dei genitori: e chi non vorrebbe una colazione come questa per il giorno del suo compleanno??




Il giovane artista Baquiat in questa scena non arriva a mangiare i suoi pancakes: viene cacciato prima dal proprietario del bar perché dedito al ritratto della sua cameriera con un cucchiaio e... sciroppo d'acero!




Come il collega Homer Simpson, ghiotto di queste frittelline come di donuts e di tanto altro, anche Peter Griffin ha una predilezione particolare per la colazione a base di pancakes impilati... con tanto, tanto sciroppo d'acero!


Ora tocca a voi: non dovete neanche accendere il forno! 

mercoledì 6 giugno 2012

Una settimana con il terremoto, Marylin e la crostata di fragole.

In questi giorni tutto mi appare un po' sottotono, sarà per l'atmosfera pesante che respira l'Italia per tanti motivi e in particolare per il terremoto emiliano. 
A tale proposito vi invito a visitare il blog di Manuela - Fiordivanilla, che ha scelto di passare lo scorso weekend in Emilia per documentare la situazione e che nel suo ultimo post fornisce una serie di indirizzi, link e numeri di telefono utili per chi ha deciso di dare una mano ai comuni, alle persone e alle aziende colpite tramite acquisti, donazioni, invio di aiuti o volontariato. Hanno bisogno di tutto, perciò scegliete quale contributo potreste dare e fatelo, presto.
Chiudo questa parentesi perché è una cosa troppo grande e trattarla in questa sede mi stranisce.
Ora potrebbe sembrare strano anche parlare di un film e di una ricetta, ma è quello a cui serve (serve??) questo blog: voglio farlo per presentarvi un film che ho trovato delicato delizioso, My Week with Marilyn. Il regista Simon Curtis si cimenta in un'impresa audace, raccontare il lato umano di una diva bellissima e fragile come Marilyn Monroe attraverso gli occhi sognanti ed entusiasti di un giovane innamorato del cinema.


Siamo nel 1956 a Londra: Colin Clark, appena laureato, riesce a farsi assumere come terzo aiuto regista de Il Principe e la Ballerina, film con Laurence Olivier che alla carriera del celebre attore inglese dovrebbe dare nuova linfa, grazie all'accoppiata con la diva del momento, Marilyn.
La bella Marilyn crea subito scompiglio: dopo un arrivo in pompa magna con il marito Arthur Miller, osannata dalla stampa inglese e dalla gente comune che la adora, le cose sul set non ingranano. Si presenta in ritardo alle riprese, si chiude in camerino per ore con la sua insegnate del Metodo Stanislavsky per riuscire a dare il giusto pathos a delle banali battute da commedia e non riesce trovare feeling con Laurence Olivier.

Michelle Williams e Dougray Scott sono Arthur Miller e Marilyn
Marylin sul set
I suoi umori altalenanti sono causa o conseguenza delle pressioni e delle esasperanti attenzioni che subisce ogni giorno da parte della sua corte dei miracoli? Colin non lo sa, ma è chiaro fin dal suo primo sguardo alla diva americana che la missione per cui è stato preso, controllare Laurence Olivier sul set per conto della moglie Vivien Leigh, cederà presto il passo a un'altra. Marilyn. Stare con lei, vederla, godere un po' della sua luce e della sua ingenua e dirompente sensualità.
E Marilyn si fiderà di lui, intuendo il suo animo gentile e la sua dedizione disinteressata. Ma l'estate è breve, e anche le riprese. Presto Marilyn dovrà dimenticare gioie e dolori del suolo d'Inghilterra e tornare a splendere su qualche altro set hollywoodiano.

Eddie Redmayne è Colin Clark



L'interpretazione di Marilyn è stata affidata a Michelle Williams e scandagliata in ogni inquadratura dai critici di tutto il mondo ha provocato un responso unico: perfetta. Premetto che trovo la Williams un'attrice capace; in questo caso è stata in grado di assumere atteggiamenti e movenze senza ridursi a una macchietta o a una sosia senz'anima. Michelle non avrà il viso (a mio parere insuperabile) sano e sensuale della vera Marylin, nè i suoi fianchi ad anfora o tette esplosive, eppure nell'insieme è del tutto credibile.

Michelle Williams interpreta Marilyn per Vogue
Per il resto, la storia non è certo strabiliante, ma una sbirciatina nella vita della Monroe vale la pena, a prescindere. Icona di bellezza e allegra sensualità, voluttuosa, morbida, Marylin è stata la diva più diva della storia del cinema, grazie anche alla tragica fine che ha contribuito a renderla un mito.
Nata il 1 giugno sotto il segno dei Gemelli, si guadagna così un abbinamento alla torta di compleanno di mia sorella -che invece ha fatto gli anni il 2- e che come Marylin era burrosa e goduriosa.
Si tratta di una classica, intramontabile crostata di frutta.



Crostata di frutta

Per la pasta frolla
400 grammi di farina
180 grammi di burro
120 grammi di zucchero a velo
2 tuorli
1 uovo intero
buccia di limone bio grattugiata
1 pizzico di sale

Per la crema pasticcera
350 ml di latte 
150 ml di panna
120 grammi di zucchero
4 tuorli
1 bacca di vaniglia
40 grammi di maizena

Per la copertura
400 grammi di fragole
150 grammi di more
(o 500 grammi di fragole o frutta a vs scelta)
Facoltativa: gelatina

Preparate per prima cosa la pasta frolla. Potete seguire il procedimento spiegato qui .
Mettetela in frigo avvolta nella pellicola a riposare per almeno un'ora. 
Nel frattempo preparate la crema. Le dosi sono diverse rispetto alla crema cotta di cui parlo nell'altro post, ma il procedimento è lo stesso. Tenete poi da parte la crema in una terrina, con della pellicola a contatto per non far formare la pellicina.
Dovrete stendere la frolla, rivestire uno stampo imburrato per formare il guscio e cuocerlo in bianco, con un disco di carta forno e dei fagioli secchi all'interno, per circa 35-40 minuti. Pulite poi le fragole e tagliatele a metà. 
Una volta che il guscio di frolla sarà freddo, potete comporre la torta. Versate la crema nel guscio e livellate bene, Disponete le fragole a raggiera, tenendo le più grosse verso il bordo. Inserite le more negli spazi vuoti tra una fragola e l'altra.
A questo punto punto, se la mangiate il giorno stesso o il giorno dopo, potete lasciarla così o spolverizzarla di zucchero a velo. Se vi piace, in alternativa, potete preparare la gelatina per coprire la torta e versarla sopra coprendo la frutta. 


lunedì 6 giugno 2011

Miti francesi: Coco Chanel e il croissant, ma salato (e mignon)


E' quasi estate e, si sa, di questi tempi il palinsesto va in vacanza. Oggi però, con il proliferare di canali digitali, c'è la speranza di una programmazione che lasci più spazio ai film. E infatti capita che anche Rete 4 passi qualcosa di relativamente nuovo. Ieri c'era Coco Avant Chanel, l'amore prima del mito, una pellicola del 2009 che ripercorre la giovinezza e i primi passi nel mondo della moda da parte di colei che ha rivoluzionato il modo di vestire delle signore di Francia, prima, e del mondo poi. 
Chi non sa nulla della donna che ha abolito i corsetti, introdotto il nero, intuito il rivoluzionario uso del morbido jersey per gli abiti femminili, si guardi questo film: è una storia intensa come solo le vite straordinarie sanno essere, realistiche e al tempo stesso più audaci dei romanzi. Il vero protagonista del film è il carattere di questa donna: la sua voglia di rivalsa, la necessità di trovare un posto nel mondo, sfruttando le proprie arti, senza lasciar calpestare la propria dignità, eppure accettando i compromessi che la condizione di orfana, nullatenente e popolana, le imponevano. Perché sullo sfondo della vita della giovane Gabrielle-Coco, c'è la Francia di inizio 900, ancora avviluppata in ruoli rigidi e distinzioni di classe, nella fame -fisica e figurata- che divorava chi cercava il riscatto. 






Il film è elegante, come la donna che ritrae, la cui essenza venne subito colta da quel Boy Capel di cui lei si innamorerà suo malgrado. "Lei è elegante" è infatti la sua sentenza, pochi secondi dopo aver conosciuto Coco. Non mi inoltro nella trama, che potete tranquillamente leggere su qualsiasi recensione, come questa per esempio: il film ha per protagonista Audrey Tatou, è un biopic che soddisfa i curiosi e non è troppo buonista. Il triangolo amoroso, se così si può definire, al centro della storia, e l'amore di Coco per l'inglese Boy, fortunatamente non sono banalizzati e "ripuliti" come nella fiction di qualche anno fa, con Barbora Bobulova nei panni della stilista.
Dopo averlo visto avrete voglia di correre in Rue de Cambon, a visitare la prima boutique aperta da Coco, di indossare il vostro tubino nero -anche se non è griffato-, di versarvi addosso una bottiglia di profumo N° 5 e soprattutto di mangiare un croissant
E allora stando in tema di croissant, vi lascio una versione flash che potete imbastire in 5 minuti per un aperitivo imprevisto con gli amici, oppure come antipastino fatica zero. :-)  Io li avevo preparati qualche tempo fa per un pranzo in famiglia.


Mini croissant mari e monti
1 confezione di pasta sfoglia rotonda
per il ripieno
1 mozzarella
pasta di alici
prosciutto cotto e crudo

Srotolare la pasta sfoglia, tagliarla a spicchi (dovrebbe bastare per 12 spicchi). Tagliare a dadini la mozzarella e a pezzetti il prosciutto. Riempire ogni spicchio con un pezzetto di mozzarella insieme a una goccia di pasta di acciughe oppure con un pezzetto di prosciutto, cotto o crudo. Arrotolare su se stesso lo spicchio e piegare all'ingiù le due punte. Cuocere in forno a 180 gradi per 10 minuti su un foglio di carta da forno. E il mini croissant è servito!
Ovviamente potete sbizzarrirvi con ciò che più vi sconfinfera, io medito di provare una versione con peperoni arrostiti e provola o altra verdura/formaggio. :-)

sabato 19 febbraio 2011

Un cocktail per la Duchessa



Ho un debole per i film in costumi sette-ottocenteschi: adoro i bustini strizzati, le gonne lunghe e imbottite, i drappeggi di raso e broccato, le acconciature di altezza vertiginosa, i boccoli e i tirabaci, le persone innamorate che si danno del voi e si parlano con circospezione. Tutta colpa di Lady Oscar e degli abiti meravigliosi che i disegnatori manga cucivano addosso alla regina Maria Antonietta. La Duchessa racconta la storia di un'amica inglese della divina regina di Francia, la potente e bellissima Duchessa di Devonshire, Lady Georgiana Spencer, antenata della principessa Diana Spencer (e per questo si sono sprecate le similitudini tra le due sfortunate nobildonne) e interpretata da Keira Knightley
Il film, lontano anni luce dalle consolanti parabole a lieto fine ispirate ai romanzi di Jane Austen, racconta la vera (e amara) storia di Geogiana, da quando a soli 17 anni sposa, colma di speranze, il quinto Duca di Devonshire (Ralph Fiennes), molto più grande di lei e interessato unicamente ad avere un erede maschio. La vita matrimoniale però non si rivela come Georgiana la immaginava: il marito è freddo e distaccato, quando non violento, e non si interessa a lei, "utilizzandola" solo come strumento di procreazione e imponendo la presenza di una sua figlia illegittima subito dopo le nozze. Georgiana si tuffa quindi nella militanza politica a sostegno degli Whig e nella vita mondana, diventando un'icona di moda e di stile del suo tempo. Diventa molto popolare tanto da suscitare il detto che "il duca di Devonshire è l'unico uomo in Inghilterra a non essere innamorato di sua moglie".

Sulla sua via Georgiana incontrerà Bess, una nobile che diventerà prima sua amica e poi amante del marito e con la quale sarà costretta a convivere per anni, e Lord Charles Grey (Dominic Cooper), futuro primo ministro, con il quale conoscerà l'amore. Ma il mondo per una donna, anche se nobile, è crudele e ingiusto: così mentre il duca può tranquillamente portare avanti un menage a trois alla luce del sole, Georgiana sarà costretta a rinunciare a Grey per non perdere il diritto a vedere i suoi figli.



Il film è molto intenso ma vi lascerà pervasi da un senso di ingiustizia senza rimedio, con l'amaro in bocca. Per questo suggerisco di berci sopra, come a un certo punto fa la stessa Duchessa. Certo, lei beveva champagne, prettamente. Ma io ho cercato qua e là nella rete e ho trovato un drink che si chiama Dutch Dutchess. Ok, la nostra duchessa era British,  ma un cocktail del genere credo le sarebbe andato a genio.... e poi si accorda bene con quella sensazione amarognola del film...




Dutch Duchess cocktail 
70 ml di Vodka Sonnema Herb (una vodka aromatizzata alle erbe)
3 gocce di assenzio
un goccio di bitter
scorza di pompelmo per guarnire

Versate gli ingredienti in uno bicchere da mix con il ghiaccio, mescolate, versate in una coppa da champagne e guarnite con un ricciolo di scorza di pompelmo. 
E ...viva l'amarognolo!

lunedì 7 febbraio 2011

A Londra, con un tè come si deve, per Il discorso del re


Quando si dice un bel film. Il discorso del re è candidato a 12 premi Oscar e prevedo che ne porterà a casa un bel po'. Colin Firth, conosciuto e amato da tutte le ragazze come il mitico Mark Darcy di Bridget Jones, qui interpreta il principe Albert di Windsor, "Bertie", figlio secondogenito di re Giorgio V e padre della regina Elisabetta II
Bertie è affetto da una grave balbuzie che è insieme sintomo e causa di un profondo senso di inadeguatezza, conseguenza di un'infanzia vissuta nel solco della disciplina e priva di manifestazioni d'amore. Per questo tende a defilarsi dalle occasioni mondane e dai discorsi in pubblico; quando, alla morte del padre, il fratello Edoardo VIII (Guy Pearce) decide di abdicare per sposare Wally Simpson, americana due volte divorziata con il vizietto degli uomini potenti, Bertie è costretto a prendere su di sé la responsabilità della corona alla vigilia di una guerra mondiale. 
Lo aiuterà a guardarsi dentro e superare i suoi limiti Lionel (Geoffrey Rush), un poco ortodosso ex attore riciclatosi logopedista scovato dalla moglie Mary, l'amata Queen Mother (Helena Bonham-Carter). 
Il loro rapporto è un lungo e spassoso duello tra due uomini lontani ma che, per motivi diversi, si sentono ugualmente frustrati e impotenti: imparano a conoscersi, a fidarsi l'uno dell'altro e diventano amici. 


Bertie è un'alternanza di visi contriti, imbarazzi, scatti d'ira, slanci di entusiasmo e scoraggiamenti; Lionel è un treno di ottimismo, intuitivo e testardo, pronto a scuotere Bertie anche bruscamente, senza troppo riguardo per il suo lignaggio, scavando per far emergere l'indole da combattente che giace sepolta in lui. 
Firth e Rush sono meravigliosi e un applauso va anche ai doppiatori italiani (anche se ora ho la curiosità di rivedere il film in lingua originale). Io ho scritto troppo, quindi concludo: andate a vederlo, non ve ne pentirete. 
Il film profuma di Londra, Windsor e "britishness"... E allora di cosa parlare se non di ? Vi lascio con le indicazioni dello scrittore George Orwell, un vero fanatico del té, per la corretta preparazione di questa bevanda:

Chi sta slurpando il tè? Riconosciuto?
Qui invece trovate una guida completa ai tipi di té, alla loro provenienza e su come prepararli e gustarli in base alle varietà, curata da Arte del Ricevere
Infine, una piccola selezione molto chic, con tè speciali ideali per un pensiero di San Valentino!

Opulence Darjeeling Castlelton Muscatel tea, da Harrods
Il tè dell'amore di Kusmi Tea
Valentine's Tea Blend, di Harney's & Sons
Ancora Kusmi Tea, questa volta nella miscela
stimolante di tè verde, mate e spezie

domenica 5 dicembre 2010

Nowhere boy, il giovane Lennon tra chitarre e fish&chips



Venerdì è uscito nelle sale italiane Nowhere Boy (regia di Sam Taylor-Wood), il film che ripercorre l'adolescenza di John Lennon, gli anni prima che, insieme con l'amico Paul McCartney, costituisse i Beatles e si trasformasse in una leggenda. Avvertenza: chi si aspetta un film infarcito di riferimenti musicali o di "dietro le quinte" sulle canzoni, resterà deluso. Chi spera di trovare la prova provata, l'epifania della genialità di Lennon, resterà ugualmente deluso. Nowhere Boy, semmai, sfronda il mito per restituirci, semplicemente, un ragazzo. Un ragazzo che dietro una corazza di sfrontatezza, strafottenza e spregiudicatezza, nasconde un animo fragile e profondamente toccato dalle proprie vicende familiari: dalla morte dello zio George, unica figura simile a un padre che John conosca; da zia Mimi, che vorrebbe educarlo al classico contegno inglese e lotta per lui contro la sorella, ai suoi occhi madre indegna. E da questa madre, Julia, che dopo anni di assenza all'improvviso torna nella vita di John e come un uragano la sconvolge, con entusiasmi esagerati alternati a vortici di tristezza o con il suo ammiccare di fronte agli amici, il suo parlare di sesso e rock'n'roll e le cene improvvisate a base di fish & chips nella carta assorbente. Se vi interessa la storia di un ragazzo "con la fame", che si fa strada attraverso l'adolescenza e arriva ai confini della vita adulta grazie alla musica, allora Nowhere Boy vi piacerà. Nel frattempo, ecco la ricetta per preparare voi stessi i fish & chips della migliore tradizione inglese. 

foto da http://www.londra.at/web/it/londra/
Fish & chips per 4 persone.
800 gr di filetti di merluzzo deliscati
succo di 1 limone
salsa Worchester
1 cucchiaio di senape
1 chilo di patate
Per la pastella: 
200 gr di farina 00,
2 uova,
1 cucchiaio di zucchero,
mezzo cucchiaino di sale,
6 cucchiai di acqua gasata,
6 cucchiai di birra,
6 cucchiai di latte

Il segreto dei fish & chips sta nella particolare pastella, molto corposa. Per prepararla bisogna sbattere i tuorli di uovo con la birra, lo zucchero, il sale, l'acqua e il latte. A questo punto incorporate la farina setacciata, pian piano per non creare grumi: dovrà risultare un composto omogeneo e liscio, che farete riposare mezz'oretta. Alla fine, montate gli albumi e uniteli alla pastella. Marinate i filetti di pesce in una salsa fatta con senape, succo di limone e salsa Worchester. Scolateli e immergeteli nella farina e poi nella pastella. Friggeteli in olio di semi finché non sono dorati. Il pesce va accompagnato a patate fritte tagliate spesse. 

Gossip. L'attore che fa John Lennon si chiama Aaron Johnson, ha 20 anni ed è in questo momento al cinema anche con il film Kick-Ass. Ma soprattutto, sta con la regista Sam Taylor-Wood incontrata sul set di Nowhere Boy, classe 1967; e lei ora è incinta. Mah. Misteri dell'amore (?). Vi invito a vedere la loro foto insieme su IMDB.

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