lunedì 25 febbraio 2013

And the winner is.. The Oscars' glamorous red carpet!

Daniel Day Lewis e Jennifer Lawrence, miglior attore e miglior attrice protagonista per l'Academy nel 2013

Basita dagli esiti delle politiche che si stanno delineando, preferisco non parlarne e mi butto sugli Oscar, che è meglio, come diceva Puffo Quattrocchi.
Avrete già letto tutti come sono andati. Io sono un po' stupita per il premio alla regia di Ang Lee, che personalmente non amo molto, mentre tutto sommato sono soddisfatta della scelta di Argo come best picture, per la gioia di Ben Affleck. Jennifer Lawrence e Anne Hathaway hanno portato a casa i loro telefonatissimi Oscar, la prima come protagonista de Il lato positivo, la seconda come non protagonista per la sua interpretazione di Fantine nei Miserabili, una che il lato positivo, pure a volerlo cercare, non poteva proprio trovarlo, porella.
Scontato anche il (terzo) Oscar per il miglior attore a Daniel Day Lewis, che ormai parla che pare un prete. Gli sarà rimasto addosso lo spirito epico di Lincoln, chi lo sa. Miglior non protagonista al mitico Christoph Waltz per il cacciatore di taglie di Django Unchained, film di Tarantino che si aggiudica la statuetta per la miglior sceneggiatura
Tra i cartoni, trionfa Brave, che, pare, non lo meritasse (non al top, per me, ma non ho visto gli altri cartoni in gara).
Come al solito, vi do il mio contributo con un po' di foto dal red carpet! 

Jennifer Lawrence
La trionfatrice di questa edizione sfoggia un Dior Couture bello come una nuvola, che però le è costato la caduta sulle scale andando a ritirare la statuetta. Tranquilla Jennifer, così sei risultata quasi simpatica


Jessica Chastain
Candidata per l'Oscar come protagonista di Zero Dark Thirty, la Chastain sfoggia una bellezza senza tempo e un'eleganza innata. Abito Armani Privé.


Ben Affleck e Jennifer Garner
La coppia più bella della serata? Ma ovviamente Ben Affleck e la moglie Jennifer Garner, prima di ricevere l'Oscar per miglior film con Argo. L'abito di Jennifer è di Gucci.


Naomi Watts
Naomi scintilla in un Armani Privé. L'australiana era candidata come miglior attrice per The Impossible


Helen Hunt
Anche lei è rimasta a bocca asciutta: era candidata per l'Oscar come non protagonista per The Sessions. Ok, rispetto alle altre non spicca certo per bellezza e poi è anche stagionatella: ma dovevo mostrarvi il suo abito. Helen ha fatto una scelta low budget e ha optato per un  vestito nientepopodimeno di.. H&M! Incredibile, no? Fa la sua porca figura (un po' stroppicciato ma va beh)! Certo, facile con quel grappolo di diamanti sul collo, direte voi...



Jennifer Aniston
Altra Jennifer, sempre bella ed elegante. Stavolta sfoggia un rosso Valentino. Wow!


Amy Adams
Candidata per l'Oscar come attrice non protagonista per The Master, Amy arriva in uno scenografico Oscar de la Renta. Vorrei essere una superstar solo per provare a indossare una cosa del genere!


Anne Hathaway
La miglior attrice non protagonista in Prada, con scintillanti gioielli di Tiffany. Notato le scarpe?



Charlize Theron
Charlize sembra voler insegnare alla Hathaway come si porta una chioma alla maschio. Che le vuoi dì, è perfetta. Forse un po' troppo compiaciuta della propria gnoccaggine. Algida, in Dior


Kerry Washington
La Broomilda di Django sfoggia un abito a sirena color pesca e ricco di ricami by Miu Miu: nice!



... e per finire rullo di tamburo, menzioni MA ANCHE NO per i look di:


1) Salma Hayek
Ok che sei bassa, ma farti il cipollone non ti farà sembrare alta come la Hathaway. E basta con quell'oro barocchissimo!
2) Halle Berry
No alle rigone e a quelle spalline Star Trek abbinate poi ai capelli sbarazzini. Halle, cambia stylist.
3) Kelly Osbourne
Il vestito non è neanche malissimo, ma quei capelli davvero non li capisco, vuole fare l'originale? Fa solo ca...are!
4) Kirsten Stewart
Dopo essere arrivata sul red carpet con le stampelle, s'è messa in posa. Peccato che sembra appena scesa dalla macchina di Kerouac. Capelli scarmigliati, occhi da sonno, vestito elegante che su di lei pare fatto di stracci: una scappata di casa!!! O no?

Attendo, come sempre,  i vostri commenti, le vostre preferite e s-preferite! :-)

domenica 24 febbraio 2013

Il lato positivo della vita (e dei biscotti integrali alle mandorle)


Il lato positivo. Non sempre è facile trovarlo nelle situazioni, certamente non per me che ho la tendenza a scoraggiarmi e a fare la conta delle sfighe che mi capitano. Per esempio, qual è il lato positivo dell'incriccamento che mi è sopraggiunto ieri sulla schiena, tra scapola e costole e che ancora adesso mi affligge? E il lato positivo dei chili presi dopo Natale, che mi costringeranno a stare a dieta di qui a non so quando (con impoverimento generale del livello culinario del blog :-))?
Difficile trovarne. Ma se ce la fa Pat, a.k.a. Bradley Cooper, che è reduce da otto mesi in un ospedale psichiatrico e a 35 anni suonati si ritrova mezzo matto, mollato dalla moglie e costretto a vivere a casa con mamma chioccia e padre disoccupato, scommettitore e superstizioso - da cui ha certamente ereditato certe tendenze ossessive- allora, beh, c'è speranza per tutti. E' un po' questo, forse, il messaggio che ci vuole affidare Il lato positivo, titolo originale Silver Linings Playbook, candidata in ben otto categorie per il premio Oscar di cui quattro sono per i protagonisti, Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, e i coprimari, Robert De Niro e Jackie Weaver.



Stanotte sapremo cosa porterà a casa, nel frattempo ha già vinto i premi come miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attrice protagonista agli Independent Spirit Awards. Il film di David O. Russel è una commedia per modo di dire, perché non è che si rida proprio, si tratta più di un cross-genere tra dramma e commedia. Certamente però Il lato positivo è ricco di spirito, in grado di intrattenere e al tempo stesso di dare un messaggio di ottimismo pur parlando di temi "pesanti" come malattia mentale e lutto. E questo approccio dissacrante e ironico è sicuramente l'aspetto più coraggioso della pellicola: ci mostra che la malattia mentale è qualcosa di vicino, perché a ciascuno di noi potrebbe capitare di vivere un cortocircuito emozionale in grado di sradicare improvvisamente i nostri equilibri e farci barcollare. Ma al tempo stesso ci fa sembrare possibile anche uscirne, tornare a vivere, a sperare, a divertirsi, ad amare. 



La trama. Dopo essere stato ricoverato a causa di un tracollo nervoso in cui ha pestato a sangue l'amante della moglie, dopo averlo colto in flagrante sotto la doccia con la consorte, Pat, ex insegnante di liceo, torna nella vecchia casa dei suoi genitori. Adesso - pur mostrando ancora comportamenti da psicotico- si sforza di vedere il lato positivo nelle cose, non vuole arrendersi all'idea che il suo matrimonio sia finito ed è convinto di  poter ricominciare con l'ex moglie. Il suo obiettivo, quindi, è lavorare per migliorare se stesso. Fisicamente, andando a correre per dimagrire (non molto  credibile, dal momento che stiamo parlando di quel fisicato di Bradley Cooper) e culturalmente, leggendo i classici della letteratura preferiti dalla moglie e prima snobbati (salvo poi impazzire davanti al pessimismo cosmico di Hernest-fucking-Hemingway ).
Le cose, però, prendono una piega inaspettata quando sulla sua strada arriva Tiffany, giovane vedova di un poliziotto interpretata da Jennifer Lawrence, che dopo una fase autodistruttiva passata andando a letto un po' con chiunque, vede in Pat l'unica persona che, capendo il suo stato d'animo, può esserle amica e aiutarla a portare avanti un progetto che ha da tanto tempo: partecipare a una gara di ballo. 



A fare da sfondo c'è la famiglia un po' disfunzionale di Pat, con un De Niro che vive di scommesse sugli Eagles ed è convinto che guardare la partita con il figlio porti fortuna, e Jackie Weaver in versione mamma dolce e accomodante.
Il cast lavora benissimo, ho rivalutato Bradley Cooper (l'avevo visto solo in Notte da leoni, La verità è che non gli piaci abbastanza e forse qualche altra commediola inutile) che per me era solo un bel faccino, mentre Jennifer Lawrence conferma la sua fama di gran presenza scenica e naturalezza (anche se tutto questo entusiasmo attorno alla ragazza sinceramente a me comincia a molestare un po'... Sì, è bella e brava, ok, ma non è l'unica giovane attrice di talento sulla piazza!)
De Niro torna a recitare davvero e infatti rischia l'Oscar.
Al cinema esce il 7 marzo. Vi consiglio di guardarlo in lingua, il bello di questo film sta infatti nei dialoghi intensi e serrati e il doppiaggio, si sa, per quanto magnifico penalizza sempre.



Volendo applicare la filosofia del film, il lato positivo del maltempo che sta affliggendo l'Italia è che uno sta a casa e mette le mani in pasta (io, almeno). Ma volendo fare qualcosa di leggero leggero e avendo detto NO ai dolci per un po', eccetto a colazione dove i biscotti purché sani sono concessi, ho pensato di fare dei biscotti integrali, perché uno dei miei obiettivi è aumentare la dose di farine/cereali integrali a sfavore di quelle raffinate. Volete fare anche voi una colazione più sana, senza rinunciare a sfornare biscotti? Allora questa ricetta fa per voi. 



Biscotti integrali alle mandorle


150 grammi di farina integrale
100 grammi di farina di mandorle (o mandorle tritate finemente)
100 grammi di zucchero
50 grammi di burro
1 uovo
1 cucchiaino di lievito per dolci
essenza di mandorla
latte qb

Mettere tutti gli ingredienti nella planetaria (il burro tagliato a tocchetti). Azionare la frusta a K a velocità 1 per amalgamare e poi 2 per impastare. Appena si sarà formata una palla, spegnere, avvolgere nella pellicola e mettere in frigo a riposare per almeno un'ora. Trascorso il riposo, stendete l'impasto a uno spessore di circa 4-5 millimetri, ritagliate i biscotti della forma che preferite e cuocete in forno a 180 gradi pr 15 minuti. 



Questo post è dedicato alla mia amica Sara, che adora Bradley e tiferà perché lui abbia il suo primo Oscar. :-)

venerdì 22 febbraio 2013

Bianco e nero, come cacao e vaniglia. Nel plumcake marmorizzato




Bianco e nero. Vaniglia e cacao. Due opposti che si attraggono. Un classico che va in onda in cucina da sempre, un accostamento cromatico che ha fatto la storia del cinema dai suoi esordi e fino all'avvento del "technicolor". Ci sono film in bianco e nero che non si dimenticano: ciascuno di noi ha i propri preferiti. I vostri quali sono? Personalmente, dato che sono una romanticona, mi vengono subito in mente i film di Audrey Hepburn, da Vacanze Romane a Sabrina. Ma ci sono tanti classici imperdibili... I capolavori del neorealismo come Roma città aperta di Rosellini, Sciuscià e Ladri di biciclette di De Sica. E poi Casablanca, con la tormentata storia d'amore tra Humphrey Bogart e Ingrid Berman. Ma anche le commedie, ve lo ricordate A qualcuno piace caldo, con i mitici Jack Lemmon e Tony Curtis accanto alla splendida Marylin?
Personalmente mi faccio conquistare -soprattutto a Natale- anche da pellicole sornione come Piccole Donne e La vita è meravigliosa di Frank Capra...

A Qualcuno piace caldo

Casablanca

Sabrina
Roma Città Aperta
La Vita è meravigliosa
E visto che il fascino del bianco e nero (che ogni tanto viene rispolverato anche in tempi moderni, si pensi a The Artist), vale anche in cucina, non posso che proporvi un dolce che è un grande classico e nasce proprio dall'accostamento cromatico e di sapore tra il cacao e la vaniglia. Sto parlando del plumcake marmorizzato. Lo avete mai preparato? Direi il non plus ultra per la colazione. Soffice, con un sapore di cacao che abbraccia la dolcezza della vaniglia... meraviglioso! A voi la ricetta.




Plumcake marmorizzato

200 grammi di farina 00
100 grammi di fecola di patate
180 grammi di zucchero
10 grammi di lievito per dolci
150 grammi di burro
cacao e acqua (o latte) qb 
4 uova
Essenza di vaniglia (qualche goccia)

Lavorare il burro ammorbidito a temperatura ambiente nella planetaria con la frusta a K, insieme allo zucchero: una volta che si sarà creata una crema, aggiungete le uova, una ad una e continuate a lavorare. Quando avrete un composto cremoso e gonfio, aggiungete la farina e la fecola setacciate con il lievito e continuate ad amalgamare. Aggiungete qualche goccia di essenza di vaniglia. Versate metà del composto in una terrina. A parte in una ciotolina mescolate due cucchiai di cacao setacciato con un po' di latte o acqua e poi unitelo all'impasto. Mescolate bene finché il cacao non sarà completamente assorbito.
Foderate uno stampo da plumcake con della carta forno bagnata e ben strizzata e cominciate a riempirlo. Cominciate con un paio di cucchiai di impasto "bianco", alternato ad altrettanto al cacao, finite uno strato e ricominciate fino a terminare i due impasti. Ora passate un coltello nel centro dell'impasto disegnando qualche ghirigoro per ottenere un effetto "lavorato" all'interno della fetta. 
Ora infornate per circa 45 minuti a 180 gradi. Una volta cotto lasciate raffreddare nello stampo per almeno 20 minuti prima di sformarlo. Tagliate a fette e gustate! 



mercoledì 20 febbraio 2013

Noi siamo infinito: le gratificazioni di fare da tappezzeria e quelle dei brownies




Quel momento nella notte in cui ci perdiamo a guardare le luci della città. Quell'attimo di un pomeriggio di primavera in cui, mentre camminiamo nel parco ascoltando la nostra canzone preferita, ci sentiamo felici e pieni di energia. O l'istante in cui, ridendo con gli amici, ci accorgiamo che non siamo solo "una storia triste".
Sono queste piccole epifanie le rivelazioni del senso della vita, della consapevolezza che non importa quale sia il nostro passato o il futuro che ci attende, perché qui e ora siamo, esistiamo e siamo anche noi parte dell'infinito.
E' questa la rivelazione commovente che ci regala The Perks of being a Wallflower, in italiano rititolato con la frase "forte" pronunciata dal protagonista Charlie, ovvero Noi siamo infinito, anche se la traduzione letterale sarebbe "Le gratificazioni dell'essere uno che fa tappezzeria". Un film di Stephen Chbosky, autore anche dell'omonimo libro.





Wallflowers sono quei tipi che non vengono notati e finiscono a fare da tappezzeria alle feste: non particolarmente prestanti, non bravi negli sport, non popolari. Timidi, alla ricerca di se stessi, a disagio nei propri vestiti, indecisi quando entrano in una stanza e percepiscono gli occhi altrui su di sé. Oscillanti tra la tentazione di nascondersi dal mondo e la voglia naturale di farsi degli amici, piacere alla gente, trovare il proprio posto.
Charlie è uno così. E in più, sta cercando di riprendersi dagli effetti che la morte per suicidio del suo unico amico Michael ha avuto sulla sua mente. Charlie sta per cominciare il liceo e sa già che sarà un incubo. Ma, inaspettatamente, dopo i primi pranzi da solo in caffetteria e gli sberleffi dei giocatori di football, Charlie trova degli amici. Patrick, un ragazzo dell'ultimo anno che adora mettersi in mostra con scherzi e imitazioni, e la sua sorellastra Sam, bella, vitale e apparentemente sicura di sè. Charlie viene "adottato" dai due fratelli, in un trio inseparabile, e introdotto al loro gruppo di amici. Ma presto Charlie capisce di non essere l'unico ad avere dei segreti e dei dolori profondi con cui fare i conti.




The Perks of being a Wallflower ci porta nel mondo degli adolescenti negli anni 90 (tempo in cui lo ero anche io!), quando i ragazzi si regalavano musicassette mixate in casa con lo stereo e la scena grunge stava per esplodere. Lo fa in un modo delicato e autentico e, pur trattando tematiche come la droga, la solitudine, l'emarginazione, gli abusi sessuali, riesce a non diventare patetico e condiscendente. Sa farti innamorare dei protagonisti, personaggi sfaccettati, profondi, intensi e complicati come sono gli adolescenti negli anni del liceo. E arriva perfino a farti trattenere il fiato.
Ezra Miller è favoloso nel ritratto dell'effervescente e tormentato Patrick, Emma Watson finalmente si spoglia dei panni di Hermione Granger e, in un inedito accento statunitense, veste quelli della bella del liceo che nasconde mancanza di autostima, insicurezze e solitudine. Logan Lerman (uno che recita da quando era in fasce, pare.. qualcuno lo ha visto in Percy Jackson, ammetto di non aver avuto il piacere) è perfetto per la parte di Charlie, questo ragazzo dal cuore immenso, ferito, timido ma colmo di voglia di vivere, con dentro una forza che aspetta solo di uscire e di liberarsi di un vecchio, terribile peso.
Guardate questo film, tuffatevi nelle atmosfere dei vostri diciassette anni, nelle ansie, nelle insicurezze e nei batticuori più assoluti che si possono provare, ridete, commuovetevi e ricordatevi che "noi siamo infinito".




Charlie prova per la prima volta l'effetto delle droghe grazie a un brownie molto particolare. Un brownie "corretto", che lo rende improvvisamente loquace e sincero. Questo genere di brownies appare anche in Motel Woodstock, pare che quindi in America siano il dolce prediletto in cui infilare facilmente marijuana o altre sostanze da sballo. Io la ricetta di questi brownies miracolosi non ce l'ho, ma posso rimandarvi alla mia ricetta classica o alle alternative bionde e a quelli con lamponi. Le trovate tutte cliccando  qui. Buona visione!

Charlie assaggia il suo primo brownie.. stupefacente

sabato 9 febbraio 2013

Plumcake salato con prugne e pistacchi di Rachel Khoo, dalla Ville Lumiere




Rachel Khoo è una giovane cuoca britannica che vive a Parigi. E' diventata celebre proprio per la sua scelta di abbandonare la vita che conduceva a Londra, dove si occupava di pr e di moda, per trasferirsi, senza lavoro o altri appoggi, nella capitale francese. Qui ha seguito un corso di pasticceria di tre mesi al Cordon Bleu mentre lavorava come au pair girl in una famiglia e poi ha cominciato a mantenersi organizzando workshop di pasticceria e lavorando in una libreria. Oggi ha all'attivo tre libri di cucina, due pubblicati in francese e l'ultimo, The Little Paris Kitchen, in inglese. Quest'ultimo, presto diventato best seller mondiale, le ha aperto le porte della BBC, che l'ha ingaggiata per un omonimo programma dedicato alle ricette parigine rivisitate dalla ragazza.
Le sue fattezze carine, frutto di una mescolanza etnica tra Cina, Malesia e Austria, unite all'adorabile accento inglese e all'allure shabby chic della sua minicucina parigina rendono davvero piacevoli i suoi video e invogliano a testare le sue ricette. E così ho fatto, con un plum cake salato davvero particolare, perfetto per un aperitivo o come stuzzichino da servire con l'antipasto. 
Ecco a voi la ricetta.



Plumcake salato con prugne, pistacchi e formaggio
250 grammi di farina 00
1 bustina di lievito per torte salate (15 gr circa)
80 grammi di pistacchi, spezzettati grossolanamente (io: 40 grammi di pistacchi, 40 grammi di mandorle)
100 grammi di prugne, a pezzetti (io 70 grammi, ne avevo poche)
150 grammi di formaggio di capra (io Brie)
4 uova
150 ml di olio di oliva 
100 ml di latte (io ho messo 70 ml di olio + circa 150 ml di latte)
50 grammi di yogurt bianco
aggiunta mia: una manciata di olive nere (per compensare la scarsità di prugne) 
1 cucchiaino di sale
1 grattugiata di pepe

Preriscaldate il forno a 180 gradi e rivestite una teglia da plum cake con carta da forno. Tagliate il formaggio a tocchetti, sminuzzate grossolanamente i pistacchi e le prugne secche. In una ciotola mescolate la farina, il lievito, il formaggio, le prugne e i pistacchi. In un altro contenitore sbattete le uova fino a che non saranno chiare e gonfie. Versate quindi gradualmente l'olio, il latte e lo yogurt. Salate e pepate. Unite gli ingredienti solidi ai liquidi, mescolate velocemente come fareste per dei muffin, perché l'impasto deve risultare un po' grezzo. Versate il tutto nella teglia da plum cake, cuocete per circa 40 minuti (controllate la cottura con uno stecchino di legno). Lasciate raffreddare nella teglia. Una volta freddo sformate, tagliate a fette e servite. Bon appetit. 

Parigi è certamente una città di grande fascino, culinario e non. Il suo stile regale ma anche un po' decadente, la rende nell'immaginario collettivo la città più romantica al mondo, un luogo dove la modernità non ha cancellato del tutto le buone abitudini del passato e dove il ritmo non è mai eccessivamente frenetico. Impressione forse valida solo per chi non vive lì? Può essere, sta di fatto che la Ville Lumiere rimane una delle città d'Europa dove tutti noi accetteremmo a occhi chiusi un trasferimento per lavoro.. o sbaglio? Per il momento, eccovi una carrellata di film che hanno reso omaggio a questo luogo meraviglioso (anche per la sua cucina). 

Julie & Julia
Julia Child impara a cucinare proprio nella capitale francese


Ratatouille
E' ambientata a Parigi la storia del topolino Remy, il cui sogno era cucinare


Parigi
Vite di persone normali che abitano nella capitale francese


French Kiss
Un'americana (quasi) canadese vola a Parigi decisa a riprendersi il fidanzato che l'ha abbandonata per una francesina. Qui incontrerà il ladro Luc.


Il favoloso mondo di Amelie
Amelie vive in un mondo tutto suo e è in cerca di amore.


Midnight in Paris
Un meraviglioso viaggio di fantasia di uno scrittore americano nella Parigi della Belle Epoque 


Moulin Rouge
La storia d'amore tra Christian e Satin, tra ballerine e bohemiens, all'epoca d'oro del Mouline Rouge


Les Miserables
Ora al cinema il musical tratto dal romanzo di Victor Hugo, per cui Hugh Jackman e Anne Hathaway sono candidati all'Oscar

giovedì 7 febbraio 2013

Torta Pan di Stelle. Per un dolce compleanno.





La ragione di questo video è che lunedì era il compleanno del mio fidanzato e gli ho organizzato una festa a sorpresa, con un po' di amici. Per soffiare le candeline ho preparato una torta che è una bomba, su suggerimento della mia amica Giorgia che come sapete dà il meglio di sè nei dolci. 
Si tratta di una ricetta che ho trovato sul sito di Mysia, l'ho seguita quasi alla lettera (almeno una piccola modifica la dovevo fare!)
Le foto sono pessime, ero di frettissima (ho preparato tutto da sola, nel pomeriggio prima della festa e la mia cucina non è proprio luminosa, ecco). Prendetele giusto come testimonianza del fatto che l'ho davvero preparata! Al di là delle foto, però, si tratta proprio di un trionfo: soffice, dolce, intensa. Cioccolato, caffè, nutella e panna si mescolano in bocconi da pura goduria. Devo aggiungere altro? 


Torta pan di stelle
500 grammi di biscotti Pan di stelle
400 grammi di nutella (io 300 grammi)
500 grammi di panna 
50 grammi di zucchero a velo (dovessi rifarla, ridurrei a 30gr)
200 ml di caffé (nella ricetta originale: 150 ml di latte, 1 tazza di caffè)
cacao amaro


La torta è molto dolce quindi io vi suggerisco di fare come me :-) e usare il caffè puro (un po' allungato con acqua magari) e non il latte, poi vedete voi, va a gusti. Preparate quindi una caffettiera da due, versate il caffè in una fondina e diluitelo con un goccio di acqua. Montate la panna con lo zucchero a velo. Prendete una tortiera a cerniera, imburrate base e bordi. In un pentolino mettete a sciogliere a bagnomaria la Nutella (lasciatela pure nel barattolo, sigillato). Iniziate a fare uno strato di biscotti. Imbevete velocemente i biscotti da entrambi i lati e disponeteli sul fondo. Non dovete lasciare buchi, coprite gli spazi con biscotti a metà o spezzettati quanto serve. 
Versate un po' di nutella sciolta e spatolatela con delicatezza sui biscotti. Passate alla panna montata, fate uno strato con circa un terzo della panna, livellate dolcemente e proseguite con un secondo strato di biscotti, poi di nutella, ancora panna, biscotti, nutella e panna. Finite con una spolverata di cacao amaro. Se vi piace, potete decorare con delle stelline di pasta di zucchero (no, non l'ho fatto :-)) Lasciate riposare in frigo per almeno due o tre ore. Togliete la cerniera dal bordoe guarnite, se volete, con dei Pan di stelle (scenografico, ma scomodo per tagliare le fette!) Tagliate, servite e... godete! Con misura però... E' davvero corposa quindi ne basterà una fettina, giuro. Forse. 

#EatingOut 3: il gusto dell'Hamerica's a Milano

Torna la rubrica pensata per darvi qualche ispirazione nei giorni in cui decidete di mangiare fuori. Oggi restiamo a Milano e parliamo di...