Venezia72: tutto sui vincitori

Il regista Lorenzo Vigas riceve il Leone d'Oro per il film Desde Allà a Venezia72
Come ogni festival che si rispetti, anche i premiati della 72esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia hanno riservato delle sorprese. Il Leone d'Oro l'ha portato a casa un film su cui nessuno aveva seriamente scommesso: si tratta di Desde Allà, pellicola venezuelana che ci porta -parafrasando una famosa pubblicità – nelle peggiori strade di Caracas, dove succede di tutto e i ragazzini crescono lasciati a se stessi. Leone d'Argento per la miglior regia va a Pablo Trapero per El Clan, film argentino su una storia vera terrificante che vide protagonista una famiglia di veri mostri. Ad Anomalisa di Charlie Kaufman è andato il Premio Speciale della giuria mentre le Coppe Volpi per i migliori attori sono state assegnate rispettivamente a Valeria Golino, che bissa dopo 29 anni con Per Amor Vostro, e a Fabrice Luchini per L'hermine che purtroppo non ho avuto modo di vedere. Ecco quello che c'è da sapere sui film che hanno conquistato i premi più importanti.




Leone d'Oro a Desde Allà di Lorenzo Vigas. Armando è un uomo di mezza età il cui aspetto grida tristezza da capo a piedi: vive solo, come lavoro produce protesi dentali, ha lo sguardo all'ingiù e i capelli brizzolati, indossa camicie a maniche corte tutte uguali e abiti dai toni marroni o grigio topo. Soprattutto, Armando è una specie di maniaco: adesca ragazzini, li porta a casa a sua e li paga per spogliarsi mentre li guarda, nudi. Capiamo presto che questo suo comportamento deriva da un abuso subito durante l'infanzia da parte di un padre mostro, ora tornato in città dopo tanti anni. Ma questo non riesce a rendercelo troppo simpatico. Il suo tran tran sessuale, tuttavia, è destinato a rompersi quando incontra Elder, bulletto di periferia che dapprima accetta di andare a casa di Armando, ma al momento di subire le sue molestie si ribella e lo mena, scappando con i soldi.
Non si capisce cosa scatti in Armando, fatto sta che dopo il pestaggio torna a cercare Elder. I due cominciano a frequentarsi: Elder vuole i soldi di Armando, Armando è attratto da una forza misteriosa verso quel ragazzo ed è disposto a pagargli pranzi e cene, a soccorrerlo quando viene pestato per un regolamento di conti, a dargli i soldi che gli servono a comprarsi un'auto usata. Questo senza mai, effettivamente, avere pretese sessuali su Elder. Ma il loro rapporto è destinato a complicarsi ancora: il ragazzo è in cerca di una figura paterna, o forse semplicemente di qualcuno che lo ami, e al tempo stesso non rinuncia a fare il ladruncolo; Armando cerca di resistere alle sue pulsioni, ma queste sono sempre lì, ben presenti. In un mondo dove bene e male si mescolano, sovrapponendosi fino a rendere impossibile distinguerli, i protagonisti faranno delle scelte terribili che li conduranno a un punto di non ritorno in cui nessuno è destinato a salvarsi.
Il film di Lorenzo Vigas è un bel film: ben costruito, ottimi attori protagonisti, denuncia sociale. Solo che appunto, è un film davvero tosto da digerire. La parola d'ordine, per me e Lisa che lo abbiamo visto insieme a Venezia, è stata DISAGIO. Ti mette addosso un senso di impotenza e di rabbia crescenti che, insomma, non ti fanno passare dei bei momenti sulla poltrona: ma certamente lo scopo del regista era questo. Ed evidentemente Alfonso Cuaròn e gli altri membri della giuria hanno apprezzato questa storia forte di chiariscuri, una vicenda amara e triste, che forse non vi piacerà ma sicuramente vi lascerà qualocosa addosso.


Leone d'Argento per la miglior regia a Pablo Trapero per El Clan. Secondo premio a un altro regista sudamericano: dopo il Venezuela del film vincitore, è la volta dell'Argentina degli anni 80, per una storia vera che vi farà ghiacciare sulle poltrone, anche se questo film risulta a mio avviso molto più godibile del precedente perché ha un buon ritmo e c'è parecchia azione, gli attori sono convincenti e c'è una colonna sonora che spacca. Un avvertimento: odierete tutti. La pellicola, infatti, racconta la storia della famiglia Puccio, che nell'Argentina degli anni 80 appena uscita da una delle innumerevoli dittature, si ritaglia un posto al sole e una discreta fortuna organizzando rapimenti (a cui conseguono il più delle volte omicidi) nei confronti dei figli di vicini e conoscenti danarosi.


Il padre, Arquimedes Puccio, è la mente, ma moglie e figli sono orrendi complici, che accettano la situazione chi con estrema disinvoltura e partecipazione (la moglie), chi con qualche riluttanza iniziale poi messa da parte grazie al colore dei soldi (i figli maggiori), chi con la passiva accettazione e la presunta ignoranza (le figlie femmine). Si rimane allibiti mentre si testimonia questa progressiva macchina di prigionia e violenza a conduzione familiare in cui nessuno si salva, se non il figlio più piccolo che sceglie di volare all'estero con una squadra sportiva per non rischiare di essere coinvolto attivamente nei sequestri. Ma l'età d'oro della famiglia Puccio non potrà durare per sempre.... Un film che promuovo in pieno, da vedere.


Coppa Volpi a Valeria Golino in Per Amor Vostro. Il film di Giuseppe Gaudino si regge tutto sulla figura di Anna e, di conseguenza, sul volto, la voce, le espressioni e la mimica di Valeria Golino che dà una prova veramente ottima. Avendola vista dal vivo alla conferenza stampa, non posso che dare ragione a Daria Bignardi, che durante l'intervista alle Invasioni Barbariche le disse di subirne il fascino. Si tratta effettivamente di una donna magnetica, dal vivo ancora più che sullo schermo. Gaudino ha dichiarato che senza di lei non avrebbe fatto il film, perché quando ha creato il suo personaggio, l'ha fatto disegnandolo sulle fattezze e l'essenza di Valeria. Anna è una donna che per tutta la vita ha pensato di essere una cosa da niente: ma arriva un punto in cui una non può e non vuole più abbozzare. Arriva il momento in cui un po' di autostima, grazie a una promozione sul lavoro, dà il coraggio di mettere in discussione ciò che è sempre stato, in favore di ciò che è giusto e ciò che è meglio per se stessa e per i figli, ai quali ha dedicato la sua vita. Perfetti anche Adriano Giannini nel ruolo del divo tv di soap opera e Massimiliano Gallo nei panni del marito delinquente di Anna.


Coppa Volpi a Fabrice Luchini per L'hermine.  I francesi ce l'hanno fatta di nuovo. Vengono ai nostri concorsi e vincono premi. Non ho visto questo film, ma ho sentito pareri molto positivi.


Si tratta di una storia d'amore all'ombra del tribunale: Fabrice Luchini interpreta un giudice rigoroso che rincontra una vecchia fiamma, chiamata a far parte della giuria in un processo per omicidio. Quindi la commedia si mescola al dramma, in modo sempre ironico come i cugini d'Oltralpe san fare. Da recuperare! 

Infine, menzione per Anomalisa, che (sono contenta di ciò) ha vinto il Premio Speciale della giuria. Tutto quello che c'è da sapere sul film di Charlie Kaufman lo trovate in questo post.

Si chiude qui la mia settimana veneziana, oggi sono rientrata a Milano e ho trovato ad attendermi l'autunno e la pioggia, che tristezza infinita. Domani però voglio tornare per raccontarvi cos'ho imparato non tanto sui film in concorso, ma sulle dinamiche del festival #Venezia72: un po' di do&don'ts e curiosità simpatiche (o ridicole, talvolta!) su questa manifestazione, che vi anticipo ho comunque trovato meravigliosa. Viva il cinema!

Post più popolari