lunedì 31 ottobre 2022

Simpathy for the devil: ovvero ho guardato tutto Lucifer e mi è piaciuto

 


Negli ultimi anni mi era comparsa spesso tra i suggeriti di Netflix la serie Lucifer, ma fino a poco tempo fa l'avevo snobbata. Una serie in cui il diavolo in persona decide di prendersi una vacanza dall'Inferno per andare a gestire un night club a Los Angeles e finisce per diventare consulente della polizia... che razza di cavolata poteva essere e per quale motivo avrei dovuto perdere tempo a guardarla?

Ma in questo periodo ho un po' di cose per la testa e mi sento emotivamente instabile nonchè incapace di concentrarmi su cose troppo impegnative - fosse anche per il tempo di un film. Così mi sono convinta a dargli una chance, pronta a mollarlo senza rimorsi non appena mi avesse  annoiato. Speravo in una visione piacevole, un riempitivo senza impegno. E mi sono trovata incastrata in un binge watching lungo 6 stagioni, conquistata dall'abilità di questa serie di mescolare humor e sentimenti, piccoli gialli polizieschi con terapia e  questioni esistenziali, commedia e dramma.

Di seguito vi racconto cosa mi ha fatto appassionare alla serie.

"Lucifer Morningstar: is that a stage name or something?" "God given, I'm afraid"



La chiave del fascino della serie sta in primis nel personaggio di Lucifer Morningstar: la scrittura brillante mette in risalto fin da subito il suo carattere difficile e magnetico, in cui si mescolano incredibili qualità e tremendi difetti. In più il diavolo ha le fattezze "divine" di Tom Ellis, un metro e novanta di bonaggine, un'affascinante canaglia che con quell'accento inglese e quello sguardo un po' perfido è davvero perfetto per la parte. (Una nota di colore, Tom vi conquisterà anche per i suoi talenti musicali: nella serie suona il piano e canta con una voce davvero angelica. Cosa volere di più).

Lucifer Morningstar è arguto, sarcastico, insolente, affascinante e magnetico. Ma è anche impulsivo, egocentrico, a tratti violento e profondamente insicuro, e questo non perché sia l'incarnazione del male, come si potrebbe pensare, ma perché è un angelo cadutoun'anima ferita che è incapace di amarsi, o meglio di perdonarsi.



Lucifer ha la capacità di tirare fuori dalle persone i loro più reconditi desideri, ma odia che gli umani gli diano la colpa dei propri peccati: la sua missione, da sempre, è punire chi si comporta male, non indurli a fare del male.

Sarà durante la crociata per trovare il responsabile della morte di una sua amica, che Lucifer si imbatterà per la prima volta nella detective Chloe Decker (Lauren German), la quale metterà in crisi tutte le sue certezze. Come mai la detective - seria, intelligente, intraprendente - non subisce il suo fascino?  
Dopo cinque anni di vita sulla terra, il Diavolo ha iniziato a provare empatia per gli umani e sapere che c'è qualcuno immune ai suoi poteri, è una tentazione troppo grande.

Un po' per sfida, un po' per curiosità, Lucifer si lancia quindi in un'improbabile collaborazione professionale da consulente per la LAPD. La partnership con Chloe, com'è ovvio che sia, evolve presto dal conflitto  continuo tra due personalità e visioni della vita opposte a un rapporto di mutua fiducia, affetto e collaborazione. 


Senza paura di spoilerare nulla perchè è evidente già nelle primissime scene, la storia e il suo sviluppo si reggono sulla dinamica "will they, won't they" che ci accompagna nel percorso lungo e penoso verso la nascita di un amore incredibile. Ma come i due protagonisti ci arrivino non è affatto scontato ed è anzi un'avventura divertente, a tratti sfiancante, che non vedi l'ora di seguire.

Dalle battute all'introspezione, passando per gli omicidi

Quello che inizia come un prodotto irriverente che viaggia tra la commedia e il procedurale con un tocco fantasy, nel corso delle stagioni dà sempre più spazio alla dimensione personale di Lucifer, di Chloe e degli altri personaggi  -umani e celestiali - che ruotano attorno a loro. Anche i casi di omicidio su cui Lucifer e Chloe indagano non sono altro che occasioni per fare luce sui sentimenti dei protagonisti, pretesti per parlare delle loro paure, dei loro errori e di come rimediarvi.

In questo è fondamentale il percorso teraputico che Lucifer fa insieme alla fantastica dottoressa Linda Martin, una psicologa capace di vedere oltre la sua corazza, pronta ad ascoltare il diavolo e aiutarlo anche quando il gioco si fa duro.

In Lucifer nessuno resta com'è, tutti evolvono

Anche gli altri personaggi della cricca non restano mai fermi: tutti hanno un arco narrativo, tutti cambiano e trovano, in un certo senso, la loro strada. Qualcuno, nel mentre, esagera col botox.

Mazikeen detta Maze, demone dalle incredibili abilità di combattimento e braccio destro del diavolo,  nel corso delle stagioni lotta per affermare una propria identità distinta da Lucifer e autodeterminarsi, scegliendo un lavoro e una vita tutta sua.


Amenadiel, angelo prediletto di Dio e suo fedele servitore, da mero esecutore della volontà del padre impara ad abbassare la guardia, a comprendere gli umani e ad affezionarsi a loro.


Daniel, l'ex di Chloe che Lucifer chiamerà per tutte le stagioni detective douche (detective stronzo), lascerà da parte i giochetti sporchi e le scorciatoie imparando a essere meno egoista e più leale.

Ella, la meravigliosa scienziata forense tutta fede e abbracci, affonterà i suoi lati oscuri e la sua crisi religiosa senza mai smettere di supportare i suoi amici.


La serie evolve, di pari passo con la consapevolezza di Lucifer, trattando via temi via via più complessi: i desideri, il senso di colpa, l'autostima, il rapporto con la famiglia d'origine, il trauma, le distorsioni nelle nostre percezioni che ne derivano e che ci fanno credere di essere incapaci di amare o di non esserne degni.

E se certamente le prime due stagioni sono quelle più divertenti e irriverenti, le seguenti tengono botta con continui conflitti e colpi di scena, facendoci arrivare alla fine senza fatica. Ma non preoccupatevi, le risate e le chicche trash le troverete disseminate lungo tutto il percorso.

Un finale dolceamaro

La sesta e ultima stagione dà una chiusura definitiva alla storia, ma devo ammettere che mi ha un po' deluso. Innanzitutto rinuncia del tutto alla storyline sviluppata - tra l'altro con una certa fatica - nella quinta, accantonando il grande passo che Lucifer avrebbe dovuto fare, e chi ha visto sa cosa intendo. Un peccato, a mio avviso.


Inoltre gli autori introducono un nuovo personaggio, Rory, angelo arrivato dal futuro. Ebbene sì, giocano la carta del viaggio nel tempo e si sa, i viaggi nel tempo sono sempre un bella gatta da pelare. Qui si applica la teoria per cui il viaggio nel tempo crea un loop, un paradosso dello spazio tempo in cui niente deve essere cambiato o catastrofici eventi possono accadere.

La necessità di preservare questo loop, le cui conseguenze si rivelano particolarmente importanti per Lucifer, è lo stratagemma con cui gli autori, invece che servirci una torta nuziale a dieci piani, ci rifilano un finale dolceamaro, che mi ha fatto rimanere un po' male. Non brutto ma nemmeno necessario e soprattutto in contrasto con l'idea di libero arbitrio che invece viene proposta come leitmotif dell'intera serie.

Insomma, come avrete capito non sono soddisfatta al 100% di questo finale, ma do comunque un giudizio positivo alla serie che mi ha tenuto compagnia per tante sere conquistandomi in modo inaspettato.

Se non l'avete ancora guardata, il ponte dei morti mi sembra un ottimo momento per cominciare Lucifer.
Lo trovate su Netflix :-)



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