Her - Lei. Una cena in solitudine

immagine Aposteraffair.tumblr.com

Innamorarsi di una persona che non esiste, perché è un sistema operativo di intelligenza artificiale. Impossibile? Stupido? Malato? Oppure normale, se la voce di questa "coscienza" riesce a comprenderti, capirti, supportarti e persino divertirti come nessuno nel mondo reale sa fare?
Sono le domande a cui ci pone davanti Her, il nuovo poetico e intenso film di Spike Jonze, ambientato in un futuro vicino e verosimile in cui gli uomini vivono in simbiosi con device high-tech sempre più sofisticati e sempre connessi.

Il film, che in Italia uscirà il 13 marzo, si regge interamente sulla faccia e il corpo di Joaquin Phoenix, che dà vita a Theodore, un uomo malinconico e solo che si guadagna da vivere in una società che scrive lettere (nel futuro basterà dettarle al computer) per conto di terzi. Theodore è solo perché la moglie, sua compagna di vita dall'adolescenza, da un anno lo ha lasciato. Un giorno cede alla tentazione di comprarsi un OS, un sistema operativo di intelligenza artificiale. 



E' così che nella sua vita arriva Samantha, il suo OS. Premurosa, simpatica, intelligente e ben presto, anche "umana". Perché è stata programmata per apprendere ed elaborare emozioni. I due creeranno presto un rapporto di simbiosi e dipendenza: Theodore inizialmente cerca di resistervi, per poi invece abbandonarsi alla sensazione di benessere che gli regala stare con Samantha. Ma ovviamente le cose non sono semplici e la natura essenzialmente diversa delle due creature porrà ai due problemi più grandi. 




Nonostante le due ore di durata dominate da una sola persona in scena (il già citato Phoenix, più qualche scena con la deliziosa Amy Adams e i ricordi con l'ex moglie Rooney Mara), Her non annoia. La voce di Samantha è quella, vivace e un po' roca, di Scarlett Johannson: una delle donne più sexy di Hollywood, che Jonze volutamente sceglie di non mostrare mai, forse per giocare con la fantasia di chi ascolta.
Il film ci porta in una Los Angeles ipermoderna e luminosa, fatta di vetrate e grattacieli, e ci fa riflettere sulle conseguenze del nostro rapporto con la tecnologia, con un mondo virtuale che si sostituisce a quello reale, con l'evoluzione inevitabile di alcune abitudini e sulle solitudini immense di chi può restare in contatto con chiunque, in qualsiasi momento, ma non ha nessuno accanto.



Questo film ha l'atmosfera di quelle cene in solitudine, quando non hai voglia di passare tempo ai fornelli, perché le consumerai in fretta e davanti al pc o alla tv. Un toast, un tè, oppure un'insalata mista composta velocemente, o ancora una tazza di yogurt con frutta e cereali. Vi capita mai di cenare così? A me sì e devo dire che una volta ogni tanto, neanche mi dispiace. E voi, cosa mangiate durante le vostre cene solitarie? ;-)


Post più popolari