giovedì 13 ottobre 2011

Chicken Tikka, cena degna di un Millionaire!



Se dico India cosa vi viene in mente? Io non ci sono mai stata, ma penso a spezie dagli intensi profumi, colori sgargianti, sari decorati, tatuaggi di henné e gioielli d'argento. E poi c'è il cibo: riso, pollo, verdure e legumi, tante spezie, cheese naan... yum!
Un classico della cucina indiana, diffusissimo ormai in tutto il mondo (tutti gli indian take away lo propongono!) è il chicken tikka. Si tratta di bocconcini di pollo marinati in yogurt e spezie e poi cotti nel forno tandoori oppure alla griglia, anche sotto forma di spiedini. L'importante è che la botta di calore sia forte, anche se bisogna fare attenzione a non seccarlo. La carne, grazie all'ammollo nello yogurt, rimane molto tenera.
Un'ulteriore elaborazione di questo piatto è il chicken tikka masala, in cui i bocconcini, marinati e cotti, vengono poi passati in un sugo a base di pomodoro, cipolla, innumerevoli spezie, un po' di panna ed eventualmente peperoni. Quello che ho preparato io, però, è la ricetta base.

Chicken Tikka
400 gr di petto di pollo
300 gr di yogurt (io ho usato quello greco, ma diluito con un po' di latte perché è denso)
coriandolo fresco
zenzero fresco (io 2 cucchiaini di quello in polvere)
2 cucchiaini di Garam masala* (o curry)
1 cucchiaino di paprika
1 spicchio di aglio
1 punta di peperoncino
sale

*In Italia viene chiamato normalmente curry il mix di spezie che contiene curcuma, coriandolo, cumino, zenzero etc. In India il termine usato per indicare questo mix è invece masala. Le miscele più diffuse sono il Garam masala e il Tandoori masala: se non sapete dove comprarli o vi trovate a improvvisare il piatto, va benissimo il mix che troverete al super con il rassicurante e noto nome di curry. :-)



Tagliare il petto di pollo in bocconcini. In una ciotola capiente versare lo yogurt e condirlo con le spezie, il coriandolo tagliato finemente e il peperoncino. Aggiungere anche l'aglio sminuzzato. Versare il pollo nella crema di yogurt e spezie, mescolare bene, coprire con una pellicola e lasciar riposare per almeno due ore (consigliabile anche tre-quattro). 



Scaldare la piastra, versare un po' alla volta i bocconcini sgocciolati e cuocere a fiamma viva. Mantenere la carne umida spennellandola di tanto in tanto (su entrambi i lati) con un po' di marinata. Impiattare, salare e servire a piacere con contorno di riso e/o verdure speziate (le ricettine delle verdure le proviamo un'altra volta!) 
La ricetta è anche molto leggera, visto che non c'è nemmeno un goccio di condimento (volendo potete aggiungerlo alla marinata, ma a dire il vero non trovo che sia utile!)




E se penso a un film che è un tripudio di colori, odori (anche se immaginati), sensazioni, immagini forti e avventura, proprio ambientato in India, penso a The Millionaire, di Danny Boyle



L'avrete visto tutti! La vita incredibile e avventurosa di un giovane proveniente dalle immense baraccopoli di Mumbai, ripercorsa nella mente dal protagonista che, come in una favola pop, si sta giocando tutto il suo futuro in un quiz televisivo, Who wants to be a Millionaire, appunto (format internazionale da noi trasmesso su Canale 5 e condotto da Gerry Scotti). Per ognuna delle domande che lo porteranno fino al jackpot finale, c'è un anedotto o un ricordo -non sempre felice - che lo aiuta a rispondere. Non manca l'amore, per una compagna di giochi e sventure divenuta poi bellissimo ostaggio di un malavitoso. Ma se siamo in una favola, ci vuole un lieto fine... giusto?

Il film ha un buon ritmo e un intreccio interessante. Riesce ad affrontare in modo originale e persino divertente tematiche delicate come la miseria delle baracche, gli scontri etnici tra indu e musulmani, la mutilazione dei bambini costretti a elemosinare per le vie di Mumbai e la facilità dei soldi che però porta alla perdizione, per chi sceglie la via dell'illegalità. Da vedere! Vi lascio il trailer.



domenica 9 ottobre 2011

Oltre il vetro: un campanile, il cielo blu e i muffin alla carota


Din, don, dan. Sono le 7 e 30: puntuale come ogni mattina, il campanile della chiesa inizia a far dondolare su e giù le enormi campane di ferro battuto, che compongono una canzoncina dedicata a Maria Vergine. L'orecchio semi addormentato si desta definitivamente e fa scattare il mio cervello. "Oh, no... ancora 10 minuti", imploro. No, è ora di alzarsi... anzi, è già tardi, mi devo sbrigare! A fatica scosto la coperta, abbandono la posizione distesa e poso i piedi a terra. Sarà almeno una bella giornata? Scosto le tende azzurre, spalanco gli infissi cigolanti e poi, con un colpo deciso, apro le persiane: meraviglioso! La temperatura finalmente assomiglia a quella autunnale e il cielo è tappezzato di nuvole blu e rosa. Mi ricordo che per colazione potrò mangiarmi un delizioso quanto leggero muffin alla carota e sorrido. Butto uno sguardo al campanile, così bello tra le nuvole colorate, e penso che oggi posso persino perdonarlo per il tormento continuo che mi dà.




Il campanile che vedete nella foto è quello della chiesa Santa Maria alla Fontana a Milano, che si trova a meno di 100 metri da casa mia. Una chiesa rinascimentale attribuita da diverse fonti a Leonardo Da Vinci ma anche a Bramante e Cristoforo Solari. Pare che invece il progetto della chiesa sia dell'architetto Giovanni Antonio Amadeo. La chiesa fu costruita in seguito alla scoperta di una fonte di acqua dalle proprietà taumaturgiche: pare che il governatore francese che stava in città all'inizio del 1500, fu guarito grazie a quest'acqua. Decise quindi di costruire un luogo di culto annesso a un istituto dove le persone abbienti potessero soggiornare per curarsi. Purtroppo oggi nella "fontana" non scorre più quell'acqua miracolosa, perché nel 1800 la falda fu inquinata da un incendio scoppiato in una fabbrica di bitume adiacente alla chiesa. Oggi quindi dagli undici ugelli presenti nella chiesa fuoriesce semplice acqua di rubinetto: insomma, nessuna speranza di un piccolo miracolo! 
La chiesa è molto bella, così come il campanile, che però è anche piuttosto fastidioso.. O forse, più che il campanile, è chi lo imposta per suonare in continuazione (rintocchi all'ora, al quarto, alla mezza + canzoncine varie... maledetto parroco) che è fastidioso... 


Questa storiella e questa foto le ho pensate e postate per partecipare al Blog candy di Cranberry di Cappuccino & Cornetto, che si intitola Oltre il vetro e invita tutti a raccontare cosa vediamo fuori dalla nostra finestra. Eccoti accontentata, Cran! 


Il Blogcandy di Cranberry


Oggi quindi niente film, ma perché rinunciare alla consueta ricettina? I muffin leggeri e buonissimi di cui parlavo prima, per esempio?? Eccoli qua! Per me i muffin sono la svolta: soddisfano i miei improvvisi raptus da "baking" senza avere fra i piedi un dolce enorme che, povera me che sacrificio, mi tocca spararmi nei giorni successivi. In più i pirottini limitano la porzione (sempre se si ha il self control di mangiarne uno solo). Insomma i muffin ti fanno togliere lo sfizio ma non attentano troppo alla linea: che meravigliosa invenzione! Questi, cmq, sono sani -c'è la verdura dentro, volete dire di no??- e strepitosi.. provare per credere!



Muffin alle carote
Dosi x sei muffin (se siete in tanti, raddoppiate, triplicate...)
100 gr di carote grattugiate
50 gr di farina di mandorle
100 gr di farina 00
lievito 1 cucchiaino e una punta
60 gr di zucchero
5 cucchiai di olio di arachidi
1 uovo
5 cucchiai di latte
2 cucchiai di gocce di cioccolato
1 pizzico di sale


Come di consueto per i muffin, mescolare tutti gli ingredienti solidi in una ciotola (farina, lievito, zucchero, pizzico di sale) e quelli liquidi in un'altra (uovo sbattuto, latte, olio). Grattugiare 100 gr di carote (peso delle carote pulite e pelate). Unire in una sola terrina tutti gli ingredienti e due cucchiai di gocce di cioccolato fondenti. Mescolare poco, mettere due cucchiaiate del composto in ogni pirottino e cuocere in forno a 180 gradi per circa 15-20 minuti (prova stecchino sempre valida). 
Buona serata!

martedì 4 ottobre 2011

Strudel di farro con mele e pesche. At The Office



Che dovessi inventarmi come utilizzare la famosa farina di farro, lo sapevate già. Ho quindi deciso di dare fondo al sacchettone di farro integrale bio creando una pasta frolla e facendo un mega simil-strudel con un ripieno di mele, sì, ma anche delle ultime pesche che, in frigo da un po' troppo, cominciavano ad avvizzire. Io, se non si era capito, sono della filosofia "non si butta via niente" e per non buttare, spazio alla sperimentazione di nuovi abbinamenti e all'invenzione di nuove ricette. A volte i risultati sono sorprendenti!
Non perdo tempo, vi lascio la ricetta.



Strudel di frolla con farina di farro e ripieno di mele e pesche
500 gr di farina di farro integrale 
250 gr di zucchero di canna
100 ml di olio di arachidi
40 gr di burro 
2 uova
50 ml di acqua
1 cucchiaino di lievito per dolci
2 cucchiai di cannella
2-3 mele
2 grosse pesche noci
50 gr di arachidi
2-3 biscotti frollini
3-4 cucchiaiate di marmellata Fiordifrutta Melograno Rigoni di Asiago

Lavorare con le fruste elettriche il burro ammorbidito e l'olio con lo zucchero di canna. Aggiungere le uova, uno alla volta, e continuare a lavorare il composto. Aggiungere la farina di farro setacciata con il lievito e la cannella. Aggiungere l'acqua. Impastare il composto e creare una palla che farete riposare in frigo un'oretta. Nel frattempo pulite e tagliate a tocchetti la frutta, sbucciate le arachidi e tritatele grossolanamente. Aggiungetele alla frutta, insieme a un altro cucchiaio di cannella e qualche cucchiaio di Fiordifrutta al melograno. Stendete la frolla con un mattarello tra due fogli di carta forno -non troppo sottile-, sbriciolatevi sopra i frollini (in modo da creare una base che assorba il liquido della frutta), riempite con il composto di frutta e marmellata, chiudete i due lembi laterali e sopra e sotto. Cuocete in forno a 180 gradi per 40-45 minuti Io ho poi decorato con un po' di frolla avanzata creando un fiorellino :-)

E' morbido e friabile, il farro gli regala un sapore rustico, ma se non vi piace basterà sostituirlo con una normale farina 00. Un dolce ottimo per la colazione, ma anche per gli spuntini e la merenda... E' perfetto, per esempio, per alleviare la giornata lavorativa con un dolce break... e vi consentirà di ingraziarvi anche i colleghi. I miei, perlomeno, oggi hanno apprezzato! 


E visto che parliamo di uffici, come dimenticare la serie britannica cult The Office, che ha poi generato una versione francese, una brasiliana e anche una statunitense: si tratta di un mockumentary, ovvero un falso documentario, sulla vita in un ufficio... Brutte luci e colori volutamente slavati, abiti di pessimo gusto, protagonisti non proprio "telegenici" capitanati e vessati dal politically un-correct David Brent fanno da sottofondo a un umorismo decisamente british... Ma vi sfido a non trovare neanche un po' di questi tipi strani in alcuni personaggi che girano per la vostra azienda.. Guardatene qualche puntata e mi saprete dire! Qui, alcuni "best moments":



Con questa ricetta partecipo al contest di Montagne di Biscotti:



domenica 2 ottobre 2011

In the "Kitchen". With a book (by Banana Yoshimoto)


Oggi niente ricette, ma rimaniamo in cucina. Questo disegnino me l'ha ispirato la lettura del famosissimo libro di Banana Yoshimoto, Kitchen, che da anni volevo leggere (senza poi riuscirci mai).
L'ho letto in una giornata: è breve e scorrevole. Una storia semplice, ma profondamente toccante, vista attraverso gli occhi della protagonista Mikage. Una ragazza che, dopo la morte della nonna, si ritrova sola al mondo: un po' per caso e un po' per comodità, va a vivere a casa di un conoscente coetaneo e della sua bellissima madre-padre (un travestito, padrone di un locale gay). Il tempo -e le cene- condivise con loro, da semplice fuga dalla tristezza diventeranno per Mikage la salvezza da un'inesorabile solitudine. E forse le faranno trovare l'amore.



Il romanzo, che si intitola così per l'amore-ossessione della protagonista per la cucina -intesa come locale della casa, oltre che come cibo-  pesca dal linguaggio e dal mix di realismo alternato a situazioni surreali presente negli shojo manga, rendendolo così innovativo rispetto alla narrativa giapponese precedente (è del 1989): ha una scrittura molto visiva, che infatti mi ha fatto pensare subito ai fumetti e ispirato una serie di tavole, che per ora esistono solo nella mia testa... chissà che dopo il disegno di oggi possa andare oltre e buttarmi davvero nell'impresa di disegnare un mini-manga...
Ho scoperto che esistono anche due film tratti da questo libro, uno di produzione cinese e uno giapponese, ma a quanto pare sono introvabili. Per ora ho reperito solo l'inizio del film giapponese del 1989 di Yoshimitsu Morita, presente su Youtube (QUI). Mikage e l'altro protagonista, Yuichi, sono molto diversi da come me li immaginavo (lei troppo eterea, lui invece sembra gay). Non so se lo guarderò mai.
Per ora vi auguro una buona domenica sera, ci rivediamo tra qualche giorno con una nuova ricetta+film!

Chi ben comincia... il mio parere sui film visti tra fine e inzio anno

Il tempo per scrivere dei film che guardo scarseggia sempre, così ho deciso di fare un post riepilogativo dei tioli visti nell'ultimo p...