mercoledì 20 marzo 2013

Milk... addio!

Sto forse parlando del film di Gus Van Sant del 2008, con Sean Penn nei panni di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto a una carica politica negli USA? No.



Quando parlo di milk intendo proprio il latte, quello bianco che si beve a colazione.



Ho scoperto di essere intollerante al latte e ai derivati.
Io, che inizio la giornata con una tazza di latte e caffè.
Io, che come merenda mangio lo yogurt.
Io, che quando in un dolce ci vuole il burro, ci vuole il burro.
Io, che ho un amore per i formaggi che manco i topi.
O forse proprio per tutti questi motivi.
Sta di fatto che, dopo aver constatato che la mia allergia alla polvere è tornata a livelli acuti, ho voluto fare un test anche per controllare che non ci fossero problemi alimentari a darle man forte, facendomi sentire più stanca, gonfia e soggetta a dermatite. E ho scoperto questo e magari il latte fa la sua parte. Allora da oggi in poi inizierò un percorso di "svezzamento" per tornare a tollerare i latticini. Il che significa che potrò mangiare alimenti contenenti latte o derivati solo 2 giorni, non consecutivi a settimana.
Insomma ciao ciao tazza di latte, ciao ciao yogurt greco colato con miele e frutta. E che problema c'è, direte voi, sembra facile: ma il latte è dentro in una marea di alimenti confezionati che manco ve li immaginate. Crackers conditi, wafer e biscotti, cioccolato, salumi cotti come wurstel e mortadella ma anche nel salame.
E poi per colazione di certo non posso mangiare i cereali nel tè, quindi urge provare ricette di torte semplici e biscotti senza latte e senza burro, per fare colazione. Le uova sì, posso mangiarle, ma non è che mi posso preparare il pan di spagna per colazione (in realtà non è una cattiva idea forse?) o mangiare amaretti o savoiardi alle 7 di mattina (come indica l'elenco di alimenti OK).
Ok, c'è il latte vegetale, lo proverò.. ma l'ho già preso qualche volta e non mi piace. Cioè, ok al latte di riso nel ciambellone, mica tanto ok alla tazza di latte di riso da sorseggiare... o comunque non spesso!  Attendo quindi le vostre ricette, mi salveranno la vita!



Nel frattempo, se siete incuriositi dall'altro Milk, quello di Sean Penn e non l'avete visto, vi consiglio di recuperarlo. Il film è stato candidato a ben otto statuette nel 2009, portandosi a casa l'Oscar a Penn come miglior attore protagonista e quello per miglior sceneggiatura originale.
Il film racconta gli otto anni, tra il 1970 e il 1978, della vita politica di Harvey Milk, primo omosessuale dichiarato a diventare consigliere della città di San Francisco. Milk si batté per i diritti dei gay, prima di essere assassinato assieme al sindaco della città George Moscone da un ex consigliere omofobo. Il film si snoda tra l'impegno pubblico e civile di Milk e la sua vita privata, piuttosto movimentata e fatta di storie più o meno felici, come quella con il grande amore Scott Smith, interpretato da James Franco.




Nel film ci sono anche parecchie effusioni tra i due e devo ammettere che fanno un po' strano.. soprattutto considerato che entrambi sono considerati attori sex symbol! Perlomeno Franco, perché per me Penn con quella faccia da Pinocchietto invecchiato ha la sensualità di un merluzzo. Comunque, considerazioni sul fascino degli attori a parte, troverete un bel biopic su un personaggio positivo che si batteva per diritti che ancora oggi non sono del tutto conquistati!

E tornando al latte, vi saluto con questa canzone dei Blur che ha per protagonista.. un cartone di milk! Aspetto ricette...

domenica 17 marzo 2013

Pain d'epices. E l'amore secondo Audiard




Assaggiai per la prima volta il pain d'epices da mia zia, quando ero una bambina. Lei, estimatrice della Francia e della sua cucina, ogni tanto lo comprava e lo serviva con il tè per merenda. Anzi, credo che lo compri anche ora. Ce n'è uno della Céréal che non è affatto male. A casa mia invece non andava molto: evidentemente ero l'unica a essersi innamorata di questo pane speziato e appiccicoso! Si tratta di un dolce a base di miele (tanto miele), insaporito dalle spezie (tante spezie!), senza alcun tipo di grasso aggiunto: niente uova, niente burro, niente olio. C'è solo un po' di latte, che può essere tranquillamente sostituito da latte di soja o riso.
Inoltre, la farina integrale (nella ricetta originale va anche una parte di farina di segale, che però non ho trovato al super) lo rende ancora più sano e benefico. E in questo momento di detox, per quanto mi riguarda, è l'unica opzione di dolce concessa.
In Francia è considerato un prodotto da consumare nel periodo natalizio, quindi potrebbe essere un po' fuori stagione ora.. ma insomma le temperature sono ancora freddine e poi quando è arrivato il pacco di Rigoni di Asiago con 6 vasetti di meravigliosi tipi di miele bio, ho subito pensato che era il momento giusto per provare a fare il pain d'epices! E allora eccolo qui:



Pain d'epices
Ingredienti
400 grammi di farina integrale
100 grammi di farina 00
300 grammi di Mielbio Rigoni di Asiago
200 grammi di Miele di Tiglio Rigoni di Asiago
250 ml di latte parzialmente scremato
2 cucchiai di spezie miste tra cannella, zenzero, chiodi di garofano, noce moscata
2 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
1 cucchiaino di lievito
1 punta di bicarbonato

In una terrina setacciate la farina con lievito, bicarbonato e spezie. In un pentolino scaldate il latte fino a portarlo a ebollizione, nel frattempo versate il miele in una terrina di ceramica. Versate il latte caldo sul miele e mescolate finché il miele non sarà completamente sciolto.  A questo punto potete aggiungere la farina: mescolate energicamente per evitare la formazione di grumi, fino a ottenere un composto omogeneo. Prendete uno stampo da plumcake rivestito di carta da forno bagnata e strizzata, versate il composto nello stampo e infornate a 170 gradi per circa 45 minuti.



Restiamo in Francia per parlare di un film che mi ha colpito molto. Avete presente quando in Pretty Woman la vecchietta chiede a Julia Roberts se l'Opera le è piaciuta e lei risponde: "Mi si sono attorcigliate le budella?" Ecco, è esattamente quello che è successo a me vedendo Un sapore di ruggine e ossa, di Jacques Audiard, con Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts. Mi si sono attorcigliate le budella e se lo avete visto sapete anche perché. Per tutti gli altri, ecco dieci buoni motivi per vedere questo film presentato a Cannes il giugno scorso.


1. La trama riesce a sorprendere e tenere in sospeso, con un intreccio così studiato da sembrare, paradossalmente, del tutto realistico.

2. E' un film drammatico, ma non patetico.

3. E' anche un film d'amore, ma diverso da quelli a cui siete abituati.

4. I personaggi sono ultimi, emarginati, presi a calci dalla vita in modi diversi, che però a un certo punto riescono incredibilmente a trovare la forza di andare avanti. Nessuno è un eroe, nessuno è perfetto, nessuno è cattivo.

5. La disabilità della protagonista non è sfruttata come espediente strappalacrime per commuoverci. C'è il racconto di una tragedia personale che diventa il punto di partenza da cui si può e si deve andare avanti. Anche grazie a qualcuno che non compatisce, ma c'è e basta.



6. Marion Cotillard. Non so se vi ho già detto che la adoro. In primis fisicamente, con quella sua grazia ed eleganza innata, quel fisico sottile ma femminile e il viso dolce ed espressivo. E poi come attrice. Qui non si smentisce: naturale, intensa, con uno sguardo ti apre un mondo.
Interpreta Stephanie, una bella istruttrice di orche marine che subisce un incidente proprio nel parco acquatico dove lavora e perde entrambe le gambe dal ginocchio in giù. Tocca il fondo, per poi risalire grazie al complicato rapporto con Ali.



7. Matthias Schoenaerts. Attore belga che non conoscevo, davvero notevole per la sua capacità di ritrarre il protagonista Ali, un giovane ragazzo padre che lascia il Belgio con il suo bambino per raggiungere la sorella in Costa Azzurra. Ali non si è mai occupato prima del figlio, non sa fare molto nella vita, se non combattere a boxe. E' esuberante, inguaiato, istintivo, incapace di esprimere i propri sentimenti e per questo sempre alla ricerca di uno sfogo a livello fisico. Si piazza a casa della sorella e inizia a mantenersi con lavoretti come la guardia notturna o il buttafuori in discoteca. Qui conosce Stephanie, con la quale subito si un legame fuori da ogni schema, che si intensificherà dopo l'incidente di lei. Per questo ruolo Schoenaerts ha vinto il premio Cesar 2013 come miglior promessa del cinema francese.



8. Jacques Audiard: perché forse questo regista mi farà far pace con il cinema francese.

9. La Costa Azzurra. Chi non la ama? La storia è ambientata ad Antibes. Vi accorgerete del sole, del clima dolce e della luce che benedicono questa pellicola, quasi in contrapposizione all'ombra stesa sull'anima dei protagonisti.

10. La colonna sonora. Semplicemente perfetta in ogni situazione: si passa da musiche strumentali alle note sofferte di Bon Iver, da brani dance come il Magician remix di I follow rivers di Lykke Li) al successo pop Firework di Katy Perry.

Jacques Audiard, Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts a Cannes

Vi lascio con il trailer del film



lunedì 11 marzo 2013

Linzer torte a modo mio


Ve lo ricordate La principessa Sissi? E' uno dei film più ingannevoli della storia. Pare infatti che la sovrana Elisabetta di Baviera (sì, perché Sissi era una duchessa bavarese dalle guanciotte rosa, prima di infilarsi nei vestiti di raso che si confanno a una principessa) fosse una specie di depressa, fissata con la linea (era anoressica) e con la ginnastica da camera, oltre che con le lunghe passeggiate e le interminabili sessioni di equitazione. Aveva poco a che vedere con la dolce fanciulla dipinta dai lungometraggi con Romy Schneider. E' anche vero che la poveretta, vissuta libera dalle eccessive costrizioni fino ai 18 anni, dopo il matrimonio con l'imperatore Francesco Giuseppe venne catapultata presso la corte asburgica dove vigeva una rigida etichetta. La sua vitalità naturale venne repressa e la povera Sissi cadde presto vittima di crisi d'ansia e fissazioni. A questo si aggiunga la morte prematura della prima figlia, Sofia, e siamo a posto. 



Comunque sia, la trilogia dei film sulla principessa (il primo del 1955) fu un successo mondiale -la Rai non manca di trasmetterli tuttora almeno una volta l'anno (di solito ad agosto, per il ciclo i grandi classici o roba del genere)- e contribuì a rendere ancora più mitica la figura di questa principessa tanto amata (e al tempo stesso criticata). 
E io vi lascio con la ricetta di un dolce tipicamente austriaco, che profuma di frutta, burro, spezie e anche cacao. Forse piaceva anche alla principessa Sissi.. chi lo sa? E' una ricetta tradizionale e antichissima. Non me ne vogliano i puristi, perché questa mia versione differisce un po' da quella ortodossa. Ma il risultato è stato decisamente apprezzato e promosso, quindi la condivido con voi 
:-)



Linzer torte

Per la frolla
170 grammi di farina 00
150 grammi di farina di mandorle
150 grammi di burro
150 grammi di zucchero bianco
1 cucchiaino colmo di cacao
1/2 cucchiaino di cannella
2 tuorli d'uovo

Per il ripieno
1 confezione da 250 grammi di Fiordifrutta ai Lamponi (Rigoni di Asiago)
50 grammi di cioccolato fondente al 70% di cacao

Nella planetaria lavorare con frusta K il burro freddo con la farina setacciata insieme alla farina di mandorle. Aggiungere lo zucchero, il cacao, la cannella e infine i tuorli d'uovo. Appena il tutto si impasta, spegnete, appallottolate la frolla e avvolgetela nella pellicola. Lasciatela riposare per circa mezz'ora. Quando sarà pronta, stendete i due terzi dell'impasto con il mattarello e rivestite una tortiera imburrata del diametro 22 cm. Bucherellate il fondo. Versate all'interno un vasetto di Fiordifrutta ai lamponi e livellate bene. Spezzetate il cioccolato e spolverizzatelo sopra la marmellata. Stendete il rimanente impasto, con una speronella create delle strisce non troppo sottili e decorate la crostata. Infornate a 180 gradi per 40 minuti. Lasciate raffreddare, sformate e gustate!
Ps: il tocco del cioccolato all'interno è una mia aggiunta, ovviamente potete ometterla (ma come sapete cioccolato + lamponi = yum!!). Invece della farina di mandorle, potete usare mandorle tritate o, come da ricetta originale, nocciole tostate e tritate. Sarà ottima in entrambi i casi!

lunedì 25 febbraio 2013

And the winner is.. The Oscars' glamorous red carpet!

Daniel Day Lewis e Jennifer Lawrence, miglior attore e miglior attrice protagonista per l'Academy nel 2013

Basita dagli esiti delle politiche che si stanno delineando, preferisco non parlarne e mi butto sugli Oscar, che è meglio, come diceva Puffo Quattrocchi.
Avrete già letto tutti come sono andati. Io sono un po' stupita per il premio alla regia di Ang Lee, che personalmente non amo molto, mentre tutto sommato sono soddisfatta della scelta di Argo come best picture, per la gioia di Ben Affleck. Jennifer Lawrence e Anne Hathaway hanno portato a casa i loro telefonatissimi Oscar, la prima come protagonista de Il lato positivo, la seconda come non protagonista per la sua interpretazione di Fantine nei Miserabili, una che il lato positivo, pure a volerlo cercare, non poteva proprio trovarlo, porella.
Scontato anche il (terzo) Oscar per il miglior attore a Daniel Day Lewis, che ormai parla che pare un prete. Gli sarà rimasto addosso lo spirito epico di Lincoln, chi lo sa. Miglior non protagonista al mitico Christoph Waltz per il cacciatore di taglie di Django Unchained, film di Tarantino che si aggiudica la statuetta per la miglior sceneggiatura
Tra i cartoni, trionfa Brave, che, pare, non lo meritasse (non al top, per me, ma non ho visto gli altri cartoni in gara).
Come al solito, vi do il mio contributo con un po' di foto dal red carpet! 

Jennifer Lawrence
La trionfatrice di questa edizione sfoggia un Dior Couture bello come una nuvola, che però le è costato la caduta sulle scale andando a ritirare la statuetta. Tranquilla Jennifer, così sei risultata quasi simpatica


Jessica Chastain
Candidata per l'Oscar come protagonista di Zero Dark Thirty, la Chastain sfoggia una bellezza senza tempo e un'eleganza innata. Abito Armani Privé.


Ben Affleck e Jennifer Garner
La coppia più bella della serata? Ma ovviamente Ben Affleck e la moglie Jennifer Garner, prima di ricevere l'Oscar per miglior film con Argo. L'abito di Jennifer è di Gucci.


Naomi Watts
Naomi scintilla in un Armani Privé. L'australiana era candidata come miglior attrice per The Impossible


Helen Hunt
Anche lei è rimasta a bocca asciutta: era candidata per l'Oscar come non protagonista per The Sessions. Ok, rispetto alle altre non spicca certo per bellezza e poi è anche stagionatella: ma dovevo mostrarvi il suo abito. Helen ha fatto una scelta low budget e ha optato per un  vestito nientepopodimeno di.. H&M! Incredibile, no? Fa la sua porca figura (un po' stroppicciato ma va beh)! Certo, facile con quel grappolo di diamanti sul collo, direte voi...



Jennifer Aniston
Altra Jennifer, sempre bella ed elegante. Stavolta sfoggia un rosso Valentino. Wow!


Amy Adams
Candidata per l'Oscar come attrice non protagonista per The Master, Amy arriva in uno scenografico Oscar de la Renta. Vorrei essere una superstar solo per provare a indossare una cosa del genere!


Anne Hathaway
La miglior attrice non protagonista in Prada, con scintillanti gioielli di Tiffany. Notato le scarpe?



Charlize Theron
Charlize sembra voler insegnare alla Hathaway come si porta una chioma alla maschio. Che le vuoi dì, è perfetta. Forse un po' troppo compiaciuta della propria gnoccaggine. Algida, in Dior


Kerry Washington
La Broomilda di Django sfoggia un abito a sirena color pesca e ricco di ricami by Miu Miu: nice!



... e per finire rullo di tamburo, menzioni MA ANCHE NO per i look di:


1) Salma Hayek
Ok che sei bassa, ma farti il cipollone non ti farà sembrare alta come la Hathaway. E basta con quell'oro barocchissimo!
2) Halle Berry
No alle rigone e a quelle spalline Star Trek abbinate poi ai capelli sbarazzini. Halle, cambia stylist.
3) Kelly Osbourne
Il vestito non è neanche malissimo, ma quei capelli davvero non li capisco, vuole fare l'originale? Fa solo ca...are!
4) Kirsten Stewart
Dopo essere arrivata sul red carpet con le stampelle, s'è messa in posa. Peccato che sembra appena scesa dalla macchina di Kerouac. Capelli scarmigliati, occhi da sonno, vestito elegante che su di lei pare fatto di stracci: una scappata di casa!!! O no?

Attendo, come sempre,  i vostri commenti, le vostre preferite e s-preferite! :-)

domenica 24 febbraio 2013

Il lato positivo della vita (e dei biscotti integrali alle mandorle)


Il lato positivo. Non sempre è facile trovarlo nelle situazioni, certamente non per me che ho la tendenza a scoraggiarmi e a fare la conta delle sfighe che mi capitano. Per esempio, qual è il lato positivo dell'incriccamento che mi è sopraggiunto ieri sulla schiena, tra scapola e costole e che ancora adesso mi affligge? E il lato positivo dei chili presi dopo Natale, che mi costringeranno a stare a dieta di qui a non so quando (con impoverimento generale del livello culinario del blog :-))?
Difficile trovarne. Ma se ce la fa Pat, a.k.a. Bradley Cooper, che è reduce da otto mesi in un ospedale psichiatrico e a 35 anni suonati si ritrova mezzo matto, mollato dalla moglie e costretto a vivere a casa con mamma chioccia e padre disoccupato, scommettitore e superstizioso - da cui ha certamente ereditato certe tendenze ossessive- allora, beh, c'è speranza per tutti. E' un po' questo, forse, il messaggio che ci vuole affidare Il lato positivo, titolo originale Silver Linings Playbook, candidata in ben otto categorie per il premio Oscar di cui quattro sono per i protagonisti, Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, e i coprimari, Robert De Niro e Jackie Weaver.



Stanotte sapremo cosa porterà a casa, nel frattempo ha già vinto i premi come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attrice protagonista agli Independent Spirit Awards. Il film di David O. Russel è una commedia per modo di dire, perché non è che si rida proprio, si tratta più di un cross-genere tra dramma e commedia. Certamente però Il lato positivo è ricco di spirito, in grado di intrattenere e al tempo stesso di dare un messaggio di ottimismo pur parlando di temi "pesanti" come malattia mentale e lutto. E questo approccio dissacrante e ironico è sicuramente l'aspetto più coraggioso della pellicola: ci mostra che la malattia mentale è qualcosa di vicino, perché a ciascuno di noi potrebbe capitare di vivere un cortocircuito emozionale in grado di sradicare improvvisamente i nostri equilibri e farci barcollare. Ma al tempo stesso ci fa sembrare possibile anche uscirne, tornare a vivere, a sperare, a divertirsi, ad amare. 



La trama. Dopo essere stato ricoverato a causa di un tracollo nervoso in cui ha pestato a sangue l'amante della moglie, dopo averlo colto in flagrante sotto la doccia con la consorte, Pat, ex insegnante di liceo, torna nella vecchia casa dei suoi genitori. Adesso - pur mostrando ancora comportamenti da psicotico- si sforza di vedere il lato positivo nelle cose, non vuole arrendersi all'idea che il suo matrimonio sia finito ed è convinto di  poter ricominciare con l'ex moglie. Il suo obiettivo, quindi, è lavorare per migliorare se stesso. Fisicamente, andando a correre per dimagrire (non molto  credibile, dal momento che stiamo parlando di quel fisicato di Bradley Cooper) e culturalmente, leggendo i classici della letteratura preferiti dalla moglie e prima snobbati (salvo poi impazzire davanti al pessimismo cosmico di Hernest-fucking-Hemingway ).
Le cose, però, prendono una piega inaspettata quando sulla sua strada arriva Tiffany, giovane vedova di un poliziotto interpretata da Jennifer Lawrence, che dopo una fase autodistruttiva passata andando a letto un po' con chiunque, vede in Pat l'unica persona che, capendo il suo stato d'animo, può esserle amica e aiutarla a portare avanti un progetto che ha da tanto tempo: partecipare a una gara di ballo. 



A fare da sfondo c'è la famiglia un po' disfunzionale di Pat, con un De Niro che vive di scommesse sugli Eagles ed è convinto che guardare la partita con il figlio porti fortuna, e Jackie Weaver in versione mamma dolce e accomodante.
Il cast lavora benissimo, ho rivalutato Bradley Cooper (l'avevo visto solo in Notte da leoni, La verità è che non gli piaci abbastanza e forse qualche altra commediola inutile) che per me era solo un bel faccino, mentre Jennifer Lawrence conferma la sua fama di gran presenza scenica e naturalezza (anche se tutto questo entusiasmo attorno alla ragazza sinceramente a me comincia a molestare un po'... Sì, è bella e brava, ok, ma non è l'unica giovane attrice di talento sulla piazza!)
De Niro torna a recitare davvero e infatti rischia l'Oscar.
Al cinema esce il 7 marzo. Vi consiglio di guardarlo in lingua, il bello di questo film sta infatti nei dialoghi intensi e serrati e il doppiaggio, si sa, per quanto magnifico penalizza sempre.



Volendo applicare la filosofia del film, il lato positivo del maltempo che sta affliggendo l'Italia è che uno sta a casa e mette le mani in pasta (io, almeno). Ma volendo fare qualcosa di leggero leggero e avendo detto NO ai dolci per un po', eccetto a colazione dove i biscotti purché sani sono concessi, ho pensato di fare dei biscotti integrali, perché uno dei miei obiettivi è aumentare la dose di farine/cereali integrali a sfavore di quelle raffinate. Volete fare anche voi una colazione più sana, senza rinunciare a sfornare biscotti? Allora questa ricetta fa per voi. 



Biscotti integrali alle mandorle


150 grammi di farina integrale
100 grammi di farina di mandorle (o mandorle tritate finemente)
100 grammi di zucchero
50 grammi di burro
1 uovo
1 cucchiaino di lievito per dolci
essenza di mandorla
latte qb

Mettere tutti gli ingredienti nella planetaria (il burro tagliato a tocchetti). Azionare la frusta a K a velocità 1 per amalgamare e poi 2 per impastare. Appena si sarà formata una palla, spegnere, avvolgere nella pellicola e mettere in frigo a riposare per almeno un'ora. Trascorso il riposo, stendete l'impasto a uno spessore di circa 4-5 millimetri, ritagliate i biscotti della forma che preferite e cuocete in forno a 180 gradi pr 15 minuti. 



Questo post è dedicato alla mia amica Sara, che adora Bradley e tiferà perché lui abbia il suo primo Oscar. :-)

venerdì 22 febbraio 2013

Bianco e nero, come cacao e vaniglia. Nel plumcake marmorizzato




Bianco e nero. Vaniglia e cacao. Due opposti che si attraggono. Un classico che va in onda in cucina da sempre, un accostamento cromatico che ha fatto la storia del cinema dai suoi esordi e fino all'avvento del "technicolor". Ci sono film in bianco e nero che non si dimenticano: ciascuno di noi ha i propri preferiti. I vostri quali sono? Personalmente, dato che sono una romanticona, mi vengono subito in mente i film di Audrey Hepburn, da Vacanze Romane a Sabrina. Ma ci sono tanti classici imperdibili... I capolavori del neorealismo come Roma città aperta di Rosellini, Sciuscià e Ladri di biciclette di De Sica. E poi Casablanca, con la tormentata storia d'amore tra Humphrey Bogart e Ingrid Berman. Ma anche le commedie, ve lo ricordate A qualcuno piace caldo, con i mitici Jack Lemmon e Tony Curtis accanto alla splendida Marylin?
Personalmente mi faccio conquistare -soprattutto a Natale- anche da pellicole sornione come Piccole Donne e La vita è meravigliosa di Frank Capra...

A Qualcuno piace caldo

Casablanca

Sabrina
Roma Città Aperta
La Vita è meravigliosa
E visto che il fascino del bianco e nero (che ogni tanto viene rispolverato anche in tempi moderni, si pensi a The Artist), vale anche in cucina, non posso che proporvi un dolce che è un grande classico e nasce proprio dall'accostamento cromatico e di sapore tra il cacao e la vaniglia. Sto parlando del plumcake marmorizzato. Lo avete mai preparato? Direi il non plus ultra per la colazione. Soffice, con un sapore di cacao che abbraccia la dolcezza della vaniglia... meraviglioso! A voi la ricetta.




Plumcake marmorizzato

200 grammi di farina 00
100 grammi di fecola di patate
180 grammi di zucchero
10 grammi di lievito per dolci
150 grammi di burro
cacao e acqua (o latte) qb 
4 uova
Essenza di vaniglia (qualche goccia)

Lavorare il burro ammorbidito a temperatura ambiente nella planetaria con la frusta a K, insieme allo zucchero: una volta che si sarà creata una crema, aggiungete le uova, una ad una e continuate a lavorare. Quando avrete un composto cremoso e gonfio, aggiungete la farina e la fecola setacciate con il lievito e continuate ad amalgamare. Aggiungete qualche goccia di essenza di vaniglia. Versate metà del composto in una terrina. A parte in una ciotolina mescolate due cucchiai di cacao setacciato con un po' di latte o acqua e poi unitelo all'impasto. Mescolate bene finché il cacao non sarà completamente assorbito.
Foderate uno stampo da plumcake con della carta forno bagnata e ben strizzata e cominciate a riempirlo. Cominciate con un paio di cucchiai di impasto "bianco", alternato ad altrettanto al cacao, finite uno strato e ricominciate fino a terminare i due impasti. Ora passate un coltello nel centro dell'impasto disegnando qualche ghirigoro per ottenere un effetto "lavorato" all'interno della fetta. 
Ora infornate per circa 45 minuti a 180 gradi. Una volta cotto lasciate raffreddare nello stampo per almeno 20 minuti prima di sformarlo. Tagliate a fette e gustate! 



mercoledì 20 febbraio 2013

Noi siamo infinito: le gratificazioni di fare da tappezzeria e quelle dei brownies




Quel momento nella notte in cui ci perdiamo a guardare le luci della città. Quell'attimo di un pomeriggio di primavera in cui, mentre camminiamo nel parco ascoltando la nostra canzone preferita, ci sentiamo felici e pieni di energia. O l'istante in cui, ridendo con gli amici, ci accorgiamo che non siamo solo "una storia triste".
Sono queste piccole epifanie le rivelazioni del senso della vita, della consapevolezza che non importa quale sia il nostro passato o il futuro che ci attende, perché qui e ora siamo, esistiamo e siamo anche noi parte dell'infinito.
E' questa la rivelazione commovente che ci regala The Perks of being a Wallflower, in italiano rititolato con la frase "forte" pronunciata dal protagonista Charlie, ovvero Noi siamo infinito, anche se la traduzione letterale sarebbe "Le gratificazioni dell'essere uno che fa tappezzeria". Un film di Stephen Chbosky, autore anche dell'omonimo libro.





Wallflowers sono quei tipi che non vengono notati e finiscono a fare da tappezzeria alle feste: non particolarmente prestanti, non bravi negli sport, non popolari. Timidi, alla ricerca di se stessi, a disagio nei propri vestiti, indecisi quando entrano in una stanza e percepiscono gli occhi altrui su di sé. Oscillanti tra la tentazione di nascondersi dal mondo e la voglia naturale di farsi degli amici, piacere alla gente, trovare il proprio posto.
Charlie è uno così. E in più, sta cercando di riprendersi dagli effetti che la morte per suicidio del suo unico amico Michael ha avuto sulla sua mente. Charlie sta per cominciare il liceo e sa già che sarà un incubo. Ma, inaspettatamente, dopo i primi pranzi da solo in caffetteria e gli sberleffi dei giocatori di football, Charlie trova degli amici. Patrick, un ragazzo dell'ultimo anno che adora mettersi in mostra con scherzi e imitazioni, e la sua sorellastra Sam, bella, vitale e apparentemente sicura di sè. Charlie viene "adottato" dai due fratelli, in un trio inseparabile, e introdotto al loro gruppo di amici. Ma presto Charlie capisce di non essere l'unico ad avere dei segreti e dei dolori profondi con cui fare i conti.




The Perks of being a Wallflower ci porta nel mondo degli adolescenti negli anni 90 (tempo in cui lo ero anche io!), quando i ragazzi si regalavano musicassette mixate in casa con lo stereo e la scena grunge stava per esplodere. Lo fa in un modo delicato e autentico e, pur trattando tematiche come la droga, la solitudine, l'emarginazione, gli abusi sessuali, riesce a non diventare patetico e condiscendente. Sa farti innamorare dei protagonisti, personaggi sfaccettati, profondi, intensi e complicati come sono gli adolescenti negli anni del liceo. E arriva perfino a farti trattenere il fiato.
Ezra Miller è favoloso nel ritratto dell'effervescente e tormentato Patrick, Emma Watson finalmente si spoglia dei panni di Hermione Granger e, in un inedito accento statunitense, veste quelli della bella del liceo che nasconde mancanza di autostima, insicurezze e solitudine. Logan Lerman (uno che recita da quando era in fasce, pare.. qualcuno lo ha visto in Percy Jackson, ammetto di non aver avuto il piacere) è perfetto per la parte di Charlie, questo ragazzo dal cuore immenso, ferito, timido ma colmo di voglia di vivere, con dentro una forza che aspetta solo di uscire e di liberarsi di un vecchio, terribile peso.
Guardate questo film, tuffatevi nelle atmosfere dei vostri diciassette anni, nelle ansie, nelle insicurezze e nei batticuori più assoluti che si possono provare, ridete, commuovetevi e ricordatevi che "noi siamo infinito".




Charlie prova per la prima volta l'effetto delle droghe grazie a un brownie molto particolare. Un brownie "corretto", che lo rende improvvisamente loquace e sincero. Questo genere di brownies appare anche in Motel Woodstock, pare che quindi in America siano il dolce prediletto in cui infilare facilmente marijuana o altre sostanze da sballo. Io la ricetta di questi brownies miracolosi non ce l'ho, ma posso rimandarvi alla mia ricetta classica o alle alternative bionde e a quelli con lamponi. Le trovate tutte cliccando  qui. Buona visione!

Charlie assaggia il suo primo brownie.. stupefacente

sabato 9 febbraio 2013

Plumcake salato con prugne e pistacchi di Rachel Khoo, dalla Ville Lumiere




Rachel Khoo è una giovane cuoca britannica che vive a Parigi. E' diventata celebre proprio per la sua scelta di abbandonare la vita che conduceva a Londra, dove si occupava di pr e di moda, per trasferirsi, senza lavoro o altri appoggi, nella capitale francese. Qui ha seguito un corso di pasticceria di tre mesi al Cordon Bleu mentre lavorava come au pair girl in una famiglia e poi ha cominciato a mantenersi organizzando workshop di pasticceria e lavorando in una libreria. Oggi ha all'attivo tre libri di cucina, due pubblicati in francese e l'ultimo, The Little Paris Kitchen, in inglese. Quest'ultimo, presto diventato best seller mondiale, le ha aperto le porte della BBC, che l'ha ingaggiata per un omonimo programma dedicato alle ricette parigine rivisitate dalla ragazza.
Le sue fattezze carine, frutto di una mescolanza etnica tra Cina, Malesia e Austria, unite all'adorabile accento inglese e all'allure shabby chic della sua minicucina parigina rendono davvero piacevoli i suoi video e invogliano a testare le sue ricette. E così ho fatto, con un plum cake salato davvero particolare, perfetto per un aperitivo o come stuzzichino da servire con l'antipasto. 
Ecco a voi la ricetta.



Plumcake salato con prugne, pistacchi e formaggio
250 grammi di farina 00
1 bustina di lievito per torte salate (15 gr circa)
80 grammi di pistacchi, spezzettati grossolanamente (io: 40 grammi di pistacchi, 40 grammi di mandorle)
100 grammi di prugne, a pezzetti (io 70 grammi, ne avevo poche)
150 grammi di formaggio di capra (io Brie)
4 uova
150 ml di olio di oliva 
100 ml di latte (io ho messo 70 ml di olio + circa 150 ml di latte)
50 grammi di yogurt bianco
aggiunta mia: una manciata di olive nere (per compensare la scarsità di prugne) 
1 cucchiaino di sale
1 grattugiata di pepe

Preriscaldate il forno a 180 gradi e rivestite una teglia da plum cake con carta da forno. Tagliate il formaggio a tocchetti, sminuzzate grossolanamente i pistacchi e le prugne secche. In una ciotola mescolate la farina, il lievito, il formaggio, le prugne e i pistacchi. In un altro contenitore sbattete le uova fino a che non saranno chiare e gonfie. Versate quindi gradualmente l'olio, il latte e lo yogurt. Salate e pepate. Unite gli ingredienti solidi ai liquidi, mescolate velocemente come fareste per dei muffin, perché l'impasto deve risultare un po' grezzo. Versate il tutto nella teglia da plum cake, cuocete per circa 40 minuti (controllate la cottura con uno stecchino di legno). Lasciate raffreddare nella teglia. Una volta freddo sformate, tagliate a fette e servite. Bon appetit. 

Parigi è certamente una città di grande fascino, culinario e non. Il suo stile regale ma anche un po' decadente, la rende nell'immaginario collettivo la città più romantica al mondo, un luogo dove la modernità non ha cancellato del tutto le buone abitudini del passato e dove il ritmo non è mai eccessivamente frenetico. Impressione forse valida solo per chi non vive lì? Può essere, sta di fatto che la Ville Lumiere rimane una delle città d'Europa dove tutti noi accetteremmo a occhi chiusi un trasferimento per lavoro.. o sbaglio? Per il momento, eccovi una carrellata di film che hanno reso omaggio a questo luogo meraviglioso (anche per la sua cucina). 

Julie & Julia
Julia Child impara a cucinare proprio nella capitale francese


Ratatouille
E' ambientata a Parigi la storia del topolino Remy, il cui sogno era cucinare


Parigi
Vite di persone normali che abitano nella capitale francese


French Kiss
Un'americana (quasi) canadese vola a Parigi decisa a riprendersi il fidanzato che l'ha abbandonata per una francesina. Qui incontrerà il ladro Luc.


Il favoloso mondo di Amelie
Amelie vive in un mondo tutto suo e è in cerca di amore.


Midnight in Paris
Un meraviglioso viaggio di fantasia di uno scrittore americano nella Parigi della Belle Epoque 


Moulin Rouge
La storia d'amore tra Christian e Satin, tra ballerine e bohemiens, all'epoca d'oro del Mouline Rouge


Les Miserables
Ora al cinema il musical tratto dal romanzo di Victor Hugo, per cui Hugh Jackman e Anne Hathaway sono candidati all'Oscar

Chi ben comincia... il mio parere sui film visti tra fine e inzio anno

Il tempo per scrivere dei film che guardo scarseggia sempre, così ho deciso di fare un post riepilogativo dei tioli visti nell'ultimo p...