martedì 30 agosto 2011

Parlami d'amore: quando il troppo stroppia


Una delle regole sempre valide per chi scrive è rileggere a mente fredda, armarsi di accetta (e di coraggio) e cominciare a tagliare. Togliere, snellire, perché la prima stesura contiene spesso ripetizioni, inutili avverbi e aggettivi, particolari e informazioni che appesantiscono la narrazione invece che arricchirla. Quest'operazione non è facile. Tagliare per ogni scrittore è una sofferenza: tutti i pensieri buttati sul foglio appaiono ai suoi occhi ugualmente fondamentali. Ma un bravo scrittore sa guidare chi legge, suggerendo una sensazione, un concetto, dando il là a un'intuizione e lasciando tuttavia che sia il lettore ad arrivarci, attraverso la propria interpretazione personale. Lo stesso principio vale, a mio avviso, al cinema
Silvio Muccino non ha saputo far sua questa regola. Stasera, a casa da sola e quindi con un po' di tempo da perdere, ho voluto dare una chance a Parlami d'amore (in onda su canale 5), opera prima di Muccino jr, appunto, tratta dall'omonimo romanzo scritto dall'attore insieme a Carla Vangelista. Premetto di non aver letto il libro e, a questo punto, mi vien da dire, meno male. 
Il film pecca di manierismo e di presunzione, è un'accozzaglia di situazioni disparate (e disperate) che convergono in un improbabile quanto prevedibile triangolo amoroso. Si tuffa in un tema serio come la droga, e le dipendenze in genere, con sguardo superficiale, nutrito di luoghi comuni, lo trasforma in espediente per rendere il protagonista, Sasha (che poi, che nome è? Mica è russo!) una specie di "maledetto" (cosa difficile a credersi, data la faccetta da pesce lesso con occhietti all'ingiù di Silvio). Il tutto è condito da recitazione sopra le righe, sguardi intensi, forzature pseudoteatrali (qui Carolina Crescentini recita come il suo personaggio Corinna Negri di Boris); si salva solo Aitana Sanchez Gijon, che però non è aiutata dai dialoghi che rasentano l'assurdo (ma non surreali in modo consapevole e voluto, semmai si tratta di un verosimile mal riuscito, privo di alcun fascino).
La storia? Sfigato orfano cresciuto in comunità decide che deve prendere in mano la sua vita e conquistare la tizia che gli piace fin da bambino (ricca, insicura e ribelle). A chi chiede aiuto? A una quarantenne in crisi con il marito che conosce facendo un incidente d'auto. I due iniziano una specie di "scuola di seduzione". Ma entrambi hanno un pesante passato alle spalle che non possono ignorare. E tra amici tossici, partite a pocker e cocaina, Sasha diventa più sicuro di sé, si fa Benedetta (la Crescentini), ma abbassa la guardia e si perde. Era davvero quello che voleva? Ovviamente no, ma non vi rovino la fine (anche se dal minuto 10 del film avrete già capito qual è).


Insomma, il film ha il gusto sciapito di una pizza con la mozzarella finta, quelle fatte con la pizzottella o il fontal, che hanno gli occhielli di formaggio rigidi e insapori e frustrano profondamente quella voglia matta di fiordilatte filante. Ma assomiglia anche alle insalate di riso servite agli aperitivi, unte, con dentro tante, troppe cose, pesanti ed esagerate, che un semplice spaghetto al pomodoro era meglio. Citazioni culinarie all'interno del film? Praticamente nulle. E, anche per questo, non ci piace ;-)

domenica 28 agosto 2011

Duplicity & una summer cake for dummies, con pesche e fichi




Caldo, caldo, caldo e una sorella che compie gli anni. Che si fa per festeggiarla con un dolcetto? Si pensa a una torta a forno spento, ovviamente! Così ho inventato questa multistrato che ho definito for dummies perché davvero facile, essendo preparata con pan di spagna pronto e con il preparato per crema pasticcera senza cottura Molino Chiavazza. Lo so, con il pan di spagna fatto in casa e la crema vera è un'altra cosa, ma con queste temperature se accendo il forno rischio l'autocombustione. E poi diciamocelo, con le belle giornate magari c'è meno tempo da dedicare alle creazioni culinarie. 
Assicuro comunque che il risultato è stato ottimo, la torta è stata gradita e spazzolata da tutti... tranne che dalla festeggiata! Eh sì perché, dopo le prime due forchettate di circostanza alla sua fetta, mia sorella Giulia ha confessato di odiare il pan di spagna, soprattutto se abbinato alla frutta. E io finora non avevo mai saputo questa cosa! Sarà che a casa mia questo genere di torte non si preparava mai.
Notate una certa differenza nella qualità delle immagini? Ebbene sì, questi scatti sono stati fatti a) con una macchina fotografica "vera" b) da mia sorella Francy 3) sul verde terrazzino dei miei genitori.. Magari poter godere sempre di questa luce e di questi strumenti! :) 
Ma veniamo alla torta.

Summer cake for dummies con pesche e fichi

3 basi di pan di spagna da 22 cm (oppure, qui trovate la ricetta per farlo da voi)
1 confezione di crema pasticcera Molino Chiavazza
550 ml di latte

4-5 fichi 
3 pesche non troppo mature
o altra frutta a scelta

per la bagna
250 ml di acqua
100 gr di zucchero
2 bacche di anice stellato e 2 cucchiai di liquore all'anice (o altro liquore a vs scelta, es: cointreau, rum)

per coprire la frutta: 
2 fogli di colla di pesce
150 ml di acqua
1 cucchiaio di zucchero

In una terrina versare il contenuto di due buste per crema pasticcera. Aggiungere il latte mescolando molto bene e poi montare per circa 5 minuti con la frusta elettrica. Otterrete una crema dolce, aromatizzata al limone, più leggera della vera crema pasticcera e in cui si percepisce una certa dose di amido. In alternativa, se avete tempo, fate da voi la classica crema pasticcera oppure la crema al latte: il preparato non è male, ma la resa della crema fresca è sicuramente un'altra cosa. Mettete in frigo la crema.
Preparate la bagna: mettete a scaldare l'acqua zuccherata con l'anice stellato. Bollite qualche minuto e poi lasciate intiepidire. Aggiungete il liquore, a piacere.
Preparate la frutta: io ho fatto uno strato di fichi e due di pesche noci, voi potete usare la frutta che più vi piace. Per q.r. i fichi, vanno sbucciati e tagliati a rondelle. Basterà invece tagliare a fettine sottili le pesche noci: sceglietele abbastanza sode, o si spappoleranno mentre cercate di tagliarle. 
Quando la crema e la bagna saranno fredde, potete procedere ad assemblare la torta: bagnate il primo disco di pan di spagna con un pennello, spalmate un po' di crema, disponete le fette della frutta prescelta. Ripetete l'operazione per i due strati successivi. Decorate a piacere, io ho coperto con un po' di gelatina per evitare che le pesche annerissero. 


E che film abbiniamo a questa torta? Considerato che era pensata per mia sorella Giulia e che si compone di due frutti, tre strati uno sull'altro e qualche piccolo inganno (vedi crema pronta), vi parlerò di Duplicity, che ha per protagonista un'altra Julia (Roberts) ed è una commedia-thriller sullo spionaggio industriale, in cui ogni piccolo particolare si incastra attraverso giochi, inganni e flashback rivelatori.



La trama? Julia Roberts e Clive Owen sono due agenti segreti: lei della CIA, lui dei servizi britannici e si incontrano in un bar. Scocca la scintilla che li fa finire a letto: lei, più furba, sa già tutto di lui e lo abbandona legato e drogato, trafugandogli importanti documenti. Si ritrovano cinque anni dopo a New York a lavorare per la stessa multinazionale, che vorrebbe rubare la formula di un prodotto rivoluzionario a una concorrente. Si rivedono solo allora? Si odiano? O forse si amano? L'attrazione è fatale, ma la fiducia non è totale. La voglia di guadagnarci, invece, sì: così i due iniziano una corsa al doppio, se non triplo, gioco, per truffare chi crede di truffare e accaparrarsi la formula, sempre controllandosi a vicenda. Veloce e incasinato, questo film mi ha inizialmente innervosito ma poi si è ripreso alla grande dalla metà in poi. Leggero, ricco di azione ma bisognoso di attenzione (cervelli spenti: off limits qui!), piacerà agli amanti del thriller, ma anche a quelli delle commedie. Buona visione (con una fetta di torta :))


giovedì 25 agosto 2011

Ciambella morbida con yogurt e fichi, percorrendo la Basilicata coast to coast


Oggi parliamo di fichi: e quindi di Sud, di caldo, di cieli tersi, ciucci e mulattiere, di campi di grano gialli come il sole e di antichi borghi. Il paesaggio ideale per ospitare la succulenta dolcezza di questi frutti d'agosto. Perchè è ad agosto che maturano queste incredibili bontà, morbide e zuccherine, che si sciolgono in bocca e trovano mille impieghi in cucina, nei dolci o nelle ricette salate.
About Food ha deciso di darci il bentornato con un contest e io, nel mio piccolo, partecipo all'accoglienza dei frutti di fine estate con una  ciambella. Ciambella senza buco, perché il termine indica più che altro una torta semplice, di quelle che vanno bene per farci colazione, inzuppate nel caffelatte o accompagnate da un bicchiere di succo di frutta, e al tempo stesso soffici, consistenti... insomma, buone!


Ciambella morbida con yogurt e fichi

400 gr di farina 00
200 gr di zucchero
3 uova
125 gr di yogurt bianco cremoso
100 gr di ricotta
olio di semi di girasole e latte, misurati nel vasetto dello yogurt
1 bustina di lievito per dolci
2 bustine di vanillina
4 fichi 

Lavate e pelate 4 fichi (5-6 se piccolini) e tagliateli a rondelle. Rompete le uova, conservate gli albumi e lavorate i tuorli con lo zucchero. Aggiungete lo yogurt, la ricottina e l'olio (un bicchierino scarso, misurato usando il vasetto vuoto dello yogurt). A parte setacciate la farina con il lievito e la vanillina. Aggiungetela pian piano al composto, mescolando con una frusta per incorporare bene senza formare grumi. Se il composto diventa duro aggiungete un po' di latte, io ho usato la quantità del vasetto da yogurt, sufficiente a rendere di nuovo cremoso il tutto. Montate a neve gli albumi e incorporateli al composto mescolando dal basso verso l'alto. Oliate una teglia, versate il composto e cospargetelo di fettine di fico. Spolverizzate con un po' di zucchero. Infornate a 200 gradi per i primi 20 minuti, poi abbassate a 180 gradi per altri 20 (ma regolatevi in base al forno, fate la prova stecchino). Et voilà!


E se i fichi sono il frutto dell'estate che sta finendo, non posso che proporvi un film carino che è ambientato proprio in estate e nel Sud Italia, dove maturano i fichi migliori: Basilicata Coast to Coast.



Il film, di e con Rocco Papaleo, racconta l'impresa di un improbabile gruppo di amici con la passione per la musica che decidono di attraversare a piedi la regione, dalla costa tirrenica allo Ionio (accompagnati da un carretto trainato da un asinello) per partecipare a un concorso per band emergenti. A seguire la loro impresa, un'annoiata giornalista che scrive per un giornale parrocchiale (Giovanna Mezzogiorno), che si lascerà lentamente conquistare dalla follia dei protagonisti. Imprevisti divertenti e situazioni surreali (come un gruppo di esaltati con il vezzo di vestire i panni dei briganti ottocenteschi) condiranno la loro avventura, un viaggio fisico che diventa simbolo dei propri sogni e degli obiettivi di una vita. Splendidi paesaggi e colonna sonora accattivante sullo sfondo.



sabato 20 agosto 2011

Di mare, arcobaleni, pane & pomodoro e tormentoni estivi

Sono tornata! Molti di voi saranno ancora in vacanza o forse partiranno nei prossimi giorni per godersi un po' di meritato riposo. Per quest'anno io ho esaurito la mia dose di mare: una dose fatta nei primi giorni di pioggia e nuvoloni, ma si sa, dopo la pioggia arriva il sereno...



E infatti poi è stato il tempo di sabbia dorata sui piedi bagnatibagni mattutini, letture leggere dal lettino, vento tra i capelli, passeggiate e pedalate sul lungomare tra palme, pini e profumo di sale.

Ma anche di succosi pomodori a pera d'Abruzzo con pane sciocco, fichi dolcissimi, gelati deliziosi, pizze sottili e una ricetta speciale di cui vi parlerò tra un po' di tempo.

L'accoglienza del clima milanese (35 gradi e tasso di umidità ai massimi storici... si boccheggia) ha stroncato le mie velleità culinarie e non riesco neppure a godermi un bel film in santa pace: l'appiccicume del divano di pelle mi rende insofferente e mi fa agognare l'aria condizionata.
Per stasera, quindi, mi limito a mandarvi un saluto e segnalarvi i veri tormentoni dell'estate 2011...

Pane e pomodoro

foto da Granapadano.it
Dovete sapere che dove vado in vacanza ci sono i pomodori più buoni che io abbia mai mangiato. In particolare, quelli per cui andiamo pazzi io e la mia famiglia sono i pomodori a pera d'Abruzzo: grossi, succosi e polposi. Perfetti come contorno, affettati e conditi con sale, olio e basilico, o da mangiare su una bella fetta di pane senza sale, tipico di queste parti, fresco o abbrustolito a mo' di bruschetta. Irrinunciabile la scarpetta per raccogliere tutto il sugo.... Per me non è estate senza questi pomodori! 

Danza kuduro


Perché nei bar e alle lezioni di acquagym improvvisate sulla spiaggia non si sente altro e Studio Aperto l'ha già scelta come colonna sonora per i servizi sulle starlette seminude. Volenti o nolenti, la canzoncina ti entra in testa. Il duo composto da Lucenzo e Don Omar potrebbe entrare di diritto nel cast di Tamarreide; il video gioca (...) con il cliché del maxi yacht con supergnocche al seguito. Imperdibile. 

Lo spot di Trivago


Se come me guardate spesso La7, sarete stati bombardati dalla pubblicità di questo comparatore online di prezzi per hotel. Lo spot è veramente carino: intrigante, allusivo senza essere volgare, simpatico. Ma il motivo per cui ogni donna sana di mente non cambia canale dopo la seicentesima messa in onda è  l'affascinante uomo barbuto dall'aria selvaggia, che poi si rivela una specie di business-man dal look dandy. Nella vita il ragazzo si chiama Christian Goran: dovrebbe essere tedesco -ma ho trovato fonti discordanti in merito, in alcuni siti ho letto svedese - fa il modello e il fotografo e porta davvero la barba così. E come dargli torto: di certo gli dona un certo fascino. Qui il suo sito (che racchiude foto e diversi video fatti da lui) e di seguito, qualche scatto meritevole :-)
A presto!




mercoledì 27 luglio 2011

Summer holidays for Cooking Movies!


Vi scrivo dal balcone della casa al mare dei miei genitori: putroppo il tempo non è dei migliori, anzi, è un continuo alternarsi di nuvole e pioggia e brevi schiarite che promettono spiaggia e bagni, ma tradiscono al primo soffio di vento proveniente dalle colline. In ogni caso, sono in vacanza!
Per questo motivo non aggiornerò il blog con film e ricette fino a dopo Ferragosto... e avrò poche possibilità per passare a trovarvi sui vostri (vista la connessione che qui è azionata dal criceto nella ruota...): ma non temete, sto facendo scorta guardandomi un po' di filmetti di cui vi parlerò a tempo debito.
Buone vacanze a tutti, ci aggiorniamo presto!


giovedì 21 luglio 2011

California, here we come.. con un frozen yogurt melone & menta!

Caldo. Estate. Sole. Mare. Bikini. California! Avete presente quanti telefilm sono ambientati sulla Golden Coast americana? Non ve li ricordate? Beh allora ci penso io a "rinfrescarvi" la memoria con una bella carrellata... e per finire in bellezza, un fresco after dinner!

L'intramontabile: Baywatch


I bagnini più sexy della California e le loro avventure hanno tenuto botta dal 1989 al 2003, con vari esiti e fortuna. Protagonista principale il mitico Mitch Buchannon, interpretato da David Hasseloff (oggi mostruoso), un numero imprecisato di altri bagnini palestrati e una carrellata di super-gnocche in costume intero rosso sgambatissimo, tra le quali l'unica e inimitabile Pamela Anderson... Ecco la sigla!

Il precursore di tutti i teen drama: Beverly Hills 90210


Avevo quattordici anni quando iniziarono le meravigliose avventure dei ricchi sfondati e bellissimi teenager di Beverly Hills 90210: inutile dire che mentre Brenda scopriva la passione fra le braccia del più-figo-e-maledetto-della-scuola-Dylan io mi decidevo a rottamare le musicassette di Cristina D'Avena. Proprio per questo Beverly Hills mi faceva sognare e anche dopo qualche stagione, quando le storie erano diventate peggio di Beautiful, ho continuato a seguirlo. Il mio preferito del gruppo? Nè Brandon nè Dylan, ma David, alias Brian Austin Green che avevano accoppiato -mioddio quanto era cessa- con DonnaTori Spelling... la figlia del produttore, ma seriamente inguardabile! E poi, voi eravate del partito Brenda o del partito Kelly? Io preferivo Kelly, Brenda era troppo saccente!

La brutta copia: The O.C.



Ci ho provato a vederlo, ma ero grande e la faccia da pirla di Ryan non mi ha mai convinto. Perciò non capivo come la pesce lessa Marissa (Mischa Barton) potesse subirne così tanto il fascino. Simpatico e carino, invece, era l'amico-fratello adottivo SethAdam Brody, che infatti ho rivisto in qualche film qua e là. Questa serie, oltre a essere una "figlia" di Beverly Hills, ha inoltre la "colpa" di aver ispirato la catena di reality di Mtv Laguna Beach, il cui sottotitolo era proprio "the real O.C.". O.C., per chi non lo sapesse, sta per Orange County, una contea californiana appena a sud di Los Angeles, molto rigogliosa e benestante. La sigla, però, m'è sempre piaciuta un sacco :)


La (s)fortuna di essere orfani: Summerland


Quando a un adolescente con due fratelli più piccoli muoiono entrambi i genitori in un terribile incidente d'auto, questi, giustamente, s'incazza con il mondo. Se però viene spedito a vivere in California, dalla giovane zia fashion designer di successo con villozza sulla spiaggia, a surfare e farsi le tipe carine... dopo l'iniziale riluttanza, si adatta alla nuova vita abbastanza in fretta. Il telefilm è a metà tra il teen e il family drama, il protagonista è il Jesse McCartney, caschettino biondo e lineamenti da bimbo, divenuto per breve tempo un idolo musicale delle teenagers. Se il nome non vi dice niente, beccatevelo nel video di Because you live, la sua hit song. Prima di Justin Bieber, c'era lui... Che faccia da schiaffoni.


Bene, e dopo tutto questo mare, queste spiagge e questo sole, vorrete qualcosa per rinfrescarvi, o no? Vi offro una coppetta di frozen yogurt! L'idea è presa da Arabafelice, sul suo blog lei ha proposto il gelato senza freezer. Io ho cambiato il procedimento perché ho usato il melone fresco e non i frutti di bosco congelati come da sua ricetta, quindi il freezer m'è servito!

Frozen yogurt melone e menta

1 confezione di yogurt greco (170 ml)
1 cucchiaio colmo di miele
1/2 melone
4-5 foglioline di menta



Superfacile: si frullano insieme melone, foglie di menta, yogurt e miele. Si infila il frullato in un contenitore tipo tupperware e via in freezer. Questo perché ovviamente non ho la gelatiera. Se nemmeno voi l'avete, come me, dovete lasciarlo in freezer per circa tre ore, avendo cura però di toglierlo ogni mezz'ora e lavorare con una frusta il composto, che man mano si andrà congelando, per rompere i cristalli di ghiaccio ed evitare l'effetto "gelato sciolto ricongelato". Passate tre ore potete dare un'ultima mescolata e servire come più vi aggrada, io ho usato delle coppette di Atmosfera Italiana, guarnendo con menta, un paio di frutti di bosco (il melone era finito!) e un goccio di latte condensato. Con queste dosi avrete 4 coppette. Se invece vi avanza, basterà levare lo yogurt dal freezer un quarto d'ora prima di consumarlo e ri-frullarlo un attimo prima di servire. L'abbinata melone e menta è davvero freschissima e dissetante: pronte a provarla prendendo il sole su una spiaggia di Malibu??

giovedì 14 luglio 2011

C'mon c'mon c'mon c'mon take that... and party!

Once a thatter, always a thatter? Pensavo di no, eppure... 
Oggi non parlo di cinema e nemmeno di cucina, ma di musica, o meglio, di passioni adolescenziali! Quando avevo quindici anni, come milioni di altre ragazzine, ero pazza per i Take That! Li conoscete, no? La prima boy band di successo planetario, composta dai 5 ragazzi di Manchester: Gary, Mark, Howard Jason e, ovviamente, Robbie, che ci hanno fatto cantare ballare e innamorare con canzoni come Pray, Everything Changes, Babe, Never Forget, Back for Good... 

I Take That nel 1994...

...e oggi!
Io ero innamorata di Gary che, in quanto autore delle canzoni e voce principale, esercitava su di me il fascino "oltre la panza c'è di più": non era proprio un fuscello scolpito, diciamo, soprattutto rispetto a "Jason -chiappe di marmo" e "Howard-bello bello in modo assurdo", ma io da romanticona pure un po' snob, cercavo uno che avesse almeno la dignità del cantautore!
La favola è durata dal 1991 al 1995, quando Robbie Williams ha deciso di lasciare il gruppo per iniziare la carriera solista e gli altri sono andati per la loro strada. Gary ci ha provato, a fare qualcosa da solo, ma è stato offuscato dalla stella di Robbie, che ha la stoffa della grande star.
Ma non sono qui per fare una cronistoria dei Take That: quella, nell'ipotesi remota che vi interessi, potete leggervela su qualsiasi fan-site. 
Sono qui per raccontarvi che martedì, grazie a un'amica, Giorgia, e alla sua amica -che per il compleanno, sapendo di un passato da fan, le ha regalato due biglietti-  sono andata al loro unico concerto in Italia, allo stadio San Siro di Milano.
Che dire? Non ascolto più i Take That da anni, intendo ovviamente le vecchie canzoni ma anche le nuove.. anche se qualche cosa caruccia la fanno ancora, ora i miei gusti sono decisamente più indie-rockeggianti... Eppure è stato un concerto bellissimo! Uno show spettacolare, di cui potete leggere i dettagli su questo articolo del Corsera, in cui i "Fab Five" hanno saputo farci ballare, cantare, ridere.. insomma divertire
Io, che li vidi al forum di Assago nel lontano aprile del 1995, ai tempi in cui li adoravo in tutto e per tutto, non credevo certo che, dopo tutto questo tempo, mi sarei emozionata nel risentirli! E invece è stato così, forse perché assalita dai ricordi di quel periodo, del liceo, delle fantasticherie e delle scemenze dette con la mia amica Lorenza! 
Il ricordo di ciò che loro hanno rappresentato, insomma, fa sempre tenerezza, anche se pure i loro fisici scolpiti, l'irriverenza e la simpatia aiutano tutte noi ex "thatters" patite, ormai trentenni (e oltre), a tenere per loro un posticino nei nostri cuori!
Ecco, in soldoni, com'è andata la faccenda: 




Siccome vi lascio a digiuno di ricette anche oggi, almeno un aggancio cinematografico non può mancare! I Take (come li chiamavo ai tempi...) hanno firmato una delle canzoni della colonna sonora del film X men, first class, prequel della saga di Xmen che racconta come Charles Xavier ( poi Professor X) ed Erik Lehnsherr (che in seguito diventerà Magneto), cercano di creare una scuola per i ragazzi mutanti ma, per visioni opposte sul ruolo dei mutanti nella società, da amici si trasformano in rivali. Il film è uscito a giugno e non sono ancora riuscita a vederlo: sospendo il giudizio, quindi, ma c'è James McAvoy, uno dei miei attori beniamini, perciò lo vedrò presto e vi saprò dire!
Ecco intanto il video della canzone, Love love, un po' dance, un po' elettropop, che mostra anche scene del film. 



Grazie ancora a Giorgia per aver condiviso con me questo bellissimo tuffo nell'adolescenza! :-)

lunedì 11 luglio 2011

Falling skies (si mangia quel che c'è!)

Secondo voi esiste un fashion designer specializzato in film e telefilm catastrofici? Lo so, è una domanda strana, ma è la prima cosa che mi sono chiesta vedendo la prima puntata di Falling Skies, andata in onda su Fox (Sky) il 5 luglio, in prima tv italiana.



Il telefilm, prodotto da Steven Spielberg, ci mostra la Terra a circa sei mesi da un'invasione aliena, dopo un attacco che ha devastato il pianeta e messo ko tutti gli apparecchi elettrici. Gli uomini sopravvissuti si radunano in "divisioni", composte da civili e militari, e cercano di fuggire dall'invasore e scoprire un modo per batterlo.
Per ora mi è sembrato un incrocio tra La guerra dei Mondi (che, casualmente, è di Spielberg -poco fissato con gli alieni, tra l'altro.. non dimentichiamo E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo...) e The Road (ricordate? ne parlai qui), anche se meno inquietante e decisamente più improntato all'azione, allo scontro fisico e all'avventura.
Tornando al domandone, cmq, mi è sorto perché ho notato che in questo genere di serie/film apocalittici, tipo Matrix (quando sono "fuori" dalla matrice) o The Day after Tomorrow, il look è pressoché identico: vestiti sportivi, larghini ma perfect fit, tendenzialmente di ispirazione militare, indossati a cipolla in intelligenti vestizioni multistrato. I colori spaziano dal kaki al grigino, con tocchi di jeans e di nero. Gli abiti sono generalmente sporchini, perché questa gente vive in condizioni precarie ed è ovvio che nn si possa cambiare il maglioncino tutti i giorni, però non ci sono mai patacche di unto rotonde o schizzi di sugo come capita a noi, no no, solo aloni o residui di terra sapientemente spalmati e che spesso ricoprono anche il viso. Le donne sfoggiano pantaloni tipo leggins, skinny ma comodi, perfetti da abbinare agli stivaletti antifango. Tutti sfoggiano cinturoni con portacartucce per fucili, guanti senza dita da combattente, giubbottini multitasca e pashmine arrotolate alla perfezione attorno al collo (i toni sono sempre quelli del cenere o al massimo terra bruciata). Insomma, che bravi questi umani disperati, gli hanno distrutto la casa, anzi la vita, tutto, ma hanno un guardaroba perfetto per l'occasione, sembra quasi che aspettassero l'attacco alieno!

Resistenza superaccessoriata
Al di là di queste sciocchezze, il telefilm, pur non brillando per novità estrema, promette bene, ha un buon ritmo e tiene abbastanza sulle spine: certo dovete sopportare la vista dei soliti alieni verdi. Anche se hanno fatto uno sforzo di immaginazione e li hanno creati più simili a cavallette a sei zampe che ai soliti bipedi sottili e testoni. E i protagonisti sottolineano questa differenza già nel secondo episodio... credo che le zampone saranno il loro tallone d'Achille, ma magari mi sbaglio, stiamo a vedere.

L'alieno
Il protagonista, nonché uno dei capi della resistenza di Boston, è Tom Mason, ex docente di storia americana ed esperto di strategie militari: eh sì perché dovevano giustificare la trasformazione di un civile in mago di guerra almeno con un background teorico! Comunque lui è l'adorabile Noah Wyle, che poi sarebbe il dottor Carter di E.R., e io sono così contenta di rivederlo sugli schermi che gli perdono anche un personaggio dal passato poco credibile. Sua moglie è morta nell'attacco alieno (ma c'è già una dottoressa dal sapor mediorientale o meglio, orientale, che è lì pronta per papparsi il bocconcino), ma ha tre figli, un diciasettenne sportivo, ex figo della scuola, che sta con la biondina più tosta della resistenza, un piccolo di otto anni e un tredicenne. Questo è vivo ma è stato rapito dagli alieni e Mason, ovviamente, è disposto a tutto per liberarlo.

Noah Wyle
Intanto, tra un'imboscata e l'altra, si mangia ben poco. Principalmente sbobbe e brodaglie cucinate nelle tendopoli e scatolette di tonno sgraffignate nei magazzini risparmiati dalle bombe aliene (per saccheggiarli i nostri eroi rischiano la pelle in continuazione!), quindi la mia verve d'abbinata culinaria s'è smorzata. Ecco, forse ci stava una vellutata di piselli verde alieno, ma stasera non avevo proprio cuore di mettermi ai fornelli quindi, non me ne abbiate, la chiuderei qui!


Vi segnalo che sul sito dedicato potete leggere un fumetto prequel della serie, con le peripezie di Mason e figli prima di unirsi al gruppo di resistenza "Second Massachussets" (2nd Mass): un'iniziativa interessante!


Se avete visto o avete intenzione di vedere Falling Skies, tenetemi aggiornati, aspetto i vostri feedback! 

domenica 10 luglio 2011

New york mood: some cheesecake & and a movie, please!

Non sono mai stata a New York, anche se penso sempre di andarci, ma per un motivo o l'altro non sono mai riuscita a pianificare il viaggio: presto rimedierò (spero!!). Uno dei miei dolci preferiti, però, è la New York Cheesecake: un'invenzione superba, a mio avviso. A fine giugno è stato il compleanno di mio papà così, nonostante il mio regime dietetico (inutile, dato che praticamente non sto dimagrendo..), ho voluto preparare una torta. Poco tempo prima, in seguito a un impulso irrazionale momentaneo, avevo comprato del latte condensato, pensando che mi sarebbe tornato utile per qualche dolce, senza in realtà avere bene in mente cosa farci. Ho pensato che la cheesecake poteva essere un ottimo modo per sbarazzarsene ed ecco quello che ne è venuto fuori :) 



My New York cheesecake
per la base:
250 gr di biscotti tipo Owego
2 cucchiai di zucchero di canna
4 cucchiai di cacao amaro
70 gr di burro fuso
aroma di fiori d'arancio
per il ripieno:
375 ml di latte condensato
240 gr di formaggio spalmabile tipo Philadelphia
1 uovo
per il topping:
4-5 cucchiai di acqua

Fate sciogliere il burro a bagnomaria. Sbriciolate i biscotti, mescolateli con il cacao amaro e lo zucchero, unite il burro fuso (non caldo) e distribuite in una tortiera andando a formare una base omogenea. Livellate aiutandovi con una spatola o un cucchiaio. Preparate la crema: versate il latte condensato, unite il formaggio spalmabile e lavorate con cucchaio o spatola fino a creare un composto cremoso. Unite un uovo sbattuto e un aroma a scelta, io ho usato l'acqua di fiori d'arancio perché ne avevo ancora mezza boccetta avanzata dalla pastiera. Versate sopra la base, livellate e infornate a 180 gradi per circa 40 minuti.
Dovreste usare uno stampo a cerniera, io furbescamente ho voluto usare la teglia a forma di cuore di Guardini perché è tanto carina, ma poi non ho potuto sformarla :-) (poco male).
Una volta raffreddata la torta, passate al topping: la New York cheesecake prevede in realtà una crema a base di panna acida ma io ho preferito della marmellata. Ho lavorato la Fiordifrutta con qualche cucchiaio d'acqua e l'ho versata sopra (ottima scelta le Visciole, leggermente più acidule delle ciliegie normali, che contrastavano con il dolce del latte condensato).
La famiglia s'è leccata i baffi, quindi direi che l'esperimento è riuscito.....


Meglio sarebbe potersi gustare una fetta di questo dolce in un caffè di New York, lo so bene... per farvi entrare nell'atmosfera posso però proporvi dei film che, in modo diverso, celebrano the City that never sleeps, sempre affascinante, stimolante, avanti... 

Manhattan (1979)
(video Intro)


Quasi tutti i film di Woody Allen sono ambientati a New York, ma questo rappresenta la prima esplicita dichiarazione d'amore alla città. Lo scrittore protagonista, abbandonato dalla moglie Meryl Streep, ha il blocco e non riesce a scrivere. Nell'intro prova a iniziare il suo libro descrivendo il suo rapporto con la città. "Adorava NY, la idolatrava smisuratamente. No, è meglio la mitizzava smisuratamente, ecco. Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin....". Una cartolina in bianco e nero della città che diventa lo specchio del mondo interiore e frustrato di Woody e dei suoi goffi tentativi sentimentali..

Colazione da Tiffany (1961)
(video: trailer)

New York come refugium peccatorum, luogo dove chiunque può reinventarsi una vita, dove trasformare i sogni in realtà. Non ha bisogno di presentazioni questo film con Audrey Hepburn nei panni della mantenuta più dolce e più chic del cinema. Protagonista, tra i vari luoghi della città, la gioielleria del titolo, luogo feticcio per Holly, che ne vede un simbolo di riscatto, tranquillità e perfezione. 

Taxi Driver (1976)
(video: Trailer)



NY può essere cattiva. In questo film vediamo la New York più disperata e problematica degli anni post Vietnam, vissuta attraverso gli occhi di un reduce della guerra diventato taxista notturno perché sofferente di insonna. L'alienazione e la disillusione nella vita privata, assieme alla frustrazione per una società sempre più alla deriva e la spasmodica ricerca di una libertà perduta, lo porteranno in un baratro psicologico che alla fine esploderà in un climax di violenza. Pietra miliare di Scorsese con Robert De Niro


Il diavolo veste Prada (2006)
(video: Trailer)



A New York si può fare carriera, magari anche in un mondo patinato come il giornalismo di moda. Ma per tutto c'è un prezzo da pagare. La storia di Andrea (Ann Hathaway), aspirante giornalista neolaureata con ottimi voti, che finisce a fare da assistente al guru della moda  Miranda Pristley (Meryl Streep), direttrice del prestigioso mensile Runway. Un'esperienza che cambierà Andrea profondamente, le insegnerà il significato del lavoro e la porterà anche a chiedersi cosa davvero vuole dalla vita. Divertente.

C'è posta per te (1998)
(video: trailer)


A New York si può trovare l'amore, ma non è facile, soprattutto al giorno d'oggi con le vite frenetiche e la tendenza a vivere molto di più in modo virtuale che reale. E se proprio in chat si nascondesse l'amore? Il film è ormai un po' datato, all'epoca Facebook non aveva ancora fatto capolino nelle vite di tutti noi e i blog erano una rarità, ma la commedia è divertente, soprattutto perché la simpatia virtuale trai i due sembra contrapporsi a un odio viscerale nella vita reale... almeno all'inizio! Con la collaudata coppia Meg Ryan- Tom Hanks ai tempi in cui i loro volti non erano ancora deformati da ciccia (Tom) o tiraggi e botox (Meg, già vi avvisai..). 

Spiderman 1,2 e 3 (2002-2007)
(video: trailer Spiderman3)

Infine, un fumettone. I grattacieli di Manhattan sono i muri su cui si arrampica e vola uno dei supereroi più celebri di tutti i tempi, Peter Parker alias Spiderman! La saga ripercorre le avventure del giovane studente Peter, interpretato da Tobey Maguire, che morso da un ragno, acquista poteri sovrannaturali: ci saranno difficoltà per capire come usare al meglio i poteri, una continua lotta contro pericolosi criminali e, in seguito, contro il proprio lato oscuro, e una corsa per conquistare il cuore della bella Mary Jane. Per il 2012 è previsto un quarto capitolo, che dovrebbe intitolarsi The amazing Spiderman. Da vedere se vi piace il genere!

La lista potrebbe proseguire all'infinito, NYC è stata "protagonista" di tantissimi pellicole di ogni epoca e genere, e non dimentichiamo telefilm cult come Sex and the City o Fame e un'infinità di polizieschi... io però mi fermo qui, voi scegliete un titolo e buon appetito con la cheesecake! :-)

giovedì 7 luglio 2011

Kate e Leopold, il fascino dell'800 e della colazione pronta!

Vi capita mai di soffermarvi a fantasticare su usi e costumi di altre epoche, pensando che sareste state più adatte a vivere in questo o quel periodo storico, magari  in Inghilterra, in Francia, o in America? A me succede spesso, soprattutto dopo essermi persa nella visione di un film in costume (per i quali ho un debole) o nella lettura di qualche libro appassionante. Per carità, sono una pigrona e apprezzo moltissimo le comodità moderne che riducono le scocciature quotidiane e aprono nuove opportunità, a partire dal riscaldamento-climatizzatore fino a rivoluzioni più recenti come internet e i blog :-).
Ma spaziare con la fantasia non ha prezzo e così penso a come sarebbe indossare preziosi abiti-scultura settecenteschi, oppure ingaggiare con i gentiluomini dei duelli dialettici in linguaggio forbito, un po' pretenzioso ma anche sarcastico, come facevano le eroine Austeniane, o ancora lasciarmi scivolare libera mente nel fango di Woodstock, mentre suona Joe Cocker, indossando un top sbiadito e pantaloni a zampa... 
Quando ero piccola, però, ero decisamente fissata per un'epoca storica in particolare, il Settecento, per la moda francese dei vestiti di seta e broccato, corpetti stretti e larghe gonne a ruota, sbuffi, volant, ricami, pizzi, bustini, parrucche di boccoli e calze di seta. 


La colpa era ovviamente di Lady Oscar, capolavoro animato tratto dal manga di Ryoko Ikeda ancora oggi bellissimo e attuale (non so quante volte l'ho riguardato, ne ho parlato anche qui), che mi ha imbambolato dapprima con la bellezza dei disegni e degli abiti della regina Maria Antonietta (che riproducevo in tutte le mise su centinaia di fogli da disegno) e poi con l'incredibile forza dei personaggi di Oscar e Andrè, che sono una delle coppie più meravigliose mai concepite da un'opera di fantasia (posso dire senza paura di esagerare che possiedono lo spessore e l'intensità dei personaggi shakespeariani o delle tragedie greche... d'altra parte il tema del "travestimento" e della dissimulazione della bellezza femminile sotto abiti maschili, che vediamo in Oscar, e anche l'amore come malattia e come destino di morte, erano topoi ricorrenti sia nelle opere di Eschilo e Euripide, sia nel teatro elisabettiano... OPS, divento pesante, la smetto).
Tutto questo per dire cosa? Che mentre mi immaginavo camminare compita per i corridoi di Versailles, i capelli acconciati e il corpo infilato in un abito preziosi quanto un collier di diamanti da un carato, la mia mente si ancorava a un ideale romantico dell'amore e dell'uomo innamorato, che aderiva completamente alla figura di André Grandier.


Non starò a tediarvi oltre con un trattato su questo personaggio, che per le non-oscariane risulterebbe palloso e per le appassionate non sarebbe che una cacofonia di concetti già sentiti milleduecento volte.
Sappiate solo che Andrè, per me, è il non plus ultra.
Quando ho visto Kate e Leopold, ho pensato che Leopold me lo ricordava un po', anche se André non era nobile (almeno non di nascita, certamente d'animo) e Leopold era ottocentesco (e non settecentesco). Ho pensato che, come Kate, non mi dispiacerebbe catapultarmi indietro nel tempo per vivere un po' di quel magico gioco delle parti, quella galanteria, quel pudore e quella dolcezza che, forse, un tempo, regolavano l'amore (se vero) tra un uomo e una donna. Sì sì lo so, che le donne non avevano diritti e che erano considerate esseri inferiori, svenevoli, poco intelligenti... che ancora oggi dobbiamo lottare per la vera parità, figuriamoci due o trecento anni fa! Ma lasciatemi trastullare nelle mie fantasie romantiche con un filmetto sciocco....


La prima parte è davvero divertente. Leopold, duca ottocentesco, per un salto spazio-temporale causato dall'ex fidanzato scienzato di Kate, si ritrova a New York City oggi e si comporta come un focoso e fiero cavaliere pronto a ogni slancio per difendere giustizia e rettitudine: il modo in cui parla e si muove è spassoso e Hugh Jackman, oltre che bel figliolo, è del tutto credibile: bravo! Meg Ryan, all'ultimo film buono prima della definitiva trasformazione in pipistrello causa botox (nn ci credete? beccatevela qui...), invece non è proprio nella parte, ma si può perdonare.
Lungo la strada il film si perde un po' e finisce annegando in un prevedibile quanto inevitabile lieto fine, ma tutto sommato lo promuovo, suvvia. Non fosse altro che per la colazione che Leopold prepara a Kate una mattina, per coccolarla un po'!


Ah, la colazione... il momento migliore della giornata, se ben fatta! Come nel weekend, quando si ha tutto il tempo del mondo e si indugia in pigiama, assaporando un dolcino, del caffèlatte o del tè, magari un succo di arancia o uno yogurt, della frutta fresca... chi più ne ha più ne metta! Io di solito prendo caffelatte e cereali, che ogni tanto vengono sostituiti da fetta di torta casalinga o più raramente da un croissant (anche se ultimamente, sob, queste opzioni sono FORBIDDEN...). E voi, che  colazione preferite? La classica italiana, la francese, americana, inglese... tedesca!? Raccontatemi che vi preparate, soprattutto ora che fa caldo! 

Vi lascio con il trailer del film!


lunedì 4 luglio 2011

4th of July: Independence day al cinema e in cucina!

Oggi è il 4 luglio! Sì lo so che praticamente è già finito, ma posso ignorare la festa che ogni anno risveglia l'orgoglio a stelle e strisce, ricordando agli americani il giorno in cui tredici colonie britanniche firmarono la propria Dichiarazione di indipendenza dal Regno Unito (era il 1776)?? ...No! Allora eccovi qualche film che grida, in diversi modi e in epoche diverse, America!!



Ambientato proprio durante la guerra d'Indipendenza: Mel Gibson è un proprietario terriero vedovo e con sette figli che per salvare uno dei figli arruolati e finito nei guai si espone e uccide dei soldati inglesi. Da quel momento diventerà un eroe e affiancherà l'esercito nella lotta. Un po' banalotto nel suo aderire totalmente al genere, ma si guarda volentieri.



La storia vera di Ron Kovic, nato il 4 luglio 1946, arruolatosi marine e inviato in guerra in Vietnam, vedrà morire i suoi entusiasmi quando sarà colpito e reso paralitico e impotente. Inizierà così una battaglia contro la guerra e la sua mancanza di senso. Il film, di Oliver Stone, vede Tom Cruise per la prima volta fuori dai ruoli di sex symbol che lo avevano reso celebre.




La parabola incredibile della vita e della storia americana recente vista attraverso gli occhi ingenui di Forrest Gump, per ridere, piangere, emozionarsi.  Sei Oscar, tutti meritati... Fra questi, il mio preferito!




1962, gli Usa scoprono che i sovietici stanno costruendo una base missilistica a Cuba: saranno tredici giorni di crisi e di braccio di ferro diplomatico per evitare una terza guerra mondiale. Il film non è così avvincente, lo segnalo solo perché in onda stasera su Rete4.



Volendo alleggerirci un po', finiamo buttandoci sull' action-fantascienza! Un classicone che ai tempi fece davvero un successo incredibile e segnò l'exploit hollywoodiano di Will Smith. Aggressori alieni a bordo di astronavi larghe e piatte (come da cliché) iniziano a bombardare gli Usa su Washington, NY e Los Angeles: ma gli uomini non staranno con le mani in mano!

E cosa si mangia il giorno dell'Indipendenza? Fa caldo, è festa nazionale... quindi si sta fuori nei prati, a fare pic nic e grigliate! Guardate che carrellata mica male di ispirazioni culinarie propone il New York Times per l'occasione alla sezione Dining & Wine.. Interessante, in particolare, l'insalata di pomodori e anguria, arricchita da formaggi erborinati, olio, aceto e prezzemolo... sarei curiosa di assaggiarla.
Ma se l'occhio vuole la sua parte, potete sbirciare qui per qualche ispirazione patriottica anche nell'estetica: dolcini, drinks, picnics... tutti raccolti su Familyfun.
E potevano mancare i cupcakes dell'Independence Day? QUI trovate la ricetta dei Berry Cupcakes di Martha Stewart: una garanzia.

Berry Cupcakes di Martha Stewart
Vi lascio con una canzone dolcissima nella versione di Madonna... ovviamente American Pie!

Chi ben comincia... il mio parere sui film visti tra fine e inzio anno

Il tempo per scrivere dei film che guardo scarseggia sempre, così ho deciso di fare un post riepilogativo dei tioli visti nell'ultimo p...