Game of Thrones - Finale Quinta stagione

Jon Snow con la sua tipica espressione sveglia
Attenzione, SPOILER. Se non avete ancora finito la serie, correte via. Avvisati.

Chi mi segue su Facebook e Twitter lo sa, che non mi perdo una puntata di Game of Thrones o Trono di Spade che dir si voglia, anche se non ne ho mai parlato qui. Beh dopo la finale della quinta serie, Mother's mercy, eccomi qui a parlarne.
Coerentemente con la teoria delle cinque fasi dell'elaborazione del lutto, io mi trovo alla prima, ovvero in piena negazione, dopo aver assistito ai Nights Watch che pugnalano ripetutamente Jon Snow, il loro Lord Commander, reo di aver sacrificato le vite dei guardiani della notte per quattro stronzi di barbari sanguinari che non meritano nulla (al contrario dell'ammasso di reietti dei Nights Watch, generalmente sulla barriera per sfuggire a un'esecuzione o per non morire di fame... quando si dice la vocazione). A dare il colpo di grazia a Jon è Olly, tu quoque Olly, faccia da schiaffi che a suo tempo aveva proprio salvato Jon scoccando una freccia nel cuore di Ygritte, ma che ora non poteva perdonare al suo Lord questa svolta pro-wildlings.

Il mio cuore di fan del povero Jon, nato sfigato e a questo punto morto altrettanto sfigato nonostante abbia dato prova di grande valore e buoni sentimenti nel corso di ben 5 stagioni di Game of Thrones, sta quindi piangendo e non si vuole rassegnare all'ovvio. Ovvero che se uno è livido, steso sulla neve in una chiazza di sangue nero con 10 pugnalate che lo squarciano in due e non respira più, è inequivocabilmente morto, non c'è niente da dire.
Lo hanno detto i creatori della serie (dead is dead), lo ha detto anche Kit Harington, che ha confermato che nella prossima stagione non vestirà più i panni del bastardo Snow e che, insomma, per quanto ne sa lui è tutto finito e Jon è davvero morto stecchito.
Ma quindi mi chiedo: Jon Snow non doveva essere, secondo la teoria più accreditata, il figlio segreto di Lyanna Stark (sorella del compianto Ned) e del biondo Raegar Targaryen, fratello maggiore di Daenerys? E in quanto tale, non avremmo dovuto portarci il personaggio fino alla conclusione dei giochi, per scoprire questo segreto e vederlo arrivare al Trono o almeno a un incontro con Daenerys?
O  ci si deve rassegnare davvero alla beffa, secondo quello che dice Kit Harington in questa intervista, ovvero che anche nella vita reale, spesso le persone sono destinate a cose più grandi di quelle che poi riescono a realizzare e la forza di Game of Thrones è proprio uscire dagli schemi narrativi in cui l'eroe se la cava sempre, per presentarci invece situazioni estremamente ingiuste e frustranti?
Comunque non sono l'unica che non ne fa una ragione. Ovunque sul web giornalisti blogger e recensori stanno dicendo la loro sulla morte di Jon Snow e, devo ammettere, molti hanno il mio stesso problema, sono in pieno denial.
Tirano fuori la teoria per cui Jon sarebbe la reincarnazione specie di messiah, Azor Ahai, di cui però nella trasposizione televisiva non è mai fatto cenno, altri sperano che il suo spirito prenda possesso del metalupo Ghost, o ancora che Melisandre eh no eh, mica è un caso che sia arrivata lì dopo la disfatta di Stannis, e lo riporterà in vita attraverso il fuoco, o ancora no, diventerà parte dell'esercito dei White Walkers e saranno cavoli amari per Daenerys e per tutti quanti.
In tal caso, preferirei, francamente, la morte.
Certo, non sarà facile rassegnarsi al fatto che non vedremo più i riccioletti neri e unti di Jon e la sua espressione contrita e fissa, né sentiremo più il suo "Winter is cumin'" detto alla maniera di un operaio di Manchester. Magari Martin e i creatori della serie si stanno prendendo gioco di noi e si divertono a farci impazzire in un labirinto di ipotesi per costruire un comeback imprevedibile, oppure, semplicemente, non hanno avuto pietà del nostro amore per Jon e lo hanno trattato come un qualsiasi personaggio di Game of Thrones: mortale ed esposto a continui pericoli finché gli va male e trac, è tutto finito.



Per il resto l'episodio finale non ci ha fatto mancare altre emozioni. Quel che resta dell'esercito di Stannis falcidiato da Ramsey Bolton, Stannis giustiziato da Brienne (this is karma, Stannis), Sansa e Theon che saltano nella neve da una considerevole altezza pur di scappare dalla follia di Ramsey; Arya che spunta un nome dalla sua death list ma viene punita dal dio dei mille volti con la cecità; Myrcella avvelenata da un bacio mortale e soprattutto Cercei che, dopo aver confessato -parte- dei suoi peccati per uscire dalla cella, viene lavata, rapata e affronta un'insostenibile walk of shame, camminando nuda tra la folla che le urla contro e le lancia di tutto: vulnerabile e bellissima, Lena Hadley è fantastica in questa scena terribile come poche cose viste in tv e persino in Game of Thrones. Una scena che fa quasi tifare per lei, cosa che fino alla puntata precedente avrei detto impensabile, e ci conduce alla scoperta che The Mountain è stato pseudo resuscitato dallo stregone di Cercei. Dany, infine, si ritrova in terra sperduta, in mezzo ai Dothraki, mentre Jorah e Daario si mettono in cammino per trovarla e Tyrion rimane a Mereen a gestire una città sull'orlo della guerra civile con il ritrovato Varys come consigliere. Ne vedremo delle belle: peccato che dovremo aspettare la primavera 2016.

PS: niente abbinamento con le ricette a sto giro.. devo ancora digerire la puntata!

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