mercoledì 18 marzo 2015

Latin Lover: riso cozze e patate o zuppa di pesce?

Il poster di Latin Lover
Sette donne (o forse più) per un uomo. 
Giovedì 19 marzo esce nelle sale italiane la commedia “Latin Lover” di Cristina Comencini , presentata ieri in anteprima al cinema Anteo di Milano: una storia di donne e sorellanza, di attriti familiari e di legami indissolubili.

Saverio Crispo (Francesco Scianna), è un grande attore del cinema italiano, morto ormai da dieci anni. In occasione di una commemorazione a lui dedicata nel paesino nativo in Puglia, le sue quattro figlie (Angela Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi, Candela Peña, Pihla Viitala), avute da mogli diverse in altrettante parti del mondo, si radunano per i festeggiamenti insieme a due delle sue mogli (Virna Lisi e Marisa Paredes). Nessuna delle figlie ha conosciuto veramente il padre, che ognuna ha quindi mitizzato e amato nelle epoche diverse della sua trionfale carriera. Nel mezzo delle celebrazioni, quando ancora è attesa la quinta figlia, l'americana (Nadeah Miranda), irrompe lo stuntman di Crispo, Pedro del Rio (Lluis Homar) che pare conoscere l'attore meglio di chiunque altro. Tra conferenze stampa, proiezioni e rivelazioni notturne di segreti, le donne del grande divo rivaleggiano, si affrontano, in un crescendo di emozioni e situazioni tragicomiche. 



Il film è squisitamente femminile, definizione che, probabilmente, farebbe arrabbiare la regista: nella conferenza stampa, infatti, la Comencini ha sostenuto che lo stesso film con protagonisti uomini anziché donne, non sarebbe stato definito “maschile”. Sì, è la rivalsa delle donne, e vuol far capire che forse, di donne, non si parla abbastanza.
Da buona femminista, non posso che condividere quest'opinione. Tuttavia è impossibile negare il tocco femminile con cui la storia viene raccontata nei temi trattati e nel tipo di verbosità e intellettualismo con cui si strutturano i dialoghi. La femminilità è protagonista assoluta, nei rapporti fra sorelle (anzi, sorellastre), tra madri e figlie, tra donne, insomma, che in un modo o nell'altro hanno dovuto e devono ancora condividere l'amore per un unico uomo. Un uomo che è stato mitizzato e che ha quasi perso la dimensione umana. 
Tant'è che quando le donne devono preparare il rinfresco per la festa, alla domanda “Qual era il piatto preferito di Saverio Crispo?” ognuna risponde con una pietanza diversa: riso cozze e patate, tortillas di patate, zuppa di pesce, zuppa di ceci. Il suo biografo non ha nessun dubbio, si tratta di riso, cozze e patate ovviamente, eppure...


Attraverso la figura di Crispo, la Comencini celebra il grande cinema italiano di una volta, senza nostalgia, semplicemente mostrando la sua grandiosità e il suo coraggio, ma anche svelando il lato umano del successo di un grande attore dal punto di vista di chi lo ha vissuto di riflesso, ossia quello delle figlie e delle mogli, perseguitate dall'imponente figura del padre e del marito. 

Il film è piacevole e leggero, divertente, ma mai superficiale.Le protagoniste e le loro dinamiche mostrano nell'interezza il rapporto che intercorre fra le donne, dalla divisione per l'invidia, all'unione della sorellanza. E' curiosa l'internazionalità delle protagoniste che rende tutto un po' più allegro, mentre le attrici stesse danno prova di grande bravura. In particolare, questa è stata l'ultima prova attorale della grandissima Virna Lisi, che i colleghi del cast ricordano con enorme affetto e con qualche lacrima. Menzione speciale agli attori uomini, con un Francesco Scianna credibilissimo, e dei divertenti Neri Marcorè, Claudio Gioè, Lluis Homar, Toni Bertorelli e Jordi Molla. 
Notevole anche l'approfondimento sul tema del cinema italiano, gli spezzoni, i colori, i formati di una tivù e di un cinema che è stato una volta, ma anche la celebrazione di un divo come accadeva nel passato. 
Un film delicato, spiritoso e a tratti anche commovente che merita di essere assaporato, forse, assieme a un piatto di zuppa di pesce.

Francesca Pavan

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