mercoledì 14 settembre 2011

Castagnaccio "sbagliato" con cedro e mandorle, sognando un Autumn in NY



Sono distratta: compro le cose, le stipo nella credenza, me ne dimentico e poi un giorno, sistemando qua e là i nuovi acquisti, mi accorgo che alcune cose le avevo già, oppure scovo roba dimenticata da mesi che, ovviamente, è in scadenza. E' il caso della farina di castagne di cui vi parlavo qualche giorno fa.
Alcune di voi sono state molto gentili e mi hanno linkato e suggerito delle ricette buonissime; tuttavia, alla fine, ho dovuto fare di testa mia ;-)
Questo perché mi sono accorta che i "reminders", nella mia cucina, erano vari e dato che odio buttare il cibo ho pensato di unirne alcuni in un dolce un po' autunnale, che ho battezzato castagnaccio "sbagliato" (un po' come il Negroni) perché alla consueta base di castagne, latte, acqua e olio ho voluto aggiungere miele, cacao, cedro e mandorle al posto di pinoli, uvetta e rosmarino. 
Il risultato è una versione un po' più dolce di questo dolce toscano, ma con la stessa consistenza. Vince su tutto il sapore della farina di castagne, per cui attenzione: vi deve piacere quel gusto!

Castagnaccio "sbagliato"
500 gr di farina di castagne
250 ml di latte parzialmente scremato
250 ml di acqua
3 cucchiai di olio di semi
2 cucchiai colmi di miele Millefiori
100 gr di cedro candito
100 gr di mandorle spellate
3 cucchiaini di cacao amaro

Setacciare la farina di castagne in una ciotola capiente. Aggiungere il latte e l'acqua (se preferite, potete fare tutto latte) e mescolate bene. Aggiungete il miele, l'olio, il cedro tagliato a pezzetti, le mandorle spezzettate e mescolate ancora. Foderate di carta da forno una teglia rotonda capiente e versate il composto. Cuocete in forno a 180 gradi circa 45 minuti, quando la parte alta del dolce avrà fatto una bella  crosticina e tante piccole crepe. Se ve lo mangiate per merenda, magari un pomeriggio che non fa caldo come in questi giorni, potete accompagnarlo a un infuso di semi di finocchio tiepido. Lo consiglio per due motivi: uno, il sapore delle castagne è intenso e gustarlo accompagnato a una bevanda delicata lo alleggerisce un po'. Due, si sa che le castagne mettono mal di pancia... i semi di finocchio invece sgonfiano. Accoppiata vincente, no? :-)



E visto che con questo dolce stiamo un po' anticipando l'autunno, parliamo di un film che si svolge proprio in questa stagione: Autumn in New York. Una storia d'amore strappalacrime, in tutto e per tutto: prevedibile, paracula, gioca a toccare le corde delle nostre emozioni.
E noi donne, si sa, spesso ci caschiamo. Nulla di innovativo rispetto a Love Story, comunque, solo che al posto di Ryan O'Neill e Ali McGraw, coetanei e all'epoca sconosciuti, ci sono Richard Gere e Wynona Rider. Lui è un ristoratore- playboy di mezza età che si innamora inaspettatamente di una delle sue potenziali prede. Peccato che lei sia malata terminale: potete già immaginare come andrà a finire. Un tripudio di tristezza, ambientato nella stagione che più di tutte incarna la decadenza, quando dal tepore dell'estate si passa al freddo umido e le foglie degli alberi si tingono di giallo e marrone prima di cadere a terra senza vita. 
Consigliata la visione tra donne o da sole, uno di quei giorni in cui si ha voglia di piangere. QUI il trailer.


giovedì 8 settembre 2011

Fashion Night o tagliatelle alla zucca?


Ok, c'è la Vogue Fèscion Nait Aut stasera qui a Milano. Se non sapete cos'è, leggetevi questo post della mia amica Carli. Una specie di notte bianca, ma stilosa, perché la crisi si sa, colpisce pure gli Armani, i Prada e i Valentino (ma forse non gufetto-Tod's -Della Valle!) e bisogna invogliare la gente a comprare. 
E allora via con gli aperitivi gratis e negozi aperti fino a tarda notte, con qualche attrazione musicale, vips, special & limited edition targate VFNO. L'idea è bella, un giro si fa volentieri, c'è gente in giro e tanti stranieri. Certo, bisogna essere pronti ad affrontare alcune cose.

a) Folle oceaniche si riversano fra i vicoli del quadrilatero della moda (e del centro in generale), determinate ad accaparrarsi lo smaltino-Chanel-che-solo-per-questa-sera, il braccialetto così e la t-shirt cosà (che poi alcuni proventi vanno in beneficienza, quindi non si può dire niente). 

b) File. Si sgomita in negozi di 150 mq, normalmente popolati da più commessi che clienti (= vuoti) ma stasera pieni fino a scoppiare, per arraffare un Camparino.

c) Anarchia gastronomica. Dovete essere disposti a infilarvi in bocca un canapé al formaggio, che vi colpirà con una zaffata di cipolla cruda infilata a tradimento nella crema, e subito dopo, nel negozio seguente, un biscotto al burro o un cioccolatino; perché una boutique ha optato per il salato, l'altra per il dolce. Ma non temete: altri 10 metri e vi aspettano focaccia stantìa e vol au vent dal sapore indefinibile. Se e quando riuscite ad arrivare al vassoio.

d) Anarchia alcolica. Questa non è grave. Si beve il prosecco, poi il Campari, poi un cocktail, poi si scola un altro bianchino. E vabbè, tanto è gratis!! Stomaci deboli astenersi, please.

e) La gente fescionvictim che per l'occasione fa sfoggio del vestito buono e di tutti gli accessori firmati che possiede (monogram di Gucci -Chanel e Luigi Vuittone sono preferibili). E se sono donne magari si concedono un bel tacco dieci: il massimo della comodità per gironzolare tra i negozi!

f) Gli studenti di moda. Tipo quelli della Naba o dello IED - i giòvani con i look superstudiati che vogliono fare gli alternativi (ma, per me, un po' si somigliano tutti): cappello borsalino abbinato a t-shirt con bretelle e pantaloni stretch neri o di un qualsiasi colore fluo, occhiali anni 50, foulard, borse a tracolla. Le ragazze scelgono gonnelle con orsacchiotti o stelline che abbinano in contrasto a corpetti un po' sexy e All star ai piedi, oppure si danno allo stile new preppy. I capelli hanno tagli geometrici o bon ton da bimba, e quà e là spunta qualche piercing e tatuaggio. Molti i gay. Li ammiro tutti, perché hanno la voglia e la costanza di curare così il loro stile, con tutti questi dettagli. Ma guardandoli mi sento vecchia.

g) I fan di qualcuno (chiunque sia). Affollano i concept store che hanno avuto la malaugurata idea di invitarli. E urlano.

h) Modelli bellissimi e modelle stupende. Sì, la presenza dei modelli è assolutamente un PRO. Ma accanto a loro ci sono le loro colleghe donne. E guardandole non si può fare a meno di confrontare il loro stacco di coscia con i vostri prosciutti o i loro capelli vaporosi e perfetti con il vostro cespuglio. Vi sentite cesse. Punto.

Se superate tutto ciò, c'è da divertirsi e anche un bel po'. Ma io oggi, tra lavoro e fastidi fisici, sono troppo stanca, out of the mood, no fashion at all. Insomma: VFNO, te saludi. Ci vediamo l'anno prossimo. 
Me ne sto a casa, a riposarmi. A guardarmi un film. E a mangiarmi un piatto di pasta.....


Tagliatelle alla zucca con zucchine e coppa croccante

Per due.
170 gr di Tagliatelle alla zucca (io le ho trovate Agnesi: ottime!)
mezza cipolla
due zucchine
4 fette di coppa
sale 
pepe

Tagliate la cipolla e rosolatela in poco olio. Grattugiate le zucchine e aggiungetele alla cipolla. Cuocete per dieci minuti, aggiungete sale e pepe e spegnete. Lessate le tagliatelle in abbondante acqua salata. Nel frattempo tagliate a striscioline sottili le fette di coppa. Mettetele a rosolare senza olio in una padella antiaderente per cinque minuti, fino a che saranno leggermente croccanti. Quando la pasta è cotta, scolatela, passatela in padella con le zucchine e impiattate. Guarnite con le striscioline di coppa.
Un primo saporito, completo e velocissimo. Ovviamente potete sostituire la coppa con la classica pancetta o guanciale.

Ora sto meditando come utilizzare:
- 1kg di farina di castagne, scaduta da pochi giorni
- 800 gr di farina di farro in scadenza
Qualche idea? 

sabato 3 settembre 2011

Scaldate i pop corn, arrivano i film (e il red carpet) di Venezia

"Giulietta monta in gondola, che mi te porto al Lido..." Quando eravamo piccole mia nonna, originaria di un paesino vicinissimo a Venezia, ci cantava sempre una vecchia canzone che recitava così. 
E proprio nel lussuoso Lido della Laguna si è aperta mercoledì la 68esima edizione della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica. Gli occhi del mondo sono puntati sulle star del cinema, che affollano il red carpet con look più o meno azzeccati (guardate più giù...), assediate dai flash dei fotografi e dai fan accalcati per un saluto. Se siete tra i fortunati a frequentare Venezia in questi giorni potrete godere di persona di questo clima glamour-culturale unico. Per chi invece è rimasto a casa, tra i tanti film proposti e di cui trovate le schede sul sito della mostra, eccone cinque in concorso che secondo me varrà la pena "assaggiare" al cinema nei prossimi mesi. 



Il film, con la regia e l'interpretazione di George Clooney, racconta la storia di un giovane (e idealista) addetto stampa (Ryan Gosling) che va a lavorare per il candidato alle primarie per le presidenziali USA. Ma, coinvolto in uno scandalo che minaccia di compromettere la campagna, dovrà confrontarsi con gli intrighi della politica e finirà per corrompersi. 



Roman Polanski gira un film che si svolge nell'arco di un pomeriggio. Due coppie si incontrano per cercare di chiarire civilmente la rissa avvenuta tra i due figli adolescenti. Uno, bulletto, le ha date di santa ragione all'altro, facendogli saltare due denti. Inizialmente i quattro sono intenzionati a riportare la pace, ma presto saltano fuori delle contraddizioni profonde che culminano in una perfida resa dei conti.



Chi ha visto Persepolis conosce Marjane Satrapi. Disegnatrice di graphic novels iraniana emigrata in Europa che mescola nei suoi racconti autobiografia e storia del suo Paese. Ora torna alla regia, ma con un progetto nuovo: trasformare il suo romanzo a fumetti film. La storia di un violinista iraniano che, privato del suo strumento prediletto, non riesce a trovarne un degno sostituto. Si lascia quindi andare, passando le giornate a letto tra pensieri sulla gioventù e sul futuro dei propri figli. Col dispiegarsi della storia, però, si rivela il reale motivo della sua scelta.



Cristina Comencini riversa sullo schermo uno dei suoi romanzi, Quando la notte, ambientato tra le vette. La Comencini affida l'interpretazione del montanaro Manfred a Filippo Timi mentre Marina, giovane madre con figlio a presso in fuga dalla città, è Claudia Pandolfi. Entrambi i personaggi nascondono un segreto: sono lontanissimi, eppure tra loro nasce un legame molto intenso, ma impossibile da gestire. 



Il dottor Freud interpretato da Viggo Mortensen. Già la curiosità per la sua interpretazione vale il biglietto. E poi il film di David Chronenberg mette in scena il tormentato rapporto tra gli psicanalisti Freud e Jung e la giovane paziente Sabina (Keira Knightley). L'insolito triangolo porta alla messa in discussione e ricostruzione in chiave tutta nuova del pensiero moderno.

Allora, pronte con i pop corn? Intanto vi lascio qualche immagine delle dive che hanno affollato la passerella. 

Vittoria Puccini, madrina della 68esima Mostra, all'apertura del festival

Monica Bellucci, diva come sempre
Keira Knightley, elegante per la prima di A dangerous Method
Evan Rachel Wood: look vintage e trucco anni 60, very chic
Madonna.. io boccio il look farfalloso!
Kate Winslet mostra le curve,
strizzata in un abito firmato Victoria Beckham

Qual è la vostra preferita??

martedì 30 agosto 2011

Parlami d'amore: quando il troppo stroppia


Una delle regole sempre valide per chi scrive è rileggere a mente fredda, armarsi di accetta (e di coraggio) e cominciare a tagliare. Togliere, snellire, perché la prima stesura contiene spesso ripetizioni, inutili avverbi e aggettivi, particolari e informazioni che appesantiscono la narrazione invece che arricchirla. Quest'operazione non è facile. Tagliare per ogni scrittore è una sofferenza: tutti i pensieri buttati sul foglio appaiono ai suoi occhi ugualmente fondamentali. Ma un bravo scrittore sa guidare chi legge, suggerendo una sensazione, un concetto, dando il là a un'intuizione e lasciando tuttavia che sia il lettore ad arrivarci, attraverso la propria interpretazione personale. Lo stesso principio vale, a mio avviso, al cinema
Silvio Muccino non ha saputo far sua questa regola. Stasera, a casa da sola e quindi con un po' di tempo da perdere, ho voluto dare una chance a Parlami d'amore (in onda su canale 5), opera prima di Muccino jr, appunto, tratta dall'omonimo romanzo scritto dall'attore insieme a Carla Vangelista. Premetto di non aver letto il libro e, a questo punto, mi vien da dire, meno male. 
Il film pecca di manierismo e di presunzione, è un'accozzaglia di situazioni disparate (e disperate) che convergono in un improbabile quanto prevedibile triangolo amoroso. Si tuffa in un tema serio come la droga, e le dipendenze in genere, con sguardo superficiale, nutrito di luoghi comuni, lo trasforma in espediente per rendere il protagonista, Sasha (che poi, che nome è? Mica è russo!) una specie di "maledetto" (cosa difficile a credersi, data la faccetta da pesce lesso con occhietti all'ingiù di Silvio). Il tutto è condito da recitazione sopra le righe, sguardi intensi, forzature pseudoteatrali (qui Carolina Crescentini recita come il suo personaggio Corinna Negri di Boris); si salva solo Aitana Sanchez Gijon, che però non è aiutata dai dialoghi che rasentano l'assurdo (ma non surreali in modo consapevole e voluto, semmai si tratta di un verosimile mal riuscito, privo di alcun fascino).
La storia? Sfigato orfano cresciuto in comunità decide che deve prendere in mano la sua vita e conquistare la tizia che gli piace fin da bambino (ricca, insicura e ribelle). A chi chiede aiuto? A una quarantenne in crisi con il marito che conosce facendo un incidente d'auto. I due iniziano una specie di "scuola di seduzione". Ma entrambi hanno un pesante passato alle spalle che non possono ignorare. E tra amici tossici, partite a pocker e cocaina, Sasha diventa più sicuro di sé, si fa Benedetta (la Crescentini), ma abbassa la guardia e si perde. Era davvero quello che voleva? Ovviamente no, ma non vi rovino la fine (anche se dal minuto 10 del film avrete già capito qual è).


Insomma, il film ha il gusto sciapito di una pizza con la mozzarella finta, quelle fatte con la pizzottella o il fontal, che hanno gli occhielli di formaggio rigidi e insapori e frustrano profondamente quella voglia matta di fiordilatte filante. Ma assomiglia anche alle insalate di riso servite agli aperitivi, unte, con dentro tante, troppe cose, pesanti ed esagerate, che un semplice spaghetto al pomodoro era meglio. Citazioni culinarie all'interno del film? Praticamente nulle. E, anche per questo, non ci piace ;-)

domenica 28 agosto 2011

Duplicity & una summer cake for dummies, con pesche e fichi




Caldo, caldo, caldo e una sorella che compie gli anni. Che si fa per festeggiarla con un dolcetto? Si pensa a una torta a forno spento, ovviamente! Così ho inventato questa multistrato che ho definito for dummies perché davvero facile, essendo preparata con pan di spagna pronto e con il preparato per crema pasticcera senza cottura Molino Chiavazza. Lo so, con il pan di spagna fatto in casa e la crema vera è un'altra cosa, ma con queste temperature se accendo il forno rischio l'autocombustione. E poi diciamocelo, con le belle giornate magari c'è meno tempo da dedicare alle creazioni culinarie. 
Assicuro comunque che il risultato è stato ottimo, la torta è stata gradita e spazzolata da tutti... tranne che dalla festeggiata! Eh sì perché, dopo le prime due forchettate di circostanza alla sua fetta, mia sorella Giulia ha confessato di odiare il pan di spagna, soprattutto se abbinato alla frutta. E io finora non avevo mai saputo questa cosa! Sarà che a casa mia questo genere di torte non si preparava mai.
Notate una certa differenza nella qualità delle immagini? Ebbene sì, questi scatti sono stati fatti a) con una macchina fotografica "vera" b) da mia sorella Francy 3) sul verde terrazzino dei miei genitori.. Magari poter godere sempre di questa luce e di questi strumenti! :) 
Ma veniamo alla torta.

Summer cake for dummies con pesche e fichi

3 basi di pan di spagna da 22 cm (oppure, qui trovate la ricetta per farlo da voi)
1 confezione di crema pasticcera Molino Chiavazza
550 ml di latte

4-5 fichi 
3 pesche non troppo mature
o altra frutta a scelta

per la bagna
250 ml di acqua
100 gr di zucchero
2 bacche di anice stellato e 2 cucchiai di liquore all'anice (o altro liquore a vs scelta, es: cointreau, rum)

per coprire la frutta: 
2 fogli di colla di pesce
150 ml di acqua
1 cucchiaio di zucchero

In una terrina versare il contenuto di due buste per crema pasticcera. Aggiungere il latte mescolando molto bene e poi montare per circa 5 minuti con la frusta elettrica. Otterrete una crema dolce, aromatizzata al limone, più leggera della vera crema pasticcera e in cui si percepisce una certa dose di amido. In alternativa, se avete tempo, fate da voi la classica crema pasticcera oppure la crema al latte: il preparato non è male, ma la resa della crema fresca è sicuramente un'altra cosa. Mettete in frigo la crema.
Preparate la bagna: mettete a scaldare l'acqua zuccherata con l'anice stellato. Bollite qualche minuto e poi lasciate intiepidire. Aggiungete il liquore, a piacere.
Preparate la frutta: io ho fatto uno strato di fichi e due di pesche noci, voi potete usare la frutta che più vi piace. Per q.r. i fichi, vanno sbucciati e tagliati a rondelle. Basterà invece tagliare a fettine sottili le pesche noci: sceglietele abbastanza sode, o si spappoleranno mentre cercate di tagliarle. 
Quando la crema e la bagna saranno fredde, potete procedere ad assemblare la torta: bagnate il primo disco di pan di spagna con un pennello, spalmate un po' di crema, disponete le fette della frutta prescelta. Ripetete l'operazione per i due strati successivi. Decorate a piacere, io ho coperto con un po' di gelatina per evitare che le pesche annerissero. 


E che film abbiniamo a questa torta? Considerato che era pensata per mia sorella Giulia e che si compone di due frutti, tre strati uno sull'altro e qualche piccolo inganno (vedi crema pronta), vi parlerò di Duplicity, che ha per protagonista un'altra Julia (Roberts) ed è una commedia-thriller sullo spionaggio industriale, in cui ogni piccolo particolare si incastra attraverso giochi, inganni e flashback rivelatori.



La trama? Julia Roberts e Clive Owen sono due agenti segreti: lei della CIA, lui dei servizi britannici e si incontrano in un bar. Scocca la scintilla che li fa finire a letto: lei, più furba, sa già tutto di lui e lo abbandona legato e drogato, trafugandogli importanti documenti. Si ritrovano cinque anni dopo a New York a lavorare per la stessa multinazionale, che vorrebbe rubare la formula di un prodotto rivoluzionario a una concorrente. Si rivedono solo allora? Si odiano? O forse si amano? L'attrazione è fatale, ma la fiducia non è totale. La voglia di guadagnarci, invece, sì: così i due iniziano una corsa al doppio, se non triplo, gioco, per truffare chi crede di truffare e accaparrarsi la formula, sempre controllandosi a vicenda. Veloce e incasinato, questo film mi ha inizialmente innervosito ma poi si è ripreso alla grande dalla metà in poi. Leggero, ricco di azione ma bisognoso di attenzione (cervelli spenti: off limits qui!), piacerà agli amanti del thriller, ma anche a quelli delle commedie. Buona visione (con una fetta di torta :))


giovedì 25 agosto 2011

Ciambella morbida con yogurt e fichi, percorrendo la Basilicata coast to coast


Oggi parliamo di fichi: e quindi di Sud, di caldo, di cieli tersi, ciucci e mulattiere, di campi di grano gialli come il sole e di antichi borghi. Il paesaggio ideale per ospitare la succulenta dolcezza di questi frutti d'agosto. Perchè è ad agosto che maturano queste incredibili bontà, morbide e zuccherine, che si sciolgono in bocca e trovano mille impieghi in cucina, nei dolci o nelle ricette salate.
About Food ha deciso di darci il bentornato con un contest e io, nel mio piccolo, partecipo all'accoglienza dei frutti di fine estate con una  ciambella. Ciambella senza buco, perché il termine indica più che altro una torta semplice, di quelle che vanno bene per farci colazione, inzuppate nel caffelatte o accompagnate da un bicchiere di succo di frutta, e al tempo stesso soffici, consistenti... insomma, buone!


Ciambella morbida con yogurt e fichi

400 gr di farina 00
200 gr di zucchero
3 uova
125 gr di yogurt bianco cremoso
100 gr di ricotta
olio di semi di girasole e latte, misurati nel vasetto dello yogurt
1 bustina di lievito per dolci
2 bustine di vanillina
4 fichi 

Lavate e pelate 4 fichi (5-6 se piccolini) e tagliateli a rondelle. Rompete le uova, conservate gli albumi e lavorate i tuorli con lo zucchero. Aggiungete lo yogurt, la ricottina e l'olio (un bicchierino scarso, misurato usando il vasetto vuoto dello yogurt). A parte setacciate la farina con il lievito e la vanillina. Aggiungetela pian piano al composto, mescolando con una frusta per incorporare bene senza formare grumi. Se il composto diventa duro aggiungete un po' di latte, io ho usato la quantità del vasetto da yogurt, sufficiente a rendere di nuovo cremoso il tutto. Montate a neve gli albumi e incorporateli al composto mescolando dal basso verso l'alto. Oliate una teglia, versate il composto e cospargetelo di fettine di fico. Spolverizzate con un po' di zucchero. Infornate a 200 gradi per i primi 20 minuti, poi abbassate a 180 gradi per altri 20 (ma regolatevi in base al forno, fate la prova stecchino). Et voilà!


E se i fichi sono il frutto dell'estate che sta finendo, non posso che proporvi un film carino che è ambientato proprio in estate e nel Sud Italia, dove maturano i fichi migliori: Basilicata Coast to Coast.



Il film, di e con Rocco Papaleo, racconta l'impresa di un improbabile gruppo di amici con la passione per la musica che decidono di attraversare a piedi la regione, dalla costa tirrenica allo Ionio (accompagnati da un carretto trainato da un asinello) per partecipare a un concorso per band emergenti. A seguire la loro impresa, un'annoiata giornalista che scrive per un giornale parrocchiale (Giovanna Mezzogiorno), che si lascerà lentamente conquistare dalla follia dei protagonisti. Imprevisti divertenti e situazioni surreali (come un gruppo di esaltati con il vezzo di vestire i panni dei briganti ottocenteschi) condiranno la loro avventura, un viaggio fisico che diventa simbolo dei propri sogni e degli obiettivi di una vita. Splendidi paesaggi e colonna sonora accattivante sullo sfondo.



sabato 20 agosto 2011

Di mare, arcobaleni, pane & pomodoro e tormentoni estivi

Sono tornata! Molti di voi saranno ancora in vacanza o forse partiranno nei prossimi giorni per godersi un po' di meritato riposo. Per quest'anno io ho esaurito la mia dose di mare: una dose fatta nei primi giorni di pioggia e nuvoloni, ma si sa, dopo la pioggia arriva il sereno...



E infatti poi è stato il tempo di sabbia dorata sui piedi bagnatibagni mattutini, letture leggere dal lettino, vento tra i capelli, passeggiate e pedalate sul lungomare tra palme, pini e profumo di sale.

Ma anche di succosi pomodori a pera d'Abruzzo con pane sciocco, fichi dolcissimi, gelati deliziosi, pizze sottili e una ricetta speciale di cui vi parlerò tra un po' di tempo.

L'accoglienza del clima milanese (35 gradi e tasso di umidità ai massimi storici... si boccheggia) ha stroncato le mie velleità culinarie e non riesco neppure a godermi un bel film in santa pace: l'appiccicume del divano di pelle mi rende insofferente e mi fa agognare l'aria condizionata.
Per stasera, quindi, mi limito a mandarvi un saluto e segnalarvi i veri tormentoni dell'estate 2011...

Pane e pomodoro

foto da Granapadano.it
Dovete sapere che dove vado in vacanza ci sono i pomodori più buoni che io abbia mai mangiato. In particolare, quelli per cui andiamo pazzi io e la mia famiglia sono i pomodori a pera d'Abruzzo: grossi, succosi e polposi. Perfetti come contorno, affettati e conditi con sale, olio e basilico, o da mangiare su una bella fetta di pane senza sale, tipico di queste parti, fresco o abbrustolito a mo' di bruschetta. Irrinunciabile la scarpetta per raccogliere tutto il sugo.... Per me non è estate senza questi pomodori! 

Danza kuduro


Perché nei bar e alle lezioni di acquagym improvvisate sulla spiaggia non si sente altro e Studio Aperto l'ha già scelta come colonna sonora per i servizi sulle starlette seminude. Volenti o nolenti, la canzoncina ti entra in testa. Il duo composto da Lucenzo e Don Omar potrebbe entrare di diritto nel cast di Tamarreide; il video gioca (...) con il cliché del maxi yacht con supergnocche al seguito. Imperdibile. 

Lo spot di Trivago


Se come me guardate spesso La7, sarete stati bombardati dalla pubblicità di questo comparatore online di prezzi per hotel. Lo spot è veramente carino: intrigante, allusivo senza essere volgare, simpatico. Ma il motivo per cui ogni donna sana di mente non cambia canale dopo la seicentesima messa in onda è  l'affascinante uomo barbuto dall'aria selvaggia, che poi si rivela una specie di business-man dal look dandy. Nella vita il ragazzo si chiama Christian Goran: dovrebbe essere tedesco -ma ho trovato fonti discordanti in merito, in alcuni siti ho letto svedese - fa il modello e il fotografo e porta davvero la barba così. E come dargli torto: di certo gli dona un certo fascino. Qui il suo sito (che racchiude foto e diversi video fatti da lui) e di seguito, qualche scatto meritevole :-)
A presto!




mercoledì 27 luglio 2011

Summer holidays for Cooking Movies!


Vi scrivo dal balcone della casa al mare dei miei genitori: putroppo il tempo non è dei migliori, anzi, è un continuo alternarsi di nuvole e pioggia e brevi schiarite che promettono spiaggia e bagni, ma tradiscono al primo soffio di vento proveniente dalle colline. In ogni caso, sono in vacanza!
Per questo motivo non aggiornerò il blog con film e ricette fino a dopo Ferragosto... e avrò poche possibilità per passare a trovarvi sui vostri (vista la connessione che qui è azionata dal criceto nella ruota...): ma non temete, sto facendo scorta guardandomi un po' di filmetti di cui vi parlerò a tempo debito.
Buone vacanze a tutti, ci aggiorniamo presto!


giovedì 21 luglio 2011

California, here we come.. con un frozen yogurt melone & menta!

Caldo. Estate. Sole. Mare. Bikini. California! Avete presente quanti telefilm sono ambientati sulla Golden Coast americana? Non ve li ricordate? Beh allora ci penso io a "rinfrescarvi" la memoria con una bella carrellata... e per finire in bellezza, un fresco after dinner!

L'intramontabile: Baywatch


I bagnini più sexy della California e le loro avventure hanno tenuto botta dal 1989 al 2003, con vari esiti e fortuna. Protagonista principale il mitico Mitch Buchannon, interpretato da David Hasseloff (oggi mostruoso), un numero imprecisato di altri bagnini palestrati e una carrellata di super-gnocche in costume intero rosso sgambatissimo, tra le quali l'unica e inimitabile Pamela Anderson... Ecco la sigla!

Il precursore di tutti i teen drama: Beverly Hills 90210


Avevo quattordici anni quando iniziarono le meravigliose avventure dei ricchi sfondati e bellissimi teenager di Beverly Hills 90210: inutile dire che mentre Brenda scopriva la passione fra le braccia del più-figo-e-maledetto-della-scuola-Dylan io mi decidevo a rottamare le musicassette di Cristina D'Avena. Proprio per questo Beverly Hills mi faceva sognare e anche dopo qualche stagione, quando le storie erano diventate peggio di Beautiful, ho continuato a seguirlo. Il mio preferito del gruppo? Nè Brandon nè Dylan, ma David, alias Brian Austin Green che avevano accoppiato -mioddio quanto era cessa- con DonnaTori Spelling... la figlia del produttore, ma seriamente inguardabile! E poi, voi eravate del partito Brenda o del partito Kelly? Io preferivo Kelly, Brenda era troppo saccente!

La brutta copia: The O.C.



Ci ho provato a vederlo, ma ero grande e la faccia da pirla di Ryan non mi ha mai convinto. Perciò non capivo come la pesce lessa Marissa (Mischa Barton) potesse subirne così tanto il fascino. Simpatico e carino, invece, era l'amico-fratello adottivo SethAdam Brody, che infatti ho rivisto in qualche film qua e là. Questa serie, oltre a essere una "figlia" di Beverly Hills, ha inoltre la "colpa" di aver ispirato la catena di reality di Mtv Laguna Beach, il cui sottotitolo era proprio "the real O.C.". O.C., per chi non lo sapesse, sta per Orange County, una contea californiana appena a sud di Los Angeles, molto rigogliosa e benestante. La sigla, però, m'è sempre piaciuta un sacco :)


La (s)fortuna di essere orfani: Summerland


Quando a un adolescente con due fratelli più piccoli muoiono entrambi i genitori in un terribile incidente d'auto, questi, giustamente, s'incazza con il mondo. Se però viene spedito a vivere in California, dalla giovane zia fashion designer di successo con villozza sulla spiaggia, a surfare e farsi le tipe carine... dopo l'iniziale riluttanza, si adatta alla nuova vita abbastanza in fretta. Il telefilm è a metà tra il teen e il family drama, il protagonista è il Jesse McCartney, caschettino biondo e lineamenti da bimbo, divenuto per breve tempo un idolo musicale delle teenagers. Se il nome non vi dice niente, beccatevelo nel video di Because you live, la sua hit song. Prima di Justin Bieber, c'era lui... Che faccia da schiaffoni.


Bene, e dopo tutto questo mare, queste spiagge e questo sole, vorrete qualcosa per rinfrescarvi, o no? Vi offro una coppetta di frozen yogurt! L'idea è presa da Arabafelice, sul suo blog lei ha proposto il gelato senza freezer. Io ho cambiato il procedimento perché ho usato il melone fresco e non i frutti di bosco congelati come da sua ricetta, quindi il freezer m'è servito!

Frozen yogurt melone e menta

1 confezione di yogurt greco (170 ml)
1 cucchiaio colmo di miele
1/2 melone
4-5 foglioline di menta



Superfacile: si frullano insieme melone, foglie di menta, yogurt e miele. Si infila il frullato in un contenitore tipo tupperware e via in freezer. Questo perché ovviamente non ho la gelatiera. Se nemmeno voi l'avete, come me, dovete lasciarlo in freezer per circa tre ore, avendo cura però di toglierlo ogni mezz'ora e lavorare con una frusta il composto, che man mano si andrà congelando, per rompere i cristalli di ghiaccio ed evitare l'effetto "gelato sciolto ricongelato". Passate tre ore potete dare un'ultima mescolata e servire come più vi aggrada, io ho usato delle coppette di Atmosfera Italiana, guarnendo con menta, un paio di frutti di bosco (il melone era finito!) e un goccio di latte condensato. Con queste dosi avrete 4 coppette. Se invece vi avanza, basterà levare lo yogurt dal freezer un quarto d'ora prima di consumarlo e ri-frullarlo un attimo prima di servire. L'abbinata melone e menta è davvero freschissima e dissetante: pronte a provarla prendendo il sole su una spiaggia di Malibu??

giovedì 14 luglio 2011

C'mon c'mon c'mon c'mon take that... and party!

Once a thatter, always a thatter? Pensavo di no, eppure... 
Oggi non parlo di cinema e nemmeno di cucina, ma di musica, o meglio, di passioni adolescenziali! Quando avevo quindici anni, come milioni di altre ragazzine, ero pazza per i Take That! Li conoscete, no? La prima boy band di successo planetario, composta dai 5 ragazzi di Manchester: Gary, Mark, Howard Jason e, ovviamente, Robbie, che ci hanno fatto cantare ballare e innamorare con canzoni come Pray, Everything Changes, Babe, Never Forget, Back for Good... 

I Take That nel 1994...

...e oggi!
Io ero innamorata di Gary che, in quanto autore delle canzoni e voce principale, esercitava su di me il fascino "oltre la panza c'è di più": non era proprio un fuscello scolpito, diciamo, soprattutto rispetto a "Jason -chiappe di marmo" e "Howard-bello bello in modo assurdo", ma io da romanticona pure un po' snob, cercavo uno che avesse almeno la dignità del cantautore!
La favola è durata dal 1991 al 1995, quando Robbie Williams ha deciso di lasciare il gruppo per iniziare la carriera solista e gli altri sono andati per la loro strada. Gary ci ha provato, a fare qualcosa da solo, ma è stato offuscato dalla stella di Robbie, che ha la stoffa della grande star.
Ma non sono qui per fare una cronistoria dei Take That: quella, nell'ipotesi remota che vi interessi, potete leggervela su qualsiasi fan-site. 
Sono qui per raccontarvi che martedì, grazie a un'amica, Giorgia, e alla sua amica -che per il compleanno, sapendo di un passato da fan, le ha regalato due biglietti-  sono andata al loro unico concerto in Italia, allo stadio San Siro di Milano.
Che dire? Non ascolto più i Take That da anni, intendo ovviamente le vecchie canzoni ma anche le nuove.. anche se qualche cosa caruccia la fanno ancora, ora i miei gusti sono decisamente più indie-rockeggianti... Eppure è stato un concerto bellissimo! Uno show spettacolare, di cui potete leggere i dettagli su questo articolo del Corsera, in cui i "Fab Five" hanno saputo farci ballare, cantare, ridere.. insomma divertire
Io, che li vidi al forum di Assago nel lontano aprile del 1995, ai tempi in cui li adoravo in tutto e per tutto, non credevo certo che, dopo tutto questo tempo, mi sarei emozionata nel risentirli! E invece è stato così, forse perché assalita dai ricordi di quel periodo, del liceo, delle fantasticherie e delle scemenze dette con la mia amica Lorenza! 
Il ricordo di ciò che loro hanno rappresentato, insomma, fa sempre tenerezza, anche se pure i loro fisici scolpiti, l'irriverenza e la simpatia aiutano tutte noi ex "thatters" patite, ormai trentenni (e oltre), a tenere per loro un posticino nei nostri cuori!
Ecco, in soldoni, com'è andata la faccenda: 




Siccome vi lascio a digiuno di ricette anche oggi, almeno un aggancio cinematografico non può mancare! I Take (come li chiamavo ai tempi...) hanno firmato una delle canzoni della colonna sonora del film X men, first class, prequel della saga di Xmen che racconta come Charles Xavier ( poi Professor X) ed Erik Lehnsherr (che in seguito diventerà Magneto), cercano di creare una scuola per i ragazzi mutanti ma, per visioni opposte sul ruolo dei mutanti nella società, da amici si trasformano in rivali. Il film è uscito a giugno e non sono ancora riuscita a vederlo: sospendo il giudizio, quindi, ma c'è James McAvoy, uno dei miei attori beniamini, perciò lo vedrò presto e vi saprò dire!
Ecco intanto il video della canzone, Love love, un po' dance, un po' elettropop, che mostra anche scene del film. 



Grazie ancora a Giorgia per aver condiviso con me questo bellissimo tuffo nell'adolescenza! :-)

lunedì 11 luglio 2011

Falling skies (si mangia quel che c'è!)

Secondo voi esiste un fashion designer specializzato in film e telefilm catastrofici? Lo so, è una domanda strana, ma è la prima cosa che mi sono chiesta vedendo la prima puntata di Falling Skies, andata in onda su Fox (Sky) il 5 luglio, in prima tv italiana.



Il telefilm, prodotto da Steven Spielberg, ci mostra la Terra a circa sei mesi da un'invasione aliena, dopo un attacco che ha devastato il pianeta e messo ko tutti gli apparecchi elettrici. Gli uomini sopravvissuti si radunano in "divisioni", composte da civili e militari, e cercano di fuggire dall'invasore e scoprire un modo per batterlo.
Per ora mi è sembrato un incrocio tra La guerra dei Mondi (che, casualmente, è di Spielberg -poco fissato con gli alieni, tra l'altro.. non dimentichiamo E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo...) e The Road (ricordate? ne parlai qui), anche se meno inquietante e decisamente più improntato all'azione, allo scontro fisico e all'avventura.
Tornando al domandone, cmq, mi è sorto perché ho notato che in questo genere di serie/film apocalittici, tipo Matrix (quando sono "fuori" dalla matrice) o The Day after Tomorrow, il look è pressoché identico: vestiti sportivi, larghini ma perfect fit, tendenzialmente di ispirazione militare, indossati a cipolla in intelligenti vestizioni multistrato. I colori spaziano dal kaki al grigino, con tocchi di jeans e di nero. Gli abiti sono generalmente sporchini, perché questa gente vive in condizioni precarie ed è ovvio che nn si possa cambiare il maglioncino tutti i giorni, però non ci sono mai patacche di unto rotonde o schizzi di sugo come capita a noi, no no, solo aloni o residui di terra sapientemente spalmati e che spesso ricoprono anche il viso. Le donne sfoggiano pantaloni tipo leggins, skinny ma comodi, perfetti da abbinare agli stivaletti antifango. Tutti sfoggiano cinturoni con portacartucce per fucili, guanti senza dita da combattente, giubbottini multitasca e pashmine arrotolate alla perfezione attorno al collo (i toni sono sempre quelli del cenere o al massimo terra bruciata). Insomma, che bravi questi umani disperati, gli hanno distrutto la casa, anzi la vita, tutto, ma hanno un guardaroba perfetto per l'occasione, sembra quasi che aspettassero l'attacco alieno!

Resistenza superaccessoriata
Al di là di queste sciocchezze, il telefilm, pur non brillando per novità estrema, promette bene, ha un buon ritmo e tiene abbastanza sulle spine: certo dovete sopportare la vista dei soliti alieni verdi. Anche se hanno fatto uno sforzo di immaginazione e li hanno creati più simili a cavallette a sei zampe che ai soliti bipedi sottili e testoni. E i protagonisti sottolineano questa differenza già nel secondo episodio... credo che le zampone saranno il loro tallone d'Achille, ma magari mi sbaglio, stiamo a vedere.

L'alieno
Il protagonista, nonché uno dei capi della resistenza di Boston, è Tom Mason, ex docente di storia americana ed esperto di strategie militari: eh sì perché dovevano giustificare la trasformazione di un civile in mago di guerra almeno con un background teorico! Comunque lui è l'adorabile Noah Wyle, che poi sarebbe il dottor Carter di E.R., e io sono così contenta di rivederlo sugli schermi che gli perdono anche un personaggio dal passato poco credibile. Sua moglie è morta nell'attacco alieno (ma c'è già una dottoressa dal sapor mediorientale o meglio, orientale, che è lì pronta per papparsi il bocconcino), ma ha tre figli, un diciasettenne sportivo, ex figo della scuola, che sta con la biondina più tosta della resistenza, un piccolo di otto anni e un tredicenne. Questo è vivo ma è stato rapito dagli alieni e Mason, ovviamente, è disposto a tutto per liberarlo.

Noah Wyle
Intanto, tra un'imboscata e l'altra, si mangia ben poco. Principalmente sbobbe e brodaglie cucinate nelle tendopoli e scatolette di tonno sgraffignate nei magazzini risparmiati dalle bombe aliene (per saccheggiarli i nostri eroi rischiano la pelle in continuazione!), quindi la mia verve d'abbinata culinaria s'è smorzata. Ecco, forse ci stava una vellutata di piselli verde alieno, ma stasera non avevo proprio cuore di mettermi ai fornelli quindi, non me ne abbiate, la chiuderei qui!


Vi segnalo che sul sito dedicato potete leggere un fumetto prequel della serie, con le peripezie di Mason e figli prima di unirsi al gruppo di resistenza "Second Massachussets" (2nd Mass): un'iniziativa interessante!


Se avete visto o avete intenzione di vedere Falling Skies, tenetemi aggiornati, aspetto i vostri feedback! 

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