Cooking Movies on holiday part 2: New York City, Philly and D.C.

Dall'alto a sin: High Line, murales a Nolita; Stefi, io e Annalisa a Williamsburg; Bryant Park, Times Square, Little Italy, un'opera al Whitney Museum
Dopo il primo post sui miei primi 4 giorni di vacanza, proseguo con il racconto del resto della settimana a New York e delle gite a Philadelphia e Washington D.C.

Giorno Cinque
Somewhere near 87th St, Guggenheim, Jackie O' Reservoir in Central Park, Barney Greengrass e il suo bagel, il mio pessimo selfie a Times Square



Martedì 14 luglio
a New York c'era un cielo a nuvoloni neri. Così ho preso in prestito l'ombrello giallo di Bashar e sono andata al Guggenheim museum che nel mio precedente viaggio non ero riuscita a visitare. Bello, per quanto l'arte contemporanea non sia proprio "my cup of tea". Interessante la mostra di Doris Salcedo, artista e scultrice colombiana che nelle sue opere rappresenta il tema della perdita delle persone care, sottratte negli anni alle famiglie dai regimi dittatoriali come accadde in Colombia. Qui qualche informazione, le opere sono molto intense e non lasciano indifferenti. Uscita dal museo ho deciso di attraversare Central Park all'altezza del Jackie Onassis Reservoir, dove ho scattato la foto con nuvole minacciose che vedete nel collage. Di lì a poco ha iniziato a diluviare e dopo essermi riparata per un po', appena si è placato sono andata a pranzo da Barney Greengrass, detto anche Sturgeon King (re dello storione), nell'Upper West Side. Si tratta di una bakery e ristorante kosher dove ovviamente trovate bagel a profusione, salmone affumicato, storione, pastrami e via dicendo. Io ho preso un classico bagel con salmone e cream cheese. Ottimo, anche se il servizio è stato a dir poco frettoloso e non troppo cortese (quando ho chiesto delle posate, il cameriere mi ha risposto "non ti servono, devi mangiarlo con le mani.." Ok, ma sarò libera di tagliare il panino in pezzi più piccoli, se mi va?) e il prezzo è sopra la media dei bagel che potete trovare altrove (14 dollari il bagel servito con cetriolo sottaceto). Mi sono poi incamminata  lungo la Broadway fino a Times Square, dove oltre a stupidi selfie come quello sopra, ho fatto un po' di giri shopping (Aeropostale, Loft). La sera, coi miei ospiti e alcuni loro amici, siamo andati a cena in un ristorante libanese ben conosciuto da Bashar e Stefania, Naya, dove abbiamo gustato hummus, falafel, tabulé, baba ganoush, kibbé e della carne di agnello speziata, molto particolare (qui il menu). Cibo buono, conto sui 40 dollari (esclusa tip).

Giorno Sei
Dall'alto a sin: Liberty Bell, Independence Hall, City Hall, la cheesesteak di Geno's, fontana e murales di Philadelphia




Mercoledì sono andata a Philadelphia a trovare Annalisa, altra amica italiana che lavora e vive lì. La giornata non era delle migliori, piuttosto grigia e piovosa. Abbiamo passato la mattina in centro, dove abbiamo visitato la Liberty Bell e l'annesso edificio in cui gli Stati Americani hanno firmato la dichiarazione di indipendenza nel 1776. A pranzo Anna mi ha portato a South Philly, verso la Little Italy e la Chinatown di Philadelphia, dove tra casette a mattoni, murales, bazar e negozi che vendevano polli (intendo vivi, nelle gabbie), abbiamo raggiunto Geno's Steak, locale famoso per la tipica Cheese steak, ovvero un paninazzo con le fettine di carne e una colata di formaggio svizzero (o presunto tale) dentro. Inutile dire che era enorme e con un panino abbiamo mangiato in due. Nel pomeriggio, dopo rientro verso il centro e ulteriore giro nella zona della City Hall, volevamo andare al Museo d'arte, quello dove c'è la famosa scalinata e la statua di Rocky, ma s'è messo a diluviare così ci siamo rifugiate al cinema. Abbiamo visto Me, Earl and the dying girl, direttamente dal Sundance: un film delicato e carino, sulla profondità dell'amicizia tra ragazzi. A cena ci siamo infilate in un tapas bar sulla 13th, Jamonera: il posto carino, la cucina spagnola senza infamia né lode (diciamo che per chi ha avuto modo di mangiare in Spagna, sarà un posto dimenticabile). L'impressione che ho avuto è stata di una città poco amichevole: non ricca (anzi, non mancano degrado e povertà), non così piena di attività culturali o di cose da fare. Sarà che venendo da NY non poteva essere altrimenti. Belli i murales, che raccontano però storie di una città sofferente, ricca di contraddizioni. Dopo cena, a casa a riposare: il giorno dopo ci attendeva D.C.!

Giorno Sette
The White House, la vista dal Lincoln Memorial, la statua di Lincoln, la corte suprema, Capitol Hill impacchettata

La mattina presto io e Annalisa ci siamo messe su un treno per Washington. Ad attenderci nella capitale un sole splendente, tanto verde, Capitol Hill con la cupola impacchettata per restauro, la corte suprema, il lunghissimo Mall che conduce prima al Washington Monument e poi al Lincoln Memorial. Sensazione strana, ma stupenda vedere dal vivo quei monumenti simbolo dell'America, ammirati in tanti film (primo fra tutti Forrest Gump.. per non parlare di House of Cards). Dopo un po' di riposo, altra camminata fino alla Casa Bianca, foto di rito, altre miglia nelle gambe fino alla stazione ed eccoci pronte a riprendere il treno che avrebbe riportato me a NY e Anna a Philly. La sera, distrutta, sono stata coccolata da Stefi e Bashar con frutta e gelato per cena (top :-))

Giorno otto 
High Line, Whitney Museum interno e panorama da una delle terrazze, il cupcake al caramello di Elenis', Washington Square, Little Italy

Venerdì 17
New York era bellissima: soleggiata ma fresca e ventilata. La mattina l'ho dedicata alla scoperta del nuovo Whitney Museum, museo di arte contemporanea americana che ora ha sede nel building progettato da Renzo Piano nel Meatpacking district. Arioso, con ampie terrazze panoramiche e la collezione era davvero interessante. Dopo il museo, ho fatto un giretto al Gansevoort market, piccolo mercato coperto dove troverete food truck e cibo veloce, dai panini alla pasta. A pochi passi dal Whitney si sale le scale e si arriva alla High Line, il vecchio binario ferroviario per il trasporto merci ora convertito in una passeggiata sopraelevata, adornata da piante e fiori bellissimi: ho fatto un giro lì e poi tappa obbligatoria al Chelsea Market, il mercato coperto al piano terra della ex fabbrica dei biscotti Oreo, molto carino e ricco di negozi e ristoranti e take away. Lì ho pranzato con del sushi freschissimo preso da Lobster Place (che secondo Bashar è una delle migliori pescherie di New York nonché la migliore per il rapporto qualità prezzo) dove hanno anche insalate e altri piatti freddi a base di pesce ma anche zuppe calde come la clam chowder (ottima). Ho concluso il pranzo con un cupcake al caramello salato e un caffè da Eleni's e poi mi sono data al girovagare senza meta. Ho camminato da Chelsea a Washington Square, passeggiato per Soho, Little Italy e Nolita, colorati e ricchi di quei piccoli dettagli della New York più pittoresca. La sera merita un capitolo a sé.

Giorno otto - cena
Bashar & Stefania; Bashar's ceviche with sweet potatoes, corn and avocado slices; view from the rooftop of their house










Come già accennato, per la mia intera permanenza a New York sono stata ospite di Stefania e Bashar, che vedete insieme nella foto qui sopra e che mi hanno accolto calorosamente nella loro casa e persino ceduto la loro stanza! Io e Stefi ci siamo conosciute 10 anni fa sul lavoro e siamo subito diventate amiche: è una ragazza solare, generosa e molto aperta, oltre che divertente e a volte buffa. E' facile affezionarsi a lei! Da allora entrambe abbiamo cambiato lavoro e vita, ma lei di più, perché è finita a New York per un'esperienza di lavoro e poi, complice anche l'incontro con Bashar, è rimasta a viverci in pianta stabile. Bashar, suo marito, tra le tante cose è anche un appassionato di cibo, un foodie, come si suol dire. Ama parlare di cibo, cucinare e ovviamente mangiare. La foto che vedete qui sopra è quella dell'ottimo ceviche (pesce marinato in succo di lime, peperoncino, coriandolo e cipolla) preparato da lui per la nostra cena a casa insieme a dei loro amici. Il pesce era accompagnato da patate dolci, pannocchie e avocado: un'esperienza culinaria deliziosa a metà tra gli USA... e il Sudamerica.

Giorno Nove
Sul battello, Basquiat e Warhol sui muri di Williamsburg, pollo con okra e cornbread da Peter's; con gli amici dinosauri e l'Empire visto da Brooklyn Heights


Sabato 18 luglio, ultimo giorno a New York City! Annalisa è arrivata da Philadelphia per passare la giornata insieme, visto che il giorno successivo avevamo l'aereo insieme per Miami. La mattina io, Anna e Stefi abbiamo preso il battello per andare da Dumbo a Williamsburg, quartiere "in" di Brooklyn, dove abbiamo fatto un giro per il carinissimo Flea Market dove il cibo da strada vince su tutto (c'erano persino i noodle burgers..). A pranzo siamo andate da Peter's since 1969, ristorantino easy che serve cibo semplice: io ho preso pollo arrosto con contorno di okra e collard greens (cavolo nero o qualcosa di molto simile), servito con corn bread. Nel pomeriggio fantastico giro all' American Museum of Natural History. Sì, quello di Notte al Museo e quello dove lavorava Ross di Friends :-). La parte sullo spazio (con tanto di planetario e video "stellare" sul Big Bang) è bellissima, impressionanti i dinosauri e i mammiferi estinti e bellissimi i diorami con i paesaggi e la flora e fauna dei diversi paesi del mondo. Tra l'altro se capitate a NY in una delle date utili, potreste fare l'esperienza di passare veramente la Notte al museo: organizzano Sleepovers for Grown Ups  (quanto sono avanti!?).
Dopo il museo e qualche ultimo giro per Central Park e per recuperare le ultime cose per il viaggio, siamo tornate a Brooklyn per cena. Abbiamo mangiato da Noodle Pudding, un ristorante italiano che però non mi sento di consigliare perché non mi ha convinto per niente, anche se Stefania mi ha assicurato di averci mangiato bene in altre occasioni scegliendo il "trust menu", ovvero affidandosi allo chef per la scelta delle portate. Abbiamo preso (sbagliando, ma in quel momento la fame mi ha accecato) delle fettuccine allo scoglio: formato di pasta sbagliato e sugo e pesce piuttosto insulsi. Rimane sempre valida la regola per cui all'estero è inutile mangiare italiano.
Per concludere l'ultima sera nella Grande Mela abbiamo imboccato la passeggiata di Brooklyn Heights, facendo un pezzo di promenade che dà sui grattacieli di Manhattan illuminati. Uno spettacolo emozionante: li vedi vicini e nitidi e si intravede anche la Statua della Libertà (la mia amicona ;-)). Così, fotografando i grattacieli e sospirando davanti all'elettrizzante bellezza della modernità, ho salutato New York. Ma l'avventura negli USA, per fortuna, non era finita. Ad attendere me e Anna c'era... la Florida! Di questa terza parte vi racconto tutto nel prossimo (e ultimo) post!

....to be continued!

Indirizzi utili per mangiare

New York
Manhattan

Barney Greengrass (bagels, pesce affumicato, pastrami) 
https://www.barneygreengrass.com/welcome.php
41 Amsterdam Ave, New York,
NY 10024

Chelsea Market (qui dentro Lobster Place, Eleni's e molti altri posti.. c'è anche il ristorante di Giovanni Rana se proprio vi mancano pasta e ravioli )
http://www.chelseamarket.com/
75 Ninth Ave, New York,
NY 10011 

Naya (ristorante libanese)
http://nayarestaurants.com/home.html
1057 Second Avenue, New York, 
NY 10022

Brooklyn
Flea Market Williamsburg (food truck per ogni gusto)
http://brooklynflea.com/markets/williamsburg/
50 Kent Avenue between 11 and 12th St.

Peter's Since 1969 (cucina semplice, pollo, omelette, verdure, zuppe etc)
168 Bedford Ave
Brooklyn, NY 11211

Philadelphia

Geno's Steak (fast food)
1219 South 9th Street, Philadelphia,
PA 19147

Jamonera (tapas bar)
http://jamonerarestaurant.com/
105 S 13th St
Philadelphia, PA 19107

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