mercoledì 5 dicembre 2018

Quella pizza di Bohemian Rhapsody (e no, non è una critica)



Ammettiamolo, tra Netflix e gli altri servizi on demand a disposizione e il gelo invernale, abbandonare il divano e andare al cinema a vedere un film non è sempre l'opzione più allettante. Si sta tanto bene rannicchiati sotto la coperta, tisana a portata di mano, nessuno sconosciuto che ti mastica popcorn vicino all'orecchio o inonda la sala con la torcia del cellulare.
Ci sono film, però, che vanno rigorosamente visti in sala, su uno schermo gigante e con il Dolby sorround che fa vibrare tutto: Bohemian Rhapsody è sicuramente uno di questi. 
Se n'è parlato tanto e il film è stato criticato, anche aspramente, per le divergenze tra la realtà dei fatti e la storia che si è scelto di raccontare nella pellicola. 
Molti fan della band (e non solo loro, a essere onesti) non si capacitano di alcuni avvenimenti totalmente inventati inseriti nella trama senza apparente motivo, dato che non aggiungono spessore alle vite incredibili della band inglese capitanata da Freddie Mercury.
Io, che ascoltavo i Queen ma non sono quella che si potrebbe definire una vera fan, ho vissuto la visione con piacere, curiosità e partecipazione, nonostante la percezione che sì, qualche forzatura ci sia e che sia stata creata ad arte forse per arrivare a un prodotto finale dove la tensione drammaturgica arrivi a livelli "da manuale".
Si tratta insomma più di un romanzo ispirato al mito di Freddie che di una ricostruzione fedele del suo personaggio e della storia del gruppo.
Ciò non toglie che il film abbia anche dei pregi: un buon ritmo, degli attori validi (da Rami Malek che impersona Freddie Mercury con dedizione alle movenze, agli altri membri della band, praticamente sosia dei veri musicisti), lo spazio dedicato alla musica dei Queen e la genesi dei loro più grandi successi


Poco importa, in fondo, che Freddie cantasse già con un altro gruppo quando incontrò gli allora membri degli Smile, Bryan May e Roger Taylor, o che vari membri dell'entourage non siano stati allontanati in modi più o meno teatrali da Freddie e i suoi.
Certo, qualcuno ha storto il naso anche davanti a una rappresentazione della sessualità di Freddie (bi o omo che sia) poco lusinghiera, specchio del lato "spericolato" della sua vita, mentre la storia d'amore con il compagno dei suoi ultimi anni, John Hutton, è appena suggerita, e quella con Mary è un po' ricamata.
Il film è costruito per arrivare al climax del Live Aid del 1985 e poi terminare, senza raccontarci il Freddie della malattia e degli anni di A kind of Magic, The Miracle e Innuendo. Una scelta criticabile per chi avrebbe voluto con questo film cogliere gli aspetti meno controversi e più intimi del grande personaggio, ma che ha il pregio di concludere la pellicola con 10 minuti di tributo musicale a una delle esibizioni più iconiche di sempre.
E vi troverete a pensare a quale artista oggi potrebbe calcare il palco in modo così travolgente, spudorato e meraviglioso, mettendo sul piatto musica di qualità tanto alta, e sarete tristi perché Freddie era unico e se n'è andato. E rimarrete lì in sala con la vostra commozione e la voglia di riascoltare la discografia completa dei Queen. Tutto sommato, se il risultato è questo, per me il film si può dire riuscito.


Che piatto può rappresentare questo film? Ci ho pensato e ripensato, perché non si mangia mai in questa pellicola: al massimo si beve, durante qualche vizioso party organizzato da Freddie o in tristi brindisi solitari, ma il cibo non ha alcun ruolo nella storia. Quindi mi sono detta, puntiamo su qualcosa che piaceva a Freddie: il cibo indiano, date le sue origini. Ma non c'entrava nulla. 
Ho anche letto che Freddie mangiava poco, assaggiava le cose e le avanzava nel piatto dopo averle pasticciate un po', ma non si alzava mai da tavola pieno. Mi piace pensare che il suo cervello fosse troppo impegnato a macinare nuove idee, nuove melodie, nuovi look da sfoggiare, nuovi vezzi da portare sul palco, nuovi amori, per preoccuparsi di cose così triviali come il cibo.
Allora qualcosa di british? Ok, non scherziamo. La musica dei Queen era innovativa, all'avanguardia, sperimentatrice e la cucina britannica è tutto fuorché questo. Così come il film godibile di cui stiamo parlando non ha assolutamente nulla di sperimentale, anzi, gioca su ben consolidati schemi narrativi per portare a casa un risultato sicuro.
Come una pizza. La base di pane con pomodoro e mozzarella è sempre pizza in ogni versione ed è praticamente sempre buona e soddisfacente. Certo l'impasto a 72 ore di lievitazione non sarà come la pizza rossa del panettiere, ma entrambe assicurano un certo livello di goduria. 


Insomma, ore a scervellarti e poi non riesci a pensare a una metafora migliore di una pizza? Ebbene sì, mi arrendo.
D'altra parte se il film può finire con la ricostruzione fotogramma dopo fotogramma dell'esibizione dei Queen del Live Aid, io posso cavarmela così. Ci piace vincere facile.
Fidatevi, questo film è una pizza. Magari non gourmet, ma assolve il suo scopo e se andrete a vederlo, non ve ne pentirete. Vi lascio con il trailer.


Quella pizza di Bohemian Rhapsody (e no, non è una critica)

Ammettiamolo, tra Netflix e gli altri servizi on demand a disposizione e il gelo invernale, abbandonare il divano e andare al cinem...