giovedì 25 aprile 2013

New York: a food guide. Cosa e dove mangiare nella City

Manhattan vista da Brooklyn

Eccomi qua, sono tornata! Dov'ero finita? Prima scarseggiava l'ispirazione culinaria, poi c'erano tante cose da fare e soprattutto la settimana scorsa sono stata in vacanza a New York!
Una gita nella Grande Mela, con una cara amica, per andare a trovare un'altra cara amica che da quasi tre anni ormai abita là. La prima volta negli States, la prima volta a New York, la seconda volta che mentre sono in viaggio c'è un allarme terroristico (stavolta a Boston, la bomba è esplosa mentre noi ignare ci godevamo la vista dall'Empire State building... nel 2006 era stato a Londra: ero lì per lavoro, fermarono un terrorista a Heatrow e chiusero l'aeroporto per mezza giornata).
A parte questa parentesi di preoccupazione, è stato tutto meraviglioso, eccitante, energico e ricco di emozione. In questo post, però, voglio parlare solamente di cibo! Perché di film su New York ne abbiamo già parlato qui, quindi è tempo di dedicarci alle delizie che potrete assaggiare se andate nella città che non dorme mai.

1) Clam Chowder e sushi


La clam chowder è una zuppa di vongole buonissima che abbiamo assaggiato in una pescheria/ ristorante chiamata Lobster Place all'interno del Chelsea Market, il mercato coperto ricavato dell'ex fabbrica dei biscotti Oreo, nel quartiere di Chelsea. Esistono diverse versioni di clam chowder, contengono tutte vongole, ma in base all'origine geografica si arricchiscono di diversi ingredienti. Noi abbiamo assaggiato un bicchierino della Manhattan clam chowder, che era fatta con pomodoro, brodo, prezzemolo: buona, tipo il nostro guazzetto, ma quella veramente ottima e che infatti abbiamo scelto era la New England clam chowder, che contiene patate, erba cipollina e sicuramente panna e latte. Si mangia accompagnata dagli oyster crackers, piccoli crackers rotondi somiglianti a ostriche da tuffare nella zuppa. Il vassoietto che vedete accanto alla zuppa era un roll di maki freschissimi preparato al momento in pescheria. Costo di zuppa, sushi e una bottiglietta di acqua intorno ai 17 dollari (13 euro).


The Lobster Place
Chelsea Market
75 Ninth Avenue
New York, NY 10011

http://www.lobsterplace.com/


2) Sua maestà l'hamburger


Nel nostro viaggio non poteva mancare la tappa culinaria a base di hamburger. Noi l'abbiamo mangiato tre volte in una settimana. La prima volta nel quartiere Red Hook di Brooklyn, in un locale carino in stile pub inglese, con i mattoncini rossi, dal nome Hope & Anchor: hamburger buono, bello grande, ma con cipolla rinsecchita che ho tolto e patatine d'accompagnamento così così. Poi c'è stato Burger Joint, un'esperienza assurda come solo in America: entrate all'interno dell'hotel Le Parker Meridien e a metà della hall vedrete un tendone rosso. Lì comincia la fila per uno degli hamburger più buoni della città. Burger Joint è una specie di bettola preesistente all'hotel e lì è rimasta, con solo l'insegna al neon ad indicarla. Ma i newyorkesi la conoscono bene, infatti conviene andare sul presto o molto tardi (come suggerisce la Lonely Planet) per non trovare molta fila. Ah, idee chiare su quello che volete ordinare: potete compilare un foglietto oppure ricordare bene cosa ci volete dentro (verdura, salse etc) e come lo volete cotto, se esitate troppo vi mandano in fondo alla fila (ma non è vero, è solo terrorismo psicologico per spingere la gente a fare veloce). Hamburger ottimo, patatine perfette. L'ultima sera abbiamo tentato con Shake Shack, chioschetto nel centro del parco di Madison Square, ma avevamo solo un'oretta e la lunga fila ci ha spinto ad andare via prima di aver assaggiato un altro tra i burgers più rinomati della città: peccato! Ma in questo modo abbiamo potuto vedere il Top of the rock by night e poi, manco a dirlo, ci siamo rifugiate per la seconda volta da Burger Joint (che era vicino) e che anche nel bis non ci ha deluso!

Burger Joint
c/o Le Parker Meridien
119 West 46th Street
Manhattan - New York

Shake Shack
Southeast corner Madison Square Park
near Madison Ave and East 23rd Street
Manhattan - New York
ci sono anche diverse altre location in città, 
ma questa è stata la prima

Hope & Anchor
347 Van Brunt Street
Red Hook - Brooklyn (NY)



3) Lobster, crab and shrimp rolls!


All'uscita dal Metropolitan Museum ci siamo dirette da Luke's Lobster nell'Upper East Side, ma è una catena che potete trovare in diverse zone della città. Fanno i famosi lobster rolls, che sono composti da un pezzo di panino (buns) leggermente scaldati, spalmati con leggero velo di maionese, burro al limone e spezie e riempiti con aragosta, granchio o gamberetti semplicemente bolliti e freddi, nello stile del Maine, dove si pescano i crostacei più buoni e freschi che poi arrivano sulle tavole di New York. Nella foto vedete un menu Taste of Maine, composto da 3 mezzi roll con gamberetti, aragosta e granchio. Noi ne abbiamo ordinato uno e lo abbiamo diviso, perché pensavamo fosse più grande dato il costo (20 dollari, comprendente 1 bibita e un pacchetto di patatine -sì, quelle del sacchetto) invece è la dose giusta per uno solo. I rolls comunque sono buoni, se devo consigliarvi prendete granchio o aragosta (che a NY nei mesi estivi, quando è di stagione, dovrebbe essere più cheap). Forse un po' caro rispetto alla media, considerato che non è un ristorante ma uno shack, un posto dove prendere qualcosa, consumare velocemente e poi via. La clam chowder che al Lobster's place costava tipo 4 dollari in versione small e fino a 6 nelle cup più grandi, qui veniva 8 (ma non l'ho presa e non so dire se la dose era maggiore).

Luke's Lobster
Upper East Side
242 East 81st Street
http://lukeslobster.com/
sul sito trovate altre location in città

3) Cheesecake


Quelle bestie di fettone che vedete nella foto sono le dosi di cheesecake che servono al ristorante Junior's a Brooklyn, un classico diner's famoso proprio per le torte al formaggio. Noi abbiamo preso Apple crumb cheesecake e Raspberry swirl cheesecake: sono state la nostra colazione e non abbiamo pranzato, quel giorno. Veramente enormi, ma continuavamo a mangiare. Decisamente diverse dalle cheesecake italiane: non so se sia per il formaggio che usano, ma erano un'altra cosa rispetto a quello che si trova qui, sia per consistenza che per sapore. Non meglio o peggio, ma proprio diverse. Da provare. Una fetta costa 7 euro (ma si divide in due tranquillamente).

Junior's
386 Flatbush Avenue EXT
Brooklyn, New York 11201

http://www.juniorscheesecake.com/
(ci sono location anche a Manhattan, zona Times Square e Grand Central)


3) Cupcakes e biscotti


Non sono mai stata una grande fan dei cupcakes e ho sempre pensato che il buttercream frosting mi facesse venire la nausea. Finché non ho assaggiato la red velvet cupcake di Magnolia Bakery! Dimenticate quelle guarnizioni pesanti che spesso si trovano nelle wannabe-American bakery di Milano, lì il frosting è spatolato a mano da ragazze bravissime, senza troppi fronzoli, ed è come addentare una nuvola. Il cupcake poi era soffice e delizioso, buonissimo! Di bakery ne vedrete moltissime altre, se la vostra passione sono i cookies andate al Chelsea market da Eleni's: potrete comprare delle scatoline di biscotti con chocolate chips, butterscotch, pink sugar, cookies decorati e molto altro (da mangiare o regalare).

Magnolia Bakery
1240 Avenue of the Americas (corner of 49th and 6th Avenue) 
New York NY 10020
altre locations sul sito 

Eleni's 
75 9th Avenue
New York, NY 10011


 5) Pastrami sandwich


Katz's Delicatessen è un luogo cult a New York, un'istituzione aperta nel lower East side dal 1888. Lì si è svolta la famosa scena dell'orgasmo simulato da Meg Ryan in Harry ti presento Sally. La specialità è il panino con il pastrami, che viene servito con mostarda e cetriolini. Il pastrami è una preparazione di origine ebraica dei Balcani e Medio Oriente composta di carne speziata che viene trattata in diversi modi (prima in salamoia, poi essiccata, affumicata e cotta a vapore). Io l'ho trovata buonissima. Quel panozzo nella foto l'abbiamo diviso in due per cena, per noi è stato abbastanza, ma dipende dalla vostra fame e da cosa avete mangiato a pranzo! 

Katz's Delicatessen
205 East Houston Street (corner of Ludlow St)
New York City, 10002

6) Frutti esotici o meglio asiatici e ristorante vietnamita


Serata a Chinatown: prima ci siamo fatte attirare da questa bancarella di frutti asiatici e abbiamo speso uno sproposito per due red dragon fruits (quelli rossi, si aprono a metà e si mangia l'interno con il cucchiaino, la polpa è bianca con i semini neri, somiglia al kiwi anche come sapore) e delle mele cinesi (quelle rosa che vedete nella foto in basso a sinistra, nell'angolo destro) che invece non sapevano assolutamente di nulla! Il consiglio, comunque, è guardare e non comprare. :-)
Poi siamo state al ristorante Pho Viet, ma non ho fatto foto. Abbiamo mangiato diverse cosine come Vietnamese spring rolls (che contengono carne), green papaya salad with beef, un granchio fritto pescato nel momento dell'anno in cui muta la corazza e quindi è tutto morbido e si mangia intero, varie verdurine. Tutto buono, siamo state invitate quindi non so il costo ma credo che con circa 25 dollari a testa si mangi.

Pho Viet Huong
73 Mulberry Street
New York, NY 10013

http://www.phoviethuong.com/


7) Supermercato americano, ovvero delizie e orrori del consumismo


Abbiamo scoperto che a New York la frutta e la verdura viene ordinata in file perfette che formano muraglie ordinatissime. Il muro di broccoli e le arance qui sopra (da Fairway) ve ne danno un'idea. Wholefood's, catena "fighetta", per così dire, c'è anche un super reparto di fresco dove puoi comporti le tue insalate o comprare piatti cucinati. Lì abbiamo comprato "sfuse" delle noci pecan (che buone!) e un mix di cereali Omega3, ho trovato l'estratto di vaniglia di Tahiti e diversi mix di spezie. Ma anche quell'obbrobrio di pizza "pepperoni" take & bake e le chocolate stuffed crepes confezionate... aiuto!!

Wholefood's
Fairway

Spero che queste dritte culinarie vi siano utili se avete in programma un viaggio nella Grande mela, per ora vi saluto con qualche fotina! A presto!!


Bryant Park

Times Square

Panorama dall'Empire State Building

In Central Park

Tra le vie di Brooklyn

sabato 30 marzo 2013

My mad fat diary: anni 90 in salsa british, tra junk food e brit pop



Se vi è piaciuto The Perks of Being a Wallflower (Noi siamo infinito) non potete perdervi la miniserie britannica My Mad Fat Diary, diario semiserio dei problemi di Rae, una sedicenne inglese obesa e reduce da quattro mesi di ospedale psichiatrico che tenta di conquistarsi una vita normale, nel Lincolnshire del 1996. Una vita che comprenda quindi un gruppo di amici, musica, feste, concerti e ovviamente avventure romantiche (e sessuali). Il tutto con l'aiuto terapeutico di un diario. 
Ma Rae deve fare i conti con qualche ostacolo: una situazione stravagante in casa, con una madre single che nasconde in casa l'amante tunisino immigrato illegalmente; una migliore amica carina e popolare, Chloe, che è ignara del suo breakdown mentale e che pensa sia stata in Francia per qualche mese; la terapia con il dottor Kester, che pur aiutandola le ricorda in continuazione di essere diversa dagli altri; e poi l'essere obesa. Perché anche sei sei spiritosa, divertente e intelligente, a 16 anni se pesi 100 chili i ragazzi difficilmente si accorgono di te. L'accettazione di sè, il coraggio di uscire dalla "comfort zone" e l'ardire di provare a ottenere ciò che si vuole si mescolano quindi a momenti di autocompatimento, invidia, semplice sconforto e debolezza. Non pensate però di trovarvi di fronte a un drammone strappalacrime: nei sei episodi della serie Rae affronta le sue paure sempre ironizzando e dissacrando ogni cosa grazie anche al diario, che diventa una voce narrante senza filtri, e si conquista con coraggio un posto nella vita della sua cittadina, superando sempre più i suoi limiti.








Perla vera della serie è la colonna sonora espressione degli anni d'oro del brit pop, dove dominano su tutti Oasis e Blur, affiancati da  Radiohead, Stone Roses, Suede, Verve, Prodigy, Pulp, Beck, Garbage, No Doubt, Bjork, Charlatans. Il tutto condito con pezzi che riemergeranno da angoli dimenticati del vostro cervello (parlo degli Ash, dei Fun lovin criminals, della canzone Spacemen dei mai più pervenuti Babylon Zoo (?!), di Children di Robert Miles e Born Slippy di Underworld -e dai che le avete ballate tutti!- e perfino Mr Boombastic di Shaggy e la macarena. Two thumbs up!


Rae è una ragazza grassa. Essere grassa è uno dei suoi problemi e al tempo stesso è la manifestazione esteriore di ferite più profonde. Chi è grasso o è stato grasso sa cosa intendo: non si è mai abbastanza magri per smettere di essere ciccioni, fuori e dentro. L'insicurezza e l'odio della propria immagine nello specchio probabilmente non andranno mai via, ma si impara a conviverci, con quel senso di inadeguatezza, e magari a superarlo un pezzetto di più, giorno dopo giorno.
Quando è triste Rae si abbuffa di nascosto rubando i peggiori snack dalla dispensa di casa (che la madre, ugualmente golosa, stipa in un armadietto apposito).. rappresentata come una specie di altare al Dio dei dolci! 



E voi, cosa fate quando siete tristi? Avete un comfort food che vi rimette al mondo? Un junk food che normalmente evitate e che, quando ci vuole, vi concedete senza ritegno? Raccontatemelo! :)

mercoledì 20 marzo 2013

Milk... addio!

Sto forse parlando del film di Gus Van Sant del 2008, con Sean Penn nei panni di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto a una carica politica negli USA? No.



Quando parlo di milk intendo proprio il latte, quello bianco che si beve a colazione.



Ho scoperto di essere intollerante al latte e ai derivati.
Io, che inizio la giornata con una tazza di latte e caffè.
Io, che come merenda mangio lo yogurt.
Io, che quando in un dolce ci vuole il burro, ci vuole il burro.
Io, che ho un amore per i formaggi che manco i topi.
O forse proprio per tutti questi motivi.
Sta di fatto che, dopo aver constatato che la mia allergia alla polvere è tornata a livelli acuti, ho voluto fare un test anche per controllare che non ci fossero problemi alimentari a darle man forte, facendomi sentire più stanca, gonfia e soggetta a dermatite. E ho scoperto questo e magari il latte fa la sua parte. Allora da oggi in poi inizierò un percorso di "svezzamento" per tornare a tollerare i latticini. Il che significa che potrò mangiare alimenti contenenti latte o derivati solo 2 giorni, non consecutivi a settimana.
Insomma ciao ciao tazza di latte, ciao ciao yogurt greco colato con miele e frutta. E che problema c'è, direte voi, sembra facile: ma il latte è dentro in una marea di alimenti confezionati che manco ve li immaginate. Crackers conditi, wafer e biscotti, cioccolato, salumi cotti come wurstel e mortadella ma anche nel salame.
E poi per colazione di certo non posso mangiare i cereali nel tè, quindi urge provare ricette di torte semplici e biscotti senza latte e senza burro, per fare colazione. Le uova sì, posso mangiarle, ma non è che mi posso preparare il pan di spagna per colazione (in realtà non è una cattiva idea forse?) o mangiare amaretti o savoiardi alle 7 di mattina (come indica l'elenco di alimenti OK).
Ok, c'è il latte vegetale, lo proverò.. ma l'ho già preso qualche volta e non mi piace. Cioè, ok al latte di riso nel ciambellone, mica tanto ok alla tazza di latte di riso da sorseggiare... o comunque non spesso!  Attendo quindi le vostre ricette, mi salveranno la vita!



Nel frattempo, se siete incuriositi dall'altro Milk, quello di Sean Penn e non l'avete visto, vi consiglio di recuperarlo. Il film è stato candidato a ben otto statuette nel 2009, portandosi a casa l'Oscar a Penn come miglior attore protagonista e quello per miglior sceneggiatura originale.
Il film racconta gli otto anni, tra il 1970 e il 1978, della vita politica di Harvey Milk, primo omosessuale dichiarato a diventare consigliere della città di San Francisco. Milk si batté per i diritti dei gay, prima di essere assassinato assieme al sindaco della città George Moscone da un ex consigliere omofobo. Il film si snoda tra l'impegno pubblico e civile di Milk e la sua vita privata, piuttosto movimentata e fatta di storie più o meno felici, come quella con il grande amore Scott Smith, interpretato da James Franco.




Nel film ci sono anche parecchie effusioni tra i due e devo ammettere che fanno un po' strano.. soprattutto considerato che entrambi sono considerati attori sex symbol! Perlomeno Franco, perché per me Penn con quella faccia da Pinocchietto invecchiato ha la sensualità di un merluzzo. Comunque, considerazioni sul fascino degli attori a parte, troverete un bel biopic su un personaggio positivo che si batteva per diritti che ancora oggi non sono del tutto conquistati!

E tornando al latte, vi saluto con questa canzone dei Blur che ha per protagonista.. un cartone di milk! Aspetto ricette...

domenica 17 marzo 2013

Pain d'epices. E l'amore secondo Audiard




Assaggiai per la prima volta il pain d'epices da mia zia, quando ero una bambina. Lei, estimatrice della Francia e della sua cucina, ogni tanto lo comprava e lo serviva con il tè per merenda. Anzi, credo che lo compri anche ora. Ce n'è uno della Céréal che non è affatto male. A casa mia invece non andava molto: evidentemente ero l'unica a essersi innamorata di questo pane speziato e appiccicoso! Si tratta di un dolce a base di miele (tanto miele), insaporito dalle spezie (tante spezie!), senza alcun tipo di grasso aggiunto: niente uova, niente burro, niente olio. C'è solo un po' di latte, che può essere tranquillamente sostituito da latte di soja o riso.
Inoltre, la farina integrale (nella ricetta originale va anche una parte di farina di segale, che però non ho trovato al super) lo rende ancora più sano e benefico. E in questo momento di detox, per quanto mi riguarda, è l'unica opzione di dolce concessa.
In Francia è considerato un prodotto da consumare nel periodo natalizio, quindi potrebbe essere un po' fuori stagione ora.. ma insomma le temperature sono ancora freddine e poi quando è arrivato il pacco di Rigoni di Asiago con 6 vasetti di meravigliosi tipi di miele bio, ho subito pensato che era il momento giusto per provare a fare il pain d'epices! E allora eccolo qui:



Pain d'epices
Ingredienti
400 grammi di farina integrale
100 grammi di farina 00
300 grammi di Mielbio Rigoni di Asiago
200 grammi di Miele di Tiglio Rigoni di Asiago
250 ml di latte parzialmente scremato
2 cucchiai di spezie miste tra cannella, zenzero, chiodi di garofano, noce moscata
2 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
1 cucchiaino di lievito
1 punta di bicarbonato

In una terrina setacciate la farina con lievito, bicarbonato e spezie. In un pentolino scaldate il latte fino a portarlo a ebollizione, nel frattempo versate il miele in una terrina di ceramica. Versate il latte caldo sul miele e mescolate finché il miele non sarà completamente sciolto.  A questo punto potete aggiungere la farina: mescolate energicamente per evitare la formazione di grumi, fino a ottenere un composto omogeneo. Prendete uno stampo da plumcake rivestito di carta da forno bagnata e strizzata, versate il composto nello stampo e infornate a 170 gradi per circa 45 minuti.



Restiamo in Francia per parlare di un film che mi ha colpito molto. Avete presente quando in Pretty Woman la vecchietta chiede a Julia Roberts se l'Opera le è piaciuta e lei risponde: "Mi si sono attorcigliate le budella?" Ecco, è esattamente quello che è successo a me vedendo Un sapore di ruggine e ossa, di Jacques Audiard, con Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts. Mi si sono attorcigliate le budella e se lo avete visto sapete anche perché. Per tutti gli altri, ecco dieci buoni motivi per vedere questo film presentato a Cannes il giugno scorso.


1. La trama riesce a sorprendere e tenere in sospeso, con un intreccio così studiato da sembrare, paradossalmente, del tutto realistico.

2. E' un film drammatico, ma non patetico.

3. E' anche un film d'amore, ma diverso da quelli a cui siete abituati.

4. I personaggi sono ultimi, emarginati, presi a calci dalla vita in modi diversi, che però a un certo punto riescono incredibilmente a trovare la forza di andare avanti. Nessuno è un eroe, nessuno è perfetto, nessuno è cattivo.

5. La disabilità della protagonista non è sfruttata come espediente strappalacrime per commuoverci. C'è il racconto di una tragedia personale che diventa il punto di partenza da cui si può e si deve andare avanti. Anche grazie a qualcuno che non compatisce, ma c'è e basta.



6. Marion Cotillard. Non so se vi ho già detto che la adoro. In primis fisicamente, con quella sua grazia ed eleganza innata, quel fisico sottile ma femminile e il viso dolce ed espressivo. E poi come attrice. Qui non si smentisce: naturale, intensa, con uno sguardo ti apre un mondo.
Interpreta Stephanie, una bella istruttrice di orche marine che subisce un incidente proprio nel parco acquatico dove lavora e perde entrambe le gambe dal ginocchio in giù. Tocca il fondo, per poi risalire grazie al complicato rapporto con Ali.



7. Matthias Schoenaerts. Attore belga che non conoscevo, davvero notevole per la sua capacità di ritrarre il protagonista Ali, un giovane ragazzo padre che lascia il Belgio con il suo bambino per raggiungere la sorella in Costa Azzurra. Ali non si è mai occupato prima del figlio, non sa fare molto nella vita, se non combattere a boxe. E' esuberante, inguaiato, istintivo, incapace di esprimere i propri sentimenti e per questo sempre alla ricerca di uno sfogo a livello fisico. Si piazza a casa della sorella e inizia a mantenersi con lavoretti come la guardia notturna o il buttafuori in discoteca. Qui conosce Stephanie, con la quale subito si un legame fuori da ogni schema, che si intensificherà dopo l'incidente di lei. Per questo ruolo Schoenaerts ha vinto il premio Cesar 2013 come miglior promessa del cinema francese.



8. Jacques Audiard: perché forse questo regista mi farà far pace con il cinema francese.

9. La Costa Azzurra. Chi non la ama? La storia è ambientata ad Antibes. Vi accorgerete del sole, del clima dolce e della luce che benedicono questa pellicola, quasi in contrapposizione all'ombra stesa sull'anima dei protagonisti.

10. La colonna sonora. Semplicemente perfetta in ogni situazione: si passa da musiche strumentali alle note sofferte di Bon Iver, da brani dance come il Magician remix di I follow rivers di Lykke Li) al successo pop Firework di Katy Perry.

Jacques Audiard, Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts a Cannes

Vi lascio con il trailer del film



lunedì 11 marzo 2013

Linzer torte a modo mio


Ve lo ricordate La principessa Sissi? E' uno dei film più ingannevoli della storia. Pare infatti che la sovrana Elisabetta di Baviera (sì, perché Sissi era una duchessa bavarese dalle guanciotte rosa, prima di infilarsi nei vestiti di raso che si confanno a una principessa) fosse una specie di depressa, fissata con la linea (era anoressica) e con la ginnastica da camera, oltre che con le lunghe passeggiate e le interminabili sessioni di equitazione. Aveva poco a che vedere con la dolce fanciulla dipinta dai lungometraggi con Romy Schneider. E' anche vero che la poveretta, vissuta libera dalle eccessive costrizioni fino ai 18 anni, dopo il matrimonio con l'imperatore Francesco Giuseppe venne catapultata presso la corte asburgica dove vigeva una rigida etichetta. La sua vitalità naturale venne repressa e la povera Sissi cadde presto vittima di crisi d'ansia e fissazioni. A questo si aggiunga la morte prematura della prima figlia, Sofia, e siamo a posto. 



Comunque sia, la trilogia dei film sulla principessa (il primo del 1955) fu un successo mondiale -la Rai non manca di trasmetterli tuttora almeno una volta l'anno (di solito ad agosto, per il ciclo i grandi classici o roba del genere)- e contribuì a rendere ancora più mitica la figura di questa principessa tanto amata (e al tempo stesso criticata). 
E io vi lascio con la ricetta di un dolce tipicamente austriaco, che profuma di frutta, burro, spezie e anche cacao. Forse piaceva anche alla principessa Sissi.. chi lo sa? E' una ricetta tradizionale e antichissima. Non me ne vogliano i puristi, perché questa mia versione differisce un po' da quella ortodossa. Ma il risultato è stato decisamente apprezzato e promosso, quindi la condivido con voi 
:-)



Linzer torte

Per la frolla
170 grammi di farina 00
150 grammi di farina di mandorle
150 grammi di burro
150 grammi di zucchero bianco
1 cucchiaino colmo di cacao
1/2 cucchiaino di cannella
2 tuorli d'uovo

Per il ripieno
1 confezione da 250 grammi di Fiordifrutta ai Lamponi (Rigoni di Asiago)
50 grammi di cioccolato fondente al 70% di cacao

Nella planetaria lavorare con frusta K il burro freddo con la farina setacciata insieme alla farina di mandorle. Aggiungere lo zucchero, il cacao, la cannella e infine i tuorli d'uovo. Appena il tutto si impasta, spegnete, appallottolate la frolla e avvolgetela nella pellicola. Lasciatela riposare per circa mezz'ora. Quando sarà pronta, stendete i due terzi dell'impasto con il mattarello e rivestite una tortiera imburrata del diametro 22 cm. Bucherellate il fondo. Versate all'interno un vasetto di Fiordifrutta ai lamponi e livellate bene. Spezzetate il cioccolato e spolverizzatelo sopra la marmellata. Stendete il rimanente impasto, con una speronella create delle strisce non troppo sottili e decorate la crostata. Infornate a 180 gradi per 40 minuti. Lasciate raffreddare, sformate e gustate!
Ps: il tocco del cioccolato all'interno è una mia aggiunta, ovviamente potete ometterla (ma come sapete cioccolato + lamponi = yum!!). Invece della farina di mandorle, potete usare mandorle tritate o, come da ricetta originale, nocciole tostate e tritate. Sarà ottima in entrambi i casi!

lunedì 25 febbraio 2013

And the winner is.. The Oscars' glamorous red carpet!

Daniel Day Lewis e Jennifer Lawrence, miglior attore e miglior attrice protagonista per l'Academy nel 2013

Basita dagli esiti delle politiche che si stanno delineando, preferisco non parlarne e mi butto sugli Oscar, che è meglio, come diceva Puffo Quattrocchi.
Avrete già letto tutti come sono andati. Io sono un po' stupita per il premio alla regia di Ang Lee, che personalmente non amo molto, mentre tutto sommato sono soddisfatta della scelta di Argo come best picture, per la gioia di Ben Affleck. Jennifer Lawrence e Anne Hathaway hanno portato a casa i loro telefonatissimi Oscar, la prima come protagonista de Il lato positivo, la seconda come non protagonista per la sua interpretazione di Fantine nei Miserabili, una che il lato positivo, pure a volerlo cercare, non poteva proprio trovarlo, porella.
Scontato anche il (terzo) Oscar per il miglior attore a Daniel Day Lewis, che ormai parla che pare un prete. Gli sarà rimasto addosso lo spirito epico di Lincoln, chi lo sa. Miglior non protagonista al mitico Christoph Waltz per il cacciatore di taglie di Django Unchained, film di Tarantino che si aggiudica la statuetta per la miglior sceneggiatura
Tra i cartoni, trionfa Brave, che, pare, non lo meritasse (non al top, per me, ma non ho visto gli altri cartoni in gara).
Come al solito, vi do il mio contributo con un po' di foto dal red carpet! 

Jennifer Lawrence
La trionfatrice di questa edizione sfoggia un Dior Couture bello come una nuvola, che però le è costato la caduta sulle scale andando a ritirare la statuetta. Tranquilla Jennifer, così sei risultata quasi simpatica


Jessica Chastain
Candidata per l'Oscar come protagonista di Zero Dark Thirty, la Chastain sfoggia una bellezza senza tempo e un'eleganza innata. Abito Armani Privé.


Ben Affleck e Jennifer Garner
La coppia più bella della serata? Ma ovviamente Ben Affleck e la moglie Jennifer Garner, prima di ricevere l'Oscar per miglior film con Argo. L'abito di Jennifer è di Gucci.


Naomi Watts
Naomi scintilla in un Armani Privé. L'australiana era candidata come miglior attrice per The Impossible


Helen Hunt
Anche lei è rimasta a bocca asciutta: era candidata per l'Oscar come non protagonista per The Sessions. Ok, rispetto alle altre non spicca certo per bellezza e poi è anche stagionatella: ma dovevo mostrarvi il suo abito. Helen ha fatto una scelta low budget e ha optato per un  vestito nientepopodimeno di.. H&M! Incredibile, no? Fa la sua porca figura (un po' stroppicciato ma va beh)! Certo, facile con quel grappolo di diamanti sul collo, direte voi...



Jennifer Aniston
Altra Jennifer, sempre bella ed elegante. Stavolta sfoggia un rosso Valentino. Wow!


Amy Adams
Candidata per l'Oscar come attrice non protagonista per The Master, Amy arriva in uno scenografico Oscar de la Renta. Vorrei essere una superstar solo per provare a indossare una cosa del genere!


Anne Hathaway
La miglior attrice non protagonista in Prada, con scintillanti gioielli di Tiffany. Notato le scarpe?



Charlize Theron
Charlize sembra voler insegnare alla Hathaway come si porta una chioma alla maschio. Che le vuoi dì, è perfetta. Forse un po' troppo compiaciuta della propria gnoccaggine. Algida, in Dior


Kerry Washington
La Broomilda di Django sfoggia un abito a sirena color pesca e ricco di ricami by Miu Miu: nice!



... e per finire rullo di tamburo, menzioni MA ANCHE NO per i look di:


1) Salma Hayek
Ok che sei bassa, ma farti il cipollone non ti farà sembrare alta come la Hathaway. E basta con quell'oro barocchissimo!
2) Halle Berry
No alle rigone e a quelle spalline Star Trek abbinate poi ai capelli sbarazzini. Halle, cambia stylist.
3) Kelly Osbourne
Il vestito non è neanche malissimo, ma quei capelli davvero non li capisco, vuole fare l'originale? Fa solo ca...are!
4) Kirsten Stewart
Dopo essere arrivata sul red carpet con le stampelle, s'è messa in posa. Peccato che sembra appena scesa dalla macchina di Kerouac. Capelli scarmigliati, occhi da sonno, vestito elegante che su di lei pare fatto di stracci: una scappata di casa!!! O no?

Attendo, come sempre,  i vostri commenti, le vostre preferite e s-preferite! :-)

domenica 24 febbraio 2013

Il lato positivo della vita (e dei biscotti integrali alle mandorle)


Il lato positivo. Non sempre è facile trovarlo nelle situazioni, certamente non per me che ho la tendenza a scoraggiarmi e a fare la conta delle sfighe che mi capitano. Per esempio, qual è il lato positivo dell'incriccamento che mi è sopraggiunto ieri sulla schiena, tra scapola e costole e che ancora adesso mi affligge? E il lato positivo dei chili presi dopo Natale, che mi costringeranno a stare a dieta di qui a non so quando (con impoverimento generale del livello culinario del blog :-))?
Difficile trovarne. Ma se ce la fa Pat, a.k.a. Bradley Cooper, che è reduce da otto mesi in un ospedale psichiatrico e a 35 anni suonati si ritrova mezzo matto, mollato dalla moglie e costretto a vivere a casa con mamma chioccia e padre disoccupato, scommettitore e superstizioso - da cui ha certamente ereditato certe tendenze ossessive- allora, beh, c'è speranza per tutti. E' un po' questo, forse, il messaggio che ci vuole affidare Il lato positivo, titolo originale Silver Linings Playbook, candidata in ben otto categorie per il premio Oscar di cui quattro sono per i protagonisti, Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, e i coprimari, Robert De Niro e Jackie Weaver.



Stanotte sapremo cosa porterà a casa, nel frattempo ha già vinto i premi come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attrice protagonista agli Independent Spirit Awards. Il film di David O. Russel è una commedia per modo di dire, perché non è che si rida proprio, si tratta più di un cross-genere tra dramma e commedia. Certamente però Il lato positivo è ricco di spirito, in grado di intrattenere e al tempo stesso di dare un messaggio di ottimismo pur parlando di temi "pesanti" come malattia mentale e lutto. E questo approccio dissacrante e ironico è sicuramente l'aspetto più coraggioso della pellicola: ci mostra che la malattia mentale è qualcosa di vicino, perché a ciascuno di noi potrebbe capitare di vivere un cortocircuito emozionale in grado di sradicare improvvisamente i nostri equilibri e farci barcollare. Ma al tempo stesso ci fa sembrare possibile anche uscirne, tornare a vivere, a sperare, a divertirsi, ad amare. 



La trama. Dopo essere stato ricoverato a causa di un tracollo nervoso in cui ha pestato a sangue l'amante della moglie, dopo averlo colto in flagrante sotto la doccia con la consorte, Pat, ex insegnante di liceo, torna nella vecchia casa dei suoi genitori. Adesso - pur mostrando ancora comportamenti da psicotico- si sforza di vedere il lato positivo nelle cose, non vuole arrendersi all'idea che il suo matrimonio sia finito ed è convinto di  poter ricominciare con l'ex moglie. Il suo obiettivo, quindi, è lavorare per migliorare se stesso. Fisicamente, andando a correre per dimagrire (non molto  credibile, dal momento che stiamo parlando di quel fisicato di Bradley Cooper) e culturalmente, leggendo i classici della letteratura preferiti dalla moglie e prima snobbati (salvo poi impazzire davanti al pessimismo cosmico di Hernest-fucking-Hemingway ).
Le cose, però, prendono una piega inaspettata quando sulla sua strada arriva Tiffany, giovane vedova di un poliziotto interpretata da Jennifer Lawrence, che dopo una fase autodistruttiva passata andando a letto un po' con chiunque, vede in Pat l'unica persona che, capendo il suo stato d'animo, può esserle amica e aiutarla a portare avanti un progetto che ha da tanto tempo: partecipare a una gara di ballo. 



A fare da sfondo c'è la famiglia un po' disfunzionale di Pat, con un De Niro che vive di scommesse sugli Eagles ed è convinto che guardare la partita con il figlio porti fortuna, e Jackie Weaver in versione mamma dolce e accomodante.
Il cast lavora benissimo, ho rivalutato Bradley Cooper (l'avevo visto solo in Notte da leoni, La verità è che non gli piaci abbastanza e forse qualche altra commediola inutile) che per me era solo un bel faccino, mentre Jennifer Lawrence conferma la sua fama di gran presenza scenica e naturalezza (anche se tutto questo entusiasmo attorno alla ragazza sinceramente a me comincia a molestare un po'... Sì, è bella e brava, ok, ma non è l'unica giovane attrice di talento sulla piazza!)
De Niro torna a recitare davvero e infatti rischia l'Oscar.
Al cinema esce il 7 marzo. Vi consiglio di guardarlo in lingua, il bello di questo film sta infatti nei dialoghi intensi e serrati e il doppiaggio, si sa, per quanto magnifico penalizza sempre.



Volendo applicare la filosofia del film, il lato positivo del maltempo che sta affliggendo l'Italia è che uno sta a casa e mette le mani in pasta (io, almeno). Ma volendo fare qualcosa di leggero leggero e avendo detto NO ai dolci per un po', eccetto a colazione dove i biscotti purché sani sono concessi, ho pensato di fare dei biscotti integrali, perché uno dei miei obiettivi è aumentare la dose di farine/cereali integrali a sfavore di quelle raffinate. Volete fare anche voi una colazione più sana, senza rinunciare a sfornare biscotti? Allora questa ricetta fa per voi. 



Biscotti integrali alle mandorle


150 grammi di farina integrale
100 grammi di farina di mandorle (o mandorle tritate finemente)
100 grammi di zucchero
50 grammi di burro
1 uovo
1 cucchiaino di lievito per dolci
essenza di mandorla
latte qb

Mettere tutti gli ingredienti nella planetaria (il burro tagliato a tocchetti). Azionare la frusta a K a velocità 1 per amalgamare e poi 2 per impastare. Appena si sarà formata una palla, spegnere, avvolgere nella pellicola e mettere in frigo a riposare per almeno un'ora. Trascorso il riposo, stendete l'impasto a uno spessore di circa 4-5 millimetri, ritagliate i biscotti della forma che preferite e cuocete in forno a 180 gradi pr 15 minuti. 



Questo post è dedicato alla mia amica Sara, che adora Bradley e tiferà perché lui abbia il suo primo Oscar. :-)

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