giovedì 13 settembre 2012

Pollo thai al curry rosso per La maga delle spezie

Ho ricevuto in dono della pasta di curry da un amico, collega del mio fidanzato, che non sapeva che farci. La sua provenienza mi è sconosciuta, ma, dato che mi piace sperimentare e che da tempo speravo di provare una ricetta thai, è stata assai gradita. Ho quindi preparato questo pollo, che ci è piaciuto molto, anzi moltissimo: un bel piccantino bilanciato e addolcito dal latte di cocco, l'aroma di peperoni e patate (ma potete aggiungere/sostituire con altre verdure come zucchine e melanzane). Accompagnato a del riso basmati profumato è un piatto completo, gustoso, saziante e davvero appagante. L'aspetto non promette forse faville, ma vi assicuro che il sapore vi conquisterà. Ecco la ricetta!



Pollo thai al curry rosso e latte di cocco
1 petto di pollo
400 ml di latte di cocco
2 cucchiaini di pasta di curry rosso
2 cucchiai di salsa di soja
mezza cipolla
2 peperoni 
2 patate 

Tagliate il pollo a cubetti o a striscioline, come preferite e mettetelo a marinare in una terrina con metà del latte di cocco. Pulite la verdura, tagliate i peperoni a striscioline e le patate a tocchetti piccoli. In una wok fate soffriggere la cipolla tritata fine con un cucchiaio di olio extra vergine di oliva. Sciogliete nel soffritto due cucchiaini di pasta di curry rosso, aggiungendo se necessario un paio di cucchiai d'acqua. Una volta sciolto il curry, aggiungete le verdure e saltatele per qualche minuto. Aggiungete nel wok il latte di cocco (la metà non usata per la carne) e lasciate cuocere a fuoco dolce per circa venti minuti. A questo punto aggiungete il pollo e il latte di cocco in cui era ammollato, mescolate bene e portate avanti la cottura per dieci minuti/ un quarto d'ora (finché la carne sarà ben cotta e le patate morbide ma ancora sode). Unite due cucchiai di salsa di soja per salare il tutto. 
Servite il pollo accompagnato da riso basmati bollito, che non avrà bisogno di condimento, se non del favoloso sughino del vostro pollo :-)



Quando ho preparato questa ricetta con il curry rosso (che contiene nell'ordine: peperoncino -red chili peppers- citronella, aglio, scalogno, scorza di lime, zenzero, semi di coriandolo e cumino) ho subito pensato a un filmetto carino (senza pretese, eh, intendiamoci) che m'è capitato di vedere quest'estate su Rai movie o un altro di quei canali digitali. Si chiama La maga delle spezie e racconta la storia di una ragazzina indiana che rimane orfana e viene cresciuta da una specie di santona come sacerdotessa delle spezie. Da adulta Tilo (la bellissima Ayshwaria Rai) è inviata a San Francisco a gestire un bazar di spezie. Deve dedicarsi a loro, ascoltare i suggerimenti che aromi e odori le danno per fornire le spezie giuste a chi ne ha bisogno. Ogni persona infatti ha una spezia "speciale", che lo può guidare e aiutare a gestire al meglio le situazioni critiche della vita. Tilo riesce a comprendere quale pianta aromatica sia quella giusta proprio grazie alle spezie che le parlano e le suggeriscono il da farsi: a una condizione però: non deve lasciare il bazar e non deve toccare le persone. Ma va in tilt quando Doug, architetto belloccio (Dylan McDermott, visto soprattutto in The Practice) fa un incidente proprio davanti al suo bazar ed è costretta a medicarlo. Sarà quindi combattuta tra l'attrazione per lui e la devozione alle sue spezie, a cui comincerà a disobbedire. 
Il film ha qualche pecca, dalla semplificazione delle relazioni tra i personaggi ai set "ristretti" dove il film è girato: si tratta comunque di una favola surreale, che vorrebbe comunicare una sensazione magica e che però tende a rimanere un po' in superficie. Tutto sommato, comunque, una commedia carina... e decisamente speziata! (nota: guardare da sole o tra donne, no fidanzati, amici maschi, mariti & co...) 

sabato 8 settembre 2012

Il ritorno: mio e del Cavaliere Oscuro. Con crostata di crema alla nutella

Il mio blocco del blogger (versione moderna e digital del blocco dello scrittore) è -finalmente- finito. Dopo un mese e mezzo di stand by, complici le vacanze, il caldo, la vita... eccomi qui. Avrei voluto stupirvi con effetti speciali, ma in fondo credo che il miglior bentornato nella mia cucina e accanto a me, sulla mia personale poltroncina da cinema, sia con un dolce ad alto contenuto di cioccolato e un film da non perdere.



Per quanto riguarda il film, non posso che parlarvi de Il cavaliere oscuro - il ritorno, terzo e ultimo capitolo della trilogia firmata da Christopher Nolan, regista ormai consacrato grazie al successo ottenuto con Inception. Batman è sempre stato uno dei miei supereroi preferiti, insieme con Superman. Sarò banale, eh, e poi non ho una grande cultura dei fumetti Marvel.. anzi ammetto di non averli proprio mai letti... Comunque la figura di Bruce Wayne, miliardario triste e assetato di giustizia, con quel travestimento nero da pipistrello, lo sguardo nascosto dalla maschera e la bocca che non ride mai, mi ha sempre intrigato.
Nolan ha avuto il merito di rendere Batman verosimile, cioé non realistico ma abbastanza simile a una persona vera da farci provare empatia per lui e le sue vicende. Addio quindi allo stile fumettoso e ai cattivi grotteschi di Tim Burton, che diresse gli adattamenti cinematografici del 1985 e del 1992, no alle versioni senza carattere di Batman Forever e Batman & Robin, firmate da Joel Schumacher (con i volti di Val Kilmer prima e George Clooney dopo... dimenticabili).
Nolan porta tutto a un altro livello, come abbiamo già visto in Batman Begins e Il cavaliere oscuro. C'è la genesi, un buon intreccio, un po' di psicologia dei personaggi. E Christian Bale, che è indubbiamente il miglior attore abbia mai indossato la tutina nera del giustiziere di Gotham e, tra l'altro, è sempre un bel vedere (con lo sguardo un po' tormentato e quel labbro sottile che si increspa in ghigni tanto improbabili quanto espressivi).




In molti hanno già detto che il terzo capitolo non è all'altezza del precedente: forse manca un cattivo di vero spessore come Joker (questo Bane non mi ha convinto del tutto) e non a tutti è piaciuta l'evoluzione della storia con Catwoman, che in realtà in questo film non viene mai definita tale, ma chiamata sempre con il suo vero nome, Selina Kyle. Io ivece ho apprezzato lo sforzo per rendere questo personaggio un po' diverso, anche grazie al volto di solito angelico di Anne Hathaway. Pollice su anche per l'insolito e utile Robin senza maschere e calzamaglie, interpretato da Jason Gordon Lewitt, che finalmente dà senso e credibilità a questo personaggio. Il film contiene qualche ingenuità e un po' di battute ad effetto ma, suvvia, stiamo sempre parlando di un film su Batman, o no?





Il resto è macchine che volano, moto transformer che sfrecciano, avventura, azione. Sullo sfondo, a rendere tutto coerente e interessante, dolore, dramma personale, determinazione, speranza e redenzione. Direi che ce n'è per tutti i gusti e va visto.
Ah, dimenticavo. Il film dura 2ore e 45: io non le ho sentite, perché il ritmo è incalzante e non ci si annoia. Ma sappiatelo, voi temerari che al cinema prediligete il secondo spettacolo!




Nero e voluttuoso come il mantello di Batman è questo dolce. Una torta che potrebbe essere prescritta come antidepressivo, vista la concentrazione di cioccolato, anzi, della crema di cioccolato e nocciole più addictive che c'è. Sto parlando della Nutella, ovviamente. Non la comprerò più, almeno per un po', perché dopo aver creato questa torta, il restante contenuto del vasetto è scomparso in pochi giorni. L'avranno mangiato i folletti, chissà. O magari l'ha rubata Catwoman.

Crostata con crema pasticcera alla nutella

Per la frolla al cacao
300 grammi di farina 00
150 grammi di burro
170 grammi di zucchero
3 cucchiai di cacao amaro
1 tuorlo
1 uovo intero

Per la crema 
500 ml di latte
4 tuorli d'uovo
140 grammi di zucchero
100 grammi di farina
scorza di limone
2 cucchiaiate colme di nutella

Guarnizione
Pinoli tostati
Scaglie di cioccolato fondente (io Chocaviar Venchi)


Preparare la frolla, lavorando nella planetaria la farina con il burro freddo e aggiungendo poi lo zucchero, il cacao setacciato, il tuorlo e l'uovo intero. Appena l'impasto si addenserà attorno alla frusta in modo compatto, ponete la frolla a riposare in frigo avvolta nella pellicola trasparente, per circa mezz'ora. Preparare la crema pasticcera, il procedimento lo trovate qui. Coprire con pellicola a contatto e lasciarla raffreddare. Una volta tiepida, aggiungere la nutella e mescolare per bene. Finito il riposo, stendere la frolla con un mattarello in uno stampo imburrato o rivestito di carta forno. Cuocere in bianco per circa 35-40 minuti a 180 gradi, ponendo un foglio di carta forno e dei pesetti (o ceci o fagioli secchi) all'interno. Una volta cotta, estrarre dal forno e lasciar raffreddare. Riempire poi con la crema pasticcera alla nutella, decorare con i pinoli e il Chocaviar o delle scaglie di cioccolato fondente nero. Lasciatela riposare qualche ora, poi prendetevi una fetta e godetevi una coccola di cacao. Conservate in frigo (max 2-3 gg).

domenica 5 agosto 2012

Biscotti viola: La mia vita è uno zoo


Qualsiasi storia racconti, il regista Cameron Crowe rappresenta nei suoi film il sogno americano: quello che, anche se nessuno ce l'ha spiegato nei dettagli, ci portiamo dentro come se l'avessimo studiato a scuola (conseguenza di tv, film e letteratura made in USA somministrata a dosi massicce). Un mix tra convinzione di poter riuscire, coraggio di rischiare e un pizzico di incoscienza. Le storie che porta sullo schermo Crowe hanno sempre al centro personaggi che per qualche motivo sono in crisi e scelgono di ribellarsi allo status quo e scommettere su qualcosa (un progetto, un lavoro, una relazione) che potrebbe cambiare in meglio la loro vita. Il tutto è condito da sceneggiature brillanti che in ogni film snocciolano almeno una o due di quelle citazioni da ricordare, frasi a effetto da segnarsi sulla Smemoranda o la Moleskine (come una volta) o da condividere su Fb e Twitter (per essere più moderni). Chi non ricorda il "Ricoprimi di soldi" di Jerry Maguire o il "Sono impossibile da dimenticare, ma difficile di ricordare" di una rassegnata eppure raggiante Claire (Kirsten Dunst) in Elizabethtown? Solo per citare le più brevi.
We Bought a Zoo (La mia vita è uno zoo) è un film essenzialmente Cameroniano. C'è Matt Damon nei panni di un giornalista freelance vedovo che si trova a occuparsi da solo dei due figli: il quattordicenne Dylan e la deliziosa Rosie, di sette anni. Per dare nuova linfa alla loro vita decide di cambiare casa e, durante le prime perlustrazioni con l'agente immobiliare, si trova tra le mani una casa meravigliosa immersa in un gigantesco parco. "Che bella, la prendiamo!" è il primo pensiero di Matt Damon, alias Benjamin Mee. Ma c'è un problema. Il parco, in realtà, è uno zoo. E chi si accolla il primo, si cucca anche gli animali e la difficoltà di far ripartire lo zoo, dando una speranza a chi ci lavora (in primis Kelly, la giovane e carina responsabile dello zoo interpretata da Scarlett Johansson, che in barba ai suoi detrattori io trovo una brava attrice). Benjamin, ovviamente, decide di lanciarsi in questa avventura: seguiranno fatica, delusione, vecchie ferite ma anche soddisfazione, speranza, gioia. Una parabola che ancora una volta ci mostrerà quello che conta di più nella visione di Cameron: tentare, mettendoci l'anima, e amare le persone che ci accompagnano nel nostro folle cammino. Perché, come dice Benjamin a suo figlio Dylan: "tutto ciò di cui hai bisogno sono venti secondi di pazzo coraggio e ti garantisco che ne verrà fuori qualcosa di grandioso".
Segnata sulla Moleskine?
Ah, dimenticavo: il film è ispirato a una storia vera (anche se i veri protagonisti sono inglesi e non americani, pensate un po'). Potete leggere tutti i dettagli proprio qui.

E con la filosofia del coraggioso tentativo sono nati questi biscotti viola (a causa dei frutti di bosco, che tingono qualsiasi cosa tocchino), un mix di sapori e di ingredienti dovuti alla imminente partenza per le vacanze (e conseguente voglia di far fuori i rimasugli in dispensa). Il mio fidanzato li ha assaggiati e ha esclamato "ma sono buonissimi!"... a voi la scelta se rischiare o meno... Cameron Crowe vi direbbe di buttarvi e tentare! :-)


Biscotti viola
con cioccolato fondente, mandorle e frutti di bosco

260 grammi di farina 00
100 grammi di mandorle spellate
30 grammi di cocco rapè (aka farina di cocco)
70 grammi di fiocchi d'avena
120 grammi di cioccolato fondente (io Venchi)
150 grammi di frutti di bosco congelati
180 grammi di zucchero
150 grammi di burro 
2 uova
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino di lievito
1 bustina di vanillina

Pesate e preparate tutti gli ingredienti. Tritate nel mixer le mandorle. Tritate il cioccolato grossolanamente. Nella planetaria (o in una ciotola, semplicemente) lavorate il burro morbido con lo zucchero. Unite la farina, la vanillina, il lievito, il pizzico di sale. Aggiungete le uova, uno alla volta. Se usate la planetaria, di tanto in tanto spegnete e amalgamate con un leccapentole. Unite i fiocchi d'avena, le mandorle tritate e la farina di cocco, amalgamate ancora.  Aggiungete infine il cioccolato e i frutti di bosco. Mescolate delicatamente. Potete procedere come per i cookies disponendo un cucchiaio di impasto su una teglia rivestita di carta da forno, oppure, come ho fatto io in questo caso, formare dei salsicciotti di impasto, avvolgerli nella pellicola, lasciarli in freezer una mezz'oretta e poi, una volta induriti, tagliarli a fette e disporli così sulla teglia. Che preferiate le fettine o il classico cookie rotondo, il sapore è quello che conta di più. Cuocete a 190 gradi per 15 minuti circa. 
Lasciate raffreddare e tuffatevi nel mix di sapori, abbinamenti che non potrete che amare: cioccolato e frutti rossi, divino, sottofondo di cocco, che si sente appena appena -quanto basta-, granella di mandorle che dà corpo. E buona colazione.

Ne approfitto per salutarvi tutti, domani parto per il mare e per un po' sarà difficile che riesca ad aggiornare il blog. Cercherò di farvi partecipi delle migliori esperienze culinarie della vacanza via Facebook. Seguite già la pagina di Cooking Movies, vero? NO? allora cosa aspettate, cliccate qua e fate mi piace! https://www.facebook.com/CookingMovies
:-)
Buone vacanze!

sabato 28 luglio 2012

Merenda anti-caldo: finto gelato di frutti di bosco

Oggi giretto di shopping con un'amica, ma che caldo! Qui a Milano c'è un tempo ballerino, che ha portato qualche scroscio di pioggia mattutina seguito dal sole e da un'afa terribile. 
Comunque, tornata a casa con il mio bottino (un paio di scarpe + cosmetici in saldo) ho avuto voglia di una doccia in primis e di una merenda fresca subito dopo. Un gelato sarebbe stato perfetto, peccato che non ce l'avessi. E allora ecco a voi un'alternativa light, veloce, buona e sana! Tanta vitamina e tutta la bontà dei frutti di bosco. E' o non è bellissimo?



Finto gelato di frutti di bosco
dose per persona
150 gr di frutti di bosco (more, lamponi, mirtilli, ribes) surgelati
2 cucchiai di yogurt bianco magro (io quello dolce)
1 cucchiaino di zucchero

La ricetta più corta del mondo. Versate la frutta surgelata nel frullatore, aggiungete i due cucchiai di yogurt e lo zucchero e frullate. Mescolate bene e servite con lo strumento per il gelato (se ce l'avete) per formare delle palline, altrimenti semplicemente creandole un po' con il cucchiaio. Et voilà, la merenda è servita. Calorie stimate: circa 100 (circa 50 kal x i frutti, 20 per lo zucchero, poco più per lo yogurt)

SLpiha on Make A Gif, Animated Gifs


Più tardi mi guarderò l'ultimo film di Cameron Crowe, La mia vita è uno zoo: se fosse di un altro regista probabilmente lo snobberei, ma dato che c'è la firma di Crowe (Almost Famous, Jerry Maguire, Vanilla Sky, Elizabethtown) gli do una chance. Ve ne parlerò subito dopo! a presto :-) e buona merenda


domenica 22 luglio 2012

Crostata con composta di frutta mista home made e un doc animalista

Buttare il cibo è una cosa che, come ci hanno insegnato le nostre mamme e ancora di più i nostri nonni, non si fa. Anni fa ero meno sensibile all'argomento: mi rifiutavo di perder tempo a ripulire un frutto ammaccato o un pezzetto di formaggio ammuffito ed ero restia a finire qualcosa di cui non avevo voglia solo perché doveva essere consumato in quanto aperto e/o in scadenza. Oggi sono sicuramente più brava, ma ammetto che mi capita ancora di ritrovare in fondo al cassetto del frigo una pallina ammuffita che un tempo era un limone, una testa di aglio rattrappita o ancora avanzi vari abbandonati nei tupperware. Più spesso faccio dei raid in cui racimolo verdure allo stadio "o mi cucini ora o mai più". Ma se le zucchine o le melanzane un po' fiappe, una volta pulite e spadellate, fanno la loro figura, per la frutta la questione è più complicata. 


Di frutta se ne intendeva parecchio Cezanne....
Metti che hai comprato un cestino di albicocche che cominciano a bacarsi praticamente tutte insieme: hai voglia a togliere il pezzetto bacato e a mangiarle lo stesso. Il problema si moltiplica se hai in frigo frutta diversa, tutta matura e oltre. Oggi ho provato perciò a fare una composta (che sarebbe come la confettura, ma con meno zucchero) di frutta mista e devo dire che mi è piaciuta molto! L'ho utilizzata per una crostata, preparata con la frolla che ho fatto ancora usando la ricotta (sì, come l'altra volta.. adesso m'è preso il trip e mi sa che la rivedrete spesso così) e, sempre per la serie non si butta via niente, una parte di farina di grano saraceno mescolata con quella 00: ho lì un bel sacchettino che, pian piano, sto cercando di smaltire. Torta fatta e spazzolata in men che non si dica: è irresistibile! Provatela anche voi.

Crostata con frolla alla ricotta e grano saraceno con composta di frutta mista


Per la composta 

1 mela golden
2 pesche noci
5 prugne rosse
7-8 albicocche (circa 700 gr di frutta totale)
succo di mezzo limone
120 grammi di zucchero semolato

Sbucciate e tagliate a tocchetti la frutta. Mettetela in un pentolino con lo zucchero e il succo di mezzo limone. Cuocete a fuoco lento per circa 30-40 minuti. Frullate velocemente con il minipimer: otterrete un composto omogeneo e denso. Se preferite i pezzettoni, potete non fare questo passaggio, ma utilizzando frutta diversa dovrete avere l'accortezza di tener conto della consistenza della diversa frutta nella preparazione. Mentre albicocche, pesche e prugne si sfaldano facilmente, le mele ci mettono più tempo; consiglio quindi, se avete intenzione di non frullare, di grattugiare la mela. La mela serve, oltre che per la sua bontà, come gelificante, in quanto contiene molta pectina. Potete così evitare di mettere tanto zucchero (come vedete qui la proporzione è decisamente inferiore a quello della classica confettura, la cui regola è zucchero = metà della frutta). Chiaramente, la consistenza sarà simile a una purea e non a una marmellata. Lasciate raffreddare.

Per la frolla
75 grammi di burro
100 grammi di ricotta
170 grammi di zucchero
2 tuorli
320 grammi di farina 00
80 grammi di farina di grano saraceno
1 cucchiaino di lievito

Lavorate nella planetaria il burro con lo zucchero, aggiungete la ricotta e i tuorli d'uovo e amalgamate ancora. Unite un po' alla volta il mix di farine con il lievito e aumentate la velocità (sul mio KA, a velocità 4 per una ventina di secondi) fino a che il composto non si addensa attorno alla frusta. Stoppate, formate una palla, avvolgetela nella pellicola e lasciate in frigo per un'oretta. 
Una volta riposata, stendete due terzi della frolla e rivestite uno stampo per crostate imburrato. Bucherellate il fondo con una forchetta. Versate all'interno la composta di frutta, livellate bene. Stendete la restante pasta frolla, ricavate delle strisce, disponetele sulla torta in diagonale prima da un lato e poi dall'altro. Eccola prima del forno:



Infornate a 180 gradi per 30 minuti e.. questo è il risultato a cottura ultimata.. qualche crepa causa spostamento teglia-piatto.. operazione che odio fare.. ma perché mi risulta sempre così difficile?
buona merenda!




Ultimamente, ahimé, ho guardato pochi film, ma vi segnalo una proposta che andrà in onda stasera in tivù. Restando in ottica ecologista -un po' come la composta di frutta, ma per una faccenda un po' più seria- Rai5 propone The Cove, la baia dove muoiono i delfini, un documentario di denuncia sulla pratica terrificante che ogni anno, da aprile a settembre, avviene a largo delle coste di Taji, in Giappone, dove si danno appuntamento i cacciatori di cetacei. I cacciatori catturano i delfini per poi rivenderli soprattutto in Occidente, oppure li uccidono per la carne (consumata in Giappone, tra l'altro ricchissima di mercurio).


Il documentario è stato girato da Ric O'Barry, un addestratore di cetacei, che davanti alla morte di una delle sue delfine, ha cominciato a porsi delle domande sulle condizioni in cui questi animali sono costretti a vivere in cattività. E soprattutto su come i delfini arrivano dall'Oceano alle piscine dei parchi divertimento. Io non l'ho ancora visto, ma ne ho letto pareri entusiasti: certo, sono un po' frenata dal fatto che potrei impressionarmi e stare male tutta la notte. Ma credo che farò un tentativo, sembra valerne la pena. Qui avete il trailer. 




domenica 15 luglio 2012

Crostata per le sorelle con mele, albicocche e frolla alla ricotta. E una commedia sulla famiglia

Ebbene sì, anche io, nonostante le temperature, ho riacceso il forno. Complice qualche mela un po' appassita e delle albicocche non proprio eccelse prese al super, ho deciso di fare una crostata ripiena. All'inizio pensavo di alleggerire la frolla utilizzando la ricotta al posto del burro, ma poi ho letto in rete che alcune ricette non avevano dato risultati soddisfacenti e ho quindi optato per un compromesso. Metà e metà. Metà burro e metà ricotta al posto di 100% burro: il risultato è molto simile alla vera pasta frolla, ma più morbido, friabile, dal gusto delicato. Mi ha conquistato e credo che la rifarò spesso! Non è che questa versione sia del tutto light, ma certamente non ha le calorie della frolla classica. Il ripieno è un po' apple pie, un po' strudel, con qualche tocco d'estate grazie alle albicocche e alla confettura di fichi.
La ricetta? Eccola!



Crostata di mele e albicocche con frolla alla ricotta

Per la frolla
400 grammi di farina 00
180 grammi di zucchero semolato
2 tuorli d'uovo
100 grammi di burro
100 grammi di ricotta
1 cucchiaino di lievito

Per il ripieno
300 grammi di albicocche (pesate con il nocciolo)
4 piccole mele Golden (o 3 medie)
100 grammi di uvetta sultanina
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di confettura di fichi (io Fiordifrutta Fichi Rigoni di Asiago)
2 cucchiai di pangrattato

Mettere a mollo l'uvetta in acqua tiepida. Preparare la frolla: amalgamare il burro freddo e la ricotta con lo zucchero, usando la planetaria o uno sbattitore elettrico (o, alla peggio, una forchetta). Aggiungere i tuorli d'uovo e lavorare l'impasto il minimo indispensabile. Aggiungere la farina setacciata con il lievito, lavorare poco fino a ottenere una palla, avvolgere nella pellicola e lasciar riposare in frigo per almeno mezz'ora. Con questo caldo consiglio anche un'ora. Nel frattempo lavare, sbucciare e tagliare a tocchetti le mele. Lavare e tagliare in quattro le albicocche. Mescolare la frutta con l'uvetta, scolata e strizzata, due cucchiai di zucchero e due cucchiai colmi di confettura di fichi. Quando sarà pronta, stendere la frolla con un mattarello (usare della carta da forno come base se non volete ungere il piano) e rivestire una tortiera im burrata (io a cerniera, diametro 22 cm) con i due terzi della pasta. Bucherellare il fondo con una forchetta e cospargerlo di pangrattato, versare la frutta, livellare e coprire con la restante pasta frolla. Sigillare bene i bordi, bucherellare anche il coperchio di frolla. Infornare a 180 gradi per circa un'ora. Una volta fredda, spolverizzare di zucchero a velo e servire. 



Che ne dite, vi ispira? Io l'ho preparata per un pranzo con le mie sorelline (per modo di dire: sono più giovani di me, ma con i loro 28 e 21 anni sono comunque cresciutelle), venute a trovarmi mentre i miei, beati loro, se la godono già al mare. 
Loro hanno apprezzato e sono certa che anche voi farete lo stesso ;-) 
Il tema del rapporto tra fratelli e sorelle è spesso rappresentato al cinema (e nella letteratura). Generalmente si tratta di personaggi opposti tra loro e le loro differenze sono sfruttate a fini narrativi per mettere in luce le caratteristiche preponderanti del protagonista. 
Importanti in questo senso sono i romanzi (e i film) tratti dai libri di Jane Austen, come Ragione e Sentimento e Orgoglio e Pregiudizio. Per non parlare del classicone Piccole donne.  Sul rapporto tra due fratelli diversi come il giorno e la notte (Craig Sheffer e Brad Pitt) è incentrato anche In mezzo scorre il fiume, di Robert Redford, che ci tuffa nel Montana di inizi 900. Brad Pitt era presente anche nel polpettone Vento di passioni, dove interpretava il bello e impossibile dei tre figli di un ex colonnello che abbandonava l'esercito per ritirarsi a vivere in un ranch del West. 
Cameron Diaz e Toni Colette erano invece due sorelle così diverse da avere in comune solo la taglia delle scarpe nella commedia dolceamara In her Shoes
Potrei continuare con gli esempi, ma mi limiterò a segnalarvi una commedia uscita ora in Italia che si intitola Quell'idiota di nostro fratello (titolo originale Our Idiot Brother) e che parla proprio dei legami familiari, che sono più forti delle differenze negli stili di vita e le divergenze caratteriali.



Ho letto pareri contrastanti su questo film che forse ha la pecca di non esplodere mai al 100% nel suo potenziale comico, apparendo forse un po' incompleto o privo di mordente. In ogni caso non lasciatevi ingannare da un titolo alla Scemo e più scemo, per fortuna siamo su un altro livello. Il protagonista, Paul Rudd, sarebbe un agrigoltore biodinamico, ovvero una specie di hippy tutto peace & love che si dedica a coltivare ortaggi e a fare incroci improbabili (racconta per esempio che sta lavorando al "tomion", incrocio tra pomodoro e cipolla  -tomato & onion, utile a suo dire per tagliare i tempi di preparazione del sugo di pomodoro per la pasta).



Ned è insomma un uomo totalmente naif, ingenuo, sempre positivo e incapace di mentire. Questo lo porta a mettersi nei guai di continuo e ad essere addirittura arrestato. Una volta uscito di prigione scoprirà che la sua fidanzata l'ha bellamente rimpiazzato e cacciato di casa. Senza un posto dove stare, busserà alle porte delle sue tre sorelle, ognuna con un carattere e una vita molto diversa, sconvolgendola involontariamente. Ma i disastri che combinerà, in fondo, serviranno a ciascuna delle sorelle per smuovere le acque e affrontare problemi che nel tempo hanno preferito nascondere sotto il tappeto. Le sorelle sono interpretate dalle adorabili Elisabeth Banks, Zoey Deschanel e Emily Mortimer. Paul Rudd è davvero divertente e anche se il film poteva osare di più, lo promuovo sicuramente per una serata in compagnia da passare con qualche risata. Magari mentre mangiate questa torta con le vostre sorelle e fratelli. :-)
Vi lascio il trailer.




martedì 10 luglio 2012

Di cheeseburger, shopping, camerini... e ciccia

Avete presente il film in cui Jack Black si innamora di Gwyneth Paltrow e la vede bellissima e magra perché accecato dalla sua bellezza interiore, mentre in realtà lei è una ragazza obesaSi chiamava Amore a prima svista.

La locandina di Amore a prima svista
Ovviamente quest'allucinazione è dovuta a una specie di sortilegio per far rinsavire il giovane Hal, superficialotto in cerca di avventure con donne di grande bellezza, che snobba le bruttine prendendole in giro senza pietà.
Beh ieri sono andata a fare un giro per saldi e mi sono sentita come Gwyneth. Non quella vera, bensì la versione imbottita e sovrappeso di questo film!
Mi dovete spiegare perché i camerini dei negozi, oltre a essere delle saune, sembrano appositamente creati e progettati per sottolineare i difetti con:
- cabine della dimensione di una casetta dei Puffi, che ti costringono a osservare la tua figura a un centimetro di distanza. 
- specchi deformanti (o quantomeno non snellenti come li vorrei io) che sembrano allargare le mie già non secchissime coscette e mi fanno sembrare la moglie di uno hobbit
- luci al neon sparatissime e fredde, in grado di evidenziare con microscopica dovizia i singoli adipociti dei cuscinetti di cellulite che mi adornano i fianchi, nonché la ciccina sotto le braccia e/o le occhiaie.

Ops... mi sa che ho messo su un paio d'etti

...Ma cari negozianti, se mi vedo un cesso non ci perdete voi, considerato che non acquisto più nulla?
Appena uscita da uno di questi posti, depressa, andrò a spendere i miei soldi in Feltrinelli, dove non avrò problemi di taglie o modelli, perché i libri stanno bene a tutti.
E dopo aver comprato un tomo che spiega come i canoni di bellezza cambino nel corso dei secoli e delle culture (che mi consolerà con immagini di panciute donne botticelliane, signorine mozzarellose dipinte da Renoir e persino giunoniche Miss Italia del dopoguerra), mi verrà probabilmente l'impulso di fermarmi in gelateria e spendere i miei soldi in un cono cioccolato e pistacchio, in pieno mood la-situazione-è-irrimediabile-quindi-tanto-vale-godersi-un-gelato.

camerini così larghi e luminosi non li ho mai frequentati

Questo ovviamente non risolverà i miei problemi di guardaroba. Mi dedicherò quindi a consultare ossessivamente siti di e-shopping, nella vana speranza che, comprando un vestito visto addosso a una modella e risparmiandomi il pietoso passaggio nei camerini, non vivrò alcuna dissonanza cognitiva tra l'immagine ideale di me con indosso il vestito che mi piace e l'immagine che invece riflette lo specchio.
Probabilmente l'esperienza sarà solo rimandata al momento in cui scarterò il pacchetto e proverò l'acquisto davanti allo specchio nell'anta del mio armadio. 
C'è anche da dire che almeno non sarò in un cunicolo di 1mx1m e opterò per una luce soffusa, più indulgente sui rotolini e sulla cellulite. E poi potrò abbinare il vestito a un paio di scarpe adatto, quelle decolettes vertiginose che non metto mai, ma che mi fanno la caviglia quasi sottile, concedendomi +2 punti nell'ottovolante dell'autostima.

In I love shopping Isla Fisher era Rebecca, malata di shopping
Se conoscete negozi che propongono abiti carini e non troppo dispendiosi, adatti a una trentenne (per intenderci niente Bershka o Pimkie) e privi di camerini diabolici, sarò felice di testarli nell'afa di quest'estate milanese. :-)
Per il momento proseguo nel filone junkie con la cena più calorica cucinata ultimamente: per ricordarci le cose che non si dovrebbero mangiare quando si vuole avere un bell'aspetto nei camerini :). Qualche settimana fa il mio fidanzato aveva voglia di hamburger: che facciamo usciamo? Ma quel posto è troppo fighetto, l'altro è troppo lontano... sai che c'è? ce li cuciniamo noi...


Cheeseburger 
(per 4 persone)
400 grammi di carne trita scelta di manzo (o vitellone)
pan grattato qb
1 uovo
sale & pepe
4 panini da hamburger
4 sottilette 
1 cipolla
1 pomodoro
4 foglie di lattuga

Preparate gli hamburger: in una terrina impastate la carne con un po' di pangrattato, sale, pepe e un uovo sbattuto per amalgamare e legare meglio gli elementi. Create 4 polpette della dimensione del vostro palmo, schiacciatele leggermente e tenetele da parte. Grigliate leggermente l'interno dei panini, tagliati a metà. Una volta pronto il pane, usate la griglia calda per cuocere la carne.
Nel frattempo tagliate a rondelle il pomodoro e la cipolla. Quando la carne sarà cotta componete il panino: pane, lattuga, carne, sottiletta, fetta di pomodoro, cipolla (se vi piace), eventuali salse, pane.
Se volete potete accompagnare con onion rings e patatine (rigorosamente fritte) e ovviamente le salse di rito: ketchum, majo, senape. Che bomba!

lunedì 9 luglio 2012

Young Adult: Charlize intrappolata nell'adolescenza, tra scotch e junk food



In Young Adult Charlize Theron interpreta Mavis Gary, autrice di una collana di libri per adolescenti (young adult, appunto) un tempo di grande successo ma ora snobbati per altre novità, che torna nel paese natale con l'assurda idea di riprendersi l'ex fidanzato, ora felicemente sposato e neopapà.
Può sembrare azzardato accostare i concetti di fallimento, solitudine e irrequietezza al volto oggettivamente bellissimo e alla figura perfetta di Charlize. Ma è proprio su questa contrapposizione che Jason Reitman (Thank you for Smoking, Juno, Up in the Air) gioca, mostrandoci quanto possa essere miserabile la vita di chi un tempo era popolare e vincente e oggi, incapace di maturare, si è ridotto una persona cinica, anaffettiva e presuntuosa che rifiuta di guardarsi dentro. 
Con l'inizio del film ci tuffiamo nella casa di Mavis Gary e subito nuotiamo in un mare di disagio: cosa ci fa una donna stupenda in questo appartamento-dormitorio che sembra una discarica? Perché non si veste e ha il mascara colato attorno agli occhi? Sembra una principessa trasandata: snobba l'editor che la chiama ricordandole la scadenza per il suo scritto, tratta con sufficienza persino il suo volpino. Una mail del suo ex fidanzato, però, la fa scattare: sposato da poco, è ora diventato papà e festeggia l'arrivo della sua figlioletta.



Mavis decide che tornerà a Mercury, il paese natale dove era stata reginetta del liceo ammirata da tutti, per riconquistare Buddy e liberarlo dalla vita da incubo che fa con moglie e figlia. Perché in realtà loro sono fatti per stare insieme. 
A ostacolare questo piano folle troverà un ex compagno di liceo, Matt, reso storpio ai tempi della scuola da un episodio di bullismo subìto. Una strana accoppiata, considerato che Mavis quando lo incontra al pub lo riconosce a stento, ma che funziona. Nerd e solitario a sua volta, Matt è arrabbiato con la vita per la sua menomazione e diventerà suo malgrado confidente e compare di sventura di Mavis. Che, tra una bevuta e l'altra, perseguirà senza autocritica il suo scopo privo di senso. 


Patton Oswalt è Matt, il "nerd" che diventa amico di Mavis
Buddy (il belloccio Patrick Wilson), infatti, sembra contento di rivederla e sua moglie (interpretata da Elizabeth Reaser, qui con pettinatura improponibile) finge di non prendersela per le continue frecciate e l'invadenza che rasenta il ridicolo di Mavis. La quale, quando l'illusione scoppierà davanti a lei come una bolla di sapone, oscillerà per un istante, sembrando finalmente in grado di fare autocritica. Ma si tratterà solo di una parentesi, perché Mavis è simile alle adolescenti delle storie che scrive, più ragazzina che donna.
"Non sei cambiata" le dice Buddy e all'inizio sembra un complimento alla sua bellezza, ma è tutto il contrario.

Patrick Wilson (Buddy) e Charlize Theron

Grazie alla bravura "diabolica" della sceneggiatrice Diablo Cody (autrice già di Juno), Reitman racconta questa piccola storia quasi surreale in modo credibile, misurato. Si sorride, vedendo Mavis che sfida la receptionist dell'hotel e nega di avere un cane in borsa (mentre quest'ultimo rantola da dentro la valigia) o che si sveglia riversa sul letto dopo l'ennesima sbronza. Ma è un sorriso amaro, che lascia presto spazio alla domanda sullo stato mentale di questa donna, poco amabile come raramente accade per le protagoniste, e una curiosità incessante per cosa succederà dopo.



Questa pellicola, una visione leggera ma affatto banale che vi consiglio, vive di piccoli dettagli che ci regalano sfaccettature caratteriali rare in un film che, tutto sommato, possiamo definire commedia (seppur agrodolce): il modo in cui Mavis si strappa i capelli, uno a uno, quando è nervosa, la sua colazione a base di Coca light, il disordine, il volpino dimenticato e poi strozzato di abbracci. Litri di scotch trangugiato a gran sorsi, digiuni alternati a pasti decisamente poco salutari. Charlize Theron dà -ancora- una buona prova: vi piaccia o no, è perfetta.

Mavis compra il gelato per cena
Mavis ci mostra come potremmo diventare (mentalmente, non fisicamente, putroppo :)) se lasciassimo che i momenti di noia, pigrizia e noncuranza diventassero per noi la regola, soprattutto se viviamo da soli. Casa in disordine, vestiti sdruciti e lerci, cene con barattolini di gelato Ben&Jerry's o vassoi stracolmi di pollo fritto e patatine di KFC.
E siccome non ho il metabolismo di Mavis, beh, vi assicuro che è meglio se mi limito a una bella insalata greca!
Ogni tanto però, chi lo nega, si ha voglia di una serata così. Un film in tv, il ventilatore che va, come cena un po' di frutta e gelato. Ebbene sì, stasera per me è andata così. Ma le tentazioni junk quando si prospetta una cena home-alone sono tantissime...

1) La pizza del fornaio e/o pizzaiolo al trancio dietro casa, ufficialmente ribattezzato l'Untone. questa è proprio la pizza del posto sotto casa a cui mi riferisco. Pizzeria alla Fontana, via Thaon di Revel 28, un posto bello rustico e soprattutto gozzo...
Foto presa da Foursquare

2) Un kebab degli amici turchi o magari quello con naan cheese bread degli indianoni



3) Il menu pollo + riso + verdure degli indianoni



4) Il barattolino di gelato. Hagen Daaz, Ben&Jerry's o Carte d'Or preferibilmente



5) Mac Donald's



6) Cingiappo più cin-che-giappo da asporto




7) Biscotti a gogò

questi sono i miei :-)


8) Patatine del sacchetto e birra o coca cola

e mmobbasta se no ingrasso solo a elencare!
E voi? 
Qual è il junk food (o comfort food) a cui ricorrete quando siete soli-pigri-depressi o semplicemente vogliosi di schifezze???

sabato 7 luglio 2012

Starfood. Tom & Katie, fine del sogno. O dell'incubo?

Oggi facciamo un po' di gossip. Massì, dai, una volta ogni tanto! Non capitano tutti i giorni notizie come quella del divorzio imminente tra Tom e KatieEh già, la favola TomKat si è infranta. Game over.
Joey Potter ha staccato dalla parete il poster di Maverick, una volta per tutte. 


Ah ah Tom, sapessi che sorpresina ti sto preparando...

People, la fonte suprema e più accreditata del pettegolezzo statunitense, ha preso la faccenda molto sul serio e dedica una decina di articoli al giorno alla separazione più chiacchierata dell'anno. Perez Hilton si butta in dietrologie e interviste a misteriosi "witness" vicino ai due divi. Si parla già di un nuovo appartamento comprato da Katie a New York per lei e la figlia Suri, di barbecue in famiglia Holmes con i nonni per festeggiare il 4 luglio nella tranquillità della famiglia, di team di avvocati rinomati pronti a scontrarsi nell'arena per l'affidamento di Sciuri sciuri, ops, pardon, Suri (anche se le ultime news parlano di un tentativo di accordo). Twitter li ha già massacrati seppellendo la questione sotto tonnellate di cinismo.
Insomma i tempi in cui Cruise faceva roteare Katie sui red carpet, per darle baci con casché, o saltava sul divano di Oprah Winfreyin preda a una gioia tanto esibita quanto fastidiosa data dall'amore per la bambolina con gli occhi all'ingiù e le fossette nelle guance, sembrano proprio finiti. 


T: Sono troppo felice....
O: ah, ah, carrrino.. scendi dal mio divano, imbecille!
Slurp! Visto come li mandiamo in estasi, Kat??


Ma cos'è andato storto tra questi due? 
L'idea diffusa - e cinica- è che, beh, c'era da aspettarselo
Al di là dei sempreverdi classici differenza d'età (Tom ha 16 anni più di Katie) - differenza di altezza (oh, alla lunga un armadio pieno di scarpe basse può portare all'esaurimento, soprattutto se frequenti i red carpet di mezzo mondo), le teorie più accreditate parlano di:
- Deriva Scientology di Cruise, che avrebbe reso Katie, cattolica, insofferente e sempre più preoccupata per i metodi educativi imposti alla figlia Suri. Inoltre Katie ha raccontato ad alcuni amici di essersi accorta di essere pedinata da alcuni uomini della chiesa di cui Tom è fervente adepto. Sarà vero o la brava Katie è vittima di manie di persecuzione tipo la nostrana Sara Tommasi?
- Deriva "control freak" di Cruise: Katie non si sentirebbe libera di fare le proprie scelte professionali, il caro Tom avrebbe la tendenza a scegliere per lei i copioni e i film da fare e quelli che manco pe' nniente. Pare che Tom abbia proibito a Katie di prendere in considerazione il sequel di Dawson's Creek (tra l'altro.. COME HA OSATO?) che le era stato offerto. Evidentemente però gli è sembrata una buona idea spingere Katie verso una slavata imitazione di Jackie Kennedy nel telefilm glam-politic più palloso degli ultimi anni (sto parlando de I Kennedy).


Che ppalle.. pensare che potevo divertirmi a
tirare scemi James Van der Beek e Joshua Jackson


In questi anni i pettegolezzi non li hanno mai risparmiati: lui si era rimbambito (e questo in realtà si dice sin dai tempi in cui s'è mollato con Nicole), alla nascita di Suri diceva che avrebbe mangiato la placenta (sembra scherzasse, ma l'ha detto), la loro bambina appena nata era mostruosa (questa in realtà è una mia considerazione :-)), erano due genitori degeneri perché a tre anni le lasciavano mettere le scarpe con i tacchetti (tipo qua), Katie si era fissata con la linea, seguiva i consigli dimagranti dell'amica Victoria Beckham e aveva un eating disorder.... E pensare che un tempo dichiarava che i suoi cibi preferiti erano onion rings, hamburger vegetariani, popcorn e cookies. 



Si vocifera che persino l'inizio della loro unione non sia stato così spontaneo e incredibile come racconta Tom. Rumor has it che  lui, vedendo l'inizio del suo declino fisico, a 45 anni stesse cercando una donna giovane che gli desse nuova vitalità e, dato che stiamo parlando di Tom Cruise e non di mio zio, non puntava a una qualsiasi ma scandagliava con interesse lo show business cinematografico per "intervistare" giovani star e trovarne una che rispondesse alla caratteristiche ideali della futura signora Cruise. Pare che la prima scelta fosse tale Sofia Vergara, fuggita poi a gambe levate a causa della onnipresenza di Scientology nella vita di CruiseInsomma Katie sarebbe la vincitrice di una specie di provino infinito messo in pratica da Tom negli anni che hanno preceduto la loro unione. Dopotutto se hai intenzione di accasarti per la terza volta, vuoi andare sul sicuro.
Ma Tom non ha fatto i conti con la semplice e banale verità che una giovane donna, come ha detto la Holmes stessa in una recente invervista, tra i 25 anni e i 35 cambia, matura e prende molta consapevolezza di sé e di ciò che veramente vuole. Soprattutto quando ha la fama e i mezzi per realizzare praticamente qualsiasi progetto le passi per la testa. E soprattutto quando non vuole rinnegare le sue origini cattoliche per Scientology.
Su questo articolo di MarieClaire scritto molto bene l'autrice sostiene che Katie s'è presa il suo idolo giovanile e si sa, gli idoli è meglio lasciarli sul maxischermo di una sala cinematografica che renderli umani e terreni, perché quando scendono sono peggio dei comuni mortali.
Eppure mettetevi nei panni di Katie. 
Questa si è sposata l'attore che le piaceva fin da quando era una preadolescente imbronciata che sognava il primo bacio!! Voi non avreste fatto carte false per incontrare il vostro idolo di sempre? Non sareste impazzite all'idea di piacergli a vostra volta? Non avreste perso la trebisonda se si fosse rivelato minimamente simpatico e cortese, confermando l'idea di lui che vi eravate costruite nella vostra mente? E soprattutto, lo avreste respinto se si fosse inginocchiato a chiedere la vostra mano regalandovi tra l'altro un brillocco di millemila carati e prospettandovi una vita di agi e ricchezza?


semo i più bbelli


Io penso che ci avrei voluto credere. E insomma, anche Katie avrà voluto crederci. In fondo le conveniva forse fare diversamente? Ricordiamoci che "amore amore, siamo anime gemelle", ma sti due alla fine hanno firmato un contratto prematrimoniale, comunque, che prevedeva soldi a Katie per ogni anno di unione o roba simile. 
Sono curiosa di vedere le prossime mosse dei due: preparatevi, perché ne vedremo delle belle.
E poi io di Scientology non so niente, ma mi capita di passare davanti a una delle loro chiese qui a Milano (sì sì, anche qui esiste! la prima volta che l'ho vista non ci credevo) e solo a vedere i libri di Ron Hubbard esposti in vetrina, certe illustrazioni con fasci di luce nel cielo e ruscelli che scorrono e la gente di ogni età che si avvicenda al bancone dell'accoglienza, mi parte un brivido lungo la schiena. Sarà che sono naturalmente restia, per carattere, a ogni tipo di associazionismo, a maggior ragione se di stampo ideologico-religioso.
Non ci è dato di sapere se Tom Cruise sia veramente un pazzo e se Katie lo segua a ruota: però la rottura di quest'unione un po' mi delude, perché sembra l'ulteriore prova che il principe azzurro proprio non esiste.
Il fantasma di Joey ha risvegliato Katie. Io immagino la scena della separazione come un episodio preciso di Dawson's Creek; mi piace pensare che Katie abbia detto a Tom quello che la saggia, pedante e un po' indecisa Joey Potter disse al suo amato Dawson nella seconda serie, dopo aver coronato il suo sogno di mettersi con lui.

J: Per tanto tempo non ho saputo pensare ad altro... Tu eri in tutti i miei sogni...
D. Non è più così?

....ehm...
J. Ora stiamo insieme e sento come se non avessi niente oltre i sogni. Voglio dire che tu hai così chiaro quello che sarà il tuo futuro, sai esattamente quello che farai, quale sarà il tuo compito e io so a malapena chi sono, cosa riuscirò a fare, come riuscirò a cavarmela.. e questo devo prima e poi saperlo... devo anch'io costruire il mio progetto.
D. Lo faremo insieme!
J: Tu potresti non esserci, Dawson. 

Ma come non esserci ?!?
J. ...E' una cosa che riguarda me e nessun altro. Tu mi hai aiutato a capire, davvero, ma... il mio futuro devo costruirmelo da sola. Questa è forse l'unica cosa al mondo che tu non puoi fare per me..
D. Cosa stai dicendo? Joey.. io ti amo!
J. Anch'io ti amo
D. Aspetta, non possiamo finire in questo modo! non possiamo dirci ti amo e poi finire tutto
J. Devo andare Dawson... Buonanotte.

Potete vederlo voi stessi nel video, dal minuto 5:50




A questo punto aspetto le prossime mosse nella carriera di Katie. Vedremo se farà il salto di qualità, come già fu per Nicole Kidman, o se tra qualche anno la ricorderemo solo per essere stata prima Joey Potter e poi la moglie esasperata di Tom Cruise. Il cui successo, tra parentesi, rimane per me un mistero della fede. Amen (o qualsiasi cosa dicano in Scientology....)

giovedì 5 luglio 2012

Una colazione alternativa: tutti i pazzi per i pancakes!

Oggi vi propongo la ricetta per una colazione made in Usa: i pancakes!
Non sono deliziosi questi incroci tra fritelle e crepes, da gustare rigorosamente inondati di sciroppo d'acero canadese? La ricetta proviene dal blog di Caia, che seguo sempre perché propone favolosi dolci presentanti in modo semplice e chiaro. Insomma niente fronzoli e tanta sostanza. 
Il procedimento di questa creatura ibrida ideale per la colazione o, come va di moda ultimamente, per il bruch è molto semplice. Io ho dimezzato le quantità proposte da lei perché eravamo solo in due. Caia indica le sue dosi come sufficienti per una ventina di pancake, io probabilmente li ho fatti più grandi dei suoi perché con metà dose me ne sono venuti sei (e non dieci).




Pancakes
(per 2 persone)

100 gr farina
1 cucchiaio e 1/2 di zucchero
1 cucchiaino di lievito
pizzico di sale
130 gr latte
1 cucchiaio di burro
1 uovo
1/2 bustina di vanillina (Caia usa estratto di vaniglia)

Mescolare gli ingredienti solidi in una scodella, i liquidi in un'altra (burro fuso, latte, uovo sbattuto). Unire i liquidi ai solidi e lavorare l'impasto finché non sarà liscio e omogeneo.
Scaldare una padella antiaderente, preferibilmente unta di burro e iniziare a produrre pancake: versare due cucchiaiate di pastella, attendere finché non si saranno formate delle bollicine, girare il pancake e ultimare la cottura dall'altro lato. Appena pronti impilateli uno sull'altro per mantenerli caldi.
Irrorate a piacere di sciroppo d'acero o, se siete senza e non avete tempo di andare da Esselunga a spendere la bellezza di 7 euro per una bottiglietta di maple syrup, potete provare con marmellata o miele (anche se forse la consistenza di quest'ultimo non è l'ideale). Un caffè lungo, una spremuta d'arancia e il vostro American brunch è fatto!



I pancakes sono stati più di una volta protagonisti anche al cinema e nei cartoni animati.
In Io e zio Buck il superciccio John Candy era lo zio scapolo e strampalato che accudiva tre fratelli durante una vacanza dei genitori: e chi non vorrebbe una colazione come questa per il giorno del suo compleanno??




Il giovane artista Baquiat in questa scena non arriva a mangiare i suoi pancakes: viene cacciato prima dal proprietario del bar perché dedito al ritratto della sua cameriera con un cucchiaio e... sciroppo d'acero!




Come il collega Homer Simpson, ghiotto di queste frittelline come di donuts e di tanto altro, anche Peter Griffin ha una predilezione particolare per la colazione a base di pancakes impilati... con tanto, tanto sciroppo d'acero!


Ora tocca a voi: non dovete neanche accendere il forno! 

Chi ben comincia... il mio parere sui film visti tra fine e inzio anno

Il tempo per scrivere dei film che guardo scarseggia sempre, così ho deciso di fare un post riepilogativo dei tioli visti nell'ultimo p...