sabato 30 marzo 2013

My mad fat diary: anni 90 in salsa british, tra junk food e brit pop



Se vi è piaciuto The Perks of Being a Wallflower (Noi siamo infinito) non potete perdervi la miniserie britannica My Mad Fat Diary, diario semiserio dei problemi di Rae, una sedicenne inglese obesa e reduce da quattro mesi di ospedale psichiatrico che tenta di conquistarsi una vita normale, nel Lincolnshire del 1996. Una vita che comprenda quindi un gruppo di amici, musica, feste, concerti e ovviamente avventure romantiche (e sessuali). Il tutto con l'aiuto terapeutico di un diario. 
Ma Rae deve fare i conti con qualche ostacolo: una situazione stravagante in casa, con una madre single che nasconde in casa l'amante tunisino immigrato illegalmente; una migliore amica carina e popolare, Chloe, che è ignara del suo breakdown mentale e che pensa sia stata in Francia per qualche mese; la terapia con il dottor Kester, che pur aiutandola le ricorda in continuazione di essere diversa dagli altri; e poi l'essere obesa. Perché anche sei sei spiritosa, divertente e intelligente, a 16 anni se pesi 100 chili i ragazzi difficilmente si accorgono di te. L'accettazione di sè, il coraggio di uscire dalla "comfort zone" e l'ardire di provare a ottenere ciò che si vuole si mescolano quindi a momenti di autocompatimento, invidia, semplice sconforto e debolezza. Non pensate però di trovarvi di fronte a un drammone strappalacrime: nei sei episodi della serie Rae affronta le sue paure sempre ironizzando e dissacrando ogni cosa grazie anche al diario, che diventa una voce narrante senza filtri, e si conquista con coraggio un posto nella vita della sua cittadina, superando sempre più i suoi limiti.








Perla vera della serie è la colonna sonora espressione degli anni d'oro del brit pop, dove dominano su tutti Oasis e Blur, affiancati da  Radiohead, Stone Roses, Suede, Verve, Prodigy, Pulp, Beck, Garbage, No Doubt, Bjork, Charlatans. Il tutto condito con pezzi che riemergeranno da angoli dimenticati del vostro cervello (parlo degli Ash, dei Fun lovin criminals, della canzone Spacemen dei mai più pervenuti Babylon Zoo (?!), di Children di Robert Miles e Born Slippy di Underworld -e dai che le avete ballate tutti!- e perfino Mr Boombastic di Shaggy e la macarena. Two thumbs up!


Rae è una ragazza grassa. Essere grassa è uno dei suoi problemi e al tempo stesso è la manifestazione esteriore di ferite più profonde. Chi è grasso o è stato grasso sa cosa intendo: non si è mai abbastanza magri per smettere di essere ciccioni, fuori e dentro. L'insicurezza e l'odio della propria immagine nello specchio probabilmente non andranno mai via, ma si impara a conviverci, con quel senso di inadeguatezza, e magari a superarlo un pezzetto di più, giorno dopo giorno.
Quando è triste Rae si abbuffa di nascosto rubando i peggiori snack dalla dispensa di casa (che la madre, ugualmente golosa, stipa in un armadietto apposito).. rappresentata come una specie di altare al Dio dei dolci! 



E voi, cosa fate quando siete tristi? Avete un comfort food che vi rimette al mondo? Un junk food che normalmente evitate e che, quando ci vuole, vi concedete senza ritegno? Raccontatemelo! :)

mercoledì 20 marzo 2013

Milk... addio!

Sto forse parlando del film di Gus Van Sant del 2008, con Sean Penn nei panni di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto a una carica politica negli USA? No.



Quando parlo di milk intendo proprio il latte, quello bianco che si beve a colazione.



Ho scoperto di essere intollerante al latte e ai derivati.
Io, che inizio la giornata con una tazza di latte e caffè.
Io, che come merenda mangio lo yogurt.
Io, che quando in un dolce ci vuole il burro, ci vuole il burro.
Io, che ho un amore per i formaggi che manco i topi.
O forse proprio per tutti questi motivi.
Sta di fatto che, dopo aver constatato che la mia allergia alla polvere è tornata a livelli acuti, ho voluto fare un test anche per controllare che non ci fossero problemi alimentari a darle man forte, facendomi sentire più stanca, gonfia e soggetta a dermatite. E ho scoperto questo e magari il latte fa la sua parte. Allora da oggi in poi inizierò un percorso di "svezzamento" per tornare a tollerare i latticini. Il che significa che potrò mangiare alimenti contenenti latte o derivati solo 2 giorni, non consecutivi a settimana.
Insomma ciao ciao tazza di latte, ciao ciao yogurt greco colato con miele e frutta. E che problema c'è, direte voi, sembra facile: ma il latte è dentro in una marea di alimenti confezionati che manco ve li immaginate. Crackers conditi, wafer e biscotti, cioccolato, salumi cotti come wurstel e mortadella ma anche nel salame.
E poi per colazione di certo non posso mangiare i cereali nel tè, quindi urge provare ricette di torte semplici e biscotti senza latte e senza burro, per fare colazione. Le uova sì, posso mangiarle, ma non è che mi posso preparare il pan di spagna per colazione (in realtà non è una cattiva idea forse?) o mangiare amaretti o savoiardi alle 7 di mattina (come indica l'elenco di alimenti OK).
Ok, c'è il latte vegetale, lo proverò.. ma l'ho già preso qualche volta e non mi piace. Cioè, ok al latte di riso nel ciambellone, mica tanto ok alla tazza di latte di riso da sorseggiare... o comunque non spesso!  Attendo quindi le vostre ricette, mi salveranno la vita!



Nel frattempo, se siete incuriositi dall'altro Milk, quello di Sean Penn e non l'avete visto, vi consiglio di recuperarlo. Il film è stato candidato a ben otto statuette nel 2009, portandosi a casa l'Oscar a Penn come miglior attore protagonista e quello per miglior sceneggiatura originale.
Il film racconta gli otto anni, tra il 1970 e il 1978, della vita politica di Harvey Milk, primo omosessuale dichiarato a diventare consigliere della città di San Francisco. Milk si batté per i diritti dei gay, prima di essere assassinato assieme al sindaco della città George Moscone da un ex consigliere omofobo. Il film si snoda tra l'impegno pubblico e civile di Milk e la sua vita privata, piuttosto movimentata e fatta di storie più o meno felici, come quella con il grande amore Scott Smith, interpretato da James Franco.




Nel film ci sono anche parecchie effusioni tra i due e devo ammettere che fanno un po' strano.. soprattutto considerato che entrambi sono considerati attori sex symbol! Perlomeno Franco, perché per me Penn con quella faccia da Pinocchietto invecchiato ha la sensualità di un merluzzo. Comunque, considerazioni sul fascino degli attori a parte, troverete un bel biopic su un personaggio positivo che si batteva per diritti che ancora oggi non sono del tutto conquistati!

E tornando al latte, vi saluto con questa canzone dei Blur che ha per protagonista.. un cartone di milk! Aspetto ricette...

domenica 17 marzo 2013

Pain d'epices. E l'amore secondo Audiard




Assaggiai per la prima volta il pain d'epices da mia zia, quando ero una bambina. Lei, estimatrice della Francia e della sua cucina, ogni tanto lo comprava e lo serviva con il tè per merenda. Anzi, credo che lo compri anche ora. Ce n'è uno della Céréal che non è affatto male. A casa mia invece non andava molto: evidentemente ero l'unica a essersi innamorata di questo pane speziato e appiccicoso! Si tratta di un dolce a base di miele (tanto miele), insaporito dalle spezie (tante spezie!), senza alcun tipo di grasso aggiunto: niente uova, niente burro, niente olio. C'è solo un po' di latte, che può essere tranquillamente sostituito da latte di soja o riso.
Inoltre, la farina integrale (nella ricetta originale va anche una parte di farina di segale, che però non ho trovato al super) lo rende ancora più sano e benefico. E in questo momento di detox, per quanto mi riguarda, è l'unica opzione di dolce concessa.
In Francia è considerato un prodotto da consumare nel periodo natalizio, quindi potrebbe essere un po' fuori stagione ora.. ma insomma le temperature sono ancora freddine e poi quando è arrivato il pacco di Rigoni di Asiago con 6 vasetti di meravigliosi tipi di miele bio, ho subito pensato che era il momento giusto per provare a fare il pain d'epices! E allora eccolo qui:



Pain d'epices
Ingredienti
400 grammi di farina integrale
100 grammi di farina 00
300 grammi di Mielbio Rigoni di Asiago
200 grammi di Miele di Tiglio Rigoni di Asiago
250 ml di latte parzialmente scremato
2 cucchiai di spezie miste tra cannella, zenzero, chiodi di garofano, noce moscata
2 cucchiai di acqua di fiori d'arancio
1 cucchiaino di lievito
1 punta di bicarbonato

In una terrina setacciate la farina con lievito, bicarbonato e spezie. In un pentolino scaldate il latte fino a portarlo a ebollizione, nel frattempo versate il miele in una terrina di ceramica. Versate il latte caldo sul miele e mescolate finché il miele non sarà completamente sciolto.  A questo punto potete aggiungere la farina: mescolate energicamente per evitare la formazione di grumi, fino a ottenere un composto omogeneo. Prendete uno stampo da plumcake rivestito di carta da forno bagnata e strizzata, versate il composto nello stampo e infornate a 170 gradi per circa 45 minuti.



Restiamo in Francia per parlare di un film che mi ha colpito molto. Avete presente quando in Pretty Woman la vecchietta chiede a Julia Roberts se l'Opera le è piaciuta e lei risponde: "Mi si sono attorcigliate le budella?" Ecco, è esattamente quello che è successo a me vedendo Un sapore di ruggine e ossa, di Jacques Audiard, con Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts. Mi si sono attorcigliate le budella e se lo avete visto sapete anche perché. Per tutti gli altri, ecco dieci buoni motivi per vedere questo film presentato a Cannes il giugno scorso.


1. La trama riesce a sorprendere e tenere in sospeso, con un intreccio così studiato da sembrare, paradossalmente, del tutto realistico.

2. E' un film drammatico, ma non patetico.

3. E' anche un film d'amore, ma diverso da quelli a cui siete abituati.

4. I personaggi sono ultimi, emarginati, presi a calci dalla vita in modi diversi, che però a un certo punto riescono incredibilmente a trovare la forza di andare avanti. Nessuno è un eroe, nessuno è perfetto, nessuno è cattivo.

5. La disabilità della protagonista non è sfruttata come espediente strappalacrime per commuoverci. C'è il racconto di una tragedia personale che diventa il punto di partenza da cui si può e si deve andare avanti. Anche grazie a qualcuno che non compatisce, ma c'è e basta.



6. Marion Cotillard. Non so se vi ho già detto che la adoro. In primis fisicamente, con quella sua grazia ed eleganza innata, quel fisico sottile ma femminile e il viso dolce ed espressivo. E poi come attrice. Qui non si smentisce: naturale, intensa, con uno sguardo ti apre un mondo.
Interpreta Stephanie, una bella istruttrice di orche marine che subisce un incidente proprio nel parco acquatico dove lavora e perde entrambe le gambe dal ginocchio in giù. Tocca il fondo, per poi risalire grazie al complicato rapporto con Ali.



7. Matthias Schoenaerts. Attore belga che non conoscevo, davvero notevole per la sua capacità di ritrarre il protagonista Ali, un giovane ragazzo padre che lascia il Belgio con il suo bambino per raggiungere la sorella in Costa Azzurra. Ali non si è mai occupato prima del figlio, non sa fare molto nella vita, se non combattere a boxe. E' esuberante, inguaiato, istintivo, incapace di esprimere i propri sentimenti e per questo sempre alla ricerca di uno sfogo a livello fisico. Si piazza a casa della sorella e inizia a mantenersi con lavoretti come la guardia notturna o il buttafuori in discoteca. Qui conosce Stephanie, con la quale subito si un legame fuori da ogni schema, che si intensificherà dopo l'incidente di lei. Per questo ruolo Schoenaerts ha vinto il premio Cesar 2013 come miglior promessa del cinema francese.



8. Jacques Audiard: perché forse questo regista mi farà far pace con il cinema francese.

9. La Costa Azzurra. Chi non la ama? La storia è ambientata ad Antibes. Vi accorgerete del sole, del clima dolce e della luce che benedicono questa pellicola, quasi in contrapposizione all'ombra stesa sull'anima dei protagonisti.

10. La colonna sonora. Semplicemente perfetta in ogni situazione: si passa da musiche strumentali alle note sofferte di Bon Iver, da brani dance come il Magician remix di I follow rivers di Lykke Li) al successo pop Firework di Katy Perry.

Jacques Audiard, Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts a Cannes

Vi lascio con il trailer del film



lunedì 11 marzo 2013

Linzer torte a modo mio


Ve lo ricordate La principessa Sissi? E' uno dei film più ingannevoli della storia. Pare infatti che la sovrana Elisabetta di Baviera (sì, perché Sissi era una duchessa bavarese dalle guanciotte rosa, prima di infilarsi nei vestiti di raso che si confanno a una principessa) fosse una specie di depressa, fissata con la linea (era anoressica) e con la ginnastica da camera, oltre che con le lunghe passeggiate e le interminabili sessioni di equitazione. Aveva poco a che vedere con la dolce fanciulla dipinta dai lungometraggi con Romy Schneider. E' anche vero che la poveretta, vissuta libera dalle eccessive costrizioni fino ai 18 anni, dopo il matrimonio con l'imperatore Francesco Giuseppe venne catapultata presso la corte asburgica dove vigeva una rigida etichetta. La sua vitalità naturale venne repressa e la povera Sissi cadde presto vittima di crisi d'ansia e fissazioni. A questo si aggiunga la morte prematura della prima figlia, Sofia, e siamo a posto. 



Comunque sia, la trilogia dei film sulla principessa (il primo del 1955) fu un successo mondiale -la Rai non manca di trasmetterli tuttora almeno una volta l'anno (di solito ad agosto, per il ciclo i grandi classici o roba del genere)- e contribuì a rendere ancora più mitica la figura di questa principessa tanto amata (e al tempo stesso criticata). 
E io vi lascio con la ricetta di un dolce tipicamente austriaco, che profuma di frutta, burro, spezie e anche cacao. Forse piaceva anche alla principessa Sissi.. chi lo sa? E' una ricetta tradizionale e antichissima. Non me ne vogliano i puristi, perché questa mia versione differisce un po' da quella ortodossa. Ma il risultato è stato decisamente apprezzato e promosso, quindi la condivido con voi 
:-)



Linzer torte

Per la frolla
170 grammi di farina 00
150 grammi di farina di mandorle
150 grammi di burro
150 grammi di zucchero bianco
1 cucchiaino colmo di cacao
1/2 cucchiaino di cannella
2 tuorli d'uovo

Per il ripieno
1 confezione da 250 grammi di Fiordifrutta ai Lamponi (Rigoni di Asiago)
50 grammi di cioccolato fondente al 70% di cacao

Nella planetaria lavorare con frusta K il burro freddo con la farina setacciata insieme alla farina di mandorle. Aggiungere lo zucchero, il cacao, la cannella e infine i tuorli d'uovo. Appena il tutto si impasta, spegnete, appallottolate la frolla e avvolgetela nella pellicola. Lasciatela riposare per circa mezz'ora. Quando sarà pronta, stendete i due terzi dell'impasto con il mattarello e rivestite una tortiera imburrata del diametro 22 cm. Bucherellate il fondo. Versate all'interno un vasetto di Fiordifrutta ai lamponi e livellate bene. Spezzetate il cioccolato e spolverizzatelo sopra la marmellata. Stendete il rimanente impasto, con una speronella create delle strisce non troppo sottili e decorate la crostata. Infornate a 180 gradi per 40 minuti. Lasciate raffreddare, sformate e gustate!
Ps: il tocco del cioccolato all'interno è una mia aggiunta, ovviamente potete ometterla (ma come sapete cioccolato + lamponi = yum!!). Invece della farina di mandorle, potete usare mandorle tritate o, come da ricetta originale, nocciole tostate e tritate. Sarà ottima in entrambi i casi!

#EatingOut 3: il gusto dell'Hamerica's a Milano

Torna la rubrica pensata per darvi qualche ispirazione nei giorni in cui decidete di mangiare fuori. Oggi restiamo a Milano e parliamo di...