venerdì 19 ottobre 2012

Risotto di zucca e una nuova avventura online

L'autunno è entrato nel vivo ed è tempo di.. zucca! Vi piace questo ortaggio? A me tantissimo! E' versatile, divertente, dal sapore delicato, allegro con il suo colore arancione! In genere le ricette a base di zucca mi piacciono tutte, ma in assoluto quella che non mi stanca mai, nella sua semplicità è il risotto. Questa versione che vi propongo ha un tocco di carattere che gli regala il Burro salato delle Fattorie Fiandino. Ecco la ricetta!



Risotto di zucca al burro salato
Per 2 persone
160 grammi di riso Carnaroli
1 scalogno 
1 dado vegetale biologico senza glutammato
1/2 bicchiere di vino bianco
300 grammi di zucca, grattugiata da cruda
30 grammi di parmigiano reggiano
30 grammi di burro salato Fattorie Fiandino
1 rametto di rosmarino
olio evo q.b.
pepe q.b.

Scaldare 1 litro di acqua e scioglierci il dado vegetale. Grattugiare la zucca (con la parte a maglie larghe) e tenere da parte.  Grattugiare il parmigiano reggiano. Tritare finemente lo scalogno, soffriggerlo con poco olio. Quando sarà cotto, aggiungere la zucca e il rametto di rosmarino e proseguire la cottura finché non si sarà formata quasi una crema. Togliere il rosmarino, aggiungere il riso, tostare per un paio di minuti. Sfumare con il vino bianco e proseguire la cottura del risotto, aggiungendo un mestolo di brodo di tanto in tanto, quando necessario, per circa 18-20 minuti o come indicato dall'etichetta del riso. A cottura ultimata mantecare con il parmigiano reggiano e il burro salato, impiattare e guarnire con una spolverata di pepe nero. Da leccarsi i baffi!

Volete saperne di più sulla zucca? O in generale avere tante informazioni e curiosità sull'alimentazione, accompagnate da sfiziose fotogallery piene di spunti di moda e di curiosità sulle celebrities!!? Beh allora non dovete fare altro che leggere i miei articoli su LetteraDonna.it, il portale femminile di Lettera43
Ho iniziato da poco a scrivere per loro, mi raccomando.. leggete, commentate, condividete su Facebook, Twitter e Google+, sia gli articoli che le fotogallery correlate :-) 
Di mio potete trovare per ora

http://alimentazione.letteradonna.it/27380/zucca/

Ringrazio in anticipo chi avrà voglia di farsi un giro sul sito, dove tra l'altro ci sono molte altre sezioni: moda, bellezza, benessere, celebs.. è tutto da scoprire insomma!
A presto (stavolta con ricetta e film,  prometto) e mi raccomando, leggetemi!

lunedì 15 ottobre 2012

ING, la maratona di NY e una raccolta per Unicef.. dolcissima

Dato il ritmo degli ultimi aggiornamenti vi starete chiedendo se sto facendo uno sciopero del forno. Al contrario! Il mio forno nelle ultime due settimane ha prodotto torte di mele, brownies alle nocciole, plumcake al limone e torta con pere e uvette. Ma per beneficienza. 
Di solito sul blog non parlo del mio lavoro, ma stavolta ne vale la pena.
Quest'anno quattro miei colleghi correranno la maratona di New York come rappresentanti di ING DIRECT Italia. Ma non solo: prima della partenza, dovranno raccogliere 12000 Euro che verranno destinati a Unicef per la costruzione di una scuola per i bambini della provincia di Luapula, in Zambia. L'obiettivo è ambizioso, ma importante: raggiunti i 12000 Euro il gruppo ING infatti raddoppierà  la donazione.
Qui potete scoprire qualcosa in più, questo è il comunicato di Unicef e qui potete leggere perché Paola, Gabriele, Giuseppe e Omar si sono imbarcati in questa impresa e... donare anche voi un piccolo obolo!

Per donare: https://donate.ingforsomethingbetter.com/donation/index/donation/donation_id/35/lang/en

Cosa c'entrano le torte?
C'entrano, perché per aiutarli a raccogliere fondi mi sono trasformata in piccola fornaia del lunedì mattina e rifornisco l'angolo della pausa caffè con qualcosa di mia produzione: una fetta di torta per allietare l'inizio della settimana in cambio di un'offerta! 

Le prime creazioni per la raccolta

Ma il lavoro da fare è ancora tanto, abbiamo bisogno anche del vostro sostegno... e se avete qualche idea da suggerire per raccogliere fondi in modo efficace, condividetela, gliela riporterò!
Grazie!

domenica 7 ottobre 2012

Risotto al radicchio rosso e Lou Bergier

Una ricetta veloce per questa domenica sera! Questo risotto è stato pensato per partecipare al contest indetto dalle Fattorie Fiandino, azienda casearia piemontese produttrice di un favoloso burro salato e di altri formaggi meravigliosi. Questo è il mio primo esperimento: ho voluto arricchire un normale risotto al radicchio con un pezzo del loro Lou Bergier, una toma realizzata con latte crudo, sale marino integrale delle saline Culcasi, in provincia di Trapani (presilio Slow Food) e caglio vegetale: l'ho usato al posto del burro e del parmigiano, per mantecare. Il formaggio ha dato corpo, l'ha reso cremoso e caratteristico. La consistenza del Lou Bergier è simile a quella del taleggio, ma il sapore meno forte eppure deciso. Eccovi la ricetta!


Risotto al radicchio rosso e Lou Bergier

Per due
160 grammi di riso Carnaroli
1 scalogno
1 piccolo cespo di radicchio rosso lungo
brodo vegetale q.b.
1/2 bicchiere di vino bianco
olio evo

Preparare un brodo vegetale con un litro di acqua, una cipolla, una carota e un gambo di sedano e poco sale. Affettare finemente lo scalogno e farlo appassire con un filo d'olio extra vergine d'oliva. Unire il radicchio, anch'esso affettato molto sottile. Far stufare per qualche minuto e salare. Aggiungere il riso, tostarlo per un paio di minuti, sfumare con il vino. Iniziare ad aggiungere il brodo, mescolando. Una volta che il liquido è assorbito, proseguire aggiungendo un mestolo di brodo alla volta, quando serve. Portare avanti la cottura per circa 18 minuti o come indicato da confezione del riso, continuando a mescolare. Una volta pronto, spegnere il fuoco e unire il formaggio tagliato a tocchetti: amalgamare fino a che il formaggio non sarà completamente sciolto. Servire subito!
ps: niente film stasera.. è un po' che non si va al cinema! In compenso sto guardando un film su La7 che si intitola Insieme per caso, si preannuncia demenziale quanto basta.. per pensare a un abbinamento da post!

venerdì 5 ottobre 2012

Baccalà alla vicentina, un trionfo per i Sensi


Baccalà alla vicentina

450 grammi di baccalà sotto sale
200 ml di panna da cucina
200 ml di latte parzialmente scremato
1 cipolla dorata
1 scalogno
2 filetti di acciuga sott'olio
olio evo
prezzemolo


Premessa: questa non è la ricetta "doc" del baccalà alla vicentina, quella protetta dalla confraternita bla bla bla :-). Quella è fatta con lo stoccafisso e io, donna moderna, non ho abbastanza tempo da dedicare a quella procedura. Bisogna già organizzarsi a dovere per questa, che prevede 36 ore di ammollo per dissalare il baccalà: ma ne vale la pena! E' un piatto dal sapore così delicato e godurioso al tempo stesso, che non correte proprio il rischio di rimanere delusi (nonostante la foto pessima)
Per prima cosa, dovete appunto dissalare il trancio di baccalà, mettendolo a bagno per almeno 36 ore (io alla fine l'ho lasciato quasi due giorni) in acqua fresca, da cambiare spesso (il più spesso possibile, compatibilmente con gli impegni lavorativi e non), l'ideale sarebbe ogni due ore.
Una volta dissalato dovrete sfilettare il pesce, togliendo prima la pelle e le lische e poi tagliandolo in trancetti. Ora affettate finemente la cipolla e lo scalogno e metteteli ad appassire con un filo d'olio in un tegame largo e abbastanza alto. Non devono soffriggere ma stufare. Aggiungete anche i due filetti di alici.
Infarinate i trancetti di pesce, adagiateli nel tegame sul letto di cipolle e coprite il tutto con la panna e il latte e aggiungete due cucchiai d'olio. Lasciate cuocere a fuoco basso per circa un'ora mescolando delicatamente di tanto in tanto (secondo la ricetta originale non si dovrebbe mai mescolare, ma,  a meno che non vogliate tutte le cipolle appiccicate sul fondo, una giratina gliela dovrete pur dare!)
Poco prima di terminare la cottura unite una manciata di prezzemolo tritato: io ho dovuto omettere questo ingrediente, l'avevo finito.. poco male. Il dolce della cipolla e del latte compensano benissimo il sapore del pesce che comunque, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è delicato e non troppo intenso.
Abbinate rigorosamente alla polenta, anche bianca se vi piace, che è tipica veneta. Io l'ho servito con un contorno di radicchio rosso cotto al forno condito con olio, aceto balsamico e sale (accanto alla polenta, s'intende).

Profumo intenso, consistenza cremosa e vellutata, sapore che accarezza il palato: questa ricetta tradizionale veneta è delicata e accarezza proprio tutti i sensi. E sullo stordimento dei sensi è improntato uno dei film più celebri di Luchino Visconti, Senso, ambientato proprio in Veneto. Quasi tutte le scene vennero girate presso Villa Godi Malinverni di Lugo Vicentino, la prima villa progettata da Andrea Palladio e Villa Piovene Porto Godi, oltre che a Venezia. 



Siamo a Venezia, nel 1866, alla vigilia della battaglia di Custoza. La contessa Livia Serpieri, il cui marito parteggia per l'Austria, si innamora di un giovane ufficiale austriaco. I due sono travolti da una passione intensa e la contessa si dona completamente a Franz: in realtà lui è un opportunista che finge di amarla perché punta ai suoi soldi. Vuole farsi fare un prestito, per pagare un medico che lo esoneri dall'obbligo militare: Livia, ignara e accecata dall'amore, gli dona del denaro che i patrioti italiani le avevano affidato per le spese di guerra. Franz a questo punto sparisce, ma Livia fa di tutto per trovarlo. L'incontro tra i due è terribile e Livia si accorge con orrore di essere stata usata da un individuo spietato che non l'ha mai amata. Disperata, decide di vendicarsi: ma questo porterà entrambi alla rovina. 
Il film all'epoca (1954) fece scalpore perché conteneva delle scene d'amore. E' considerato uno dei capolavori del regista milanese e contiene una ricostruzione storica molto accurata. Nel cast spicca la bellissima Alida Valli, nei panni della contessa Serpieri. 


sabato 22 settembre 2012

Scrigno dorato di Babybel

Martedì scorso sono stata invitata a partecipare a un evento per foodblogger organizzato da Bel nella nuova scuola di cucina allestita al terzo piano dello store Mondadori di Piazza Duomo, a Milano.
Io, altre 10 ragazze/signore + l'unico foodblogger uomo, Pasquale, ci siamo "sfidati" a colpi di formaggini Babybel (sì, quelli rotondi con la buccia rossa) prima ideando una decorazione e poi realizzando, con le indicazioni dello chef Roberto Maurizio, due ricette pensate per piacere ai bambini.
La cosiddetta "gara" di decorazioni ci ha visti all'inizio un po' perplessi (almeno a me e ai miei nuovi amici Francesca, Angela e il già citato Pasquale): ci è stato chiesto di sbizzarirci tra peperoni, uova sode, carote e insalatine e creare una composizione a nostro piacere.
Io mi sono data alla vita campestre, creando un prato di insalata popolato da Babybel-coccinelle che  si trastullano al sole sotto una specie di ombrellone (ne avevo fatto uno più carino di ombrellone, con la testa del peperone, ma pesava troppo e non stava su, sigh).


Sullo sfondo vedete alcune creazioni dei miei compari
Alla fine tra tutte le nostre creazioni è stata scelta una vincitrice (che ovviamente non sono io, ahhaha!), la quale con i Babybel aveva realizzato un percorso di Pac-man.
Se siete lettori di Sale & Pepe Kids potrete ammirare tutti i nostri pasticci in una doppia pagina dedicata all'evento, che sarà pubblicata a fine novembre.
Per il momento, vi lascio la ricetta che abbiamo realizzato subito dopo: una sfiziosità fritta e filante, forse un po' calorica, ma decisamente buona, che sicuramente piacerebbe anche ai bambini....

Scrigno dorato di Babybel
Ingredienti per 4 persone

4 Babybel
200 grammi di patate
2 uova
200 gr di pan grattato
50 gr di farina
1 lt di olio per friggere
2 zucchine
4 carote

Versate le patate con la buccia in acqua bollente salata, portatele a cottura. Una volta cotte, spelatele e passatele nello schiacciapatate. Condite il composto con un pizzico di sale e un uovo.
Con il composto ottenuto rivestite i Babybel cercando di mantenere inalterata la forma e impanateli passandoli prima nella farina, poi nell'uovo sbattuto, poi nel pangrattato.
Mondate carote e zucchine e ricavate dei bastoncini regolari di circa 6 cm di lunghezza, sbollentateli in abbondante acqua salata, scolateli e raffreddateli subito per farli rimanere croccanti.
Scaldate l'olio e friggete gli scrigni finché non saranno dorati da entrambi i lati. Serviteli adagiandoli su un letto di misticanza d'insalata ed intorno adagiate prima due bastoncini di zucchine e poi due di carote continuando fine a coprire lo scrigno. 



Il mio gruppo si è divertito a decorare lo scrignetto con una zucchina un po' artistica :)

giovedì 20 settembre 2012

...Qu'ils mangent de la brioche!

"Se non hanno pane, che mangino brioche!" Questa frase, famosa quanto falsa, è stata attribuita alla regina Maria Antonietta di Francia, che avrebbe così commentato la notizia dei tumulti scaturiti tra il popolo affamato. In realtà si tratta di una leggenda metropolitana fatta circolare da alcuni detrattori della regina, tra cui lo scrittore Jean Jacques Rousseau. 
Anche Sofia Coppola, nella sua personalissima versione della vita della principessa che è Marie Antoinette, ci tiene a sfatare questo mito e fa dire a Kirsten Dunst di non aver mai affermato una cosa del genere. 



Una cosa, però, è sicura: il profumo fragrante e delicato di una brioche appena sfornata, è qualcosa a cui è davvero difficile resistere. E anche la sovrana francese, per sopportare la noia della vita di corte, amava coccolarsi con dolci, dolcetti e, ovviamente, brioche.



Oggi vi voglio proporre non il classico cornetto, ma una brioche con lievito di birra, una versione che ho letto da Cranberry e che mi ha subito conquistato: sono brioche intrecciate, ideali  per la prima colazione. Facili facili, anche se a vederle potrebbe sembrare il contrario. Ma con le foto passo passo, non potete sbagliare! Vi lascio di seguito la sua ricetta. 




Ingredienti
12, 5 gr di lievito di birra (mezzo cubetto)
500 g di farina (250 manitoba, 250 farina 00)
100 g di zucchero semolato
2 uova
125 gr di burro (io ne ho usato 90 gr)
150 ml di latte
1 pizzico di sale ( 5 g)
buccia grattugiata di limone

Per spennellare
albume d’uovo
granella di zucchero

Nella planetaria sciogliete il lievito di birra nel latte appena tiepido. Aggiungete le farine setacciate, lo zucchero e la buccia di limone grattugiata. Azionate e lasciate impastare a bassa velocità per un paio di minuti. Aggiungete poi un uovo alla volta, aspettando che il primo sia ben assorbito prima di mettere il secondo. Unire il burro a piccoli pezzi, aspettando l'assorbimento prima di aggiungerne altro. Lasciate incordare l’impasto fino a quando non si stacca dalle pareti della ciotola. Quando l’impasto è incordato toglietelo dalla ciotola, formate una palla e lasciatelo lievitare in luogo caldo per circa due ore e mezza, fin quando non raddoppia di volume. Passato il tempo di lievitazione riprendete l’impasto e su dividetelo in piccole palline da circa 70 g l’una e stendetele in rotolini. E ora, l'intreccio!

1) Prendete un'estremità del filoncino e fate un cerchio fino ad un terzo della lunghezza. 


2) Attorcigliate l'altro capo intorno al cerchio, portando l'estremità destra del rotolino verso l'interno.



3) Proseguite attorcigliando la pasta attorno al buco (riuscirete a fare uno-due giri ancora).



4) Et voilà. Le briochine sono attorcigliate (alcune più, altre meno bene!). A me sono uscite circa una dozzina di brioche. Lasciatele riposare un'altra mezz'ora e al momento di infornarle spennellatele con dell'albume d'uovo.


5) Aggiungete la granella di zucchero. Io ho messo anche un po' di zucchero a velo stemperato in acqua per fare una piccola glassa. 


6) Infornate a 180 gradi per circa 15-20 minuti, finché non saranno dorate in superficie. Lasciate raffreddare, se riuscite, e poi.. addentate la fragranza!



Ai cinefili all'ascolto, ovviamente consiglio di recuperare la versione coppoliana della storia di Maria Antonietta. E' piena zeppa di errori storici, distorsioni di personaggi reali, tocchi di colori improbabili... ma è davvero una festa per gli occhi, con vestiti da favola, scarpette gioiello, pettinature a impalcatura e sullo sfondo la -oggettivamente meravigliosa- reggia di Versailles. Ed è anche una gioia per le orecchie, con una colonna sonora rock da urlo, totalmente fuori contesto ma proprio per questo modernissima e perfetta. E poi ci mostra il lato umano di  Marie Antoinette, raccontandocela non come una regina supponente e snob, ma semplicemente come una fragile, malinconica, un po' ingenua, semplice, ragazza.


giovedì 13 settembre 2012

Pollo thai al curry rosso per La maga delle spezie

Ho ricevuto in dono della pasta di curry da un amico, collega del mio fidanzato, che non sapeva che farci. La sua provenienza mi è sconosciuta, ma, dato che mi piace sperimentare e che da tempo speravo di provare una ricetta thai, è stata assai gradita. Ho quindi preparato questo pollo, che ci è piaciuto molto, anzi moltissimo: un bel piccantino bilanciato e addolcito dal latte di cocco, l'aroma di peperoni e patate (ma potete aggiungere/sostituire con altre verdure come zucchine e melanzane). Accompagnato a del riso basmati profumato è un piatto completo, gustoso, saziante e davvero appagante. L'aspetto non promette forse faville, ma vi assicuro che il sapore vi conquisterà. Ecco la ricetta!



Pollo thai al curry rosso e latte di cocco
1 petto di pollo
400 ml di latte di cocco
2 cucchiaini di pasta di curry rosso
2 cucchiai di salsa di soja
mezza cipolla
2 peperoni 
2 patate 

Tagliate il pollo a cubetti o a striscioline, come preferite e mettetelo a marinare in una terrina con metà del latte di cocco. Pulite la verdura, tagliate i peperoni a striscioline e le patate a tocchetti piccoli. In una wok fate soffriggere la cipolla tritata fine con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva. Sciogliete nel soffritto due cucchiaini di pasta di curry rosso, aggiungendo se necessario un paio di cucchiai d'acqua. Una volta sciolto il curry, aggiungete le verdure e saltatele per qualche minuto. Aggiungete nel wok il latte di cocco (la metà non usata per la carne) e lasciate cuocere a fuoco dolce per circa venti minuti. A questo punto aggiungete il pollo e il latte di cocco in cui era ammollato, mescolate bene e portate avanti la cottura per dieci minuti/ un quarto d'ora (finché la carne sarà ben cotta e le patate morbide ma ancora sode). Unite due cucchiai di salsa di soja per salare il tutto. 
Servite il pollo accompagnato da riso basmati bollito, che non avrà bisogno di condimento, se non del favoloso sughino del vostro pollo :-)



Quando ho preparato questa ricetta con il curry rosso (che contiene nell'ordine: peperoncino -red chili peppers- citronella, aglio, scalogno, scorza di lime, zenzero, semi di coriandolo e cumino) ho subito pensato a un filmetto carino (senza pretese, eh, intendiamoci) che m'è capitato di vedere quest'estate su Rai movie o un altro di quei canali digitali. Si chiama La maga delle spezie e racconta la storia di una ragazzina indiana che rimane orfana e viene cresciuta da una specie di santona come sacerdotessa delle spezie. Da adulta Tilo (la bellissima Ayshwaria Rai) è inviata a San Francisco a gestire un bazar di spezie. Deve dedicarsi a loro, ascoltare i suggerimenti che aromi e odori le danno per fornire le spezie giuste a chi ne ha bisogno. Ogni persona infatti ha una spezia "speciale", che lo può guidare e aiutare a gestire al meglio le situazioni critiche della vita. Tilo riesce a comprendere quale pianta aromatica sia quella giusta proprio grazie alle spezie che le parlano e le suggeriscono il da farsi: a una condizione però: non deve lasciare il bazar e non deve toccare le persone. Ma va in tilt quando Doug, architetto belloccio (Dylan McDermott, visto soprattutto in The Practice) fa un incidente proprio davanti al suo bazar ed è costretta a medicarlo. Sarà quindi combattuta tra l'attrazione per lui e la devozione alle sue spezie, a cui comincerà a disobbedire. 
Il film ha qualche pecca, dalla semplificazione delle relazioni tra i personaggi ai set "ristretti" dove il film è girato: si tratta comunque di una favola surreale, che vorrebbe comunicare una sensazione magica e che però tende a rimanere un po' in superficie. Tutto sommato, comunque, una commedia carina... e decisamente speziata! (nota: guardare da sole o tra donne, no fidanzati, amici maschi, mariti & co...) 

sabato 8 settembre 2012

Il ritorno: mio e del Cavaliere Oscuro. Con crostata di crema alla nutella

Il mio blocco del blogger (versione moderna e digital del blocco dello scrittore) è -finalmente- finito. Dopo un mese e mezzo di stand by, complici le vacanze, il caldo, la vita... eccomi qui. Avrei voluto stupirvi con effetti speciali, ma in fondo credo che il miglior bentornato nella mia cucina e accanto a me, sulla mia personale poltroncina da cinema, sia con un dolce ad alto contenuto di cioccolato e un film da non perdere.



Per quanto riguarda il film, non posso che parlarvi de Il cavaliere oscuro - il ritorno, terzo e ultimo capitolo della trilogia firmata da Christopher Nolan, regista ormai consacrato grazie al successo ottenuto con Inception. Batman è sempre stato uno dei miei supereroi preferiti, insieme con Superman. Sarò banale, eh, e poi non ho una grande cultura dei fumetti Marvel.. anzi ammetto di non averli proprio mai letti... Comunque la figura di Bruce Wayne, miliardario triste e assetato di giustizia, con quel travestimento nero da pipistrello, lo sguardo nascosto dalla maschera e la bocca che non ride mai, mi ha sempre intrigato.
Nolan ha avuto il merito di rendere Batman verosimile, cioé non realistico ma abbastanza simile a una persona vera da farci provare empatia per lui e le sue vicende. Addio quindi allo stile fumettoso e ai cattivi grotteschi di Tim Burton, che diresse gli adattamenti cinematografici del 1985 e del 1992, no alle versioni senza carattere di Batman Forever e Batman & Robin, firmate da Joel Schumacher (con i volti di Val Kilmer prima e George Clooney dopo... dimenticabili).
Nolan porta tutto a un altro livello, come abbiamo già visto in Batman Begins e Il cavaliere oscuro. C'è la genesi, un buon intreccio, un po' di psicologia dei personaggi. E Christian Bale, che è indubbiamente il miglior attore abbia mai indossato la tutina nera del giustiziere di Gotham e, tra l'altro, è sempre un bel vedere (con lo sguardo un po' tormentato e quel labbro sottile che si increspa in ghigni tanto improbabili quanto espressivi).




In molti hanno già detto che il terzo capitolo non è all'altezza del precedente: forse manca un cattivo di vero spessore come Joker (questo Bane non mi ha convinto del tutto) e non a tutti è piaciuta l'evoluzione della storia con Catwoman, che in realtà in questo film non viene mai definita tale, ma chiamata sempre con il suo vero nome, Selina Kyle. Io ivece ho apprezzato lo sforzo per rendere questo personaggio un po' diverso, anche grazie al volto di solito angelico di Anne Hathaway. Pollice su anche per l'insolito e utile Robin senza maschere e calzamaglie, interpretato da Jason Gordon Lewitt, che finalmente dà senso e credibilità a questo personaggio. Il film contiene qualche ingenuità e un po' di battute ad effetto ma, suvvia, stiamo sempre parlando di un film su Batman, o no?





Il resto è macchine che volano, moto transformer che sfrecciano, avventura, azione. Sullo sfondo, a rendere tutto coerente e interessante, dolore, dramma personale, determinazione, speranza e redenzione. Direi che ce n'è per tutti i gusti e va visto.
Ah, dimenticavo. Il film dura 2ore e 45: io non le ho sentite, perché il ritmo è incalzante e non ci si annoia. Ma sappiatelo, voi temerari che al cinema prediligete il secondo spettacolo!




Nero e voluttuoso come il mantello di Batman è questo dolce. Una torta che potrebbe essere prescritta come antidepressivo, vista la concentrazione di cioccolato, anzi, della crema di cioccolato e nocciole più addictive che c'è. Sto parlando della Nutella, ovviamente. Non la comprerò più, almeno per un po', perché dopo aver creato questa torta, il restante contenuto del vasetto è scomparso in pochi giorni. L'avranno mangiato i folletti, chissà. O magari l'ha rubata Catwoman.

Crostata con crema pasticcera alla nutella

Per la frolla al cacao
300 grammi di farina 00
150 grammi di burro
170 grammi di zucchero
3 cucchiai di cacao amaro
1 tuorlo
1 uovo intero

Per la crema 
500 ml di latte
4 tuorli d'uovo
140 grammi di zucchero
100 grammi di farina
scorza di limone
2 cucchiaiate colme di nutella

Guarnizione
Pinoli tostati
Scaglie di cioccolato fondente (io Chocaviar Venchi)


Preparare la frolla, lavorando nella planetaria la farina con il burro freddo e aggiungendo poi lo zucchero, il cacao setacciato, il tuorlo e l'uovo intero. Appena l'impasto si addenserà attorno alla frusta in modo compatto, ponete la frolla a riposare in frigo avvolta nella pellicola trasparente, per circa mezz'ora. Preparare la crema pasticcera, il procedimento lo trovate qui. Coprire con pellicola a contatto e lasciarla raffreddare. Una volta tiepida, aggiungere la nutella e mescolare per bene. Finito il riposo, stendere la frolla con un mattarello in uno stampo imburrato o rivestito di carta forno. Cuocere in bianco per circa 35-40 minuti a 180 gradi, ponendo un foglio di carta forno e dei pesetti (o ceci o fagioli secchi) all'interno. Una volta cotta, estrarre dal forno e lasciar raffreddare. Riempire poi con la crema pasticcera alla nutella, decorare con i pinoli e il Chocaviar o delle scaglie di cioccolato fondente nero. Lasciatela riposare qualche ora, poi prendetevi una fetta e godetevi una coccola di cacao. Conservate in frigo (max 2-3 gg).

domenica 5 agosto 2012

Biscotti viola: La mia vita è uno zoo


Qualsiasi storia racconti, il regista Cameron Crowe rappresenta nei suoi film il sogno americano: quello che, anche se nessuno ce l'ha spiegato nei dettagli, ci portiamo dentro come se l'avessimo studiato a scuola (conseguenza di tv, film e letteratura made in USA somministrata a dosi massicce). Un mix tra convinzione di poter riuscire, coraggio di rischiare e un pizzico di incoscienza. Le storie che porta sullo schermo Crowe hanno sempre al centro personaggi che per qualche motivo sono in crisi e scelgono di ribellarsi allo status quo e scommettere su qualcosa (un progetto, un lavoro, una relazione) che potrebbe cambiare in meglio la loro vita. Il tutto è condito da sceneggiature brillanti che in ogni film snocciolano almeno una o due di quelle citazioni da ricordare, frasi a effetto da segnarsi sulla Smemoranda o la Moleskine (come una volta) o da condividere su Fb e Twitter (per essere più moderni). Chi non ricorda il "Ricoprimi di soldi" di Jerry Maguire o il "Sono impossibile da dimenticare, ma difficile di ricordare" di una rassegnata eppure raggiante Claire (Kirsten Dunst) in Elizabethtown? Solo per citare le più brevi.
We Bought a Zoo (La mia vita è uno zoo) è un film essenzialmente Cameroniano. C'è Matt Damon nei panni di un giornalista freelance vedovo che si trova a occuparsi da solo dei due figli: il quattordicenne Dylan e la deliziosa Rosie, di sette anni. Per dare nuova linfa alla loro vita decide di cambiare casa e, durante le prime perlustrazioni con l'agente immobiliare, si trova tra le mani una casa meravigliosa immersa in un gigantesco parco. "Che bella, la prendiamo!" è il primo pensiero di Matt Damon, alias Benjamin Mee. Ma c'è un problema. Il parco, in realtà, è uno zoo. E chi si accolla il primo, si cucca anche gli animali e la difficoltà di far ripartire lo zoo, dando una speranza a chi ci lavora (in primis Kelly, la giovane e carina responsabile dello zoo interpretata da Scarlett Johansson, che in barba ai suoi detrattori io trovo una brava attrice). Benjamin, ovviamente, decide di lanciarsi in questa avventura: seguiranno fatica, delusione, vecchie ferite ma anche soddisfazione, speranza, gioia. Una parabola che ancora una volta ci mostrerà quello che conta di più nella visione di Cameron: tentare, mettendoci l'anima, e amare le persone che ci accompagnano nel nostro folle cammino. Perché, come dice Benjamin a suo figlio Dylan: "tutto ciò di cui hai bisogno sono venti secondi di pazzo coraggio e ti garantisco che ne verrà fuori qualcosa di grandioso".
Segnata sulla Moleskine?
Ah, dimenticavo: il film è ispirato a una storia vera (anche se i veri protagonisti sono inglesi e non americani, pensate un po'). Potete leggere tutti i dettagli proprio qui.

E con la filosofia del coraggioso tentativo sono nati questi biscotti viola (a causa dei frutti di bosco, che tingono qualsiasi cosa tocchino), un mix di sapori e di ingredienti dovuti alla imminente partenza per le vacanze (e conseguente voglia di far fuori i rimasugli in dispensa). Il mio fidanzato li ha assaggiati e ha esclamato "ma sono buonissimi!"... a voi la scelta se rischiare o meno... Cameron Crowe vi direbbe di buttarvi e tentare! :-)


Biscotti viola
con cioccolato fondente, mandorle e frutti di bosco

260 grammi di farina 00
100 grammi di mandorle spellate
30 grammi di cocco rapè (aka farina di cocco)
70 grammi di fiocchi d'avena
120 grammi di cioccolato fondente (io Venchi)
150 grammi di frutti di bosco congelati
180 grammi di zucchero
150 grammi di burro 
2 uova
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino di lievito
1 bustina di vanillina

Pesate e preparate tutti gli ingredienti. Tritate nel mixer le mandorle. Tritate il cioccolato grossolanamente. Nella planetaria (o in una ciotola, semplicemente) lavorate il burro morbido con lo zucchero. Unite la farina, la vanillina, il lievito, il pizzico di sale. Aggiungete le uova, uno alla volta. Se usate la planetaria, di tanto in tanto spegnete e amalgamate con un leccapentole. Unite i fiocchi d'avena, le mandorle tritate e la farina di cocco, amalgamate ancora.  Aggiungete infine il cioccolato e i frutti di bosco. Mescolate delicatamente. Potete procedere come per i cookies disponendo un cucchiaio di impasto su una teglia rivestita di carta da forno, oppure, come ho fatto io in questo caso, formare dei salsicciotti di impasto, avvolgerli nella pellicola, lasciarli in freezer una mezz'oretta e poi, una volta induriti, tagliarli a fette e disporli così sulla teglia. Che preferiate le fettine o il classico cookie rotondo, il sapore è quello che conta di più. Cuocete a 190 gradi per 15 minuti circa. 
Lasciate raffreddare e tuffatevi nel mix di sapori, abbinamenti che non potrete che amare: cioccolato e frutti rossi, divino, sottofondo di cocco, che si sente appena appena -quanto basta-, granella di mandorle che dà corpo. E buona colazione.

Ne approfitto per salutarvi tutti, domani parto per il mare e per un po' sarà difficile che riesca ad aggiornare il blog. Cercherò di farvi partecipi delle migliori esperienze culinarie della vacanza via Facebook. Seguite già la pagina di Cooking Movies, vero? NO? allora cosa aspettate, cliccate qua e fate mi piace! https://www.facebook.com/CookingMovies
:-)
Buone vacanze!

sabato 28 luglio 2012

Merenda anti-caldo: finto gelato di frutti di bosco

Oggi giretto di shopping con un'amica, ma che caldo! Qui a Milano c'è un tempo ballerino, che ha portato qualche scroscio di pioggia mattutina seguito dal sole e da un'afa terribile. 
Comunque, tornata a casa con il mio bottino (un paio di scarpe + cosmetici in saldo) ho avuto voglia di una doccia in primis e di una merenda fresca subito dopo. Un gelato sarebbe stato perfetto, peccato che non ce l'avessi. E allora ecco a voi un'alternativa light, veloce, buona e sana! Tanta vitamina e tutta la bontà dei frutti di bosco. E' o non è bellissimo?



Finto gelato di frutti di bosco
dose per persona
150 gr di frutti di bosco (more, lamponi, mirtilli, ribes) surgelati
2 cucchiai di yogurt bianco magro (io quello dolce)
1 cucchiaino di zucchero

La ricetta più corta del mondo. Versate la frutta surgelata nel frullatore, aggiungete i due cucchiai di yogurt e lo zucchero e frullate. Mescolate bene e servite con lo strumento per il gelato (se ce l'avete) per formare delle palline, altrimenti semplicemente creandole un po' con il cucchiaio. Et voilà, la merenda è servita. Calorie stimate: circa 100 (circa 50 kal x i frutti, 20 per lo zucchero, poco più per lo yogurt)

SLpiha on Make A Gif, Animated Gifs


Più tardi mi guarderò l'ultimo film di Cameron Crowe, La mia vita è uno zoo: se fosse di un altro regista probabilmente lo snobberei, ma dato che c'è la firma di Crowe (Almost Famous, Jerry Maguire, Vanilla Sky, Elizabethtown) gli do una chance. Ve ne parlerò subito dopo! a presto :-) e buona merenda


domenica 22 luglio 2012

Crostata con composta di frutta mista home made e un doc animalista

Buttare il cibo è una cosa che, come ci hanno insegnato le nostre mamme e ancora di più i nostri nonni, non si fa. Anni fa ero meno sensibile all'argomento: mi rifiutavo di perder tempo a ripulire un frutto ammaccato o un pezzetto di formaggio ammuffito ed ero restia a finire qualcosa di cui non avevo voglia solo perché doveva essere consumato in quanto aperto e/o in scadenza. Oggi sono sicuramente più brava, ma ammetto che mi capita ancora di ritrovare in fondo al cassetto del frigo una pallina ammuffita che un tempo era un limone, una testa di aglio rattrappita o ancora avanzi vari abbandonati nei tupperware. Più spesso faccio dei raid in cui racimolo verdure allo stadio "o mi cucini ora o mai più". Ma se le zucchine o le melanzane un po' fiappe, una volta pulite e spadellate, fanno la loro figura, per la frutta la questione è più complicata. 


Di frutta se ne intendeva parecchio Cezanne....
Metti che hai comprato un cestino di albicocche che cominciano a bacarsi praticamente tutte insieme: hai voglia a togliere il pezzetto bacato e a mangiarle lo stesso. Il problema si moltiplica se hai in frigo frutta diversa, tutta matura e oltre. Oggi ho provato perciò a fare una composta (che sarebbe come la confettura, ma con meno zucchero) di frutta mista e devo dire che mi è piaciuta molto! L'ho utilizzata per una crostata, preparata con la frolla che ho fatto ancora usando la ricotta (sì, come l'altra volta.. adesso m'è preso il trip e mi sa che la rivedrete spesso così) e, sempre per la serie non si butta via niente, una parte di farina di grano saraceno mescolata con quella 00: ho lì un bel sacchettino che, pian piano, sto cercando di smaltire. Torta fatta e spazzolata in men che non si dica: è irresistibile! Provatela anche voi.

Crostata con frolla alla ricotta e grano saraceno con composta di frutta mista


Per la composta 

1 mela golden
2 pesche noci
5 prugne rosse
7-8 albicocche (circa 700 gr di frutta totale)
succo di mezzo limone
120 grammi di zucchero semolato

Sbucciate e tagliate a tocchetti la frutta. Mettetela in un pentolino con lo zucchero e il succo di mezzo limone. Cuocete a fuoco lento per circa 30-40 minuti. Frullate velocemente con il minipimer: otterrete un composto omogeneo e denso. Se preferite i pezzettoni, potete non fare questo passaggio, ma utilizzando frutta diversa dovrete avere l'accortezza di tener conto della consistenza della diversa frutta nella preparazione. Mentre albicocche, pesche e prugne si sfaldano facilmente, le mele ci mettono più tempo; consiglio quindi, se avete intenzione di non frullare, di grattugiare la mela. La mela serve, oltre che per la sua bontà, come gelificante, in quanto contiene molta pectina. Potete così evitare di mettere tanto zucchero (come vedete qui la proporzione è decisamente inferiore a quello della classica confettura, la cui regola è zucchero = metà della frutta). Chiaramente, la consistenza sarà simile a una purea e non a una marmellata. Lasciate raffreddare.

Per la frolla
75 grammi di burro
100 grammi di ricotta
170 grammi di zucchero
2 tuorli
320 grammi di farina 00
80 grammi di farina di grano saraceno
1 cucchiaino di lievito

Lavorate nella planetaria il burro con lo zucchero, aggiungete la ricotta e i tuorli d'uovo e amalgamate ancora. Unite un po' alla volta il mix di farine con il lievito e aumentate la velocità (sul mio KA, a velocità 4 per una ventina di secondi) fino a che il composto non si addensa attorno alla frusta. Stoppate, formate una palla, avvolgetela nella pellicola e lasciate in frigo per un'oretta. 
Una volta riposata, stendete due terzi della frolla e rivestite uno stampo per crostate imburrato. Bucherellate il fondo con una forchetta. Versate all'interno la composta di frutta, livellate bene. Stendete la restante pasta frolla, ricavate delle strisce, disponetele sulla torta in diagonale prima da un lato e poi dall'altro. Eccola prima del forno:



Infornate a 180 gradi per 30 minuti e.. questo è il risultato a cottura ultimata.. qualche crepa causa spostamento teglia-piatto.. operazione che odio fare.. ma perché mi risulta sempre così difficile?
buona merenda!




Ultimamente, ahimé, ho guardato pochi film, ma vi segnalo una proposta che andrà in onda stasera in tivù. Restando in ottica ecologista -un po' come la composta di frutta, ma per una faccenda un po' più seria- Rai5 propone The Cove, la baia dove muoiono i delfini, un documentario di denuncia sulla pratica terrificante che ogni anno, da aprile a settembre, avviene a largo delle coste di Taji, in Giappone, dove si danno appuntamento i cacciatori di cetacei. I cacciatori catturano i delfini per poi rivenderli soprattutto in Occidente, oppure li uccidono per la carne (consumata in Giappone, tra l'altro ricchissima di mercurio).


Il documentario è stato girato da Ric O'Barry, un addestratore di cetacei, che davanti alla morte di una delle sue delfine, ha cominciato a porsi delle domande sulle condizioni in cui questi animali sono costretti a vivere in cattività. E soprattutto su come i delfini arrivano dall'Oceano alle piscine dei parchi divertimento. Io non l'ho ancora visto, ma ne ho letto pareri entusiasti: certo, sono un po' frenata dal fatto che potrei impressionarmi e stare male tutta la notte. Ma credo che farò un tentativo, sembra valerne la pena. Qui avete il trailer. 




Chi ben comincia... il mio parere sui film visti tra fine e inzio anno

Il tempo per scrivere dei film che guardo scarseggia sempre, così ho deciso di fare un post riepilogativo dei tioli visti nell'ultimo p...