martedì 30 novembre 2010

Dall'Irlanda con furore: la torta di mele con le patate e Leap Year


A volte succede. Compri una cosa e te ne dimentichi. E magari la ricompri. Stasera è arrivato l'omino Esselunga e tra le tante cose mi ha consegnato un bel sacchetto da 2 chili di patate. Di solito le tengo nel forno perché a) non ho posto altrove b) almeno stanno al buio. Peccato che quando l'ho aperto ci ho trovato un altro chilo e mezzo di patate che avevo comprato la settimana scorsa e avevo totalmente rimosso dalla mia memoria. E così eccomi in cucina, come una contadina irlandese del diciannovesimo secolo, a inventarmi qualche modo per far fuori le patate vecchie (già facevano i germogli, argh). 
Le ho cotte tutte a vapore e poi ho preparato un mini gatò (altra ricetta, altra puntata) e una torta irlandese (chi altri poteva usare le patate per i dolci?) che ho rubato a La Dolcetteria (thanks), sostituendo lo zenzero con la cannella, la marmellata di albicocche con quella di prugne (quella avevo!) e aggiungendo un cucchiaino di lievito (ho sempre il terrore che la pasta risulti gnucca senza neanche un po' di lievito).
Ecco la mia versione.

Eccola qua, appena sfornata (foto orrida, scusatemi)
Torta di mele irlandese con le patate 
500 gr di patate
150 gr di farina
1 cucchiaino di lievito
100 gr di zucchero
70 gr di burro
1 uovo
3 grosse mele golden o renetta
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di pangrattato
3 cucchiai di marmellata
cannella

Cuocete le patate a vapore e schiacciatele. Aggiungete il burro sciolto, lo zucchero, l'uovo sbattuto, la farina, 1 cucchiaino di cannella. Impastate il tutto. Stendete un velo di carta da forno in una teglia rotonda e fate aderire metà dell'impasto alla teglia, creando una base uniforme. Spalmate i tre cucchiai di marmellata (del gusto che preferite) sulla base, aggiungere le mele tagliate a pezzetti che avrete mescolato con i due cucchiai di pangrattato e lo zucchero di canna e se volete altra cannella. Ricoprire con il resto della pasta, stesa a disco con un mattarello (fatelo sulla carta forno o si attacca tutto). Infornate a 180 gradi per circa 1 ora.

In tutto questo parlare d'Irlanda mi viene in mente una commedia con Amy Adams vista qualche mese fa, che si intitola Leap Year, Una proposta per dire sì in italiano. I buoni motivi per guardarlo sono i paesaggi verdi irlandesi e Matthew Goode, che le più attente di voi ricorderanno in Match Point dove interpretava l'amico del maledetto Jonathan Rhys Meyers (odioso) nonché fidanzato di Scarlett Johannson. Un tipo carino dal tipico fascino inglese (ma qui fa l'irlandese, aiuto, l'Eyre inorridisce) con occhi chiari e capelli scuri. Per il resto siamo di fronte a qualcosa di piuttosto prevedibile, ma se siete amanti della commedia o siete inguaribili romantiche, il film fa per voi. In alcuni momenti ci sono anche delle chicche divertenti. Buona Irlanda a tutti!



Star Food. Drew Barrymore: for maccaroni & cheese I would ...Go the distance


Drew Barrymore e Justin Long
Drew Barrymore, una delle attrici più celebri e convincenti della commedia americana (che ha appena debuttato nel ruolo di regista con il fim Whip it!, con Ellen Page), confessa di essere piuttosto esigente in fatto di cibo, anche perchè è vegetariana e non trova facilmente qualcosa che la soddisfi davvero.
La star di Charlie's Angels ha però spiegato che non mangiare carne non rende la sua dieta del tutto salutare, anzi. "Sono come una teenager in fatto di gusti culinari. Mangio burro di arachidi con le banane, adoro i sandwich al formaggio grigliati e soprattutto maccaroni and cheese".
Cosa sono? Una specie di pasta pasticciata con besciamella e formaggi passata al forno, di cui trovate la ricetta QUI.
Ma al di là della dieta, secondo Drew, il segreto per apparire in forma è la soddisfazione personale. "Sono felice e credo che la felicità renda più belli: le persone contente diventano come specchi, riflettono la loro felicità". E a giudicare da come appare radiosa, tutto va a gonfie vele tra lei e il fidanzato Justin Long, che recita con lei nel divertente "Going the distance", Amore a mille miglia
Il film racconta una storia che nasce senza troppe aspettative e incredibilmente si rivela vero amore, dovendo poi sfidare le mille miglia New York-San Francisco. Cellulari, computer e viaggi aerei improvvisati saranno gli unici alleati del rapporto, mentre amici, parenti sopra le righe e crisi economica metteranno a dura prova il loro amore a distanza. Un film divertente e senza troppe pretese (ma meno stupido di tante commedie che girano!) e che vi consiglio per una serata relax.


Alla prima di Going the Distance

Una scena del film

venerdì 26 novembre 2010

The Switch, in poltrona con nachos e guacamole



Wally (Jason Bateman) non è il principe azzurro: indossa maglioni orribili, è cinico, un po' nevrotico, ipocondriaco, dice quello che pensa anche se non ti fa piacere e quando si ubriaca diventa più cretino di un quindicenne. Per questo Kassie (Jennifer Aniston), pur considerandolo il suo miglior amico, lo scarta come donatore quando decide di avere un bambino da sola. Ma al "party d'inseminazione" non tutto va per il verso giusto. E quando sei anni dopo Wally incontra il piccolo Sebastian, animalista testardo e con tendenza a drammatizzare i propri malanni, scopre delle affinità elettive quantomeno sospette.... Se volete un film per trascorrere un'ora e mezza spensierata, potete scegliere Due cuori e una provetta, come hanno orribilmente tradotto il titolo originale The Switch, ovvero lo scambio. Certo, è un filmetto in cui più di una volta indovinerete gli sviluppi della trama e che banalizza totalmente un tema scottante come la fecondazione assistita, riducendo il tutto a una favoletta. Ma le scene con il bambino sono davvero divertenti, così come i personaggi secondari (il donatore "vichingo", l'amica pazza interpretata da Juliette Lewis e il collega-Jeff Goldblum) per cui godetevelo in santa pace, magari spiluccando qualche nachos con guacamole, come quella che Wally si tira addosso goffamente -ormai ubriaco- durante la festa organizzata da Kassie.

Per preparare la Guacamole vi servono:
1 avocado maturo
1/2 cipolla bianca
1 lime
sale
peperoncino
pepe

Alcune versioni di questa salsa mex comprendono salsa chili, pomodori, maionese, cumino... ma io preferisco la ricetta più semplice, più veloce da preparare e con più spazio per il sapore dell'avocado.
Tagliate a piccoli dadini la polpa dell'avocado: schiacciatene 2/3 e tenete da parte gli altri. Poi tagliuzzate a pezzettini mezza cipolla (se è piccola, se no anche meno!) e aggiungetela alla purea. Grattuggiate un po' di scorza di lime e unitela al composto, poi spremetene metà e unite anche il succo alla crema. Aggiungete una punta di peperoncino, sale e pepe e unite i dadini ancora interi. Mescolate e voilà, la vostra specialità messicana è pronta.
Se vi piace la versione con il pomodoro non dovete fare altro che tagliare anche quello a pezzetti piccolini e unirlo a tutto il resto. Se la crema viene poco amalgamata, potete aggiungere un cucchiaino di maionese o un cucchiaio di olio ma io lo sconsiglio, l'avocado è già così burroso!

Un'altra scena divertente del film si svolge in un ristorante: è l'incontro tra Wally e Sebastian. Il primo, convinto di suscitare grandi entusiasmi, ha ordinato un'anatra laccata alla pechinese. Ma il bimbo si oppone alle crudeltà inflitte alle anatre e non ha intenzione di mangiarla.... L'anatra laccata non l'ho mai cucinata e credo che sia pane per i denti di un vero chef: se volete provarci, però, potete dare un'occhiata alla ricetta, sul sito di Cucina Italiana; nel frattempo godetevi la scena.



martedì 23 novembre 2010

Bananas! In a cake, with coconut twist

Oggi ho toccato con mano l'assurdità del sistema giudiziario, perdendo la giornata in un tribunale a testimoniare per un processo di cui non conosco i capi d'accusa e che coinvolge dei tizi che sette anni fa hanno rubato la borsa a me e una mia amica. E dopo sette anni pubblico ministero e avvocati pretendevano che ricordassi la dinamica esatta degli avvenimenti, le frasi pronunciate, le fattezze del locale, l'orario di arrivo (?!!?) e via dicendo: un'assurdità!
Ho perso la giornata, come dicevo, ma sono tornata a casa abbastanza presto per preparare una torta. Ho dato libero sfogo alla fantasia, per cui incrociamo le dita! Volevo provare a fare qualcosa con le banane ma le ricette che ho trovato in internet erano troppo pesanti o troppo  leggere o troppo lunghe o ancora con ingredienti che non avevo. Alla fine ne ho presa una dal sito Dietagratis... e l'ho "ingrassata"! Se volete leggere la versione light la trovate qui, se invece ritenete che una torta senza condimento nè uova non sia tale, vedete se vi aggrada questa:





Torta alle banane, cocco e gocce di cioccolato
1 vasetto da 125 gr yogurt alla banana
1 banana grande o (1 banana e 1\2)
100 gr di zucchero di canna
50 gr di burro + burro per la teglia
250 gr di farina 00
30 gr di fecola di patate
50 gr di farina di cocco
40 gr di gocce di cioccolato fondente
2 uova
1/2 bustina di lievito
latte quanto basta (almeno 1 bicchiere)





In una ciotola setacciate la farina con la fecola, il lievito, lo zucchero di canna e la farina di cocco. Frullate la banana con lo yogurt. Sciogliete il burro a bagnomaria. In un altro contenitore sbattete i tuorli d'uovo, incorporate il burro sciolto e il frullato di banane e yogurt, mescolando fino a creare una crema densa. A parte  montate a neve gli albumi. Unite la cremina alle farine, aggiungete il latte fino a ottenere la giusta consistenza, incorporare gli albumi e infine le gocce di cioccolato. Versate in una teglia imburrata e spolverizzate con altra farina di cocco. Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 50 minuti. 
Vi saluto con un film che ha per titolo l'ingrediente principale della torta: Bananas (Il dittatore dello stato libero di Bananas, in italiano), di Woody Allen (1971). 
Godetevi il trailer:

lunedì 22 novembre 2010

Pomodori Verdi Fritti. Alla fermata di Whistle Stop o dove volete



Dall'alto a sinistra, Ruth, Idgie, Evelyn e Ninny

Uno dei miei film preferiti da sempre è Pomodori Verdi Fritti al Caffè di Whistle Stop: una storia di amicizia, amore disinteressato, dolore, riscatto e avventura. Come non innamorarsi degli umidi e rigogliosi paesaggi dell'Alabama, del blues e dei personaggi di Idgie Threadgoode (Mary Stuart Masterson) e Ruth (Mary Louise Parker)? Senza dimenticare le mitiche Kathy Bates e Jessica Tandy, che rivivendo quell'antica storia ridanno senso alla loro vita presente (indimenticabile Kathy Bates che urlando un liberatorio TOWANDAAA! preme l'acceleratore e tampona l'auto di due squinzie prepotenti che le avevano rubato il parcheggio). 
Il film è tratto dall'omonimo libro di Fannie Flag, nel quale la relazione tra le due donne va oltre all'amicizia: nella trasposizione cinematografica, al contrario, la natura lesbica del rapporto è sottaciuta, solo insinuata come eventualità e lasciata all'interpretazione dello spettatore. 
Il titolo del libro riprende una delle ricette servite al caffè aperto dalle due amiche: si tratta dei pomodori verdi, che sono una varietà specifica di pomodori da mangiare cotti (e non i pomodori rossi semplicemente acerbi), fritti. 
Ecco come potete prepararli:
foto dal sito Bfeedme
Pomodori verdi fritti
Farina 00 100 gr
Farina di mais 100 gr
4 grossi pomodori verdi
2 uova
sale
pepe
olio di semi 

Tagliate i pomodori a fette spesse un centimetro, salateli e lasciateli circa mezz’ora a perdere l’acqua. Sbattete le uova con sale e pepe in una ciotola e setacciate le farine in un’altra. Passate le fette di pomodoro nell’uovo e poi nella farina e friggete in olio di semi bollente. Passate su carta assorbente e servite subito!
Per accompagnarli? Un'insalata di pollo, fatta con petto grigliato a tocchetti, scaglie di grana, carote e zucchine tagliate a julienne, olive nere e insalata croccante. Il tutto condito da una salsa preparata con 2 cucchiai di maionese, 1 cucchiaio di yogurt bianco denso e un pizzico di origano.

domenica 21 novembre 2010

Benvenuti al sud, consoliamoci con lo zabaione



Molti mi avevano consigliato di andare al cinema a vedere Benvenuti al Sud, che di sicuro mi sarei fatta un sacco di risate. Al cinema non ci sono andata, l'ho visto l'altro giorno a casa e ho fatto bene. Lo so, è una commedia che vuole giocare esplicitamente sugli stereotipi, ma l'ho trovato appena passabile: i pregiudizi dei protagonisti, che sono poi la base su cui si gioca tutta la storia, non reggono proprio, sono anacronistici. Claudio Bisio è un funzionario delle Poste che da 15 anni cerca il trasferimento da Usmate a Milano. Primo appunto: da brianzola trasferita a Milano, so bene che chi sceglie di stare in Brianza lo fa consapevolmente e lo "rivendica con orgoglio", per citare la Santanché. E la moglie che guardando il Duomo sospira "Milan l'è un gran Milan" fa veramente strano. Comunque, nel momento in cui il poveraccio viene spedito a Castellabate nel Cilento, la disperazione regge fino a un certo punto. Come aveva scritto Liberazione, anche il più tordo dei leghisti sa che un paese a picco sul mare in Campania è più bello di Usmate Velate. Per cui la girandola di terrore, equivoci e luoghi comuni che seguono e che in qualche modo si vuole rifare al cinema di De Sica (Pane amore e fantasia e co) fa appena sorridere, nella sua prevedibilità. Simpatici, comunque, i personaggi "terroni", belli i paesaggi e abbondanti le porzioni della mamma di Mattia, collega di Bisio che a 35 anni pare incapace di lasciare la casa di mammà. Alla fine, però, ci riesce e lei gli dice addio con uno zabaione al marsala.
Prepararlo non è difficile:

Zabaione al marsala, ingredienti per 4: 
4 uova
80 gr di zucchero
vanillina
un po' di scorza di limone
80 ml di marsala secco






Versare in una casseruola i tuorli e montarli con lo zucchero finché non si ottiene un composto spumoso. Aggiungere la scorza di limone e la vanillina. Mettere la casseruola sul fuoco a fiamma lenta e aggiungere il marsala. Mescolate con la frusta per circa un quarto d'ora, fino ad ottenere una crema densa e gonfia. Potete servirlo freddo in un bicchiere guarnito da una spolverata di cacao -oppure da qualche frutto di bosco- e accompagnato da biscotti tipo lingue di gatto. 

venerdì 19 novembre 2010

Su Facebook è cartoon mania. E io vi propongo le crepes di Creamy


Yu e Creamy


Non so di chi sia la pensata, sta di fatto che con la presunta motivazione di celebrare la settimana dei diritti dell'infanzia in questi giorni Facebook è diventato un'immenso mosaico di foto dei cartoni animati che troneggiano al posto dell'immagine dei profili. I più entusiasti sono gli over 30 (fascia in cui, ahimè, mi colloco) che fanno a gara a scovare il cartone dimenticato e si accapigliano sui personaggi scelti, accusandosi di copiare o affermando di avere più diritto di accostarsi all'eroina o eroe di turno per a) somiglianza fisica b) nome c) passione conclamata.
Io nel mio piccolo ho fatto fatica a scegliere perché da piccola guardavo milioni di cartoni animati e andavo a periodi. Prima mi fissavo su Hilary, poi Mila, poi Lulù, poi Magica Emi. Detto questo, e volendo evitare Georgie che impera nei profili di metà delle ragazze (era una strafiga, tutte vorremmo essere come lei) ho optato per L'incantevole Creamy!
Creamy è stato uno tra i primi cartoni a lanciare il filone "ragazzina che sembra normale ma è speciale e si trasforma in ragazza più grande, più bella e con una dote incredibile". Nel caso di Yu-Creamy la dote era il canto e infatti la nostra amica diventava subito una misteriosa popstar.
Peccato che alla prima esibizione, quando le chiedono il suo nome, Yu, ancora stordita dalla trasformazione, dica la prima cosa che vede, ovvero "Creamy", la scritta sul chiosco dei genitori, degli ambulanti che vendono crepès! Perciò non resta che lasciarvi la ricetta delle crepès: una base molto versatile che potete riempire a piacere, praticamente con qualsiasi cosa! Parliamo della ricetta salata, però, perché ultimamente abbiamo un po' esagerato con i dolci.

Crepès salate
Preparate la pastella con:
20 gr di burro
200 gr di farina
1/2 litro di latte
4 uova
1 pizzico di sale




Setacciate la farina, aggiungete le uova e diluite con il latte versandolo a filo, aggiungete il burro che avrete sciolto a bagnomaria e il sale. L'ideale è lasciare riposare la pastella per un'ora in frigo. Poi scaldate una padella antiaderente unta con un pezzetto di burro e passate alla preparazione delle crepes. Versate un mestolino di pastella, quando la crepes è rappresa giratela (se serve aiutatevi con un coperchio, non siamo tutte grandi chef) e togliete dal fuoco. Andate avanti finché non avrete finito la pastella.
Potete riempirle come più vi piaccionoe chiuderle a fazzoletto oppure arrotolandole e poi passarle in forno sotto il grill o di nuovo qualche secondo in padella. Qualche idea per il ripieno? I classici ricotta e spinaci (che vanno saltati), cotto e fontina, quattro formaggi,. Ma anche salmone affumicato e robiolina alle erbe, o radicchio con besciamella e scamorza affumicata.



giovedì 18 novembre 2010

Cupcake d'autunno ai cachi: update

Ricordate le "persimmon cupcakes", tortine ai cachi d'autunno, di cui vi ho parlato QUI? Ebbene, finalmente le ho preparate. Eccole! la foto è orrida, ma le tortine sono venute buone.. Però non ho fatto la cremina con il latte condensato per guarnirle, preferivo tenermi sul leggero!
Provatele anche voi...


mercoledì 17 novembre 2010

Chocolat, che consolazione



Certe sere d'inverno, dopo cena, quel che mi scalda di più è un pezzetto di cioccolato. Un semplice quadratino che si scioglie in bocca liberando endorfine e facendomi subito sentire meglio... Solo il profumo risolleva gli animi e ridà energia. Oddio, forse stasera per ridarmi energia ci vorrebbe un'intera tavoletta. Per i pomeriggi d'inverno, però, l'ideale è una bella cioccolata in tazza, densa, corposa e bollente... un po' come quella che Vianne (Juliette Binoche) rimesta nel film Chocolat, un piccolo gioiello apprezzato in particolare da inguaribili romantici e golosoni.

Ecco come preparare la cioccolata SENZA preparati già pronti -alla Ciobar, per intenderci-. 
Dosi per 1 tazza: 
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di cacao amaro in polvere
250 ml di latte intero
1 cucchiaio di fecola di patate

Setacciate la fecola, il cacao e lo zucchero, versateli in un pentolino e aggiungete il latte a filo, mescolando bene e facendo attenzione a non creare grumi. Lasciate scaldare mescolando, fino a raggiungere l'ebollizione. Bollite un minuto, per far addensare il composto. Se vi piacciono i gusti decisi e speziati, potete aggiungere un goccio di rum oppure un po' di polvere di cannella. Versate in tazza e accompagnate la cioccolata con biscotti tipo lingue di gatto o savoiardi. Come si preparano in casa? Nella prossima puntata :-)

martedì 16 novembre 2010

Star food. Harry Potter: cosa mangiano i maghetti?

I tre attori alla prima del settimo film 
Alla premiere londinese di Harry Potter e i doni della morte, in uscita in Italia il 19 novembre, i tre maghetti Harry Potter (Daniel Radcliffe), Hermione Granger (Emma Watson) e Ron Weasley (Rupert Grint) sono apparsi cresciutissimi, ormai lontani dai bambini che erano nel primo film della saga, uscito circa 10 anni fa. Protagonista, in particolare, la Watson, che ha sfoggiato un'inedito taglio cortissimo e un vestitino che scopriva le gambe. Ma pare che la linea di Emma non sia frutto di grandi sacrifici: i suoi cibi preferiti, infatti, sono i muffin al cioccolato, i frappé, le patatine ai gamberi e soprattutto i toast, per i quali ha una vera e propria ossessione. Come li mangia? Rigorosamente all'inglese, cioè con una noce di burro che si scioglie sulla fetta di pane caldissima appena tostata. Ottimi con un tè nero del pomeriggio.
E voi, come mangiate i toast? E come preferite la maghetta, con la zazzera corta o il capello fluente?

Il nuovo taglio di Emma


La Watson nella campagna Burberry



domenica 14 novembre 2010

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Tutti insieme appassionatamente con lo Strudel


L'altro giorno al lavoro si parlava di trucchi per preparare bene questo dolce tirolese e tutte abbiamo confessato di prepararlo con la pasta sfoglia già pronta. Peccato, però, il vero strudel non è di pasta sfoglia, ma di una pasta non lievitata tipo fillo, tirata fine fine. Poi è saltato fuori un weekend fuori porta in Liguria, a casa di un amico a fare la raccolta delle olive: volevo portare qualcosa, avevo poco tempo e l'ho fatto ancora con la pasta sfoglia pronta. Ha ricevuto comunque consensi ed è stato l'ideale a colazione, per darci la carica prima di spogliare gli alberi delle olivine con pazienza e dovizia, rigorosamente a mano.
E voi, siete pronti a gustarlo Tutti insieme appassionatamente? Eh già, quale altro film potrebbe star meglio con questo dolce trentino? Montagne, prati verdi, fratelli e sorelle canterini... E come giusto coronamento di una scarpinata tra i sentieri, una bella fetta di dolce.
Ecco la ricetta per prepararlo, con la pasta fatta a mano. Ma se siete di corsa, sapete già cosa fare. :-)
Pasta.
250 gr di farina 00
Acqua tiepida 150 ml circa (35°)
2 cucchiai di olio di semi
Ripieno: 4 mele, 60 gr di uvetta, 100 gr di zucchero, 2 cucchiaiate di marmellata, 5 biscotti secchi, scorza di limone, cannella, 50 gr di pinoli (o nocciole o mandorle)

Lavorare la farina con l'acqua e l'olio per circa 15 minuti e comunque finché non si crea un impasto liscio che non si appiccica al piano. Stenderlo sulla carta da forno, riempirlo con la mela tagliata a tocchetti mescolata con i biscotti sbriciolati, la scorzetta, i pinoli o le nocciole tritate, l'uvetta ammollata in 2 cucchiai di rum, 2 cucchiaiate di marmellata di albicocche, o di pesche o altro frutto a vostro gusto, zucchero e cannella. Chiudere creando un rotolo e infornare a 180 gradi per circa 45 minuti.
Auf Wiedersen!





giovedì 11 novembre 2010

Quando ce vò ce vò: Un meraviglioso batticuore. Per i panzerotti


Mentre aspetto la mia collega per il pranzo (ma mi considero ufficialmente in pausa), voglio scrivere due righe su una di quelle pellicole che non cambieranno la storia del cinema mondiale ma sono state pietre miliari per le adolescenti degli anni 80 e 90. Ieri Straberry Blonde mi ha fatto ricordare il meraviglioso Pretty in Pink. Così sono andata a cercare un altro film  scritto da John Hughes, sceneggiatore e produttore diabolicamente in grado di toccare le corde di ogni teenager grazie a storie di rivincita e buoni sentimenti. E' andata a finire che me lo sono rivisto tutto. Vi dice niente Some Kind of Wonderful? O meglio Un meraviglioso batticuore? Non potete non ricordarvelo. C'era Mary Stuart Masterson (Pomodori verdi fritti) in versione supermaschiaccio, con i capelli biondi corti e i guantini di pelle per suonare la batteria. C'era Eric Stoltz, rossino dagli occhioni blu visto in alcuni film (Piccole donne, Pulp Fiction) e arruolato in vari telefilm tipo Caprica e Grey's Anatomy (dove interpretava un malato pluriomicida). E poi c'era Lea Thompson, la mitica mamma di Marty McFly in Ritorno al futuro.

La storia è semplice: Watts, maschiaccio e amica di Keith, si rende conto di provare qualcosa di più per lui quando il ragazzo invita a uscire la bella della scuola, Amanda. Questa sta con il figone riccone sbruffone di turno, ma lo vuole mollare perchè stufa dei suoi modi da bullo... Ok, si tratta di uno di quei filmetti che durante le vacanze passano su Italia1 la mattina, ma non è esattamente ciò che ci vuole ogni tanto? Quelle storielle dove tutto alla fine va come deve andare e noi viviamo felici e contenti? Esattamente come la voglia di junk food. Ti prende e non ti molla, tu lo sai che il riso integrale o il petto di pollo ai ferri ti fanno meglio, o che la pasta alla Norma è infinitamente più sofisticata a parità di calorie, ma vuoi un bel panzerotto con il pomodoro e la mozzarella. E non quelli al forno! Ci vogliono quelli fritti!
Siete anche voi in preda a un raptus? Allora vi lascio il link alla ricetta di Giallozafferano: eccoli. Ma poi gustateveli sul divano, guardando Un meraviglioso batticuore (guardate l'inizio).

martedì 9 novembre 2010

L'arte del sogno, con la giusta tisana

L'Arte del sogno è ciò in cui mi vorrei impegnare di qui a pochi minuti. Oggi sono veramente spossata e devo riposare! Eppure nel film di Michel Gondry il sogno diventa l'unico mezzo che il protagonista (Gael Garcìa Bernal) conosce per vivere a pieno, a tutta velocità, abbellire il mondo reale, amplificare le proprie emozioni e persino conquistare la ragazza che gli piace (Charlotte Gaisnburgh). Ma sogno e realtà non coincidono quasi mai... Avevo adorato Eternal Sunshine of The Spotless Mind (che in Italia una traduzione quantomeno naif ha titolato Se mi lasci ti cancello), mentre non sono riuscita ad apprezzare del tutto quest'avventura onirica. Per ora vi lascio con l'unica ricetta possibile in questo momento: quella di una tisana per conciliare il sonno.


Ingredienti:
foglie di
Biancospino
Melissa
Tiglio
Lavanda
Camomilla.

Mescolare gli ingredienti, lasciare un cucchiaino della miscela in infusione nell'acqua bollente per circa 5-8 minuti. Filtrare, dolcificare a piacere con miele.. e la tisana è pronta. Buonanotte!


lunedì 8 novembre 2010

How i met your mother. Cupcakes d'autunno


How I Met Your Mother è una sitcom trasmessa da CBS. Il protagonista è l'architetto Ted Mosby (Josh Radnor), che a distanza di vent'anni, dalla poltrona di casa, racconta ai propri figli le avventure della sua gioventù newyorkese, quando si divertiva in compagnia di quattro amici e cercava disperatamente di incontrare l'amore della sua vita. La premessa farebbe pensare che il flashback non possa protrarsi troppo a lungo, ma in Usa attualmente sta andando in onda la sesta serie. Com'è possibile? Gli Americani sulle sit com la sanno lunga. Gag, follie e situazioni esilaranti si susseguono senza sosta, come le fidanzate "sbagliate" messe sulla strada di Ted. Ma soprattutto, c'è la gang. Personaggi divertenti che offrono sempre nuovi spunti. Robin (Cobie Smulders), giornalista tv che lavora nel programma delle 4 del mattino e ha una passione per le armi e il whiskey. Barney (Neil Patrick Harris), womanizer seriale che ha dormito con 200 donne e veste solo abiti su misura. Marshall (Jason Segel), il migliore amico di Ted (ma Barney non è d'accordo) e suo ex compagno di college, bambinone entusiasta e da sempre innamorato di Lily (Alyson Hannigan), maestra d'asilo con vena artistica, che riesce a mettere insieme i pezzi della banda sconclusionata. 
Nel corso delle varie stagioni, il cibo ha avuto alcuni momenti di gloria. La prima volta, quando Marshall disperato per la partenza di Lily provava a prepararsi da solo i pancakes. La seconda, quando i cinque giravano tutta la città per ritrovare un bugigattolo che vendeva l'hamburger più delizioso di NY e infine quando Ted, a un matrimonio, incontrava una ragazza "dolcissima", che faceva la pasticciera e gli regalava cupcakes.
Cosa sono i cupcakes?
Sono tortine, tipo muffin, che vanno molto di moda in America, soprattutto per le feste e ora anche ai matrimoni. Vengono cotte in cartine della dimensione di una tazza e sono spesso decorate con pasta di zucchero colorata, molto scenografica, ma si possono trovare anche glassate o ricoperte di smarties, crema di cioccolato, vaniglia o burro di arachidi.  
Una ricetta originale e molto autunnale è quella che potete trovare sul blog The Cupcake project, ovvero bellissime tortine ai cachi. Qui l'ho tradotta convertendo anche le once in grammi. 

Cupcake ai cachi, dal blog "The cupcake project"
Per 12 cupcake 
200 gr di farina
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di lievito
70 gr di burro a temperatura ambiente
70 gr di zucchero
2 uova
70 gr di polpa di cachi
70 ml di succo d'arancia

Per la glassa:
100 gr di zucchero, 
1 cucchiaino di zenzero, 
2 uova, 
70 gr polpa di cachi, 
300 ml di latte condensato


Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Mescolare la farina con la cannella e il lievito. In un'altra ciotola sbattere le uova con lo zucchero e il burro, la polpa di cachi e il succo d'arancia finché non sono ben amalgamati. Aggiungere lentamente la farina e mescolare bene. Versare in formine riempiendole per tre quarti e cuocere per circa 30 minuti.
Preparare la glassa. Mettere tutti gli ingredienti in un pentolino e cuocere a fuoco medio, mescolando fino a ebollizione. Lasciare bollire per circa un minuto, poi spegnere il fuoco e lasciar raffreddare. Versare il composto in un sac-a-poche con una punta a stella decorare le tortine. Yum!


domenica 7 novembre 2010

Star food. Pizza e gelato per Julia Roberts

Stasera inauguro una nuova sezione del blog dedicata al cibo visto dalle star del cinema
Ebbene sì, chi di noi non sbricia le attrici per copiarne i fantastici look da red carpet, lo stile, ai tagli di capelli, le pratiche fitness e, spesso, le diete? Ogni due per tre si mormora di miracolosi regimi dietetici scovati dalle dive di Hollywood, ma spesso i loro gusti alimentari tengono banco anche nelle interviste, soprattutto quando passano dall'Italia. L'ultima vittima di quest'abitudine è stata Julia Roberts, che nel tour di presentazione del suo ultimo film Eat, Pray, Love (Mangia, Prega, Ama) non ha perso occasione per sottolineare quanto adorasse il cibo italiano. "Adoro la scena in cui mangio la pizza", ha raccontato. "In ogni scena che vedrete, ho mangiato veramente. La pizza poi... anche se non mangiavo il bordo, divoravo l'interno". E pare che pizze, frittelle e mozzarelle siano costate alla cara Julia ben cinque chili, accumulati durante le riprese italiche. Ma sono anche certa che una delle dive più pagate di Hollywood avrà già trovato modo di smaltirli completamente...

Julia Roberts in una scena di Eat, Pray, Love


Nella locandina del film



Ratatouille secondo Remy: Confit Byaldi




Adoro i cartoni animati: la mia infanzia, come quella di ogni bambino negli anni 80, è stata costellata da anime giapponesi, che i miei genitori tentavano invano di razionarmi, e dai classici Disney. La nuova frontiera dell'animazione, fatta a computer, a volte mi lascia un po' freddina, ma Ratatouille, della Pixar, è in assoluto uno dei miei cartoni "di nuova generazione" preferiti. Divertente, ironico, con un protagonista topo che per una volta sembra veramente tale... E poi c'è la cucina, passione del topino Remy e aspirazione dello sguattero Linguini perché, come diceva il grande chef Auguste Gusteau, "anyone can cook"; tutti possono cucinare, con un po' di amore, pazienza e fantasia. Alla fine si convincerà anche il gelido critico Anton Ego, che grazie alla ratatouille di Remy cambierà addirittura vita.


Ma cos'è la ratatouille? Si tratta di un piatto di verdure al forno, apparentemente molto semplice. Io l'ho sempre prepararato tagliando a dadi la verdura, mescolandola con qualche cucchiaio di concentrato di pomodoro e odori e qualche cucchiaio d'olio. Ma quella che Remy realizza nel film mandando in visibilio Ego, sembra decisamente più sofisticata. Cercando qua e là ho scoperto che si tratta della Confit Byaldi, una variante alla preparazione tradizionale elaborata dallo chef francese Michel Guerard, che si è ispirato a una ricetta turca. Ma il consulente della Pixar, lo chef Tomas Keller, l'ha cambiata ulteriormente, aggiungendo una salsa di pomodori e peperoni come base e della vinaigrette in cima.


La salsa per il fondo si chiama piperade, un sughetto fatto di cipolla, pomodoro e peperoni tritati finemente e cotti con qualche cucchiaio d'olio d'oliva.

Ecco la ricetta, passo per passo, rubata alla sezione Dining & Wine del New York Times.

Vi avverto, elencano tra le verdure alcuni ingredienti dai nomi spaventevoli, ma in realtà "japanese eggplant" non è altro che la melanzana mentre la "yellow squash" che citano è una specie di zucchina gialla. A mio avviso si può tranquillamente eliminare questo ingrediente e concentrarsi su zucchine verde scure e chiare, melanzane, pomodori e peperoni.

Lo sperimenterò al più presto, perché l'aspetto suggerisce un risultato delizioso.

Bon Appetit!



venerdì 5 novembre 2010

Brownies di compleanno

Questi sono dei brownies che ho preparato per il mio compleanno.
Devo dire di essere soddisfatta del risultato: crosticina fuori e morbidi dentro, come da copione.
Ho seguito -più o meno- una video ricetta pescata su Youtube, ma ci ho aggiunto un cucchiaino di lievito (che infatti a mio avviso ci vuole, e lo dice anche Giallozafferano) e poi granella di nocciole, noci e mandorle. Sono una bomba calorica, ma una volta che si fanno, meglio prepararli come si deve!
Niente di molto diverso da quanto potete trovare anche nel post dedicato a Motel Woodstock, ma qui le dosi sono per tante persone, quindi se li preparate per una festa o da portare in ufficio, ecco pronte le giuste proporzioni!
Allora, per farne una teglia quadrata grande (quella in dotazione nei forni, per intenderci) vi servono:

400 gr di cioccolato fondente
350 gr di burro
300 gr di zucchero
250 gr di farina
50 gr di fecola di patate
1 cucchiaino di lievito in polvere
4 uova
100 gr di granella di mandorle
25 gr di granella di nocciole
25 gr di granella di noci

Sciogliere il burro insieme al cioccolato in una casseruola, a fuoco lento e mescolando spesso. Spegnere il fuoco, sbattere le uova e unirle al composto, mescolando bene. In una ciotola setacciare farina, fecola e lievito con lo zucchero. Aggiungere la crema di cioccolato e amalgamare bene. Se è troppo dura, allungare con un po' di latte. Unire la granella, versare sulla leccarda (rivestita di carta forno) e infornare per 30 minuti a 180 gradi.
Non ho alcun suggerimento cinematografico per oggi, mi godo la mia festa. E ricordo un'attrice mitica nata il 5 novembre: Vivien Leigh, la meravigliosa Rossella O'Hara di Via col vento.





giovedì 4 novembre 2010

Film Blu. Soup a l'oignon




Film Blu, primo capitolo della trilogia Tre colori. Blu, Bianco, Rosso (1993) che il regista polacco Krisztof Kieslowsky ha dedicato al tricolore francese, è una storia di dolore.  Ma il colore blu è anche simbolo di libertà. La libertà di una persona che ha perso tutto e decide di annientarsi nella negazione dei ricordi, finché la forza di una scoperta inaspettata non le regala nuova consapevolezza e, strappandola al al torpore, la getta di nuovo nell'arena della vita. Juliette Binoche, che per questa interpretazione vinse la Coppa Volpi al Festival di Venezia, è straordinaria nel dipingere il tormento asciutto e senza orpelli della protagonista. La luce, i particolari blu e soprattutto la musica, il buio e i silenzi incarnano gli stati d'animo e li enfatizzano. Mentre la citazione finale dalla Prima lettera di San Paolo ai Corinzi ("Se non ho l'amore non sono niente, l'amore è paziente e pieno di bontà, sopporta tutto, spera tutto, non perisce mai") sulle note di una composizione musicale trionfale, segna la fine del lutto e il ritorno al mondo.
Il film è lento, poetico, francese. Non posso quindi che abbinarlo a una ricetta squisitamente francese, ovvero la zuppa di cipolle. Buonissima, facile e perfetta per una fredda sera d'autunno.

Ingredienti
500 gr di cipolle
1 litro di brodo vegetale
50 gr di burro
2 cucchiai di farina
parmigiano grattugiato
crostini o pane abbrustolito

Tagliate le cipolle a rondelle sottili e cuocetele nel burro senza farle imbiondire, ma stufandole a fuoco lento. Se volete potete sfumarle con un po' di vino. Versate due cucchiai di farina setacciata e cuocete per altri cinque minuti. Successivamente, aggiungete il brodo che avrete preparato con due carote, sedano e 1 cipolla oppure con un banale dado vegetale. Lasciate sobbollire per circa mezz'ora, aggiungendo acqua se la zuppa si restringe troppo. Dopo una spolverata di parmigiano grattugiato, infornatela per qualche minuto di grill: si formerà la crosticina. Servite accompagnata da crostini caldi.

mercoledì 3 novembre 2010

Sex and the City. 2. And a Cosmo.


Carrie nel souk con maglia lamè, t-shirt Dior e gonnellona Zac Posen

Mi avevano avvertito in tante, ma dovevo pur vedere con i miei occhi. Product placement, fashion, arredamento, design e luxury: la seconda avventura cinematografica (se così si può definire) di Sex and The City è tutto questo, ma solo questo. Totalmente spogliato dell'ironia e dell'irriverenza degli episodi televisivi (che già ritrovavamo a fatica nel film numero uno), il film numero due è ottimo per una serata "cervello spento", come database da passare al setaccio con il tasto "pause" del lettore dvd in cerca di chicche di arredamento, accessori, abiti e gioielli anche alquanto improbabili (e persino un Rolex vintage del 1968 per Mr Big!). Vogliamo analizzare la mise di Carrie durante il giro nel souk di Abu Dhabi? Chi di voi, per entrare in un caotico mercatino mediorientale tra polveri, odori, souvenir e animali macellati, non indosserebbe una magliettina nera "J'adore Dior" accompagnata da blusa lamè e ampia gonna di seta lilla di Zac Posen?? E tacchi a spillo, naturalmente (chissà se erano Manolo o Jimmy Choo..). E anche l'appartamento newyorkese della nostra amica sembra un set pubblicitario allestito da qualche brand di interior design.
Ok, su questo fronte non possiamo pretendere -nè vogliamo- il realismo: stiamo parlando di un prodotto realizzato per raccogliere soldi dalle case di moda e far sbizzarrire stylist e fashioniste di mezzo mondo, è giusto così (forse). Ma avrebbero potuto fare qualcosa di più per la storia.
Hanno totalmente spogliato di fascino il personaggio di Sarah Jessica Parker: Carrie è diventata una quarantacinquenne lagnosa che non si vuole rassegnare al fluire del tempo e frantuma le scatole al povero Big che ogni tanto, dopo il lavoro, ha voglia di stare a casa e vedere la tv invece di andare al ristorante. E che sarà mai! E poi, pur volendo sorvolare sul kitchissimo matrimonio gay dell'apertura, il viaggio negli Emirati è tutto un'esclamazione e un gridolino alla vista di lussi, comodità, gioielli.
Diciamolo, si tratta di pellicola abbastanza inutile, anche se Samantha riesce a farci ridere. Meglio berci sopra il cocktail che tutto il mondo ha imparato a sorseggiare grazie alle quattro amiche Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda: sto parlando del Cosmopolitan.
Ecco come si prepara.

Ingredienti:
5 parti di Vodka
2 parti di Cointreau
2 parti di succo di mirtillo
1 parte di succo di limone
cubetti di ghiaccio
Versate i cubetti di ghiaccio nello shaker fino a riempirlo per più di metà, poi aggiungete la vodka, il Cointreau, il succo di mirtillo e quello di limone. Shakerate bene il tutto e versate nella coppa da Martini.
...Cheers!

martedì 2 novembre 2010

I fiori di Kirkuk. E quelli di zucca


Oggi al Festival del cinema di Roma è stato presentato I Fiori di Kirkuk, di Fariboz Kamkari. Il film, che mi incuriosisce molto, uscirà nelle sale il 19 novembre: è la storia di Najla, una dottoressa iraniana che negli anni Ottanta vive a Roma ma decide di tornare a Kirkuk per cercare il fidanzato, medico curdo coinvolto nella resistenza contro il regime di Saddam Hussein.
Nel film la storia di amore si intreccia con quella politica irachena, la resistenza, la guerra. La colonna sonora è del collettivo romano -multietnico- Orchestra di Piazza Vittorio. In attesa di poterlo vedere al cinema, ecco il trailer.


E a proposito di fiori, vi lascio la ricetta (un po' estiva, in verità), dei fiori di zucca come me li ha fatti scoprire la mia ex coinquilina pugliese, ovvero con la mozzarella e le acciughe (che è la versione romana).

Ingredienti per 5 persone (come antipasto) 
10 fiori di zucca,
100 gr di acqua,
2-3 cucchiai di farina,
alici,
100 gr mozzarella,
sale
olio per friggere

Lavare i fiori di zucca con delicatezza e asciugarli, togliere il pistillo all'interno e riempire con un pezzetto di mozzarella e un'alice sott'olio. 
Preparare la pastella con un mestolo d'acqua tiepida e 2-3 cucchiai farina, aggiunta gradualmente sempre mescolando per non formare grumi e poi stemperata con un cucchiaio d'olio e sale. Prendendo i fiori dalla base, immergerli nella pastella e poi friggerli in una padella con olio di semi di arachide. Salare e servire caldi, ottimi come antipasto. 

lunedì 1 novembre 2010

Pioggia in stile Blade Runner? Una torta risolleverà il pomeriggio




Giornata da lupi. Piove da ieri e non sembra avere intenzione di smettere, anzi. Avete presente la pioggia battente che si abbatteva su Harrison Ford e Rutger Hauer nell'ultima scena di Blade Runner? Ecco, a Milano oggi l'atmosfera è più o meno quella. Pare che siano pure esondati Lambro e Seveso (seconda volta in due mesi). Quindi, questo pomeriggio meglio passarlo rintanati in casa, combattere la noia con un tè delle cinque accompagnato da una fetta di torta, e, perchè no, da un bel film. Magari potreste proprio recuperare questo classico di fantascienza di Ridley Scott. 
Nel frattempo, pensiamo alla torta. L'altro giorno ho preparato questa torta al cioccolato e frutta "di recupero", nel senso che dovevo  finire delle mele un po' appassite e un grappolino d'uva in procinto di andare al creatore. Ecco com'è venuta (la foto è pessima, sorry). Sotto la ricetta. 

Ingredienti:
250 gr di farina 00 bio
50 gr di fecola di patate
30 gr di cacao amaro
1/2 bustina lievito per dolci
130 gr di zucchero di canna
50 gr di gocce di cioccolato fondente
3 mele Golden
1 grappolino di uva bianca
50 gr di burro
150-200 ml di latte parzialmente scremato
3 uova


Per prima cosa, io preparo la frutta: è la parte più noiosa. Sbucciate e tagliate a dadi le mele, tagliate a metà i chicchi d'uva e levate i semini (io faccio quest'operazione perché non c'è niente di più odioso che mordere una morbida fetta di torta e imbattersi nel semino che si infila a tradimento tra un dente e l'altro!).
Poi, le uova. Montate gli albumi, sbattete i tuorli e aggiungetevi lo zucchero. In una ciotola a parte setacciate la farina, la fecola, il lievito e il cacao; aggiungete il composto di uova e zucchero, il burro sciolto e il latte. Infine incorporate gli albumi montati. Una volta che la pasta sarà cremosa e della giusta densità aggiungete le gocce di cioccolato e la mela a tocchetti. Versate il tutto in una teglia imburrata o (come ho fatto io) foderata di carta forno e guarnite con gli acini d'uva. Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 45-50 minuti.
Ed ecco pronto l'antidoto al pomeriggio piovoso. Buona merenda!

I motivi per cui amerete Chiamami con il tuo nome

Chiamami con il tuo nome è il racconto poetico, evocativo e sensuale di un amore destinato a rimanere relegato nei ricordi di un...