The Martian e le patate spaziali


Non ho una particolare predilezione per Matt Damon, forse perché è un po' come il prezzemolo e lo infilano praticamente dappertutto a fare ruoli di ogni genere, forse perché la sua faccia da marine mancato non mi ha mai entusiasmato. Nonostante ciò, devo dire che Sopravvissuto -The Martian (candidato agli Oscar 2016 come miglior film) mi è proprio piaciuto e ho ritrovato in forma anche il regista Ridley Scott, pronto a farci dimenticare il fiasco di Exodus dello scorso anno.

La trama. In un futuro prossimo, la Nasa è riuscita a mandare un team di astronauti su Marte: durante una delle esplorazioni sul suolo del pianeta rosso si scatena una violenta tempesta di sabbia, che costringe l'equipaggio a tornare nell'astronave e in orbita. Durante l'operazione Mark Watney viene colpito violentemente da alcuni pezzi di acciaieria volante e scagliato lontano dalla base e dai compagni. Questi, presumendolo morto, sono costretti a lasciarlo su Marte e a proseguire l'abbandono del pianeta senza di lui. Peccato che il nostro Mark non sia morto, e al suo risveglio si ritrovi completamente solo sull'intero pianeta. Dovrà cercare di organizzarsi al meglio in modo da sopravvivere, rimettersi in contatto con la Nasa e studiare un piano per farsi trovare nel punto giusto al momento dell'arrivo della prossima missione, prevista tra... quattro anni.
Ma tante cose possono succedere nel corso dei "sol" (come vengono conteggiati i giorni che passano) e il ruolo degli scienziati e dell'equipaggio ancora nello spazio saranno cruciali nell'avventura.


Mark/Matt Damon affronta questa impresa più grande di lui con grande spirito, passo dopo passo, cercando di risolvere un problema alla volta e senza lasciarsi sopraffare dal pensiero terrificante che è la prospettiva di morire solo su un pianeta alieno, arido e senza ossigeno. Riesce persino a trovare il modo per ridere e scherzare, grazie alla terribile disco music anni 70 lasciata nel computer dal capitano Lewis (Jessica Chastain), e a trovare soddisfazione come botanico "colonizzando" Marte dentro la base, con una coltivazione di patate fertilizzata dai propri escrementi e annaffiata con acqua ricavata dal vapore formatosi con la combustione dell'idrazina dei motori dell'astronave. In questo modo Mark riesce a prolungare le sue scorte di cibo, altrimenti destinate a finire nel giro di un anno. Certo, per quanto praticamente tutti amino le patate, non ci sentiamo di invidiare la sua dieta: patate intere, patate a spicchi, patate da sole, patate con il ketchum, patate vitaminizzate, patate, patate e ancora... un po' di patate. 



La trovata del film ha dato vita addirittura a un dibattito scientifico sulla possibilità di coltivare questi tuberi in situazioni estreme e lanciato addirittura un esperimento Potatoes on Mars per provare a coltivare i tuberi nel deserto vulcanico peruviano Pampas de la Joya, dove il suolo ha caratteristiche in qualche modo simili a quello di Marte. Pare insomma che sì, le patate siano tra le colture più resistenti e avventurose, pronte a nascere anche negli ambienti più impervi e sfavorevoli. Voi come preferite cucinarle? Fritte, al cartoccio, al forno, sauté, in puré o semplicemente bollite o al vapore? Io devo ammettere che le amo sempre, in qualsiasi forma e cottura, anche bollite e con un po' di sale.


Il film, tratto dal romanzo L'uomo di Marte di Andy Weir, appartiene a quelle storie di fantascienza "realistica" e con solide basi tecnologiche e scientifiche, ed è lontano dalle atmosfere distopiche di altri film di Scott come Blade Runner e Alien.
Oltre a bellissimi paesaggi "marziani", che in realtà sono i dintorni di Wadi Rum in Giordania, e visioni spaziali mozzafiato, la pellicola può contare su un one man show ricco di suspance e ritmo e strategici rimescolamenti delle carte. Un film godibile, a tratti anche divertente, che racconta una moderna Odissea di un Ulisse dei giorni nostri... o forse del futuro?
Vi lascio con il trailer di Sopravvisuto - The Martian.

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